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Nome: nico ----- Data e ora: 09/01/2010 - 22.02.01 ----- Titolo: Perché l’Unione Sovietica sconfisse il nazismo
Perché l’Unione Sovietica sconfisse il nazismo La strategia politico-militare Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disoriento' i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realta' la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e, sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare de sola l’offensiva nazista. Il patto fu la prima mossa di una strategia volta a rimandare per un certo lasso di tempo l’attuazione di una invasione considerata inevitabile ed a creare una cintura di Stati cuscinetto che ne evitasse l’impatto diretto. Le mosse successive della politica estera dell’URSS furono le seguenti: 1. Apertura di trattative con la Romania, dalla quale ottenne vantaggi territoriali di grande importanza strategica; conclusione di patti di mutua assistenza con la Lituania, l’Estonia e la Lettonia (le quali, per decisone dei loro popoli, nell’agosto del 1940, entrarono a far parte dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche). 2. Vista l’inutilita' di ogni tentativo di trattativa con il governo finlandese (fortemente compromesso con il nazismo) al fine di ottenere la concessione in affitto dell’isola di Hangö, punto strategico che avrebbe permesso l’attacco immediato a Leningrado, in cambio dell’offerta di territori molto piu' estesi, l’URSS dichiaro' guerra alla Finlandia e la costrinse a cedere l’isola. Questo atto di guerra contro un piccolo Stato attiro' contro l’URSS accuse di imperialismo, senza tener conto dell’appoggio politico e in armamenti dato da Francia ed Inghilterra al governo della Finlandia perché non addivenisse ad un accordo, pacifico e vantaggioso, con l’URSS. Questi comportamenti da parte delle potenze imperialiste risalivano a molti anni addietro, fino dal fallimento della Conferenza di Ginevra sul disarmo (febbraio 1932 - ottobre 1933) - che si chiuse con il ritiro della Germania dalla Societa' delle Nazioni - ed avevano un’unica radice: quella di considerare il primo Stato socialista come il nemico principale che, con il pericolo del “contagio” bolscevico, minacciava gli interessi capitalisti largamente rappresentati anche in Germania. Infatti, dal novembre 1924 all’agosto 1931 la Germania aveva ricevuto dalle banche americane e da vari paesi europei, a cominciare dall’Inghilterra, prestiti a lungo e breve termine per 25 miliardi e mezzo di marchi. Di essi il 7% a lungo termine erano statunitensi. La rinascita del potenziale economico-militare della Germania alimento' le aspirazioni tedesche alla revanche, favori' l’ascesa del nazismo e la sua politica di militarizzazione dell’industria. Allo sviluppo dell’industria bellica tedesca contribuirono la Standard Oil, la Dupont de Nemour e la Chase National Bank, che avevano rapporti strettissimi con le banche e con i consorzi dell’industria pesante (Krupp) e del settore bellico della Germania. Invano il governo dell’Unione Sovietica aveva, fino dalla nascita e dall’espandersi dei regimi fascisti e nazisti in Europa, insistito sulla politica della “sicurezza collettiva”(1). A partire dalla conferenza di Monaco (28 - 30 settembre 1938), a cui parteciparono Francia, Inghilterra ed i due regimi fascisti, Germania e Italia, con l’esclusione della Cecoslovacchia, che era parte in causa, nonché dell’URSS, risulto' chiaro che le potenze imperialiste, dando il loro consenso alla Germania per l’occupazione del territorio dei Sudeti erano disposte a venire a patti con i fascismi europei, purché questi volgessero le loro mire espansionistiche verso oriente e si preservassero i loro interessi. Gli appetiti di Hitler non si limitarono alla proclamazione di uno Stato slovacco satellite della Germania, ma la Wehrmacht marcio' su Praga il 15 marzo 1939 (2). Nel marzo del 1939 i governi dell’Inghilterra e della Francia apersero trattative con il governo sovietico per la conclusione di un patto tripartito di mutua assistenza, ma ponendo condizioni inaccettabili. Il governo sovietico fu costretto a respingere queste condizioni e propose che si cominciassero ad esaminare i provvedimenti concreti di lotta contro le possibili aggressioni. Nell’estate del 1939 giunsero a Mosca una missione militare inglese ed una francese. Si poté ben presto constatare che esse erano formate da rappresentanti di secondo piano e che non avevano alcuna facolta' di concludere trattati ed accordi. Al fallimento dei negoziati contribui' notevolmente il governo della Polonia, dominato da gruppi di militari accanitamente antisovietici, che rifiuto' l’aiuto militare dell’URSS. Durante questi inconcludenti colloqui, il governo di Londra trattava segretamente con la Germania hitleriana, arrivando a proporre un vero e proprio accordo sulla spartizione del mondo. Fu in questo quadro che maturo' il patto sovietico-tedesco dell’agosto 1939, di cui abbiamo parlato all’inizio. L’invasione della Polonia, il 1° settembre dello stesso anno, provoco' l’entrata in guerra dell’Inghilterra e della Francia e dette inizio al secondo conflitto mondiale. Tuttavia né Francia, né Inghilterra portarono alcun aiuto al loro alleato. Il governo ed il Comando supremo della Polonia fuggirono all’estero con la riserva aurea nazionale. Malgrado isolati episodi di eroismo, l’esercito nazionale si dissolse e, quando divenne evidente il pericolo che, con l’occupazione dell’Ucraina e della Bielorussia, le armate naziste si sarebbero attestate ai confini dell’URSS, le truppe sovietiche, nel settembre del 1939, entrarono in Polonia occupando, senza incontrare resistenza alcuna, ma anzi con il consenso della popolazione che non voleva finire sotto il tallone di Hitler, queste due regioni che avevano appartenuto alla Russia e che le erano state strappate con la forza nel 1920(3). Come e' noto, il 10 maggio 1940 comincio' l’offensiva sul fronte occidentale delle truppe naziste, che penetrarono nel Belgio, nell’Olanda e nel Lussemburgo ed entrarono in Francia. Il 10 giugno cadde Parigi. Dopo la capitolazione della Francia, tutta l’Europa, ad eccezione delle isole britanniche si trovo' sotto il potere di Hitler. Fu allora che lo Stato Maggiore nazista dette il via all’ “operazione Barbarossa”. Ai confini dell’URSS furono spiegate 190 divisioni tedesche, dotate