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PARTITO
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CAPITALISMO:
LE ULTIME VICENDE DI UNA CRISI A CUI SI TENTA DI PORRE RIMEDIO CON ARTIFIZI
ECONOMICI E RIDEFINIZIONI DEGLI EQUILIBRI IMPERIALISTICI. La
storia recente del Capitalismo mondiale mostra una crisi generalizzata, da cui
la borghesia prova ad uscire “inventando” riprese economiche e inasprendo le
campagne imperialistiche. Se
il 2003 è stato annunciato come l’anno di una ripresa sempre rinviata, e che
ha mostrato in ultimo il suo carattere congiunturale, il 2004 si apre tra gli
annunci di una ripresa forte e duratura, che cela in realtà artifizi economici
(con fini principalmente politici) il cui tornaconto sarà una crisi ancora più
profonda. Difatti la prossima ripresa economica, seppure ci sarà, sarà il
risultato di una manovra di George Bush che, in vista delle prossime elezioni di
Novembre, ha spinto il disavanzo americano verso livelli elevatissimi, con una
differenza enorme rispetto ai tempi di Clinton, quando il dato era addirittura,
anche se di poco, positivo. In
pratica quindi, aldilà di congiunturali avanzate, il grosso della ripresa si
otterrà grazie ad un rilevante indebitamento pubblico degli USA, che potrebbe
provocare conseguenze disastrose: l’ultimo allarme è stato lanciato dal Fondo
Monetario Internazionale, che stima che il deficit statunitense procede verso i
500 miliardi di dollari nell’anno fiscale, e che l’indebitamento USA nei
confronti del resto del mondo potrebbe giungere fino al 40% della sua intera
economia, determinando una situazione interna (e di riflesso internazionale,
visto il ruolo degli Stati Uniti) difficilmente gestibile. Inoltre
l’Europa, che in buona misura si muove di riflesso agli USA, potrà avere al
più una breve ripresa, o peggio, questa potrebbe tardare ad arrivare e quindi
non aversi affatto. E inoltre, riguardo all’Europa, la stessa borghesia
esprime pareri contrastanti: l’agenzia internazionale di rating
Moody’s ha dichiarato, al termine di un’analisi della situazione industriale
europea per il 2004, che i dati non sono confortanti, in quanto si prevede il
perdurare di una situazione recessiva nei campi dell’elettronica e delle
telecomunicazioni da un lato, e in quello automobilistico dall’altro; insomma
in settori strategici, che versano già in situazioni piuttosto critiche. Altro
capitolo fondamentale è il grande movimento internazionale imperialistico, che
sta ridisegnando definitivamente gli equilibri di dominio a favore degli Stati
Uniti d’America, delegittimando le istituzioni internazionali (vedi l’ONU)
sorte dall’equilibrio delle aree geopolitiche determinatesi alla fine della
Seconda Guerra Mondiale. Il
2003 è stato continuamente segnato da eventi in questo senso: l’abbandono del
trattato di non proliferazione nucleare; la revoca della firma al trattato di
Kyoto sull’effetto serra; l’intransigenza USA sulla questione Iraq, con la
rottura all’ONU; la rottura a Cancun sulla riforma del commercio
internazionale; la rottura sulla Costituzione europea; le tante violazioni della
Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra. In
definitiva assistiamo a “drogaggi” economici e ad aggressive politiche
internazionali, dietro cui si nasconde una crisi generale del capitalismo di cui
non si intravede una reale soluzione. Le
forze produttive e i rapporti di produzione procedono verso un punto di alta
contraddizione tra di loro, e la borghesia ricorre a tutte le macchinazioni
possibili per rinviare un possibile disastro. Assistiamo
quindi, nei Paesi capitalistici più sviluppati, alla contrazione dei salari,
alla precarizzazione del lavoro, alla riduzione dei servizi pubblici, alla
privatizzazione massiccia, ad indebitamenti statati enormi; sul piano
internazionale si cerca di allargare la sfera d’influenza capitalistica,
abbattendo con la forza, contro la volontà dei popoli e contro ogni norma del
diritto internazionale, Governi “non allineati” (ex-Jugoslavia, Afghanistan,
Iraq…), e minacciandone continuamente altri
(Iran, Siria, Corea del Nord…), e contemporaneamente ignorando completamente
la funzione degli organismi internazionali, che hanno ormai solo una funzione di
testimonianza storica dei vecchi equilibri del Dopoguerra. IL SISTEMA CAPITALISTICO VERSA IN UNA CRISI GENERALE CHE, ALDILÀ DI TEMPORANEE RIPRESE, MOSTRA IL SUO CARATTERE STRUTTURALE ED INCONTROVERTIBILE. IL
COMPITO DEL PROLETARIATO INTERNAZIONALE È QUELLO DI ABBATTERE QUESTO SISTEMA,
ARTEFICE DEL SUO SFRUTTAMENTO E DELLA SUA OPPRESSIONE. IL
COMPITO DEI COMUNISTI È QUELLO DI DIRIGERE IL PROLETARIATO NELLA RIVOLUZIONE E
NELLA COSTRUZIONE DI UNA SOCIETÀ
SENZA CLASSI. COSTRUIAMO
UN AMPIO FRONTE RIVOLUZIONARIO CONTRO LA BORGHESIA E LA VASTA AREA DEL
REVISIONISMO E DEL BUONISMO PICCOLO-BORGHESE, PER LA DEFINITIVA VITTORIA DEI
LAVORATORI. |
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