PARTITO D’AZIONE COMUNISTA

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Napoli, 16/06/2004

 

GRANDE AFFERMAZIONE ELETTORALE DEL PARTITO D’AZIONE COMUNISTA ALLE ELEZIONI PROVINCIALI DI NAPOLI

 

Il Partito d’Azione Comunista, nonostante i suoi limiti oggettivi nella fase attuale, ha ottenuto una grande affermazione elettorale alle elezioni per la Provincia di Napoli. Ciò conferma che, in una fase come quella attuale, nella quale c’è una ripresa della lotta di classe ed uno spazio politico “potenziale” a sinistra di Rifondazione Comunista, esistono le condizioni per lo sviluppo di una forza politica comunista realmente di classe, che rompa il circolo vizioso del revisionismo ed agisca in modo antagonista e conflittuale, fuori e contro ogni schema di compatibilità con gli interessi della borghesia.

Il futuro governo nazionale dell’Ulivo, allargato a Rifondazione Comunista, avrà come priorità quella di provvedere con urgenza al risanamento della finanza pubblica a danno dei lavoratori e dei pensionati, e di portare a compimento il processo di ristrutturazione dell’apparato istituzionale e dei suoi centri di comando e di potere. La democrazia consociativa e partecipativa dovrà cedere il passo in via definitiva alla democrazia autoritaria ed elitaria: il sistema elettorale proporzionale dovrà essere abolito del tutto, in tutte le sue dinamiche, a favore di quello maggioritario, e la stessa forma della Repubblica da parlamentare dovrà diventare presidenziale. Il vecchio disegno politico istituzionale della loggia massonica denominata P2 sta per essere portato a termine. Il blocco sociale coalizzatosi intorno a Berlusconi e che vedeva in prima fila la Confindustria, la Banca d’Italia e la gerarchia della chiesa cattolica, incomincia a sgretolarsi e ad allontanarsi da questa maggioranza di governo e ad avvicinarsi alle varie componenti dei partiti dell’Ulivo. I disegni reazionari delle varie componenti della borghesia devono concludersi recuperando pace sociale, controllo della conflittualità sociale attraverso una nuova stagione di politiche e relazioni sindacali, improntate allo spirito della concertazione. L’aumento della produttività, la ristrutturazione dell’apparato produttivo, i licenziamenti da fare nella grande, media e piccola impresa, da un punto di vista della componente borghese oggi dominante all’interno della Confindustria, si fanno coinvolgendo nell’area di governo e di gestione del potere partiti e sindacati della sinistra borghese, liberandosi in questa congiuntura del governo Berlusconi, che è – non dimentichiamolo – governo di lacrime e sangue per l’intero proletariato.

Riteniamo che la stessa posizione assunta da gruppi politici appartenenti all’area della Sinistra di Classe, di candidare propri esponenti nelle liste di Rifondazione Comunista, sia stata non solo opportunistica ma del tutto improduttiva ed inefficace, in quanto non ha determinato l’elezione di questi quadri politici all’interno delle Istituzioni oggetto della tornata elettorale, ma al contrario ha fatto accrescere il consenso a Partiti non comunisti come il PRC e il P.d.C.I..

La posizione corretta, di classe, da assumere, è quella di organizzarci fuori e contro il circuito dei Partiti Politici borghesi inclusa Rifondazione Comunista e di lavorare per l’unità vera e reale di tutti i settori della Sinistra di Classe all’interno del Partito d’Azione Comunista.