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Nome: nico ----- Data e ora: 24/07/2011 - 14.55.10 ----- Titolo: Discorso inedito di Stalin al Plenun del C.C. Discorso inedito di I.V. Stalin al Plenum del Comitato Centrale del PCUS del 16 ottobre 1952. Il discorso e' riportato nel resoconto stenografico della seduta ad opera di L.N. Efremov ed e' stato pubblicato da «Sovietskaja Rossija» il 13 gennaio 2000 e tradotto in italiano da Stefano Trocini. Dal verbale si puo' capire che gli avvenimenti relativi al XX Congresso del PCUS stavano gia' maturando prima della morte di Stalin e che la destra del partito stava gia' lavorando alla svolta del ’56.
Si e' svolto dunque il congresso del partito. I lavori del congresso sono andati bene e a molti puo' sembrare che tra noi ci sia la piu' completa unita'. E invece questa unita' non c’e'. Alcuni esprimono disaccordo con le nostre decisioni.
Si chiedono perche' abbiamo sensibilmente allargato la composizione del CC. Ma non e' forse chiaro che occorreva introdurre forze nuove nel CC? Noi siamo vecchi, moriremo tutti, e allora, non dobbiamo forse pensare a chi consegneremo il testimone dela nostra grande causa? Chi la portera' avanti? Per questo occorrono persone, esponenti politici piu' giovani, fedeli. E cosa significa far crescere un esponente politico, uno statista? Per questo ci vuole un grande impegno. Occorrono dieci, anzi quindici anni per preparare un uomo di stato.
Ma non basta soltanto desiderarlo. E’ possibile preparare uomini politici ideologicamente temprati soltanto nell’attivita' pratica, nel lavoro quotidiano per applicare la linea generale del partito, per vincere l’opposizione di ogni genere di elementi opportunisti ostili, che tendono a frenare e minare l’opera di costruzione del socialismo. Gli esponenti politici di esperienza leninista, educati dal nostro partito, dovranno sconfiggere nella lotta questi tentativi ostili e conseguire il pieno successo nel raggiungimento dei nostri grandi obiettivi.
Non e' forse chiaro che bisogna elevare il ruolo del partito, dei comitati di partito? Come si puo' trascurare il miglioramento del lavoro del partito tra le masse, come ci ha insegnato Lenin? Tutto cio' richiede un afflusso di forze giovani e fresche nel CC, che e' il quartier generale dirigente del nostro partito. E cosi' abbiamo fatto, seguendo le indicazioni di Lenin. Ecco perche' abbiamo allargato la composizione del CC. E anche il partito si e' un poco ingrandito.
Ci chiedono perche' abbiamo liberato da importanti incarichi ministeriali illustri esponenti del partito e dello stato. Cosa possiamo dire a questo proposito? Abbiamo liberato Molotov, Kaganovic, Vorosilov ed altri dai loro incarichi ministeriali e li abbiamo sostituiti con nuovi funzionari. Perche'? Su quale base? Il lavoro di ministro e' un lavoro duro. Richiede grande energia, concrete conoscenze e salute. Ecco perche' abbiamo liberato alcuni compagni meritevoli dagli incarichi ricoperti e abbiamo nominato al loro posto funzionari nuovi, piu' qualificati e intraprendenti. Sono persone giovani, piene di forza e di energia. Dobbiamo appoggiarli nel loro impegnativo lavoro.
Per quanto riguarda questi illustri esponenti politici e statisti, essi rimarranno tali, illustri esponenti politici e statisti. Li abbiamo nominati vicepresidenti del Consiglio dei Ministri. E cosi' neppure io so quanti sono i miei vice.
Non possiamo non considerare il non corretto comportamento di alcuni illustri esponenti politici, se parliamo dell’unita' nelle nostre azioni. Mi riferisco ai compagni Molotov e Mikojan.
