|
Ferrara, lì Febbraio 2007
Come ben si sa al Senato, se c'è il numero legale, per l'approvazione d'un
provvedimento è indispensabile l'ottenimento del 50% + 1 dei voti, calcolati
-dunque- sui presenti. Più sono i parlamentari in Aula più s'innalza,
conseguentemente, la soglia da raggiungere per far passare le varie
proposte. E, al Senato, anche l'ASTENSIONE viene letta come espressione di
CONTRARIETÀ. L'interrogativo è, perciò, il seguente: potevo VOTARE CONTRO o
(il che sarebbe stato equipollente) ASTENERMI alle -e sulle- dichiarazioni
del Ministro della Farnesina?
Come evitare l'antitesi di marciare, appena qualche ora prima (assieme a
molti e svariati partiti del centro-sinistra), per dire 'No al Dal Molin' è
'No al militarismo' e poi assecondarli nella vita parlamentare? Come uscire
dall'impasse senza far correre rischi a Prodi? In un solo modo: decidendo di
NON partecipare al voto, scelta che abbassava la maggioranza numerica da
conseguire AIUTANDO, così, l'esecutivo -in quanto avrebbe abbisognato di un
minor numero di voti favorevoli. O, se si preferisce -e per maggior fedeltà
alla verità matematica: Turigliatto e il sottoscritto, optando per la non
'iscrizione' a votare (l'uno uscendo fisicamente dall'aula, l'altro, cioè
io stesso, essendo virtualmente -e per i conteggi- assente) abbiamo
abbassato la È per questo che Il Manifesto del 23/02/09 esordisce -in prima- con: "Questa è una crisi di governo difficile e assai pericolosa. Cavarsela dicendo che è tutta colpa di Rossi e Turigliatto è, anche numericamente, sbagliato". Ed è sempre per questo che, non solo non mi reputo responsabile del tracollo avvenuto per quello che è ANCHE il MIO GOVERNO (a tal pro: quando il Prodi-bis verrà in Aula ne VOTERÓ la fiducia), ma vorrei capire CHI (e perché) lo ha fatto vacillare malamente. Alla luce di quanto sopra sorrido di cert'une parole, quali quelle della Nuova ('editoriale' a firma del Direttore, Valentino Pesci, 25/02/07): "Fernando Rossi ha sbagliato perché, per non perdere la sua verginità, ha contribuito assieme ad altri a quest'obbrobrio di crisi". Da chi conduce un giornale non mi aspetto certo 'oggettività' ma, almeno, un minimo di correttezza -dalla quale escludo la vignetta che viene pubblicata, lo stesso giorno, a pagina 18: la mia caricatura inseguita da chi impugna clave e dal lancio di bottiglie, scarpe, sassi, quasi ad istigare la violenza. Da qui mi collego per dire che sorrido meno delle minacce (che, al pari delle offese, tributo, se fatte 'a caldo', alla scarsa informazione circolata ma che, se fatte nell'oggi, mi paiono scarsamente comprensibili) e, infine, mi consolo di come -con il fluire del tempo- le trasmissioni radiofoniche (ad esempio 'Zapping' di Radio1), quelle televisive (dalle piccole emittenti -con il programma Dedalus- alla Sette), e le varie testate stiano correttamente impostando il susseguirsi degli eventi -dal Carlino al Manifesto (dal quale attingo, unificando vari articoli degli ultimi dì): "tutti sanno che non sono Rossi e Turigliatto ad aver provocato l'affondamento del governo (.) che sarebbe caduto lo stesso. [Dunque] non è a causa della sinistra radicale che l'esecutivo è caduto, bensì per una imboscata centrista, anzi: veterodemocristiana (.). Che sui media imperversi, invece, con poche eccezioni, il gioco al rialzo dell'imputazione di responsabilità ai dissenzienti è solo il segno di quanto sia interessata -anche nella sinistra moderata e nei suoi organi di stampa ufficiali (e non)- la costruzione di questo teorema, della colpa che serve, con ogni evidenza, a spostare verso il centro l'asse del governo e della governabilità" [la citazione più lunga è tratta da Ida Dominijanni]. Perciò alla domanda, (di Valentino Pesci -un interrogativo intriso di retorica-) "che le dice la sua coscienza?" rispondo: di continuare a non tradire il Programma in base al quale sono stato eletto; di dissipare i dubbi di quegli elettori che, pur non avendomi scelto a causa della legge elettorale, si sono sentiti ingannati e delusi.
|