Legge sospensione esecuzione sfratti:

LA MONTAGNA HA PARTORITO UN TOPOLINO

 

       Dopo circa dieci mesi di estenuanti trattative tra i partiti della maggioranza e con le parti sociali, dopo la bocciatura di un analogo decreto legge, il governo di centrosinistra è riuscito finalmente a fare approvare dal Parlamento una legge che avrà ben modesti effetti pratici per risolvere il sempre più drammatico problema casa per i ceti sociali deboli.

       Una legge che, tra l’altro, viola palesemente l’art. 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”) perché esclude dalla sospensione dell’esecuzione gli sfrattati residenti in comuni con meno di 10.000 abitanti (se non riconosciuti dal CIPE ad alta tensione abitativa). Come se una famiglia indigente sfrattata, ad esempio, nei comuni di Calci o Calcinaia fosse facilitata per trovare una sistemazione abitativa alternativa adeguata rispetto ad una famiglia con la stessa situazione socioeconomica residente nei comuni di Pisa o Pontedera. Semmai, in pratica, è vero il contrario, perché i comuni più piccoli possiedono, in proporzione, un numero minore di case popolari.

       Inoltre la nuova legge, che sospende l’esecuzione degli sfratti per otto mesi dalla pubblicazione sulla G.U., non interessa la maggior parte degli sfrattati, sia perché in questi anni la maggioranza delle sentenze di sfratto sono per morosità, essendo gli affitti medi molto superiori ad una pensione minima INPS, ma anche perché possono chiedere la sospensione dell’esecuzione solo gli sfrattati con un reddito annuo lordo complessivo familiare inferiore a 27.000 € (cioè un reddito netto familiare di circa 1.700 € al mese!) che, inoltre, abbiano nel proprio nucleo ultra65enni, o malati terminali, o invalidi oltre il 66% o figli a carico (cioè con redditi annui lordi inferiori ad € 2.840,50).

       In considerazione di ciò all’UNIONE INQUILINI PISA non risulta che la nuova legge porti “un sospiro di sollievo” a 350 famiglie nel Comune di Pisa e ad altrettante comprese nei Comuni di Cascina, Pontedera e San Giuliano (come ha detto l’Assessore Montano).

        L’ UNIONE INQUILINI PISA trova fuori luogo l’entusiasmo dimostrato da alcune forze politiche per l’avvenuta “travagliata” approvazione di questa legge, e questo vale anche per la parte riguardante le Commissioni per la graduazione delle esecuzioni di sfratto (reintrodotte dall’art. 3) e per la concertazione istituzionale nazionale per la programmazione dell’edilizia sociale (art. 4), in quanto entrambe le norme hanno tempi e modi di attuazione concreta molto complessi (visto anche le difficoltà e il tempo necessario per mettere d’accordo i partiti del centrosinistra su molte questioni); mentre la soluzione (o per lo meno l’attenuazione) del dramma casa, determinato soprattutto dalla liberalizzazione del mercato immobiliare introdotto nel 1998 dal Governo D’Alema, richiederebbe provvedimenti incisivi e di immediata attuazione.

        A nostro parere basterebbe che gli impegni sottoscritti dalla coalizione di centrosinistra durante la campagna elettorale si trasformassero in leggi, cioè che venissero approvati i seguenti provvedimenti:

1)      abolizione del canale libero dalla legge 431/98 per introdurre un calmiere sugli affitti;

2)      possibilità di esecuzione di qualsiasi tipo di sfratto, in tutti i Comuni d’Italia, soltanto quando è possibile garantire alla famiglia sfrattata un passaggio da casa a casa (diritto alla casa);

3)      stanziamento di una quota percentuale annua dalla fiscalità generale (esempio 1%),

      finalizzato al potenziamento del patrimonio di edilizia abitativa da concedere ai bisognosi di

      casa indigenti ad un canone proporzionato ai redditi netti percepiti.

 

                                                             UNIONE INQUILINI PISA

                                              Via del Cuore 7 – Telefax 050/571555

 

Pisa, 8 febbraio 2007