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Napoli 15/02/2007
IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA ESPONE LE LINEE programmatiche DEL «vero » programma di governo LIBERALE E LIBERISTA di un centro- sinistra “moderno e ambizioso” che parte da Mastella ed arriva fino a Bertinotti.
Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi in due recenti interventi tenuti uno al Forex di Torino e l’altro nel corso dei lavori del vertice dei G-7 di Essen, in Germania ha sostenuto la tesi che l'Italia ha bisogno di aumentare la produttività delle sue imprese, promuovere la concorrenza, ridurre la pressione fiscale, tagliare il debito e correggere il sistema previdenziale allungando l’età pensionabile. Ai banchieri ha chiesto più rigore e agli industriali di reinvestire i profitti accumulati con la cosiddetta ripresina dello scorso anno. Il sistema bancario – a detta del governatore – deve proseguire sulla strada delle concentrazioni ed aggregazioni e garantire qualità e quantità di servizi pari a quelli elargiti dalle più grandi banche europee attente a fornire alla loro clientela servizi più efficienti con un costo minore. Con l’intervento del governatore della Banca d’Italia è ripreso tra gli addetti ai lavori il dibattito di politica economica e sociale in letargo dopo l’approvazione della tormentata legge finanziaria con tutte le batoste che essa contiene. Ricordiamo a tutti che passata la finanziaria gli unici argomenti di politica economica che avevano avuto l’onore delle prime pagine dei giornali era la cosiddetta lenzuolata del ministro Bersani che fermo restando l’assioma che nell’attività di governo non bisogna mai inimicarsi i centri di potere forti e in modo particolare la Confindustria e il mondo delle banche e delle assicurazioni ha pensato bene di concentrare la sua attenzione sui barbieri e i parrucchieri che devono restare aperti anche il lunedì, di dare una bella lezione a chi trucca i veicoli, di vedere se è possibile fare applicare tariffe aeree più trasparenti alle varie compagnie operanti presso tutti gli aeroporti italiani, di vedere eliminare il costo delle ricariche dei telefonini anche se sembra di tenere in debita considerazione le preoccupazioni dei gestori delle telefonie mobili rinviando di qualche mese le norme contenute nel decreto legge, di far vendere i carburanti anche ai supermarket e prossimamente di varare altre misure di liberalizzazioni con incentivi da distribuire ai cittadini che si impegneranno nel settore del risparmio energetico che coinvolgerà la casa ( installazione di coperture, pavimenti e infissi e di pannelli solari per la produzione di acqua calda, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e di adeguamento della rete di distribuzione e via di questo passo ), i consumi, la mobilità dei cittadini con l’invito a lasciare a casa auto e motorini e di spostarsi con i mezzi pubblici. Gli economisti di scuola liberale e liberista plaudono le iniziative del ministro tese a liberalizzare da lacci e laccioli l’economia italiana ma si lamentano che da sole queste misure non bastano a cancellare ritardi anacronistici accumulati nel corso dei decenni e soprattutto a correggere le contraddizioni lasciate irrisolte dalla legge di bilancio. Si vorrebbe da parte di Prodi e della sua compagine ministeriale non solo rigore nei conti pubblici ma anche più privatizzazioni nel settore dell’energia, dei trasporti ( entusiasmo alle stelle per la privatizzazione dell’Alitalia da parte di tanti imprenditori )e dei servizi pubblici gestiti dagli enti locali.Con i suoi interventi il governatore della Banca d’Italia Draghi e gli economisti a lui vicino chiedono di nuovo a Prodi e ai suoi ministri - Padoa Schioppa in primo luogo - di riprendere in mano con forza quelli che vengono definiti i nodi irrisolti ( i famosi lacci e laccioli ) del sistema economico – finanziario e sociale che impediscono alla nostra economia di salire sul treno della ripresa economica trainata dalla Germania formulando un programma di cosiddette riforme strutturali che come al solito devono colpire il sistema previdenziale, scolastico, assistenziale, sanitario e delle relazioni sindacali ( il cosiddetto Welfare ). La parola d’ordine cara ai nuovi e moderni riformisti è “rivedere l’intero sistema delle regole del welfare ”. I discorsi tenuti dal governatore della banca d’Italia non è piaciuto a tanti rappresentanti dello schieramento politico che fa capo a Berlusconi che per natura sono liberisti e liberali e si vedono strappare dalle mani dalla cosiddetta sinistra moderata e massimalista idee ed iniziative politiche, economiche e sociali di chiaro stampo liberista e liberali: il cruccio è che un governo delle destre con Tremonti ministro dell’economia non è riuscito a fare una politica economica chiaramente