PARTITO D’AZIONE COMUNISTA

Via Tribunali, 181 – Napoli

Telefax: 081 210810

Sito web: www.partitodazionecomunista.it

E-mail: info@partitodazionecomunista.it  

 

Napoli, 03/11/2004

 

IL GOVERNO BERLUSCONI COMPLETA IL PERCORSO DELLE CONTRORIFORME COSTITUZIONALI INIZIATO DALL’ULIVO, TRASFORMANDO LA FORMA DELLO STATO DA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA A DEMOCRAZIA AUTORITARIA E REAZIONARIA!

 

Il Governo Berlusconi sta concludendo il processo di involuzione autoritaria dello Stato, eliminando le residue garanzie “democratiche” ancora presenti nella vecchia Costituzione italiana, risultato della lotta dei partigiani e dei comunisti contro il regime nazi-fascista.

Lo sviluppo del modo di produzione capitalistico, nella misura in cui giunge ad una fase di rilevante espansione e passa attraverso profonde crisi economiche cicliche, pone alla borghesia la necessità di avere il controllo pieno e totale sulle dinamiche dei processi decisionali. Le trasformazioni involutive o evolutive della forma dello Stato trovano giustificazione in quanto fasi del processo dinamico che dà risposte alle cicliche crisi economiche che scuotono la struttura economica e sociale imperialista, in ordine alla necessità di governare il conflitto sociale depotenziandolo di ogni prospettiva di cambiamento epocale.

Quanto descritto è proprio quello che succede in Italia, dove il Governo Berlusconi intende creare le condizioni autoritarie ideali per proseguire agevolmente nella fase di offensiva borghese nei confronti del proletariato, già avviato da qualche decennio, e che ha determinato l’abolizione di tante conquiste della classe operaia, a causa di politiche economiche e sociali restrittive e reazionarie promosse dai vari circoli imperialisti: i grandi processi di ristrutturazione dell’apparato produttivo avviati negli anni Settanta con la massiccia introduzione delle tecnologie moderne (informatica, robotica, telematica, elettronica avanzata ecc.), e in particolare il loro uso capitalistico, hanno già determinato in passato licenziamenti di massa nella grande industria, enormi aumenti del grado di sfruttamento del lavoro, l’abolizione della scala mobile e di tanti altri meccanismi di protezione sociali (tagli a pensioni, sanità, edilizia pubblica e così via).

La necessità di prendere decisioni rapide e veloci liberandosi dagli intralci (le cosiddette politiche concertative) che impediscono al governo di stare al passo con i grandi processi di trasformazione e ristrutturazione che continuamente sconvolgono l’apparato produttivo ed economico del Paese, sono alla base del cambiamento istituzionale imposto con le dovute accelerazioni dal Governo Berlusconi. Stabilità, governabilità e rapidità delle decisioni sono le parole d’ordine che pressantemente avanzano al ceto politico dominante i circoli imperialisti, per governare i processi di trasformazione che sono in atto e recuperare la competitività sui mercati mondiali, e a simile necessità si devono adeguare le Istituzioni.

Sul piano politico, il sistema elettorale cosiddetto proporzionale aveva avuto il privilegio, nel recente passato, di garantire le minoranze politiche e sociali esistenti nel nostro Paese come in tanti altri Paesi dell’Europa, ed è stato spazzato via dal sistema elettorale maggioritario, che ha la particolarità di eliminare le minoranze e di costringere forze politiche diverse ad allearsi per costruire coalizioni (sia al centro che nelle periferie), se non vogliono correre il rischio di essere eliminate dalla scena istituzionale. Il sistema elettorale maggioritario crea le premesse per avere maggioranze parlamentari, regionali, provinciale e comunali stabili e per dare governabilità ed efficienza all’apparato dello Stato: queste necessità ed esigenze le ponevano a suo tempo Licio Gelli e la loggia massonica P2. Con il sistema maggioritario le opposizioni sono depotenziate e svilite e nessun ruolo ad esse è garantito: la maggioranza di governo può esplodere solo per le sue contraddizioni interne o per manifesta incapacità di eseguire gli ordini impartiti dall’alta finanza o dalla Confindustria.

Seconda parte