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PARTITO d’AZIONE COMUNISTA VIA TRIBUNALI N° 181 – NAPOLITELEFAX: 081
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Napoli, 30 Settembre 2002 GUERRA
ALL’IRAQ: BUSH, BLAIR E BERLUSCONI COME HITLER. Dieci anni fa le grandi potenze occidentali guidate
dagli americani e dagli inglesi, in accordo con la maggior parte dei principali
paesi arabi, scatenarono una durissima guerra contro l’Iraq, colpevole di
avere invaso il Kuwait. Questa guerra, unita ad un embargo totale di cibo e
medicine, in dieci anni ha causato oltre un milione di morti e non è riuscita a
scalzare dal potere Saddam Hussein e il gruppo dirigente organizzato intorno a
lui. Lo stesso risultato, l’imperialismo anglo-americano lo ha ottenuto in
Afghanistan non riuscendo a catturare né Bin Lader e né il mullah Omar
responsabili, secondo loro, degli attentati alle torri gemelle e
dell’esplosione del terrorismo islamico. Bisogna ricordare che sia Saddam Hussein, sia Bin
Laden, sia il Mullah Omar, sono state creature inventate dagli USA per
combattere l’ayatollah iraniano Khomeini e gli invasori sovietici. “La guerra è la continuazione della politica in
modo diverso”, diceva Karl Von Clausewitz (generale prussiano, teorico, autore
di varie opere sulla storia delle guerre): i fucili, i missili, i carri armati,
le mine antiuomo, le armi chimiche e biologiche – largamente usati in questi
conflitti – sono stati prodotti e venduti dalle potentissime lobby
militar-industriali capaci, con la loro forza, di condizionare e incidere
profondamente nelle decisioni dei singoli Governi. Gli arsenali pieni di armi
devono essere svuotati per essere di nuovo riempiti: questo è il volto
dell’imperialismo e una delle ragione vere delle varie guerre combattute in
vaste aree geografiche del mondo, unitamente alla necessità di controllare il
petrolio e l’insieme delle materie prime presenti in questi Paesi. Da sempre la guerra costituisce uno dei maggiori
investimenti economici del grande capitale e fornisce una risposta alle
ricorrenti crisi di sovraccumulazione di merci, capitali e forza-lavoro, tipici
di questa formazione economica e sociale storicamente determinata. Il lento
processo di pacificazione dei Paesi africani e della ex-Jugoslavia mette in
crisi l’industria bellica nel commercio ordinario delle armi. Le lobby delle
armi, degli affari, del petrolio, dell’alta finanza, con forza impongono al
governo americano di disinteressarsi e di boicottare le decisioni assunte nelle
varie conferenze internazionali in difesa dell’ambiente, dello sviluppo di
fonti di energia ecocompatibili e della tutela della salute, perché i loro
interessi economici rischiano di essere minacciati da un pacifismo ed ecologismo
che secondo loro vorrebbe imporre un diverso modello di sviluppo economico e
sociale. Il fronte dei Paesi imperialisti impegnati a
scatenare una nuova guerra contro l’Iraq non è più compatto come dieci anni
fa: la dottrina della guerra preventiva elaborata da Bush e da Blair ottiene il
consenso di Israele, di Berlusconi e di qualcun altro, ma suscita fortissime
preoccupazioni nella Chiesa, in Germania, in Francia, in Russia e in molti Paesi
arabi che timidamente incominciano a prendere le distanze dal Grande Fratello
anglo-americano. Un ministro del governo tedesco, la verde Daubler
Gmelin, afferma pubblicamente che Bush e Blair vogliono con la guerra
distogliere l’attenzione degli americani e degli inglesi dai problemi di
politica interna. Un metodo che usò a suo tempo anche Hitler. Bush sarebbe in
galera se le leggi sull’insider trading fossero state in vigore qualche anno
fa: fanno le guerre anche per questi motivi e non per altro. No alla guerra
imperialista !!!!!!!! |
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