dei piu' moderni mezzi tecnici e che contavano sull’appoggio di 3900 aerei. Il 22 giugno 1941, senza alcun ultimatum, né dichiarazione di guerra, le truppe naziste lanciarono contro l’URSS tutta la potenzialita' bellica di cui disponevano. Se, come abbiamo visto, la strategia del governo sovietico in politica estera aveva impedito l’isolamento dell’URSS e che si ripetesse la coalizione di tutti gli Stati imperialisti verificatasi nel primo dopoguerra, se con il patto di non aggressione con i nazisti si era guadagnata una pausa di respiro considerevole, non altrettanto adeguata fu la preparazione militare di difesa, rispetto alle strategie militari ed ai mezzi impiegati. L’errore di ritenere che Hitler non avrebbe violato, senza alcun pretesto, il patto e di sottovalutare gli evidenti preparativi delle armate naziste che premevano alle frontiere colse impreparata l’Armata Rossa ed aumento' in maniera esponenziale le perdite nel primo periodo dell’attacco e dell’invasione nemica. Innumerevoli furono gli episodi di eroismo che, fino dai primi giorni, contrastarono il passo al nemico e permisero all’esercito sovietico di riorganizzarsi, ma i sovietici dovettero subire pesanti sconfitte per tutto il primo e secondo anno di guerra. L’accerchiamento di Leningrado (che costo' 600 mila morti per fame e freddo), la caduta di Kiev, l’assedio di Mosca furono episodi tragici che fecero temere a tutti i popoli che gemevano sotto il nuovo “ordine nazista” e che vedevano nell’URSS l’ultimo bastione sicuro contro il nazi-fascismo, che anch’esso sarebbe caduto. La riscossa comincio' con la storica e vittoriosa resistenza di Stalingrado, con la disfatta dell’armata nazista assediante e con la ripresa dell’iniziativa sovietica su tutti i fronti. Le sorti della guerra si invertirono a sfavore dei nazisti nella battaglia di Kursk, nella quale i sovietici riuscirono a fermare l’ultima grande offensiva lanciata da Hitler nella primavera del 1943, molto prima che le potenze alleate si decidessero ad aprire il fronte occidentale con lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944). Furono le truppe dell’Armata Rossa a liberare i prigionieri sopravvissuti nei campi di annientamento dell’Europa Orientale ed il 2 maggio la bandiera rossa con falce, martello e stella a cinque punte sventolo' sul Reichstag a Berlino. Fin qui le ragioni politico- militari della vittoria sovietica sul nazismo. Ma nessuna strategia militare avrebbe potuto conseguirla pagando un prezzo tanto alto (4) senza le ragioni politiche e sociali che animarono l’intero popolo sovietico a lottare nelle file dell’Armata Rossa e nelle formazioni partigiane per la vita e l’esistenza di una patria (la guerra fu chiamata Grande Guerra Patriottica) che riconosceva come una societa' propria, conquistata e diretta – pur tra le innumerevoli contraddizioni – da una classe operaia che aveva preso nelle sue mani il proprio destino, da una popolazione contadina che aveva visto per la prima volta appagata la sua fame di terra e che, attraverso le convulsioni della lotta di classe nelle diverse fasi (della NEP, della lotta contro i kulak), affrontava e sperimentava la grande rivoluzione del passaggio dalla proprieta' individuale alla proprieta' collettiva e alla meccanizzazione delle colture agricole. La conquiste economiche e sociali della Rivoluzione d’Ottobre. Nell’industria La produzione industriale dell’URSS ebbe, nel giro di 26 anni, una crescita piu' rapida di quella degli altri paesi industrializzati, crescita che aumento' dal 3,7 % nel 1929, all’11,5 % nel 1938, a circail 12% nel 1939. Con questi risultati l’URSS si piazzo' al 3° posto dei grandi paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti e la Germania, superando la Gran Bretagna e la Francia. Nel corso dei due primi piani quinquennali si costruirono piu' di 2500 fabbriche ed imprese, molte di esse, tra cui la fabbrica di trattori di Stalingrado ed il complesso siderurgico di Magnitogorsk si potevano definire “giganti industriali”. Con lo sviluppo dell’industria, l’URSS divenne quasi completamente indipendente dall’estero. Le importazioni di materie prime (carbone, zinco, alluminio, ecc.) e di macchinari cessarono completamente o diminuirono drasticamente. Di alcuni prodotti si comincio' non solo la produzione, ma anche l’esportazione. Uno dei risultati piu' importanti dell’economia pianificata socialista dell’URSS fu il trasferimento del centro di gravita' industriale verso est. Prima della guerra del 1914 i 2/3 delle industrie russe erano concentrate tra San Pietroburgo, Mosca e l’Ucraina; la Siberia, l’Asia Centrale e il Kasakstan, e cioe' il 76% del territorio russo non possedeva che il 6% dell’industria. Le regioni di produzione delle materie prime erano a grandi distanze dalle industrie di lavorazione, comportando altissimi costi di produzione dei prodotti finiti. Ricerche geologiche sulle ricchezze naturali del paese scoprirono o permisero di esplorare a fondo vasti giacimenti di materie prime, rendendo possibile lo sfruttamento, in zone per il passato inesplorate, di grandi giacimenti di carbone, di minerali di ferro, di riserve di petrolio, di rame, di zinco e di piombo. Si sviluppo' cosi', per portare un esempio, la seconda base carbonifera dell’URSS, il bacino di Kuznietsk. Questa decentralizzazione comportava necessariamente lo sviluppo dei trasporti, altro obiettivo fondamentale che si era posto il primo piano quinquennale. Un altro risultato fondamentale della politica di industrializzazione consistette nel rinnovamento completo dell’apparato produttivo mediante lo sviluppo dell’ elettrificazione, il cui utilizzo si quadruplico' nel corso dei due primi piani quinquennali, e della meccanizzazione della produzione. Per fare un esempio, la meccanizzazione della produzione del carbone raggiunse il 90%. Lo sviluppo della produzione di macchine utensili, e nella fattispecie delle macchine tessili, porto' con sé quello dell’industria del cotone. L’industria leggera veniva cosi' incontro alla domanda digeneri di consumo per la popolazione, il cui livello di vita era migliorato. Infatti, dopo gli anni del “comunismo di guerra”, i salari degli operai erano aumentati e la durata della giornata lavorativa era stata ridotta a 7 ore giornaliere e a 6 per i lavori piu' pesanti. Gli enormi investimenti per lo sviluppo dell’intero apparato