Ferrara, lì Febbraio 2007


Gentilissimi,
con la presente vorrei ringraziare coloro che mi hanno espresso sostegno e solidarietà a seguito delle svariate cose dette, scritte, consumate nei miei confronti. Ma vorrei anche parlare di quanto, ultimamente, sto leggendo nei Vostri 'j'accuse' sul blog, sul forum (chiuso a causa delle minacce che i miei collaboratori ed io abbiamo ricevuto, e quindi non per censura, dal momento che è sempre possibile contattarmi/ci per posta elettronica), nelle mail ove riportate un chiaro disappunto per la recente mia scelta di 'voto', scelta che a Vostra detta, nonché di alcuni mass-media (La Nuova Ferrara -sotto la mia foto: "Ma cosa hai fatto?", Il Resto del Carlino -riservandomi una sorta  di immagine a tutta pagina (nell'edizione locale): "Ecco l'uomo che ha messo in crisi Prodi"; Il Sole24 ore: ".al governo è mancato il sostegno di Rossi e Turigliatto"; La Stampa: "sono venuti a mancare i voti dei due dissidenti."; In mezz'ora -programma di Lucia Annunziata: "Mentre Prc, Verdi e Pdci si sono dimostrati leali alleati del centro sinistra, dato i numeri esigui al Senato, anche il dissenso di uno o due può indurre la crisi di Governo" -dichiarazioni di Piero Fassino) avrebbe contribuito a far cadere il Professore. Mi preme subito dire che se, effettivamente, così fosse stato le molteplici  invettive di cui sono stato fatto oggetto avrebbero ragione d'essere. Questo perché il mandato che ho ricevuto dagli elettori è quello di dare la piena FIDUCIA (qualora la richieda) all'esecutivo di centro-sinistra, e non quello d'affossarlo facendo tornare in auge il centro destra -con tutte le sue  molte, atroci, insostenibili nefandezze. Alcuni giornali, però, fin da subito riportavano l'esatto svolgimento degli accadimenti della seduta senatoriale (citerò in modo bi-partisan): Il Manifesto: ".diversamente da quello che tg e talk-show si metteranno subito a dire, più della non partecipazione al voto di Turigliatto e Rossi sono state le astensioni dei due senatori a vita a dare la mazzata al governo"; Il Corriere: "Turigliatto e Rossi non hanno partecipato al voto"; le medesime parole sull'Avvenire -generalmente non tenero con i 'comunisti' (altrettanto dicasi per Il Foglio: "a far cadere la maggioranza sono stati i voti dei ventiquattro senatori astenuti (.). Fernando Rossi e Franco Turigliatto hanno scelto di non partecipare al voto"); parole identiche a quelle di Libero, simili a quelle d'una finestrella de Il Messaggero e alle righe di Liberazione -"Turigliatto non partecipa al voto e Rossi fa lo stesso"; Il Giornale: "Rossi decide di non infilare neppure la scheda, come se fosse assente"; L'Unità: "Rossi ha anche estratto la propria tessera magnetica in modo da non influire sull'esito del conteggio". Bene: partiamo da qui.

Come ben si sa al Senato, se c'è il numero legale, per l'approvazione d'un provvedimento è indispensabile l'ottenimento del 50% + 1 dei voti, calcolati -dunque- sui presenti. Più sono i parlamentari in Aula più s'innalza, conseguentemente, la soglia da raggiungere per far passare le varie proposte. E, al Senato, anche l'ASTENSIONE viene letta come espressione di CONTRARIETÀ. L'interrogativo è, perciò, il seguente: potevo VOTARE CONTRO o (il che sarebbe stato equipollente) ASTENERMI alle -e sulle- dichiarazioni del Ministro della Farnesina?
Potevo e non-potevo nel medesimo tempo. Potevo (avrei potuto) poiché da mesi mi dico contrario all'avvallo della guerra in Afghanistan (così la definisce Bush -'l'offensiva di primavera'- e non qualche comunardo estremista; dello stesso avviso, su Rinascita -organo del Pdci- un altro non estremista, il morigerato Giogio Bocca: "mi fa ridere questo Prodi che dice che i nostri soldati sono lì con 'intento pacifico'. Già ai tempi della guerra di Crimea si diceva che si andava lì per difendere i popoli oppressi dall'imperialismo russo"); non-potevo se ciò, come sembrava dalle dichiarazioni di D'Alema e Giordano, significava esprimere una sorta di sfiducia al premier e alla sua squadra. Non potevo neppure, parallelamente, tradire i 100.000 di Vicenza e il programma, intriso di serio pacifismo, dell'Unione.