Molotov e' un compagno fedele alla nostra causa. Se lo chiami, sono certo che senza il minimo tentennamento egli sacrifichera' la vita per il partito. Ma non si puo' ignorare certe sue azioni poco degne. Il compagno Molotov, nostro ministro degli esteri, in un ricevimento diplomatico, "tradito da qualche bicchierino" ha dato all’ambasciatore inglese il consenso alla pubblicazione nel nostro paese di giornali e riviste borghesi. Perche'? Su quali basi ha ritenuto di dover dare questo consenso? Forse non e' chiaro che la borghesia e' il nostro nemico di classe e che la diffusione della stampa borghese tra i cittadini sovietici non puo' fare nient’altro che danno? Se facessimo questo passo sbagliato esso eserciterebbe un’influenza dannosa, negativa sulle menti e sulla visione del mondo dei cittadini sovietici, porterebbe all’indebolimento della nostra ideologia comunista e al rafforzamento dell’ideologia borghese. Questo e' il primo errore politico del compagno Molotov.
E che significa poi la proposta del compagno Molotov di dare la Crimea agli ebrei? Questo e' un grave errore del compagno Molotov. Perche' lo ha fatto? Come ha potuto farlo? Su quali basi il compagno Molotov ha formulato una simile proposta? Da noi gia' esiste la repubblica autonoma degli ebrei. Non basta forse? Che questa repubblica si sviluppi. E il compagno Molotov non deve fare l’avvocato di pretese illegittime degli ebrei sulla nostra Crimea Sovietica. Il compagno Molotov si comporta in modo scorretto per un membro del Politburo. E noi respingiamo categoricamente le sue proposte cervellotiche.
Il compagno Molotov ha una cosi' alta considerazione della propria consorte, che non facciamo in tempo a prendere una decisione nel Politburo su questo o quel problema politico e la cosa viene rapidamente a conoscenza della compagna Zemcuzina. Sembra che un filo invisibile colleghi il Politburo con la consorte di Molotov Zemcuzina e i suoi amici. E lei e' circondata di amici di cui non ci si puo' fidare. E’ evidente che questo comportamento di un membro del Politburo e' inammissibile.
Passiamo ora al compagno Mikojan. Egli arriva a contestare l’aumento dell’imposta agricola sui contadini. Chi e' il nostro Anastas Mikojan? Cosa non gli e' chiaro?
Il mujik e' nostro debitore. Ai contadini ci lega una solida alleanza. Abbiamo concesso la terra ai colcos per l’eternita'. Essi debbono dare allo stato il dovuto. Percio' non si puo' essere d’accordo con il compagno Mikojan.
A.J. Mikojan sale alla tribuna e si giustifica rimandando a certi conti economici.
Stalin (interrompendo Mikojan): Mikojan e' un novello Frumkin. Guardate, si confonde da se' e vuole confondere anche noi in queste chiare questioni di principio.
V.I.Molotov sale alla tribuna, ammette i suoi errori, si giustifica e assicura che e' stato e restera' un fedele discepolo di Stalin.
Stalin (interrompendo Molotov): Sciocchezze! Io non ho discepoli. Tutti noi siamo discepoli del grande Lenin.
Stalin propone di risolvere le questioni organizzative, di eleggere gli organi dirigenti del partito. Al posto del politburo si elegge il presidium del partito sensibilmente allargato, nonche' la Segreteria del CC del PCUS composta in tutto da 36 persone.
Nell’elenco, dice Stalin, ci sono tutti i membri del vecchio Politburo ad eccezione di A.A.Andrev. Quanto allo spettabile Andreev e' tutto chiaro, egli e' diventato completamente sordo, non sente niente, non puo' lavorare, deve curarsi.
Voce dalla sala: Bisogna eleggere il compagno Stalin Segretario Generale del CC del PCUS.
Stalin: No! Liberatemi dagli incarichi di Segretario Generale del CC del PCUS e presidente del Consiglio dei Ministri dell’URSS.
G.N.Malenkov (dalla tribuna): Compagni! Dobbiamo chiedere tutti al compagno Stalin, nostra guida e maestro, all’unanimita' e all’unisono, di essere ancora Segretario Generale del CC del PCUS!