produttivo, non potendo basarsi sui prestiti esteri delle banche internazionali, contavano invece, oltre che sulle imposte sui redditi delle imprese statali ed in misura minore sulle imposte sui redditi privati (molto basse per gli operai ed impiegati di Stato, piu' alte per gli artigiani ed i liberi professionisti), su un’alta produttivita' e sull’abbassamento dei costi di produzione. I lavoratori furono i veri protagonisti dello sviluppo industriale appena descritto. Prima il movimento di emulazione socialista, poi quello stakanovista (5) e delle brigate d’assalto. Nella societa' borghese (dove vige la schiavitu' del lavoro salariato per molti e il privilegio del non lavoro per pochi) il record di Stakanov viene dileggiato (dagli utopisti del “diritto all’ozio”) e presentato come l’alienazione o la costrizione a cui erano sottoposte le masse operaie sovietiche. In realta' i record di produttivita' conseguiti dai lavoratori di avanguardia sovietici (soprattutto giovani) erano l’effetto dell’entusiasmo di sperimentare per la prima volta nella storia i cambiamenti dei rapporti di produzione basati sull’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e su una diversa concezione del lavoro. Gli stakanovisti erano tutt’altro che animali da soma costretti a sopportare le piu' inumane fatiche, al contrario erano i pionieri del passaggio dalla priorita' della tecnica alla priorita' dei quadri tecnici, gli “uomini nuovi” provenienti dalla classe operaia, che venivano formati nei complessi scolastici per studi medi e superiori di ingegneria, chimica, scienze minerarie, ecc. Come diceva Stalin: “... Erano prevalentemente operai ed operaie, giovani o di media eta', colti e tecnicamente preparati (la sottolineatura e' nostra)... Essi sono immuni dal conservatorismo e dal tradizionalismo di alcuni ingegneri, tecnici e dirigenti di aziende... Il movimento stakanovista rappresenta l’avvenire della nostra industria, reca in sé il germe del futuro slancio culturale e tecnico della classe operaia e ci apre la sola strada per la quale possiamo raggiungere quegli alti indici produttivi indispensabili per passare dal socialismo al comunismo ed eliminare il contrasto tra lavoro intellettuale e lavoro manuale” (6). A conclusione del secondo piano quinquennale, alla fine del 1937, l’industria dell’URSS raggiungeva il 428% rispetto al livello produttivo del 1929 ed in confronto all’anteguerra era piu' che quintuplicata. Nell’agricoltura Il passaggio dalla Nuova Politica Economica (NEP) alla collettivizzazione ed alla lotta contro i kulak e per l’abolizione del mercato capitalista che, nell’ambito della NEP aveva preso piede, fu una lotta estremamente dura nella societa' ed all’interno del Partito comunista. Nel 1927 persisteva la parcellizzazione delle grandi aziende capitaliste espropriate ed assegnate nel 1918 alle unita' familiari di ex braccianti e contadini poveri. Le aziende contadine piccole e piccolissime, specialmente dell’area cerealicola, praticavano un’economia arretrata ed erano in grado di fornire alle citta' solo poco piu' di 1/3 dei cereali che l’agricoltura poteva vendere nel mercato dell’anteguerra. Questa crisi era accompagnata da quella dell’allevamento del bestiame. La soluzione in un’economia socialista non poteva essere che la meccanizzazione e quindi la collettivizzazione dell’agricoltura, cioe' il raggruppamento graduale delle piccole e piccolissime aziende nella coltivazione in comune della terra per mezzo di cooperative, avvalendosi di macchine agricole e dei procedimenti scientifici delle colture intensive. Nel 1929, l’anno che Stalin chiamo' della grande svolta , si verifico' l’ingresso nei kolchoz non piu' di gruppi isolati di contadini, ma di villaggi e, a volte, di interi circondari. Questo significava l’adesione dei contadini medi alle cooperative agricole di produzione. Fu l’effetto del grande impulso alla produzione agricola realizzato nei sovchoz (aziende agricole di Stato) e dello sviluppo delle Stazioni di macchine agricole e di trattori che offrivano soluzioni fino ad allora impensate per lo sfruttamento delle terre incolte, per le seminagioni e per i raccolti meccanizzati di vaste aree, in particolare delle colture cerealicole. Gli anni successivi, dal 1930 al 1934, videro il passaggio dalle limitazioni imposte ai kulak alla loro eliminazione “in quanto classe”. Bisogna ricordare che i kulak avevano contrastato in ogni modo il crescente movimento contadino che si volgeva in favore della collettivizzazione, mediante sabotaggi, incendi ed assassinii, macellando il proprio bestiame ed incitando i contadini a fare altrettanto e ad entrare nudi nei kolchoz. L’ostilita' dei kulak era favorita, da un lato, dalle correnti di destra all’interno del Partito che li sostenevano e, dall’altro lato, da tutta una serie di errori e forzature di sinistra, commessi da parte di zelanti funzionari, i quali sostituirono il libero consenso con la costrizione, affrettarono arbitrariamente i tempi scaglionati di collettivizzazione che erano stati assegnati alle regioni e imposero la socializzazione integrale dei beni degli aderenti alle cooperative. Questi gravi errori determinarono arretramenti nella produzione e nella consegna dei prodotti allo Stato. Furono corretti con l’adozione, nel febbraio del 1935, dello statuto dell’artel agricolo (cooperativa nella quale erano collettivizzati soltanto i principali mezzi di produzione) e con la conferma della concessione ai kolchoz di tutte le terre da essi coltivate in godimento perpetuo. Con il passaggio di tutta le terre del villaggio ai kolchoz, comprese quelle di proprieta' dei kulak, i contadini iniziarono ad espropriarli e a cacciarli dalle terre. Fu una lotta di classe dal basso, appoggiata dall’alto da leggi drastiche che abolivano i diritti di proprieta' e di sfruttamento di mano d’opera da parte dei kulak. Verso la fine del 1934 i kolchoz raggruppavano circa i ¾ delle aziende contadine dell’URSS e circa il 90% di tutta la superficie seminata. L’agricoltura impiegava 281.000 trattori e 32.000 mietitrebbia. Il piano della consegna del grano fu adempiuto tre mesi prima che nel 1932. Alla fine del secondo piano quinquennale, realizzato prima del termine prestabilito, si verifico' un’ascesa senza precedenti in tutti i settori della produzione agricola. I kolchoz da soli (senza tener conto dei sovchoz) diedero al