PARTITO d’AZIONE COMUNISTA

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Napoli, 30 Settembre 2002

 

GUERRA ALL’IRAQ: BUSH, BLAIR E BERLUSCONI COME HITLER.

Dieci anni fa le grandi potenze occidentali guidate dagli americani e dagli inglesi, in accordo con la maggior parte dei principali paesi arabi, scatenarono una durissima guerra contro l’Iraq, colpevole di avere invaso il Kuwait. Questa guerra, unita ad un embargo totale di cibo e medicine, in dieci anni ha causato oltre un milione di morti e non è riuscita a scalzare dal potere Saddam Hussein e il gruppo dirigente organizzato intorno a lui. Lo stesso risultato, l’imperialismo anglo-americano lo ha ottenuto in Afghanistan non riuscendo a catturare né Bin Lader e né il mullah Omar responsabili, secondo loro, degli attentati alle torri gemelle e dell’esplosione del terrorismo islamico.

Bisogna ricordare che sia Saddam Hussein, sia Bin Laden, sia il Mullah Omar, sono state creature inventate dagli USA per combattere l’ayatollah iraniano Khomeini e gli invasori sovietici.

“La guerra è la continuazione della politica in modo diverso”, diceva Karl Von Clausewitz (generale prussiano, teorico, autore di varie opere sulla storia delle guerre): i fucili, i missili, i carri armati, le mine antiuomo, le armi chimiche e biologiche – largamente usati in questi conflitti – sono stati prodotti e venduti dalle potentissime lobby militar-industriali capaci, con la loro forza, di condizionare e incidere profondamente nelle decisioni dei singoli Governi. Gli arsenali pieni di armi devono essere svuotati per essere di nuovo riempiti: questo è il volto dell’imperialismo e una delle ragione vere delle varie guerre combattute in vaste aree geografiche del mondo, unitamente alla necessità di controllare il petrolio e l’insieme delle materie prime presenti in questi Paesi.

Da sempre la guerra costituisce uno dei maggiori investimenti economici del grande capitale e fornisce una risposta alle ricorrenti crisi di sovraccumulazione di merci, capitali e forza-lavoro, tipici di questa formazione economica e sociale storicamente determinata. Il lento processo di pacificazione dei Paesi africani e della ex-Jugoslavia mette in crisi l’industria bellica nel commercio ordinario delle armi. Le lobby delle armi, degli affari, del petrolio, dell’alta finanza, con forza impongono al governo americano di disinteressarsi e di boicottare le decisioni assunte nelle varie conferenze internazionali in difesa dell’ambiente, dello sviluppo di fonti di energia ecocompatibili e della tutela della salute, perché i loro interessi economici rischiano di essere minacciati da un pacifismo ed ecologismo che secondo loro vorrebbe imporre un diverso modello di sviluppo economico e sociale.

Il fronte dei Paesi imperialisti impegnati a scatenare una nuova guerra contro l’Iraq non è più compatto come dieci anni fa: la dottrina della guerra preventiva elaborata da Bush e da Blair ottiene il consenso di Israele, di Berlusconi e di qualcun altro, ma suscita fortissime preoccupazioni nella Chiesa, in Germania, in Francia, in Russia e in molti Paesi arabi che timidamente incominciano a prendere le distanze dal Grande Fratello anglo-americano.

Un ministro del governo tedesco, la verde Daubler Gmelin, afferma pubblicamente che Bush e Blair vogliono con la guerra distogliere l’attenzione degli americani e degli inglesi dai problemi di politica interna. Un metodo che usò a suo tempo anche Hitler. Bush sarebbe in galera se le leggi sull’insider trading fossero state in vigore qualche anno fa: fanno le guerre anche per questi motivi e non per altro.

 

No alla guerra imperialista !!!!!!!!