PARTITO D’AZIONE COMUNISTA

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Napoli, 18/02/2005

 

IN VISTA DI NUOVE TORNATE ELETTORALI, CENTRO-SINISTRA E CENTRO-DESTRA SI CONFERMANO E SI RAFFORZANO COME ALLEANZE DI POTERE OPPORTUNISTICHE ED AFFARISTICHE TRA FORZE DISOMOGENEE, RAPPRESENTANTI INTERESSI DI FRAZIONI DIVERSE DELLA BORGHESIA

 

Le coalizioni politiche di centro-sinistra e centro-destra hanno sempre rappresentato alleanze tra partiti ed organizzazioni diverse tra di loro, spesso in contraddizione, in quanti portatrici di interessi particolari, seppure nell’ambito borghese.

In particolare, il centro-sinistra ha una composizione che va dal neokeynesismo di P.R.C., P.d.C.I. e Verdi al riformismo di D.S., Margherita, Socialisti ecc.; il centro-destra va dal neo-clericarismo degli ex D.C., al liberismo di Forza Italia, passando per interessi piccolo-borghesi rappresentati dall’etnocentrismo della Lega Nord e dal post-fascismo corporativista di A.N.

 

In pratica, quindi, linee politiche borghesi disomogenee tenute insieme, da un lato, dalla lotta allo spettro del Comunismo, e dall’altro dal mantenimento di striscianti privilegi di potere.

Sono del resto evidenti i continui scontri nella coalizione che sostiene il Governo Berlusconi, fino a minacciarne ripetutamente l’esistenza; dall’altro lato si nota un nuovo patto di potere che addirittura vedrebbe in un futuro governo di centro-sinistra il “comunista” Bertinotti (in realtà un neokenesyano anticomunista) e qualche esponente della “sinistra” confindustriale orbitante intorno al Presidente Montezemolo.

 

Il quadro complessivo è la proiezione (sovrastruttura) politica delle varie componenti borghesi.

 

Il Partito d’Azione Comunista, nel riaffermare i fondamenti del marxismo-leninismo e quindi della necessità della trasformazione rivoluzionaria della società borghese da parte del proletariato, intende proseguire nell’organizzazione della lotta di classe dei lavoratori, la quale – dato come avversario generale la borghesia – va condotta innanzitutto contro quei settori della stessa che risultano più ostativi al dispiegamento di una lotta reale tra le classi in campo. Si tratta cioè del centro-sinistra, ed in particolare della parte più a sinistra (P.R.C., P.d.C.I., Verdi…), ossia di quell’area collocabile sotto il termine di revisionismo. Difatti le forze politiche ad essa ascrivibili, sfruttando l’impreparazione politica del proletariato, dal quale ottengono consensi rilevanti con l’inganno dei “miglioramenti economici”, ne controllano di fatto la mobilitazione limitandola entro forme non rivoluzionarie (si ricordi che quei presunti miglioramenti economici, oltre a non risolvere il problema storico dei lavoratori, ossia la liberazione dallo sfruttamento, hanno in realtà il fine di dare una risposta alle crisi di sovrapproduzione capitalistiche, in funzione conservativa della società borghese).

 

BISOGNA ROMPERE L’INGANNO REVISIONISTA E CONDURRE IL PROLETARIATO SULLA VIA DELLA LIBERAZIONE!

           

In quest’ottica il Partito d’Azione Comunista lavora da anni, ottenendo significativi risultati, ad organizzare l’opposizione politica e sociale fuori e contro i due poli borghesi dominanti, anche partecipando a competizioni elettorali o sostenendo altre liste della sinistra di classe, strategia necessaria per ottenere visibilità in una difficile fase di ricostruzione dopo anni di arretramento della sinistra antagonista.

 

Ø      PER L’OPPOZIONE POLITICA E SOCIALE, FUORI E CONTRO I DUE POLI BORGHESI DOMINANTI

Ø      PER L’AUTONOMIA POLITICA DEI LAVORATORI

Ø      PER L’UNITà D’AZIONE DELLA SINISTRA DI CLASSE

 

ENTRA NEL PARTITO D’AZIONE COMUNISTA E LOTTA PER LA LIBERAZIONE DEI LAVORATORI DALLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTICO, PER IL COMUNISMO