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“Se Prodi cadrà la sinistra scomparirà” cosi Eugenio Scalfari su Repubblica. Commento di Vincenzo Simoni che si sofferma anche su un articolo di Walter De Cesaris su Liberazione.
Firenze, domenica 21 gennaio 2006.
Leggo sempre meno La Repubblica; se posso utilizzo altre fonti per informarmi sulle posizioni del bollettino ultra governativo. Oggi m’è toccato, come qualche anno fa per un articolo di Scalfari contro un referendum promosso del PRC, di infuriarmi. Oggi, dopo decine di cartelle, Scalari arriva gradualmente al dunque; prima censurando la sovraesposizione mediatica a certe contestazioni a Prodi e Padoa Schioppa ( i fischi dei Cobas non possono essere rapportati ai fischi operai di Mirafiori, ohibò!) e suggerendo un serio dosaggio nell’attenzione alle redazioni dei quotidiani. Poi i passaggi finali che trascrivo: “ Se la crisi non sarà in nessun caso evitabile , ci sarà un governo di transizione (…). A quel punto il partito democratico nascerà veramente dettato non solo dall’opportunità ma dalla necessità. Credo anche che, dissolte le coalizioni, la legge elettorale sarà mirata a limitare se non a escludere del tutto i partiti che si sono dimostrati ribelli o incapaci di tenere a freno le loro frange più estreme. (…) Chi avrà seminato vento raccoglierà tempesta, o meglio: tornerà a casa con le classiche pive nel sacco”. Se Prodi cadrà… E per che cosa potrebbe cadere? Per il rifiuto di dare il culo agli americani; questo nella contingenza di queste settimane; poi potrebbe essere la resistenza al saccheggio privatistico dei beni comuni (le nostre residue municipalizzate), oppure la volontà di superare davvero e non in tempi storici il precariato, addirittura la rivendicazione di un salario sociale derivato da sconti sulle tariffe, bollette, fino alla difesa del diritto alla casa come bene d’uso per tutti. Ossia tutto quello che cerca di riconquistare quello che abbiamo perduto. I ribelli… Chi sono i ribelli? Quelli che smascherano i ladri del Tfr, che fanno chiarezza sulle castronerie del recente accordo sul pubblico impiego; i diffidenti nei confronti del salotto buono dei De Benedetti, Benetton, Tronchetti Provera, che si propongono come acquirenti di questo e di quello non pagando una minchia. Ribelli non solo le Rappresentanze di Base, i Cobas, ma anche la Fiom e il Sult, e a tempi alterni lo stesso Di Pietro! I ribelli, che fare di loro? Normalizzare, ridurre? Santa generosità! Si potrebbe arrivare, ci avvisa con ferina tracotanza l’articolista di Repubblica, ad “escluderli”. Oggi ho anche letto Liberazione. Mi sono soffermato su un articolo di Walter De Cesaris. Titolo chiarissimo come l’ammonimento: “ Una intollerabile condizione sociale ancora sostanzialmente immutata. C’è un paese reale che soffre. Per l’Unione il vero pericolo è dimenticarsene”. Nelle conclusioni Walter ci dice che “la partita la si vince o la si perde nella società, costruendo iniziative, vertenze, movimenti”. Sembra lapalissiano, ma è proprio quello che va fatto, incrociando però con queste vertenze sociali la pressione delle sinistra nelle riunioni di governo, nelle commissioni parlamentari, nei consigli comunali e regionali; saldando le proposte che esistono con l’apertura di campagne di massa, e che siano incalzanti, in modo che l’iniziativa non passi mai a nemici del popolo. Campagne di massa: non uno slogan d’altri tempi, ma la capacità di interpretare sentimenti e aspirazioni maggioritarie, quelle che davvero mettono all’angolo non solo i Rutelli, le Lanzillotte e i Padoa Schioppa ma gli stessi Gasparri, Bondi e Casini.
Prodi cadrà se si agisce in tal modo? Quello che è certo che non cadremo noi.
Vincenzo Simoni Segretario Nazionale Unione Inquilini |