paese piu' di 1.700 milioni di pud di grano mercantile, ossia almeno 400 milioni di pud in piu' di quanto avessero messo sul mercato nel 1913 i grandi proprietari terrieri, i kulak ed i contadini nel loro complesso. Nell’istruzione Con l’introduzione dell’istruzione generale obbligatoria e con la costruzione di nuove scuole, non solo fu sconfitto l’analfabetismo, ma il livello di cultura in tutta l’URSS si elevo' straordinariamente. Il numero degli allievi delle scuole elementari passo' da 8 milioni nel 1914 a 28 milioni nell’anno scolastico 1936-1937. Quello degli studenti degli istituti d’istruzione superiore, da 112.000 nel 1914, a 542.000 nell’anno scolastico 1936- 1937. Impressionanti anche i risultati nella formazione delle varie categorie professionali degli intellettuali. I quadri intellettuali nel 1937 avevano raggiunto la cifra complessiva di 9,6 milioni di persone. Diamo alcune cifre riguardanti diverse categorie professionali nel 1937: 969.000 maestri (213.000 nel 1914); 132.000 medici (19.785 nel 1913); 250.000 ingegneri; 80.000 tra scienziati e professori; 150.000 artisti, ecc. Il dato caratteristico era la loro composizione sociale. A differenza delle societa' capitaliste, la maggioranza della nuova classe intellettuale sovietica proveniva dalle file della classe operaia e, per completare il quadro dello sforzo compiuto nel campo culturale e dare solo un cenno delle conquiste delle donne in ogni campo politico e sociale, argomento su cui speriamo di ritornare, ricordiamo soltanto che in Unione Sovietica (sempre facendo riferimento al 1937) circa un uomo su dieci ed una donna su dodici avevano frequentato una scuola secondaria o una scuola secondaria superiore. La politica delle nazionalita' I fondamenti del patto costitutivo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (7) garantivano: la libera adesione ed uguaglianza delle nazioni; il diritto ad un’esistenza statale indipendente; l’uguaglianza giuridica dei membri dell’Unione; il diritto ad uscire dall’Unione per decisione unilaterale. Nel capitolo della Costituzione del 1936, riguardante gli organi del potere di Stato dell’URSS, veniva stabilito che il Soviet Supremo dell’URSS (potere legislativo) si componesse di due Camere: il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalita' e che le due Camere avessero uguali diritti (8). Siamo anche qui costretti, per ragioni di spazio, ad omettere la questione importantissima della lotta ideologica che Stalin condusse contro due tendenze opposte, ugualmente errate, presenti nel Partito: quella dello sciovinismo grande-russo e quella dello sciovinismo nazionalista. Vi facciamo solo cenno per far presente che sarebbe importantissimo studiare a fondo queste tendenze per interpretare tutti i tentativi attuali – provenienti dall’esterno e dall’interno – di frantumazione della Federazione Russa. Le Repubbliche federate, le Repubbliche autonome e le regioni autonome (le tre categorie di appartenenza all’Unione) godettero in pratica della loro piena autonomia che consistette, come spesso giustamente si sottolinea, nel favorire, da parte del governo centrale, lo sviluppo delle culture nazionali, ivi comprese le lingue locali, ma soprattutto nei grandi avanzamenti economici (investimenti industriali, comunicazioni), culturali (scuole, universita', biblioteche, ecc.) e sociali. Il successo di questa politica fu dimostrato - con la verita' inoppugnabile dei fatti - dal fallimento del tentativo, da parte dell’invasore nazista, di puntare sulle divisioni etniche. Diversamente a quanto si verifico' in vari Stati “democratici” europei, nell’URSS non ci furono governi collaborazionisti alla Quisling o Pétain, né diserzioni di massa. Al contrario, i popoli di tutte le nazionalita' e le etnie, nella stragrande maggioranza, lottarono uniti contro le forze armate nemiche, portatrici della teoria delle “razze inferiori”, consapevoli che la vittoria del nazismo avrebbe significato non solo la perdita dell’autonomia, ma la loro riduzione in schiavitu'. Per concludere, non possiamo non paragonare questa unita' sostanziale, sia pure raggiunta attraverso contraddizioni ed errori, con l’attuale disegno eterodiretto dei nazional-separatisti, che ha il suo culmine nella guerra in Cecenia, prova generale della totale balcanizzazione della Federazione Russa. Questo disegno e' parte della strategia, gia' attuata con successo nei Balcani, in Afghanistan e che si prospetta per l’Irak, che si inserisce nel quadro di una nuova spartizione del mondo ad opera delle potenze imperialiste e degli USA in prima fila. Infine, a proposito della Nato, e' istruttivo paragonare la strategia dell’Unione Sovietica alle soglie della seconda guerra mondiale, che consegui' il fine di precostituire una cintura di Stati amici e neutrali, per ammortizzare il primo impatto dell’assalto nazista, con l’acquiescenza dimostrata da Putin al vertice Russia - Nato di Roma (vedi la dichiarazione del CC del Partito Pansovietico dei Bolscevichi, pubblicata in questo stesso foglio). Egli evidentemente preferisce correre il pericolo costituito dall’accerchiamento di Stati membri della Nato, zelanti neofiti ed aspiranti tali, che preme ai confini della Russia, foriero di ogni ricatto e al limite di atti di guerra, in cambio di un ruolo, che la stessa dichiarazione definisce giustamente “di vassallo”. Adriana Chiaia Note: 1) Il 26 giugno 1938 il Commissario agli Affari Esteri, Litinov, denuncio' lo stato di disgregazione della Societa' delle Nazioni: “Alcuni abbandonano la Societa' delle Nazioni, altri vi rimangono formalmente, ma rifiutano arbitrariamente di adempiere agli impegni presi.” 2) Nel presente articolo, per motivi di spazio, non possiamo occuparci dell’estensione del conflitto nell’Estremo Oriente (scatenamento della guerra del Giappone contro la Cina). Anche di fronte dell’aggressione fascista in Oriente, i governi di Londra e Parigi applicarono la “politica di Monaco”. Per preservare le sue frontiere orientali, l’URSS firmo' un patto di neutralita' con il Giappone. 3) Gli imperialisti polacchi, guidati dal maresciallo Pilsudski, perseguivano la restaurazione dello Stato polacco nelle frontiere del 1772, che inglobavano un numero di abitanti non polacchi maggiore di quello dei polacchi. A questo scopo la Polonia attacco' l’Unione sovietica nel 1920 con il pieno appoggio delle potenze alleate. Malgrado uscisse vittorioso dal conflitto, il governo dell’URSS dovette accettare, nelle ingiuste trattative di pace, la cessione dell’Ucraina e della Bielorussia alla Polonia imperialista. 