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Il
processo di involuzione autoritaria dello Stato, recentemente approvato
dalla Camera dei Deputati, prevede quanto segue:
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il Parlamento perde il potere di dare o di togliere la fiducia al
governo, di controllarne l’operato e di fare leggi. L’esecutivo si
appropria del potere legislativo, decide quali sono le priorità della sua
azione politica e chiede successivamente la fiducia della Camera. In caso di
mancata fiducia può sciogliere la Camera dei Deputati. Quest’ultima
potrebbe sfiduciare il Governo solo se è in grado di indicare –
nell’ambito della maggioranza preesistente in Parlamento – un nuovo Premier,
senza alcuna confluenza nella maggioranza da parte di forze politiche di
opposizione;
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la figura del Presidente del Consiglio è sostituita con quella del Premier,
eletto direttamente dal popolo in collegamento con i deputati candidati, e
al quale il Capo dello Stato deve affidare automaticamente la formazione del
governo;
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il Capo dello Stato diventa un semplice ratificatore degli atti del Premier,
senza alcuna possibilità di controllo riguardo alla costituzionalità degli
stessi. È previsto che sia garante dell’unità federale dello Stato,
senza peraltro specificazioni riguardo ai poteri con cui esercitare tale
funzione;
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il Senato viene svuotato dei suoi poteri, diventando “Senato
federale”: si tratta di un organismo istituzionale le cui funzioni
dovrebbero essere quelle di esaminare le soli leggi di interesse regionale;
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la devoluzione (devolution) alle regioni completa la riforma
federalista, dando alle stesse la potestà legislativa esclusiva su alcune
materie fondamentali, come l’assistenza e l’organizzazione sanitaria,
l’organizzazione scolastica, la polizia amministrativa regionale e locale
(contemporaneamente c’è confusione riguardo ad alcune materie, attribuite
per certi aspetti alle regioni e per altri al governo). Ciò determina
disparità ancora maggiori di quelle esistenti tra aree sviluppate ed aree
economicamente arretrate del Paese, comportando per quest’ultime una
riduzione dei servizi sociali per i ceti meno abbienti, oltre ad una
generale disgregazione sociale, culturale e politica;
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le regioni possono teoricamente unirsi tra di loro, così come si
possono creare nuove regioni nel momento in cui lo vogliono i cittadini
delle province interessate, senza possibilità di opposizione da parte delle
preesistenti regioni coinvolte. Con tutto quello che comporta sul piano
delle disgregazione e della difficoltà a riorganizzare servizi quali sanità,
istruzione e così di seguito.
Si
ricordi inoltre che la riforma dello Stato deve prevedere anche
l’eliminazione di ogni forma di indipendenza e di autonomia della
Magistratura dal potere politico, attraverso la separazione delle carriere
tra i magistrati inquirenti e quelli giudicanti e la sottomissione del
Pubblico Ministero all’esecutivo, avendo tolto a quest’ultimo la
titolarità e l’obbligatorietà dell’azione penale, facendolo di fatto
diventare un semplice funzionario del Ministero degli Interni.
Il
Partito d’Azione Comunista chiama il proletariato a raccolta per
organizzare l’opposizione alla controriforma costituzionale recentemente
approvata dalla Camera dei Deputati e che trasformerà l’Italia in un
Paese autoritario e reazionario, svuotato di ogni residuo di democrazia
partecipativa, rappresentativa e solidale, e invita tutti i militanti delle
forze politiche “progressiste” del centro-sinistra a rompere con le
stesse, che si rivelano generalmente accondiscendenti a questo golpe
strisciante che Berlusconi e Fini, in accordo con ciò che resta di Licio
Gelli e della P2, stanno portando a termine.
Ora e
sempre, Resistenza!
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