PARTITO D’AZIONE COMUNISTA

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Napoli, 18/07/2003

 

 

CHE FARE? – La nostra strategia.

 

 

            Il Partito d’Azione Comunista mira alla trasformazione rivoluzionaria della società borghese.

A tal fine l’unità d’azione di tutte le componenti della sinistra di classe è una necessità ineludibile, soprattutto in una fase storica come quella che stiamo vivendo, che vede il movimento operaio e l’intero proletariato subire una gravissima sconfitta su scala internazionale e un arretramento delle stesse conquiste riportate in oltre due secoli di tentativi di “assaltare il cielo”.

Il crollo del muro di Berlino e dei “Paesi dell’est” è stata l’occasione per la borghesia per scatenare un’offensiva ideologica – soprattutto mediante i potentissimi mezzi di comunicazione di massa – contro ogni ipotesi di trasformazione rivoluzionaria della società, rappresentando la prospettiva del comunismo come un’assurda utopia. Nella coscienza collettiva delle masse proletarie di tutto il mondo, bombardate dalla massiccia e penetrante propaganda borghese, il termine fenomenologico di comunismo viene presentato come luogo di barbarie, di oppressione, di miseria e di sottosviluppo: l’opposto di quello che hanno immaginato e perseguito le masse proletarie e i partiti comunisti rivoluzionari, nei loro tentativi di avviare il processo di edificazione della società senza classi.

            Il socialismo è l’opposto delle barbarie, il comunismo è la società che distribuisce a ciascuno secondo i suoi bisogni e necessità: socialismo e comunismo sono la negazione dello sfruttamento e dell’appropriazione della ricchezza prodotta dall’uomo, da parte di alcuni in danno di altri.

Il crollo dei “Paesi dell’est” ha disorientato le masse operaie e proletarie e consentito alla borghesia imperialista – forte della fine del cosiddetto “equilibrio del terrore” – di modificare a suo vantaggio i rapporti di forza esistenti con il proletariato su scala internazionale. È inutile illudersi: per tutto un lunghissimo periodo storico la lotta dei comunisti e del proletariato internazionale contro il dominio della borghesia sarà una lotta difensiva, una lotta tesa a conservare conquiste che la borghesia tende ad eliminare. Il lavoro dei comunisti sarà finalizzato a riorganizzare una parte cospicua del proletariato intorno ad un programma generale che ponga al suo centro la conquista del potere politico, e alla formazione di un gruppo dirigente capace di sostenerlo.

          È necessario pertanto riprendere il dibattito e l’iniziativa politica di massa e dal basso, finalizzata ad elevare la coscienza di classe degli oppressi: bisogna ripartire dai bisogni immediati, iniziando dal particolare per risalire al generale e ritornare di nuovo al particolare arricchito dalle conoscenze del generale.

Bisogna riappropriarsi dell’arte della politica, avendo come priorità:

-     la riorganizzazione delle vecchie “case del popolo”, luoghi capaci di dare risposte alle esigenze dei lavoratori, dei pensionati, degli inquilini, delle donne, degli extracomunitari, rivendicando con la lotta i diritti fondamentali;

-     la costituzione progressiva di sezioni politiche, per ricostruire una diffusa presenza comunista nel territorio, soprattutto nelle zone più degradate ed abbandonate delle grandi periferie metropolitane;

-     la lotta diretta della classe operaia e dei lavoratori, con una forte presenza presso le fabbriche e gli altri luoghi di lavoro.

 

E inoltre:

-     diffondere i fondamenti del pensiero marxista-leninista;

-     aggregare le giovani generazioni, soprattutto dal mondo studentesco, capaci di fornire anche nuovi elementi con capacità intellettuali e quindi divulgatrici e dirigenziali;

-     formare nuovi “quadri” politici in grado di estendere la nostra attività ed organizzazione.

 

Bisogna in breve riprendere a fare politica di massa dentro la classe e sui vari segmenti, lottando per unire e non dividere, aggregare e non disgregare, sfruttare ed utilizzare tutti gli spazi che la legalità borghese ci offre per riprendere il lungo cammino della costruzione della città nuova. Bisogna rafforzare e consolidare il Partito d’Azione Comunista, organizzando la presenza di nostre liste “fuori e contro” i due blocchi politici dominanti, in tutte le competizioni elettorali, a cominciare da quelle delle circoscrizioni delle grandi città per finire a quelle nazionali ed europee.

   

            Sono questi i punti fondamentali intorno ai quali il Partito d’Azione Comunista chiama i proletari e i comunisti a confrontarsi, per dare inizio ad un lungo processo di crescita delle masse proletarie, teso ad organizzare una grande presenza di un’organizzazione politica rivoluzionaria, che esclude dal suo programma immediato ogni forma di avventurismo e soggettivismo politico, di dogmatismo e settarismo armato, inconcludente e perdente e che nelle sue dinamiche interne tende ad escludere completamente i lavoratori da ogni possibilità di partecipazione diretta.

 

            Unità d’azione di tutta la sinistra di classe fuori e contro i due poli dominanti, per la ripresa dell’iniziativa, del dibattito e della lotta di massa; per il comunismo.