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Napoli,
30/12/2004 Il Governo Berlusconi approva una legge finanziaria che prosegue nella politica di attacco al proletariato, tagliando le risorse destinate allo stato sociale, al sostegno al reddito, al Mezzogiorno, e favorendo i redditi alti e i grandi patrimoni.
La Legge Finanziaria 2005, fatta approvare dal Governo Berlusconi ad un Parlamento blindato, è la prosecuzione di una politica economica neoliberista e restrittiva già in corso da anni, e che sistematicamente limita le risorse destinate ai ceti sociali meno abbienti e allo sviluppo delle aree depresse e ad alta disoccupazione del Paese, finanziando nel contempo altre attività ed interessi dei poteri forti. I neoliberisti o neoconservatori (si chiamino Bush, Blair, Berlusconi, Aznar…) sostengono che: 1) riducendo le tasse ai grandi capitalisti si liberino enorme risorse da reinvestire, ottenendo un allargamento della base produttiva del Paese (tale filosofia è sintetizzabile con lo slogan “meno Stato e più mercato”); 2) è necessario attivare politiche economiche e monetarie restrittive per risanare i conti e i bilanci pubblici e tenere sotto controllo i tassi di inflazione, senza per questo compromettere minimamente lo sviluppo della base produttiva. Per fare ciò hanno bisogno di innalzare il costo del denaro e di tagliare le spese definite improduttive, smantellando lo stato sociale ed assistenziale e con esso le conquiste dei lavoratori (previdenza, assistenza, istruzione, sanità…).
Questa politica fiscale e monetaria, come ben sanno i capitalisti e gli esponenti della grande finanza, non favorisce la ripresa dei consumi e non allarga la base produttiva del Paese, quanto piuttosto le concentrazioni di capitali finanziari nelle mani dei soliti noti. Le politiche neoconservatrici (come del resto quelle neokeynesiane) non danno risposte alle crisi di sovrapproduzione di merci e capitali, che periodicamente vive la produzione capitalistica su scala mondiale.
Per il
risanamento dei conti pubblici il Governo Berlusconi ha previsto un limite
di spesa pari al 2% per il triennio 2005-2007, che, come detto, provocherà
altri tagli allo stato sociale; un simile provvedimento, oltre a non essere
sufficiente per il risanamento (infatti si parla di una manovra aggiuntiva
di aggiustamento dei conti da fare a Giugno), risulterà anche inefficace in
quanto il tetto posto per le spese non comporterà la
loro eliminazione, bensì una limitazione temporanea, per poi vederle
ricrescere quando il periodo suddetto terminerà. |
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