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VICENZA: 17 FEBBRAIO 2007. GRANDISSIMA MANIFESTAZIONE DI MASSA DEL POPOLO DELLA SINISTRA DI CLASSE ED ANTAGONISTA IN MARCIA CONTRO LE GUERRE, L’AMPLIAMENTO DELLE BASI MILITARI E LE POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI LIBERALI-LIBERISTE E LIBERTICIDE DEL GOVERNO PRODI-BERTINOTTI-D’ALEMA.
CENTOMILA MANIFESTANTI IN PIAZZA GRIDONO LA LORO OPPOSIZIONE ALLE POLITICHE DI GUERRA E GLI OPPORTUNISTI SI ACCINGONO A VOTARE IN PARLAMENTO IL RIFINANZIAMENTO DELLA MISSIONE MILITARE IN AFGHANISTAN E A SOSTENERE PRODI CHE DICE CHE NULLA CAMBIERà IN POLITICA ESTERA.
Oltre centomila persone hanno manifestato il 17 febbraio 2007 a Vicenza non solo contro l’ampliamento della base militare USA, ma anche contro la politica economica fin qui adottata dal governo Prodi che fa politiche liberiste e monetariste avendo come sua priorità assoluta la riduzione del debito pubblico e il controllo dell’inflazione, senza preoccuparsi minimamente di fare qualcosa per aumentare i redditi dei pensionati, dei precari e dei lavoratori dipendenti. Oltre centomila persone hanno duramente contestato Prodi per le scelte di rifinanziare l’intervento militare in Afghanistan, per lo scippo operato sul trattamento di fine rapporto, sulla prosecuzione dei lavori della TAV, sulla mancata abolizione della legge Biagi, sulle intenzioni di elevare l’età pensionabile dei lavoratori, sul mancato varo della legge sul conflitto di interessi, sulla mancata eliminazione delle leggi ad personam fatte dal governo Berlusconi e in modo particolare sul conflitto d’interessi che tanto spazio aveva occupato nella passata legislatura e che sembra non interessare più a nessuno, sulla mancata legge per l’abolizione dei finanziamenti elargiti alla scuola privata in danno di quella pubblica, sull’odiosa tassa sulla salute e sulle prestazioni sanitarie in generale in primis il pagamento di un ticket sui ricoveri in pronto soccorso, sul blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e taglio delle risorse agli enti pubblici e soprattutto sulle cose dette subito dopo la manifestazione di Vicenza da Romano Prodi: “una manifestazione non cambia la politica estera”. La manifestazione di Vicenza ha espresso critiche durissime all’insieme delle politiche economiche e sociali fin qui portate avanti da Prodi senza trascurare la politica estera di D’Alema o quella militare di Arturo Parisi, completamente allineate sulla politica estera e militare dell’America di Bush, Condolizze Rice e i neo conservatori al potere negli USA, sostenitori della dottrina della guerra preventiva o di aggressione nei confronti di popoli e Stati sovrani. Il Presidente del Consiglio dei Ministri in questi mesi ha lavorato moltissimo in sintonia con le imprese e le banche per aprire alle nostre merci e capitali nuovi spazi di penetrazione sui mercati internazionali emergenti: non a caso in un anno di attività di governo ha viaggiato molto insieme a delegazioni della Confindustria, delle banche e di altri settori del patronato italiano andando in primo luogo in Cina e in India a sottoscrivere centinaia di accordi economici, finanziari e commerciali. Questo attivismo sul piano internazionale non è andato in danno al piano interno curato insieme a Bersani, Visco e Padoa Schioppa, incaricati di liberalizzare, privatizzare (vicenda Alitalia ed ENI) e dismettere tantissimo patrimonio pubblico, utile a liberare, secondo lui, risorse importanti dai lacci e laccioli che imprigionavano l’economia italiana (vecchia scuola di Guido Carli e del capitalismo di Stato nato e cresciuto intorno all’IRI). La Confindustria di Montezemolo e la Banca d’Italia del governatore Mario Draghi lodano le iniziative assunte da Prodi che non si limitano ad essere misure cosiddette congiunturali quale cuneo fiscale o rottamazione, ma sono un insieme di misure strutturali che vanno dall’innalzamento dell’età pensionabile al finanziamento di ulteriori processi di ristrutturazione dell’apparato produttivo, favorendo un ulteriore sviluppo degli impianti tecnologici a favore delle imprese, a limitare il potere dei lavoratori all’interno delle fabbriche incidendo pesantemente sulle loro condizioni di vita e sullo stesso diritto di sciopero, alla centralizzazione e concentrazione del potere finanziario favorendo acquisizioni di banche da parte di quelle di dimensioni maggiori in danno di quelle minori. Alla manifestazione di Vicenza contro l’ampliamento della base militare Usa e contro la dottrina della guerra preventiva e la guerra in atto in Iraq, in Somalia e in Afghanistan hanno partecipato anche i quadri dirigenti dei partiti opportunisti semioticamente definitisi comunisti quali il Partito dei Comunisti Italiani, il Partito della Rifondazione Comunista e in ultimo i Verdi, che comunisti non lo sono mai stati ma che a parole si dicono contrari alle politiche di guerre e alle privatizzazioni, alle dismissioni, alle liberalizzazioni e alle politiche liberiste-liberali e liberticide, e nei fatti in Parlamento votano per il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan, per l’ampliamento delle basi militari all’interno del nostro Paese e per la legge finanziaria di stampo liberista e liberale fatta da Padoa Schioppa, Bersani, Visco e Prodi. Gli opportunisti presenti in detti definiti partiti comunisti o antagonisti, sostengono di votare queste misure liberticide per paura di riconsegnare il paese nelle mani della destra berlusconiana; sanno naturalmente bene che la destra vera, quella liberale, liberista e liberticida governa con l’Ulivo adesso e governerà con il Partito Democratico poi senza avere bisogno della destra fascista e reazionaria di Berlusconi e Fini. I poteri economici e finanziari forti presenti nel nostro paese si riconoscono pienamente nelle politiche liberali portate avanti da Prodi, Bersani, Padoa Schioppa e Visco, che vanno nella direzione di avviare processi di ristrutturazione, centralizzazione e concentrazione dell’apparato produttivo e finanziario nel nostro Paese, isolando le spinte corporative e isolazionistiche presenti in una parte del capitalismo nostrano organizzato intorno all’ex governatore della Banca d’Italia Fazio, a Berlusconi e all’ex presidente della Confindustria D’Amato. Nel programma di governo dell’Ulivo allargato a Rifondazione Comunista non c’è nessun accenno alla riduzione della giornata di lavoro, a forti investimenti pubblici tesi a ridurre la disoccupazione, a salari sociali da dare ai disoccupati unitamente a lavori di pubblica utilità e a forti aumenti dei salari e delle pensioni: queste linee erano presenti nel programma che fu alla base del patto di desistenza sottoscritto con l’altro governo Prodi. Dobbiamo amaramente constare che un anno di governo dell’Ulivo più Rifondazione non ha portato ai lavoratori, ai pensionati e ai precari più potere, più salario o più diritti. Contro gli opportunisti bisogna organizzare la presenza di una forza politica che sia espressione della sinistra di classe e che si muova anche sul terreno della rappresentanza istituzionale, essendo ben cosciente che nessun accordo può essere fatto con alcun settore o segmento della borghesia imperialista. Una presenza politica ed istituzionale che sia cosciente della necessità di dover fare opposizione di classe non solo nelle fabbriche, nei quartieri e nel territorio ma anche e soprattutto nelle Istituzioni.
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Napoli 18/02/2007 |