Stalin (dalla tribuna): Al Plenum del CC non servono gli applausi. Bisogna risolvere i problemi senza emozioni, in modo pratico. E io chiedo di essere liberato dagli incarichi di Segretario Generale del CC del PCUS e presidente del Consiglio dei Ministri dell’URSS. Io sono ormai vecchio. Non leggo i documenti. Eleggetevi un altro Segretario.
S.K.Timosenko: Compagno Stalin! Il popolo non capira'. Noi tutti come un sol uomo vi eleggiamo nostro dirigente, Segretario Generale del CC del PCUS. Non puo' esserci un’altra soluzione.
Tutti si alzano in piedi e applaudono calorosamente, appoggiando Timosenko. Stalin rimane a lungo in piedi guardando la sala, poi fa con la mano un gesto di disappunto e si siede.
NOTE (della redazione di «Sovietskaja Rossija»)
L’affermazione di Stalin sulla mancanza della piena unita' in seno alla dirigenza del partito ebbe un’evidente conferma dopo la sua morte. Il gruppo che prese il sopravvento, ignorando le norme della democrazia di partito e sovietica, restrinse drasticamente la composizione degli organismi dirigenti e fece di tutto per sbarazzarsi delle forze giovani e altamente qualificate promosse dal XIX congresso del PCUS.
Quando parla degli amici della moglie di Molotov, P.S. Zemcuzina, Stalin si riferisce ai circoli nazionalistici ebraici, sui quali l’allora ambasciatore di Israele in URSS Golda Meir esercitava una notevole influenza..
Frumkin M.I., menzionato da Stalin, si iscrisse al partito dal 1898 e dopo la rivoluzione d’Ottobre fu vicecommissario del popolo per le derrate alimentari, presidente del comitato rivoluzionario della Siberia, commissario del popolo al commercio con l’estero e commissario del popolo per le finanze. Fu esponente attivo dell’opposizione di destra
Nome: o'uigi ----- Data e ora: 28/06/2011 - 0.49.39 ----- Titolo: intervento alla fiom intervento all'assemblea FIOM di Milano-sestoS.G.
LE NUOVE RADICI GRECHE DELL'OCCIDENTE: LA CRISI E LA RIVOLTA SOCIALE
(PROPOSTE INTORNO ALLE TENDENZE ALLA RIVOLTA SOCIALE)
LO STATO DI COSE PRESENTE
I recenti risultati delle elezioni amministrative e dei referendum confermano che e' in corso un processo di radicalizzazione sociale.
Vaste forze sociali popolari stanno tornando in movimento: la resistenza degli operai in particolare metalmeccanici (dalla Finse allo sciopero del 16 ottobre, da Pomigliano e Mirafiori fino allo sciopero generale cgil), i precari e gli studenti per tutto l' autunno scorso, gli immigrati su torri e gru quest'inverno, le donne e la loro straordinaria mobilitazione del 13 febbraio, e un po' tutta la societa' civile nelle recenti tornate elettorali.
Giovani, operai e precari, donne, immigrati sono i soggetti sociali che tornano con forza ad essere protagonisti. Questa radicalizzazione sociale e' destinata a crescere ed a estendersi in risposta a questa fase di crisi del capitalismo: le massicce proteste sociali in Grecia e Spagna anticipano come un laboratorio quanto potra' accadere anche in Italia.
In particolare sembra destinata ad esplodere la questione giovanile, sia nel versante scuola sia in quello occupazionale; i segnali indicano una progressiva radicalizzazione politica che lascia prevedere un prossimo autunno di lotte ancora piu' estese.
Alla base delle proteste giovanili, contro i tagli e a difesa dell'istruzione pubblica come bene comune, vi e' soprattutto la volonta' di reagire ad un futuro sociale disperante che nasce dalla percezione ormai diffusa che il modello capitalista sia in crisi profonda.