4) 20 milioni di morti, la meta' dei quali furono civili o prigionieri di guerra, uccisi e torturati dai nazisti nei territori sovietici occupati. I nazisti distrussero 1710 citta', oltre 70 mila villaggi, 32 mila imprese industriali, 98 mila kolchoz, 1876 sovchoz, fecero saltare 65 mila chilometri di linee ferroviarie e portarono via 16 mila locomotive e 428 mila vagoni. 5) movimento che prese il nome da Alessio Stakanov, un perforatore di una miniera nel bacino del Donez, che in un solo turno di lavoro produsse 102 tonnellate di carbone, superando di 14 volte la norma corrente. 6) Stalin, Questioni del leninismo, p. 602 – 3. Edizione italiana 7) Vedi rapporto al X Congresso Panrusso dei Soviet, 26 dicembre 1922. 8) Stalin, Sul progetto di Costituzione dell’URSS, ( che contiene in appendice il testo definitivo approvato), Edizioni Rinascita, Roma, 1951. -------------------------------------------------------------------------------- 1 Il 26 giugno 1938 il Commissario agli Affari Esteri, Litinov, denuncio' lo stato di disgregazione della Societa' delle Nazioni: “Alcuni abbandonano la Societa' delle Nazioni, altri vi rimangono formalmente, ma rifiutano arbitrariamente di adempiere agli impegni presi.” 2 Nel presente articolo, per motivi di spazio, non possiamo occuparci dell’estensione del conflitto nell’Estremo Oriente (scatenamento della guerra del Giappone contro la Cina). Anche di fronte dell’aggressione fascista in Oriente, i governi di Londra e Parigi applicarono la “politica di Monaco”. Per preservare le sue frontiere orientali, l’URSS firmo' un patto di neutralita' con il Giappone. 3 Gli imperialisti polacchi, guidati dal maresciallo Pilsudski, perseguivano la restaurazione dello Stato polacco nelle frontiere del 1772, che inglobavano un numero di abitanti non polacchi maggiore di quello dei polacchi. A questo scopo la Polonia attacco' l’Unione sovietica nel 1920 con il pieno appoggio delle potenze alleate. Malgrado uscisse vittorioso dal conflitto, il governo dell’URSS dovette accettare, nelle ingiuste trattative di pace, la cessione dell’Ucraina e della Bielorussia alla Polonia imperialista. 4 20 milioni di morti, la meta' dei quali furono civili o prigionieri di guerra, uccisi e torturati dai nazisti nei territori sovietici occupati. I nazisti distrussero 1710 citta', oltre 70 mila villaggi, 32 mila imprese industriali, 98 mila kolchoz, 1876 sovchoz, fecero saltare 65 mila chilometri di linee ferroviarie e portarono via 16 mila locomotive e 428 mila vagoni. 5movimento che prese il nome da Alessio Stakanov, un perforatore di una miniera nel bacino del Donez, che in un solo turno di lavoro produsse 102 tonnellate di carbone, superando di 14 volte la norma corrente. 6 Stalin, Questioni del leninismo, p. 602 – 3. Edizione italiana 7 Vedi rapporto al X Congresso Panrusso dei Soviet, 26 dicembre 1922. 8 Stalin, Sul progetto di Costituzione dell’URSS, ( che contiene in appendice il testo definitivo approvato), Edizioni Rinascita, Roma, 1951.


Nome: Pietro Ancona ----- Data e ora: 30/08/2010 - 22.30.25 ----- Titolo: e se i guai sono rappresentati dalla Confindustria
E se il problema dell'Italia, delle sue difficolta' che la fanno annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacita' ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari? La Confindustria tedesca credo che abbia molto da insegnare ai sempre piu' lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con salari quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese e' armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non ha piu' soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza,. I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di responsabilita' con la pratica della codecisione. Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni unilaterali delle imprese. Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia). La Marcegaglia che oramai sfiora la volgarita' con la brutalita' e le bassezze delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre piu' queruli ed isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora si ostinano a essere tali. Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di piu', sempre di piu'. L'ideale e' portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello tunisimo. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato. La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con programmi sempre piu' dequalificati. Ora l'abbattimento dei salari gia' ultimi tra i paesi OCSE non basta piu'. Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due istituzioni importanti del welfare italiano. Marchionne si e' unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione una organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e non per quella che e': un enorme parassita che ha creato un impero economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione, con la cosidetta sussidiarieta', i bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle sue dipendenze. Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Utalia, come il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che viene accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe lavoratrice e la sinistra. Sarebbe opportuna un approfondimento di CL un esame dei bilanci della Compagnia delle Opere,e magari scopriremmo quanto e' bello, quanto e' redditizio e facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse. L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone, distruggendo la scuola e la sanita', svendendo il patrimonio dello Stato ai privati ha fatto in Italia troppo strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del passato e' autolesionistica. Ill conflitto sociale e' l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla societa'. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti invecchiano e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficolta', produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia pagando alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.


Nome: Enza ----- Data e ora: 17/08/2010 - 19.17.40 ----- Titolo: W COMPAGNI
COMPLIMENTI PER IL SITO! AVANTI FINO ALLA VITTORIA FINALE!


