Riforma costituzionale del Governo Berlusconi

LE NOVITà

Il processo di involuzione autoritaria dello Stato, recentemente approvato dalla Camera dei Deputati, prevede quanto segue:

  •       il Parlamento perde il potere di dare o di togliere la fiducia al governo, di controllarne l’operato e di fare leggi. L’esecutivo si appropria del potere legislativo, decide quali sono le priorità della sua azione politica e chiede successivamente la fiducia della Camera. In caso di mancata fiducia può sciogliere la Camera dei Deputati. Quest’ultima potrebbe sfiduciare il Governo solo se è in grado di indicare – nell’ambito della maggioranza preesistente in Parlamento – un nuovo Premier, senza alcuna confluenza nella maggioranza da parte di forze politiche di opposizione;

  •       la figura del Presidente del Consiglio è sostituita con quella del Premier, eletto direttamente dal popolo in collegamento con i deputati candidati, e al quale il Capo dello Stato deve affidare automaticamente la formazione del governo;

  •       il Capo dello Stato diventa un semplice ratificatore degli atti del Premier, senza alcuna possibilità di controllo riguardo alla costituzionalità degli stessi. È previsto che sia garante dell’unità federale dello Stato, senza peraltro specificazioni riguardo ai poteri con cui esercitare tale funzione;

  •       il Senato viene svuotato dei suoi poteri, diventando “Senato federale”: si tratta di un organismo istituzionale le cui funzioni dovrebbero essere quelle di esaminare le soli leggi di interesse regionale;

  •       la devoluzione (devolution) alle regioni completa la riforma federalista, dando alle stesse la potestà legislativa esclusiva su alcune materie fondamentali, come l’assistenza e l’organizzazione sanitaria, l’organizzazione scolastica, la polizia amministrativa regionale e locale (contemporaneamente c’è confusione riguardo ad alcune materie, attribuite per certi aspetti alle regioni e per altri al governo). Ciò determina disparità ancora maggiori di quelle esistenti tra aree sviluppate ed aree economicamente arretrate del Paese, comportando per quest’ultime una riduzione dei servizi sociali per i ceti meno abbienti, oltre ad una generale disgregazione sociale, culturale e politica;

  •       le regioni possono teoricamente unirsi tra di loro, così come si possono creare nuove regioni nel momento in cui lo vogliono i cittadini delle province interessate, senza possibilità di opposizione da parte delle preesistenti regioni coinvolte. Con tutto quello che comporta sul piano delle disgregazione e della difficoltà a riorganizzare servizi quali sanità, istruzione e così di seguito.

Si ricordi inoltre che la riforma dello Stato deve prevedere anche l’eliminazione di ogni forma di indipendenza e di autonomia della Magistratura dal potere politico, attraverso la separazione delle carriere tra i magistrati inquirenti e quelli giudicanti e la sottomissione del Pubblico Ministero all’esecutivo, avendo tolto a quest’ultimo la titolarità e l’obbligatorietà dell’azione penale, facendolo di fatto diventare un semplice funzionario del Ministero degli Interni.

 

Il Partito d’Azione Comunista chiama il proletariato a raccolta per organizzare l’opposizione alla controriforma costituzionale recentemente approvata dalla Camera dei Deputati e che trasformerà l’Italia in un Paese autoritario e reazionario, svuotato di ogni residuo di democrazia partecipativa, rappresentativa e solidale, e invita tutti i militanti delle forze politiche “progressiste” del centro-sinistra a rompere con le stesse, che si rivelano generalmente accondiscendenti a questo golpe strisciante che Berlusconi e Fini, in accordo con ciò che resta di Licio Gelli e della P2, stanno portando a termine.

Ora e sempre, Resistenza!