Sicuramente stiamo entrando in una nuova fase di scontro sociale: le manovre finanziarie di tagli da 40 miliardi di euro l'anno per i prossimi tre anni ed una nuova incombente crisi internazionale del capitalismo renderanno ancora piu' intensa la lotta sociale. E questa radicalizzazione, in assenza di un interlocutore e di una rappresentanza istituzionale adeguata, potra' trasformarsi in rivolta sociale.
OBIETTIVI DI FASE DEI MOVIMENTI
Per prepararci a questa nuova e drammatica fase dobbiamo mettere a punto un programma di unificazione dei movimenti e delle forze sociali in campo, con a mio parere quattro obiettivi di fase:
Preparare la spallata definitiva a questo governo, che potra' cadere solo con la forza messa in piazza dai movimenti, evidenziando le responsabilita' dei governi Berlusconi nell'esplosione del debito pubblico, nella classista distribuzione del reddito (che ha portato un italiano su 10 a detenere la stessa ricchezza degli altri nove), nella corruzione e clintelismo, nei salvataggi di banche e di capitalismo privato, nelle guerre e nelle spese militari. Sara' determinante quest'autunno fare quadrato intorno alla battaglia per il contratto nazionale degli operai metalmeccanici, associandola ed estendendola alla battaglia per un nuovo contratto sociale di garanzie sociali, "contratto" esteso ai precari ed ai diritti / beni comuni come lavoro e reddito, istruzione, salute.
Bruciare il terreno intorno ad ogni ipotesi di governo di un qualsiasi "Papandreu italiano", cioe' di un nuovo governo che voglia far pagare alle classi popolari il debito pubblico accumulato a nostro carico dalle classi dirigenti in questi decenni. "Noi la crisi non la paghiamo" vuol dire che i debiti fatti dalla borghesia a nostro carico li deve pagare la borghesia : "Noi i vostri debiti non li paghiamo". Bruciare il terreno intorno ad un nuovo Papandreu italiano vuol dire impedire alla borghesia di usare la sinistra istituzionale per far passare le proprie politiche anti-popolari.
Approfondire l'analisi di questa crisi del capitalismo e del contesto globale in cui e' inserita; non possiamo accontentarci di riduttivistiche o superficiali analisi che incolpano della crisi la speculazione o le banche; un buon uomo di nome Marx ha passato decenni a studiare le crisi del capitalismo, la sovraproduzione, la caduta dei saggi di profitto ecc. Abbiamo bisogno di aggiornarla al ciclo economico degli ultimi trentanni, alla innovazione informatico-tecnologica, alla delocalizzazione delle produzioni, alla finanziarizzazione spinta e all'uso del debito (privato, pubblico e ora sovrano) per assorbire la sovraproduzione. Anche la ripresa del marxismo e' una tendenza in atto ed in nuovo grande sviluppo.
Elaborare collettivamente un programma sulla base del contesto di crisi globale del capitalismo, e dei bisogni delle forze sociali popolari. Un programma a mio parere che porti l'Italia fuori dallo schieramento capitalista dell'Occidente inteso in ogni senso: fuori dalle guerre e dalla Nato; reindustrializzazione concordata con i paesi emergenti; garanzie sociali, mezzi di sussistenza e beni comuni per tutti, "crescita eco-sostenibile", diritto ad una maternita' protetta,... un programma da forgiare nel corso dello scontro sociale ed alternativo alla crisi del capitalismo. Un programma che abbia al centro il punto di vista degli operai, dei giovani, delle donne, dei popoli del mondo dentro e fuori il Paese, e anche il punto di vista della Natura. L'accelerazione dello scontro (e della storia) ci impone di sviluppare quanto prima e quanto al meglio una alternativa di uscita dalla crisi del capitalismo occidentale. O una crisi drammatica e la solita tragica risposta delle guerre travolgera' noi tutti.