Nome: NICO ----- Data e ora: 14/06/2010 - 22.59.17 ----- Titolo: STALIN E LE NAZIONALIZZAZIONI
Stalin e le nazionalizzazioni come difesa dall'aggressione imperialista e dalla controrivoluzione internaCondividi. Oggi alle 22.49 L'uscita dalla guerra e il breve periodo di tregua conquistato dalla Repubblica sovietica al duro prezzo di una "pace disgraziata", come Lenin defini' il trattato firmato a Brest-Litovsk, fu decisivo per il governo, la classe operaia e i contadini rivoluzionari della Russia per avviare e sviluppare tutte le iniziative e le attivita' necessarie a consolidare la dittatura del proletariato, il grande processo di trasformazione socialista del paese, la sua capacita' di difesa sia politica sia militare dall'aggressione controrivoluzionaria che di li' a poco la borghesia russa e l'imperialismo mondiale avrebbero scatenato per annientare il primo Stato socialista. Possiamo brevemente sintetizzare queste iniziative e queste attivita' che hanno permesso il consolidamento del potere sovietico in Russia e la riorganizzazione del sistema sociale ed economico su base socialista e che hanno avuto il loro massimo impulso proprio nel periodo successivo alla conclusione della pace con la Germania. Il controllo e la nazionalizzazione della Banca di Stato e delle banche private introdotti dai decreti del Consiglio dei Commissari del popolo sull'annullamento dei prestiti interni ed esteri contratti dal governo zarista e dal governo provvisorio, sulla trasformazione dell'organizzazione bancaria in monopolio di Stato con la confluenza delle banche private in quella statale e la creazione della Banca popolare unificata della Repubblica russa. L'avvio del programma di nazionalizzazione dell'industria, a partire dalle grandi fabbriche e dagli stabilimenti minerari, metallurgici, tessili, ecc., fino a coprire la totalita' dei settori produttivi. Il complesso e difficile avvio del lavoro nelle aziende nazionalizzate e l'incremento della produttivita' sulla base dell'organizzazione del lavoro socialista, del rafforzamento della nuova disciplina, della preparazione di quadri operai in grado di dirigere le fabbriche, i settori produttivi e l'economia. Tutto cio' assieme alla definizione del programma di sviluppo dell'industria pesante, per garantire la vittoria del settore socialista su tutti gli altri settori dell'economia del paese. Il controllo sulle principali branche del commercio. La creazione presso il Consiglio superiore dell'economia nazionale di una speciale commissione per lo studio delle fonti d'energia della Russia e l'avvio del processo d'elettrificazione con la costruzione delle prime grandi centrali elettriche del paese. Sul piano della sicurezza interna lo smantellamento del vecchio apparato e la formazione dei nuovi organismi della "dittatura del proletariato" porto' alla creazione della "milizia operaia", la nuova polizia, alle dirette dipendenze dei Soviet. Il 7 dicembre 1917 il governo istitui' la "Commissione straordinaria" (Ceka') in funzione della prevenzione e della lotta contro il sabotaggio e i tentativi controrivoluzionari e dell'arresto e della consegna dei responsabili di questi atti ai "tribunali rivoluzionari". Infine il nuovo sistema giudiziario, introdotto con il "Decreto n. 1 sui tribunali" del 22 novembre 1917. Il nuovo ordinamento, i cui organi emanati e controllati dai Soviet, erano elettivi, istitui' i "Tribunali del Popolo" per il giudizio sui reati comuni e i "Tribunali Rivoluzionari" per quello riguardante la lotta alla controrivoluzione.


Nome: nico ----- Data e ora: 29/05/2010 - 19.29.52 ----- Titolo: Dichiarazioni del Network Antimperialista
Dichiarazioni del Network Antimperialista riunito all’Assemblea Preparatoria del Social Forum Europeo a Istanbul, il 22 maggio 2010 Il Network Antimperialista del Social Forum Europeo in occasione della riunione tenuta a Istanbul il 22 maggio 2010 per organizzare i lavori del Social Forum, che si terra' a Istanbul dal 1 al 4 luglio, ha prodotto le dichiarazioni seguenti: Come affermato durante l’Assemblea Preparatoria Europea del Social Forum ad Istanbul, la crisi del capitalismo si trasforma in una vera e propria guerra contro le masse popolari. Di fronte a questi ultimi sviluppi, che a partire dalla Grecia si stanno estendendo in tutta Europa, il Network Antimperialista dichiara che limitarsi a pensare a un altro mondo possibile appartiene al passato. Il presente richiede qualcosa di nuovo. Dobbiamo comprendere che quest’altro mondo possibile e' il socialismo, e dobbiamo lottare per realizzarlo. La via d’uscita dalla crisi capitalistica e' il socialismo. Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' alla lotta delle masse popolari in Grecia e in tutti gli altri paesi d’Europa e del mondo che lottano per difendersi contro la guerra che la borghesia imperialista scatena contro di loro. Dichiara la propria solidarieta' a tutti i lavoratori e le lavoratrici che in tutto il mondo lottano come avanguardia delle masse popolari, e in particolare agli operai turchi della Tekel, la cui resistenza dura da mesi, e che il 1° maggio sono stati protagonisti della riconquista a Istanbul di Piazza Taksim, che il regime aveva proibito alle dimostrazione operaie per piu' di un decennio. Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' al movimento comunista e rivoluzionario del Nepal, che avanza con successo nella lotta per la democrazia e la sovranita' nazionale, per abbattere il feudalesimo, contro l’oppressione, e contro le mire espansioniste dello Stato indiano. Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' alla resistenza delle popolazioni indigene e al loro movimento comunista che resiste alla guerra che lo Stato indiano ha dichiarato contro di loro, la guerra chiamata Operazione Green Hunt, che prevede massacri, espropriazioni di terre e devastazioni ambientali di proporzioni gigantesche. Il Network dichiara inoltre la propria solidarieta' alla scrittrice e attivista dei diritti umani Arundathi Roy, perseguitata perché denuncia la barbarie dello Stato indiano. Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' ai popoli in lotta contro l’aggressione imperialista, in Afghanistan, in Iraq, e altrove. Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' ai popoli in lotta per la liberazione nazionale, ai palestinesi, ai curdi, ai baschi, agli irlandesi. Dichiara la propria solidarieta' ai prigionieri politici irlandesi in lotta contro le infami condizioni in cui sono costretti nel carcere di Bahagonny. Il Network Antimperialista si impegna a fare si' che il Social Forum Europeo sia uno strumento per fare vincere le lotte dei lavoratori e delle masse popolari in Europa e in tutto il mondo. Invitiamo tutti a partecipare a questo nostro impegno e a partecipare al Social Forum Europeo di Istanbul tra il 1 e il 4 luglio 2010. Costruiamo un’altra Europa! The Anti-Imperialist network of the European Social Forum from Istanbul support Indian people's resistance. Statements by Anti-imperialist Network from Istanbul, 22nd May Condividi Oggi alle 17.38 The Anti-Imperialist Network of the European Social Forum, on occasion of the meeting held in Istanbul on 22 May 2010 in Istanbul for organizing the works of Social Forum, made the following statements. As it has been told in the European Preparatory Assembly of the Social Forum in Istanbul, the crisis of capitalism is becoming a real war against the popular masses. Facing the latest developments that, starting from Greece are wide spreading all over Europe, the Anti-Imperialist Network states that only thinking to another possible world belongs to the past. Present times need something new. We need to understand that this other possible world is socialism, and we have to struggle for building it. The way out from the capitalist crisis is socialism. The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to popular masses’ struggles in Greece and in the other countries of the world, who struggles to defend themselves against the war the bourgeoisie is waging against them. It declares its solidarity to all the workers all around the world struggling as a vanguard of the popular masses, and in particular to the Turkey workers of Tekel, whose resistance is going on for months, and who were in the forefront in Istanbul in the conquest of Taksim square, which the regime had forbidden to workers’ demonstration for more than a decade. The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the communist and revolutionary movement of Nepal, which is advancing successfully in the struggle for democracy and national sovereignty, for overthrowing feudalism, against oppression and Indian State expansionism. The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the resistance of indigenous people and of its communist movement resisting to the war the Indian state declared against them, the war called Operation Green Hunt, that plans appaling slaughters, expropriations of lands and environmental devastation. Besides, the Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the writer and human right defender Arundathi Roy, persecuted because she denounces Indian State barbarity. The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to peoples struggling against imperialist aggressions in Afghanistan, Iraq, and everywhere. The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the people struggling for national liberation, to Palestinian, Kurdish, Basque, Irish people. It declares its solidarity to Irish political prisoners struggling against the awful condition they have to endure in Bahagonny prison. The Anti-Imperialist Network is committed to get the European Social Forum to be a means for making workers and peoples’ struggles win in Europe and all over the world. We invite every one of you to join our work and to participate in the European Social Forum of Istanbul on 1-4 July 2010. Let’ s build another Europe! Let’s build new socialist countries! Costruiamo nuovi paesi socialisti!


Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 05/11/2010 - 20.50.07 ----- Titolo: Lavoro in affitto
Il lavoro in affitto,il cosiddetto,"lavoro in somministrazione",che in questi ultimi anni,grazie alla famigerata"LEGGE BIAGI,ha preso sempre piu' piede e' diventato un fatto istituzionale.Praticamente,con la somministrazione di lavoro,si instaura un tipo di contratto che coinvolge tre entita':il somministratore(agenzia interinale),l'utilizzatore(l'azienda)e l'operaio,o impiegato chessia,il quale svolge la mansione a termine richiesta.Il lavoratore viene assunto dall'agenzia interinale,e viene inviato nel luogo dove si trova l'utilizzatore.Facendo divenire cosi' il lavoratore ,una sorta di merce di scambio,equiparato ad una transazione commerciale,un oggetto che viene venduto ed acquistato,a beneficio non del lavoratore,che viene umiliato e sottomesso,ma bensi' del compratore(l'azienda),e del venditore (agenzia).Quello che i piu' non sanno,oppure hanno dimenticato,questa sorta di perverso marchingegno,usato per togliere qualsivoglia diritto alle masse operaie,e attualmente anche alle classi medie,era largamente usato alla fine degli anni '70 sotto il nome di "cooperative di servizi",che altro non erano che una forma primordiale delle attuali agenzie interinali.Queste cooperative,avevano il compito di reclutare lavoratori in affitto,prettamente immigrati del sud Italia,(non c'erano ancora gli extracomunitari)senza una lira e affamati,per canalizzarli in aziende compiacenti.Questi malcapitati avevano mansioni esclusivamente di fatica, venivano affiancati ai dipendenti veri e propri dell'azienda,i quali non volevano fare certi lavori pesanti.Una sorta di caporalato in piena regola,degna non di un paese avanzato come la nostra Italia,ma del piu' misero e bieco dei paesi del terzo mondo,ove vige la legge del piu' forte e del piu' furbo,dove non esiste democrazia. Si evince da cio' che il lavoro precario,non e' storia recente, esisteva gia quarant'anni fa, si e' solo evoluto col passare del tempo ,si e' raffinato,adesso non interessa solo i nostri connazionali di classe operaia venuti da terre di mafia e di camorra,ma interessa anche e soprattutto i nostri giovani,e le classi sociali piu' elevate. http://maroneonis.blogspot.com/


Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 05/03/2010 - 20.22.30 ----- Titolo: chi mi ha messo le catene passa la vita in vacanza
http://maroneonis.blogspot.com/2010/05/chi-mi-ha-messo-le-catene-passa-la-vita.html


Nome: Ciro Crescentini ----- Data e ora: 05/02/2010 - 21.41.55 ----- Titolo: primo maggio triste , c'e' poco da festaggiare
