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                                                                                                     Napoli, 21 gennaio 2007

 

Il Governo Prodi e la sua maggioranza politica è subalterna alla Nato e all’imperialismo americano

 

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Romano Prodi ha preso in questa ultima settimana alcune decisioni importantissime che dimostrano la sua subalternità nei confronti della Nato e dell’imperialismo americano: la prima decisione va nella direzione di consentire l’ampliamento della base militare USA a Vicenza nonostante l’ostilità di tantissimi vicentini, che sull’esempio dei cittadini della Val di Susa in lotta contro la Tav, hanno costituito comitati cittadini contro la presenza della Nato; un’altra decisione importante assunta da Prodi prevede il rifinanziamento con decreto legge, da convertire in legge entro marzo, della missione militare del nostro contingente in Afghanistan. Queste importantissime decisioni di politica estera sono state assunte nonostante che al governo del paese e nella maggioranza parlamentare che sostiene il governo ci fossero Rifondazione Comunista, i Verdi, i Comunisti Italiani, qualche “no global” eletto nelle liste di Rifondazione e tanti cosiddetti pacifisti presenti tra le file dei DS e della Margherita.

Le decisioni assunte dal governo in questo ultimo mese non sono state poche ed irrilevanti: il ministro Bersani a giorni presenterà un consistente provvedimento di nuove privatizzazioni e liberalizzazioni in tanti settori economici, a cui è garantito non solo il voto di fiducia della maggioranza di governo che sostiene Prodi, ma anche il sostegno dell’UDC e sembra di Alleanza Nazionale. Il Ministro del lavoro è impegnato in un incontro con CGIL, CISL e UIL per ottenere da questi ultimi il consenso sullo scippo del TFR, sull’innalzamento dell’età pensionabile e, per far digerire il tutto, al popolo degli oppressi concederà qualcosa in termine di assistenza e qualche altra briciola in termini di ammortizzatori sociali.

L’attivismo più profondo, e non poteva che essere così, è stato messo in campo dal nostro ministro degli esteri che in questo ultimo mese ha viaggiato molto andando in Arabia Saudita, Egitto, Palestina, Israele, America, Afghanistan, Libano e Russia. Ha viaggiato molto ed incontrato tantissime personalità politiche ed economiche con l’intento dichiarato non di smarcarsi dalla politica di guerra messa in campo dai neo conservatori americani d’intesa con Blair. Ha inoltre rassicurato i leader dei paesi visitati che il cambio di governo nel nostro paese non ha significato nella maniera più assoluta mettere in discussione la lealtà e l’affidabilità del nostro paese nei confronti dell’alleato americano e che non c’è alcun allineamento con il governo francese o con quello spagnolo di Zapatero. Lo stile usato non è quello del ministro degli esteri del governo Berlusconi ma i contenuti sono uguali se non peggio. Altro che politica estera messa in campo dalla Democrazia Cristiana.

Al nostro Ministro degli Esteri, al suo partito e a quello della Margherita, non passa nemmeno lontanamente per la testa di mettere in piedi una politica estera di non allineamento con la politica estera di Blair e di Bush: anzi, il compito che gli è stato assegnato ed affidato e che diligentemente svolge, è quello di contribuire ad eliminare gli ostacoli esistenti tra gli americani e vastissime aree del mondo arabo critiche nei confronti della politica estera americana, considerata aggressiva e filo israeliana. Gli viene chiesto di mettere in pratica politiche di mediazioni sfruttando le eccezionali relazioni esistenti da sempre tra la nostra borghesia e quella dei paesi arabi e lui lo fa con risultati eccezionali, altro che antiamericanismo come gli viene contestato dalle destre. La posizione americana ed inglese in tanti paesi arabi ed africani non è mai stata così debole e impopolare come quella che stanno vivendo in questo periodo, e ciò non è dovuto solo alla presenza del fondamentalismo islamico esistente in tanti paesi del medio oriente, ma ad una politica ottusa basata sulla dottrina della guerra preventiva ispirata dai neo conservatori e fatta propria da Blair e tanti altri governi occidentali. La politica estera di D’Alema gode dell’appoggio pieno ed incondizionato di Bertinotti, che a parole si dichiara pacifista e nei fatti sostiene la politica estera di totale allineamento con la politica estera americana portata avanti dal nostro ministro degli esteri. Altro che discontinuità!