Come evitare l'antitesi di marciare, appena qualche ora prima (assieme a molti e svariati partiti del centro-sinistra), per dire 'No al Dal Molin' è 'No al militarismo' e poi assecondarli nella vita parlamentare? Come uscire dall'impasse senza far correre rischi a Prodi? In un solo modo: decidendo di NON partecipare al voto, scelta che abbassava la maggioranza numerica da conseguire AIUTANDO, così, l'esecutivo -in quanto avrebbe abbisognato di un minor numero di voti favorevoli. O, se si preferisce -e per maggior fedeltà alla verità matematica: Turigliatto e il sottoscritto, optando per la non 'iscrizione' a votare (l'uno uscendo fisicamente dall'aula, l'altro, cioè  io stesso, essendo virtualmente -e per i conteggi- assente) abbiamo abbassato la
soglia di 2: per assecondare le linee di Politica estera ci volevano (gli ormai famigerati) 160 voti; se ambedue avessimo deciso di votare, anche a FAVORE, ce ne sarebbero voluti 162. Se lo avessimo fatto l'esito sarebbe stato IDENTICO a quello conseguito l'altro giorno: un ammanco di 2 sostegni.

È per questo che Il Manifesto del 23/02/09 esordisce -in prima- con: "Questa è una crisi di governo difficile e assai pericolosa. Cavarsela dicendo che è tutta colpa di Rossi e Turigliatto è, anche numericamente, sbagliato". Ed è sempre per questo che, non solo non mi reputo responsabile del tracollo avvenuto per quello che è ANCHE il MIO GOVERNO (a tal pro: quando il Prodi-bis verrà in Aula ne VOTERÓ la fiducia), ma vorrei capire CHI (e perché) lo ha fatto vacillare malamente.

Alla luce di quanto sopra sorrido di cert'une parole, quali quelle della Nuova ('editoriale' a firma del Direttore, Valentino Pesci, 25/02/07): "Fernando Rossi ha sbagliato perché, per non perdere la sua verginità, ha contribuito assieme ad altri a quest'obbrobrio di crisi". Da chi conduce un giornale  non mi aspetto certo 'oggettività' ma, almeno, un minimo di correttezza -dalla quale escludo la vignetta che viene pubblicata, lo stesso giorno, a pagina 18: la mia caricatura inseguita da chi impugna clave e dal lancio di bottiglie, scarpe, sassi, quasi ad istigare la violenza. Da qui mi collego per dire che sorrido meno delle minacce (che, al pari delle offese, tributo, se fatte 'a caldo', alla scarsa informazione circolata ma che, se fatte nell'oggi, mi paiono scarsamente comprensibili) e, infine, mi consolo di come -con il fluire del tempo- le trasmissioni radiofoniche (ad esempio 'Zapping' di Radio1), quelle televisive (dalle piccole emittenti -con il programma Dedalus- alla Sette), e le varie testate stiano correttamente impostando il susseguirsi degli eventi -dal Carlino al Manifesto (dal quale attingo, unificando vari articoli degli ultimi dì): "tutti sanno che non sono Rossi e Turigliatto ad aver provocato l'affondamento del governo (.) che sarebbe caduto lo stesso. [Dunque] non è a causa della sinistra radicale che l'esecutivo è caduto, bensì per una  imboscata centrista, anzi: veterodemocristiana (.). Che sui media imperversi, invece, con poche eccezioni, il gioco al rialzo dell'imputazione di responsabilità ai dissenzienti è solo il segno di quanto sia interessata -anche nella sinistra moderata e nei suoi organi di stampa ufficiali (e non)- la costruzione di questo teorema, della colpa che serve, con ogni evidenza, a spostare verso il centro l'asse del governo e della governabilità" [la citazione più lunga è tratta da Ida Dominijanni].

Perciò alla domanda, (di Valentino Pesci -un interrogativo intriso di retorica-) "che le dice la sua coscienza?" rispondo: di continuare a non tradire il Programma in base al quale sono stato eletto; di dissipare i dubbi di quegli elettori che, pur non avendomi scelto a causa della legge elettorale, si  sono sentiti ingannati e delusi.


Fernando Rossi