Un primo maggio triste e precario per i lavoratori campani: 800 mila disoccupati, 50 mila lavoratori in nero o in grigio, 13 mila precari “a progetto”, millecinquecento “affittati” dalle agenzie interinali. In Campania, negli ultimi anni, la giunta Bassolino ha speso 9 miliardi di euro provenienti dalle casse comunitarie senza creare lavoro o sviluppo. Nelle fabbriche, nei cantieri e negli uffici si lavora come cento anni fa. Le organizzazioni sindacali confederali si trasformano in promoter dei fondi pensionistici e dei collocamenti privati, in grandi sportelli di servizi parapubblici allontanandosi sempre di piu' dai luoghi di lavoro. Il lavoro precario non ha avuto inizio con la legge Biagi. La precarieta' e' stata legittimata con la legge Treu e con i contratti di collaborazione. Domani non sara' un giorno di festa per migliaia di lavoratori e lavoratrici napoletani. In molti sono preoccupati del proprio futuro, i giovani, in particolare. “La banca non vuole riconoscermi il mutuo per acquistare la casa – dice Roberta Vittosi un’operatrice call center – Non mi ritiene affidabile perché ho stipulato un contratto a progetto”. Il lavoro diventa sempre piu' precario. “La precarieta' fa aumentare lo stress, la depressione ed e' la causa degli infortuni sul lavoro. Almeno il 90% dei lavoratori che si ammalano o si infortunano sono lavoratori preoccupati per il proprio futuro. Ai limiti della poverta' si trovano migliaia di famiglie campane di operai morti sul lavoro. Migliaia di madri e vedove, non solo distrutte dal dolore per la perdita affettiva ma totalmente incapaci di far fronte alla perdita economica del capofamiglia. Famiglie al completo sbaraglio, bambini lasciati al proprio destino, donne incapaci di assicurare nemmeno i beni di prima necessita' a questi orfani. "Se in ogni procura, specialmente in quelle medio-grandi, vi fossero pool di magistrati impegnati sulla sicurezza, pure gli organi di vigilanza sul territorio (ispettori del lavoro, di Asl e Arpa) avrebbero un altro atteggiamento rispetto ai controlli e alla prevenzione degli incidenti sul lavoro,finché l’intervento giudiziario sara' frammentato, non si otterra' il risultato di renderlo sistematico, uniforme e incisivo, oltre che professionale, su tutto il territorio nazionale” – dice Raffaele Guariniello Procuratore aggiunto di Torino. Nei call center, laboratori e cantieri di restauro artistico sono diffusi i “finti” contratti a progetto utilizzati per non riconoscere come subordinati o dipendenti gli addetti impegnati dieci e dodici ore al giorno. Tanti soldi, tante risorse evase che potrebbero essere utilizzate per migliorare le condizioni di lavoro e la qualita' delle strutture pubbliche e sociali (scuole, ospedali, reti ferroviarie, asilo nido). Il primo maggio? Tanta la precarieta'. Non c’e' niente da festeggiare


Nome: COMUNISTI NAPOLETANI ----- Data e ora: 05/01/2010 - 20.58.27 ----- Titolo: insurrezione armata 1945 ....... oggi come ieri
INSURREZIONE ARMATA 1945....UN UTILE INSEGNAMENTO PER LA RIVOLUZIONE PROLETARIA SOCIALISTA!!!! Agli operai/e , ai lavoratori/lavoratrici dipendenti di tutti i settori,ai disoccupati/e,ai precari/e,ai pensionati/e,alle casalinghe,ricordiamo L'INSURREZIONE ARMATA che nel 25/04/45 libero' l'Italia dal nazifascismo. Di che natura fu' l'insurrezione armata del 45 ??? Essa fu' un azione armata di popolo che si fuse e venne guidata da formazioni politico-militari ( quasi esclusivamente dalle brigate partigiane comuniste) che misero fine ad un regime oppressivo per via militare rivoluzionaria.L'insurrezione assume una straordinaria attualita' oggi,sia perche' il nemico battuto 65 anni fa' sta risorgendo ( vedasi natura fascista,razzista del governo berlusconi) perche' la crisi capitalistica spinge i padroni ad accentuare sempre piu' il carattere reazionario di stato borghese,affamando,reprimendo,militarizzando i rapporti interni e internazionali,sia perche' se le masse popolari non vogliono pagare questo prezzo,il regime economico e politico capitalistico deve essere superato da una rivoluzione proletaria,la quale nella sua fase finale assumera' probabilmente la forma di insurrezione armata,questa volta non contro un regime politico particolare della borghesia (nazifascismo),ma contro tutto il sistema capitalistico. Al regime oppressivo capitalistico fondato sull profitto individuale e sull'oppressione politica , si sostituira' un potere proletario che eliminando la classe dei capitalisti,socializzi la ricchezza sociale prodotta ed assicuri dominio politico e liberta' a tutta l'umanita'. per questi motivi,tutti i proletari,i comunisti,tutti coloro che sono sinceramente legati alla giustizia sociale ,devono rafforzare il campo comunista rivoluzionario,devono produrre iniziative,propagandare,chiarire,studiare ed applicare gli insegnamenti dell'insurrezione armanta del 25 Aprile 1945. Mentre i borghesi festeggieranno il 25 Aprile per l'ottenimento della costituzione democratica,ilproletariato ricordera',studiera' e applichera' quegli insegnamenti per lo sbocco della lotta di classe. in questi anni in cui una infima minoranza si e' arricchita,costituendo due blocchi socio-politici ( uno pseudodemocratico,guerrafondaio di destra polo pdl-lega-estrema destra,l'altro pseudodemocratico di sinistra pd-prc-ecc. che servono la borghesia rendendo lo tato borghese piu' autoritario,guerrafondaio,antipopolare,che immiserisce le masse popolari. Tutto cio' dimostra che questo sistema socio-politico-capitalistico va' abbattuto dallo sviluppo della coscienza autonoma proletaria,unitamente alla costituzione del partito comunista rivoluzionario,per un processo rivoluzionario verso il socialismo.Viva il 25 Aprile, Viva la lotta proletaria e comunista nazionale e internazionale.Comunisti Napoletani,


Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 29/04/2010 - 21.20.53 ----- Titolo: Il sud delle meraviglie
Secondo alcuni rapporti,sono piu' di settecentomila,negli ultimi anni che hanno fatto le valigie per trasferirsi dal sud al nord Italia.Questo esercito di giovani e non piu' giovani,hanno in comune tutti lo stesso sogno:lavorare.L'unica certezza di un passo cosi' difficile,quello di lasciare la propria terra,e' quella forse di trovare un lavoro precario,cosa praticamente impossibile al sud.Un sud,quello italiano, in cui mancano del tutto le politiche giovanili,un sud ancora dominato dalle mafie,un sud dove ti sembra di essere ancora in una sorta di ambito medievale,in piu' imbruttito da degrado e abbandono.Partono,questa volta con gli zaini firmati e il telefonino di ultima generazione,consci che la loro destinazione ha ben poco da offrire in ambito lavorativo e umano.Partono silenziosamente verso le citta' del nord Italia,ma anche del nord Europa,cercando magari all'estero quello che non hanno avuto nel loro paese,cioe' un'affermazione del merito e diritto che i governi italiani non hanno saputo dare,che invece di puntare sull'istruzione e sulla formazione,tagliano proprio in questi settori.Ma i problemi piu' gravi li devono affrontare quelli che restano al sud Italia,perche' perdono ogni speranza di trovare un occupazione,arrivando anche a non cercare piu' e a non iscriversi nei registri dei disoccupati,uscendo dal mercato del lavoro senza provare piu' a rientrarci.Il problema piu' grande di questo disastro e' che il governo oltre a non far nulla per arginare questo fenomeno,sottrae sempre piu' soldi al mezzogiorno,con la scusa di vari interventi urgenti.L'effetto lega e' sempre piu' evidente. http://maroneonis.blogspot.com/?spref=fb