di destra cosa che invece sembra perfettamente riuscire al governo della cosiddetta sinistra moderata e radicale che continua imperterrita a privatizzare settori pubblici, a liberalizzare importanti settori economici, a provvedere a risanare i conti dello Stato tagliando tanta spesa pubblica, a dismettere tanto patrimonio immobiliare pubblico. Gli economisti borghesi non possono non rilevare e puntualizzare che per quanto tutto ciò faccia parte della sfera della cosiddetta lotta politica l'opposizione denota miopia e incapacità a comprendere le dinamiche e le esigenze dei centri di comando del nostro paese e ad adeguarsi alle loro direttive ed aspettative. Le cose dette dal governatore, le riforme che ha suggerito in materia di necessità e urgenza di mettere in atto politiche tese a fare aumentare la produttività del lavoro, a promuovere la concorrenza riducendo le posizioni predominanti presenti sul mercato, a ridurre la pressione fiscale, a tagliare il debito pubblico e a correggere il sistema previdenziale innalzando l’età pensionabile non sono un programma alternativo o in opposizione a Prodi e al programma dell’Ulivo. Al contrario, si può affermare con certezza che queste linee programmatiche sono il «vero » programma di governo di un centro- sinistra moderno e ambizioso che parte da Mastella ed arriva fino a Bertinotti. Nel cuore di tanti commentatori politici ed economici resta il rammarico forte che questi indirizzi programmatici esposti dal governatore e fatti propri dal governo Prodi potrebbero essere tranquillamente sostenute anche dalle forze politiche di centro-destra che dovrebbero avere nel loro DNA una forte vocazione liberal che, almeno in questo momento, stenta a venire fuori in modo chiaro soprattutto a causa dei tanti conflitti di interessi di cui è portatore Berlusconi che è bene ricordare è monopolista in tantissimi settori economici in cui è presente con le sue aziende. Il governatore ha molto insistito (e fornito una quantità enorme di dati) sul punto che la ripresa economica in atto è dovuta alla Germania che con la Markel ha avviato profondi processi di ristrutturazione delle aziende, attuato un pragmatismo sindacale molto spinto ( concertazione tra le parti sociali ) e favorito un ricambio della leadership politica nazionale. La Germania motore e locomotiva dello sviluppo e della crescita in Europa con un euro forte obbligherà gli altri paesi europei in ritardo sui processi di ristrutturazione ed innovazione tecnologica, Francia e Italia in testa, a fare una scelta forte:avviare subito le ristrutturazioni e le innovazioni tecnologiche e risanare i conti pubblici o rassegnarsi alla stagnazione. Le tesi economiche e sociali esposte dal governatore della Banca d’Italia affrontano proprio queste questioni e ne dettano in modo puntiglioso i tempi. Dice che le riforme strutturali – tagli, rigore finanziario e ristrutturazione e ammodernamento dell’apparato produttivo e tecnologico delle imprese e modernizzazione delle banche sono più agevoli quando la congiuntura economica è favorevole. Lui è convinto che la locomotiva tedesca è in movimento e assolutamente non deve essere sprecata la congiuntura favorevole. Il governatore della Banca d’Italia non è mai stato un estimatore della politica della concertazione ma pur di non sprecare tempo in inutili litigi o dannosi scioperi non esita a fare appello al senso di responsabilità e alla consapevolezza collettiva delle parti sociali ( sindacato e confindustria ) auspicando saggezza e moderazione da parte delle grandi confederazioni sindacali impegnate nel duro confronto con la controparte per il rinnovo di numerosi contratti di lavoro scaduti da tempo o in procinto di scadere. Il governatore della Banca d’Italia e tanti altri commentatori politici ed economici auspicano che i politici attuali al governo del paese abbiamo lo stesso coraggio che ebbe Bettino Craxi negli anni '80 quando non ci pensò su due volte a varare il decreto di S.Valentino rompendo l’unità d’azione sindacale abolendo la scala mobile e il punto unico di contingenza. Quel decreto legge fu successivamente utilizzato per creare i presupposti di quella che in seguito fu definita la politica della concertazione sociale conosciuta dai lavoratori come pratica non per fare buoni accordi sindacali ma per smantellare decenni di conquiste sociali e di potere reale che i lavoratori avevano conquistato in cento e più anni di lotta di classe ( la scala mobile, il punto unico di contingenza, il licenziamento senza giusta causa, lo stesso diritto di sciopero, la precarizzazione e la flessibilità del rapporto di lavoro, i licenziamenti, la mobilità e la cassa integrazione ).
NO ALLA CONCERTAZIONE ECONOMICA E SOCIALE. NO AL DARWISMO SOCIALE. NO AI DUE BLOCCHI DI POTERE LIBERALI LIBERISTI E LIBERTICIDI DOMINANTI. |