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Napoli 24/11/2006
Addio agli economisti borghesi Milton Friedman e John Kenneth Galbraith
Recentemente sono scomparsi gli economisti borghesi Milton Friedman e John Kenneth Galbraith, entrambi premi Nobel dell'economia 1976. Si riportano, relativamente al loro pensiero, alcune considerazioni del Partito d'Azione Comunista, seguite da due brevi recensioni tratte dal sito de "Il Sole 24 Ore" e dalle conclusioni del Partito stesso.
I due nobel scomparsi sintetizzano le due principali scuole economiche borghese. Da una parte quella di Milton Friedman, teorico moderno del darwinismo sociale o del liberismo spinto, che ha influenzato le politiche economiche neo liberiste di Reagan, Bush padre, Bush figlio, della signora Thacher, di Augusto Pinochet e gli altri ex dittatori dell'America latina, e di tutti i conservatori del mondo; dall'altra quella del suo oppositore keynesiano, il liberal John Kenneth Galbraith. Il primo sostiene che tutto deve essere lasciato al mercato e che lo stato non deve intervenire nell'economia, ed è il padre di tutte le liberalizzazioni e privatizzazioni conosciute nelle economie di questo ultimo trentennio; l'altro invece sostiene che le crisi di sovraccumulazioni dei capitali e delle merci sono governabili se si accresce la capacità della spesa pubblica allargando quindi la domanda e l'offerta sul mercato, e quindi lo Stato deve intervenire nella gestione dell'economia facendosi parte attiva. Sono due esempi di scuola di economisti borghesi che hanno creduto da punti di vista diversi di dare una risposta alle periodiche crisi del ciclo economico borghese in opposizione alla teoria di Marx sulla inevitabilità della crisi generale e storica del modo di produzione capitalistico, fallendo entrambi. Il liberista puro riesce a governare le spinte inflazionistiche controllando il corso della moneta e regolando il tutto con la forza magnefica del mercato, l'altro incentivando la presenza dello Stato nella gestione dell'economia, determina le spinte inflazionistiche. Troppe merci e capitali vengono prodotte e immesse sul mercato e la ricchezza prodotta in termini di merci e capitali viene appropriata da una parte minoritaria della società. La contraddizione sta tutta lì, e non può trovare risoluzione nel modo di produzione capitalistico, bensì nel suo superamento.
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Addio a Milton Friedman, Nobel dell'economia 1976 (Tratto dal Sole 24 Ore - 16 Novembre 2006)
Milton Friedman, uno dei più influenti
economisti del XX secolo, si è spento nella notte fra martedì 15 e mercoledì
16 novembre a San Francisco all'età di 94 anni: fondatore della scuola
monetarista (cioè la dottrina secondo cui l'inflazione può essere
controllata attraverso la leva monetaria), aveva ricevuto nel 1976 il premio
Nobel per l'Economia.
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Addio a Galbraith liberal di un'America che non c'è più (Tratto dal Sole 24 Ore - 2 maggio 2006) Era inevitabile che la morte di John Kenneth Galbraith, sabato scorso a Boston, offrisse lo spunto per qualche riflessione sul significato, ieri e oggi, di essere liberal. Cioè di professare e seguire le idee dell’impegno sociale, dei limiti del
mercato e del ruolo di una “mano visibile” della politica che corregga
alcuni difetti di quella invisibile dell’economia. |
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I due economisti borghesi nulla hanno aggiunto alle conoscenze che i marxisti hanno sulla natura, le origini e le cause delle crisi economiche e sociali che scuotono la formazione economica e sociale capitalista e sul suo superamento. Il capitalismo inevitabilmente crollerà perchè porta in se delle contraddizioni antagoniste quali quella tra valore di scambio e valore d'uso contenuto in una merce, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, tra sviluppo delle forze produttive e rapporti sociali di produzioni arretrati, tra lavoro e capitale. Le teorie economiche dei due nobel non offrono ricette "miracolistiche" per risolvere favorevolmente queste contraddizioni, anzi "rimandano" alle teorie degli economisti classici del capitalismo quali Adam Smith ("La ricchezza delle nazioni") e David Ricardo: il mercato è il luogo massimo dello sviluppo del capitalismo e tutto è regolato e corretto all'interno di quel luogo, dove regnano supreme le leggi della competitività, dell'efficienza e della concorrenza tra i singoli capitalisti. La produzione capitalista è finalizzata al profitto e le merci prodotte valorizzano il loro valore di scambio in opposizione alla loro utilità (valore d'uso). La crisi del modo di produzione capitalistico è una crisi dovuta alla sovraccumulazione di merci e di capitali che non trovano sbocco in un mercato globale che, invece di allargarsi, si restringe sempre di più, facendo aumentare la concorrenza tra i singoli capitalisti e gli Stati. Il marxismo è il metodo di indagine scientifico che dà la possibilità di comprendere il modo di produzione capitalistico e di prevederne il suo superamento: utilizzando questo metodo nell'attualità si osserva che il contributo teorico dato da questi due economisti borghesi non porta il capitalismo a fuoriuscire dalle sue endemiche crisi del ciclo economico. |
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