Luigi Ambrosi
Nome: NICO ----- Data e ora: 19/06/2011 - 17.34.58 ----- Titolo: IL SUPERAMENTO DELL'ANTISTALINISMO Un importante presupposto per la ricostituzione del movimento comunista come movimento unitario marxista-leninista.pubblicata da Antonio Dangelo il giorno domenica 19 giugno 2011 alle ore 17.30
da Kurt Gossweiler, Contro il revisionismo, Zambon Editore, 2009, pagg 101-114
Il superamento dell’antistalinismo
Un importante presupposto per la ricostituzione del movimento comunista come movimento unitario marxista-leninista
Per i marxisti non costituisce certo una sorpresa che la fine dell’Unione Sovietica e degli Stati socialisti europei abbia provocato il ritorno della guerra in Europa e l’inizio di un’offensiva generalizzata del capitale contro la classe operaia e tutto il mondo del lavoro.
Una simile brutale offensiva del capitale puo' essere battuta solo con una comune e unitaria difesa da parte di tutti coloro che ne vengono colpiti. Non fosse altro che per questo, apparirebbe evidente la necessita' del ripristino di un movimento comunista unitario, per non parlare poi del compito di por fine al dominio dell’imperialismo.
Sfortunatamente pero' il movimento comunista e' ben lontano dall’essere un movimento unitario.
. quanto piuttosto nel contrasto di idee relativo alla variazione della natura e dalla politica dei paesi socialisti, e in primo luogo dell’Unione Sovietica, In proposito, cosi' almeno mi pare, l’ostacolo principale che si erge contro la realizzazione dell’unita' dei comunisti non sta tanto nelle divergenze d’opinione sui
, l’Unione Sovietica e gli altri Stati socialisti, esclusa l’Albania, a partire dal XX Congresso avrebbero perduto completamente la qualita' di paesi socialisti e si sarebbero trasformati in paesi a capitalismo di stato: costoro considerano chiunque non condivida questa opinione come un revisionista, con cui non sarebbe possibile avere nulla in comune.Secondo
Altri
Quest’ultima posizione e' quella su cui si attesta la maggior parte delle organizzazioni che dopo la disgregazione dei partiti comunisti si sono riformate dalle loro rovine, e per essere precisi, non solo quelle che ora si professano apertamente come partiti socialdemocratici, ma persino il maggior numero di quelle che si qualificano come partiti comunisti, e financo la PDS (tedesca), che naviga tra le due posizioni che abbiamo individuato.
e' stato il fattore principale della distruzione dei partiti comunisti e degli Stati socialisti. il principale ostacolo all’unificazione dei comunisti, cosi' come L’antistalinismo e' nei fatti
Per convalidare un’affermazione del genere, mi limito a citare due testimoni di primo piano, che stanno certo al disopra di ogni sospetto di "stalinismo".
. non altri che , il e' l’ex ministro degli esteri americano Il
.La campagna contro StalinDulles
Stalinismo e' un concetto inventato dai nemici del comunismoGorbačëv
L’elemento di gran lunga piu' efficace nell’antistalinismo e' costituito dalla rappresentazione di Stalin come un despota assetato di potere, un sanguinario assassino di milioni di innocenti.
Su questo molto ci sarebbe da dire. Qui, in breve, soltanto le seguenti osservazioni:
Primo
Secondo
Terzo
Senza la certezza che prima o poi sarebbe stata scatenata contro l’Unione Sovietica l’aggressione fascista, non ci sarebbero stati i processi di Mosca né le "epurazioni" draconiane, che furono posti in essere al fine di evitare che si formasse nel paese una quinta colonna.
Quarto
Quinto
.E dunque, prima di tutto,
Cominciamo da alcuni estratti dal libro di J.A.Davies, uscito nel 1943 a Zurigo: "Ambasciatore degli Usa a Mosca. Rapporti autentici e confidenziali sull’Unione Sovietica fino all’ottobre 1941".
Davies ha seguito, come ogni diplomatico che lo avesse desiderato, i processi di Mosca quale testimone oculare (di professione egli era giurista).
.Il 17 marzo 1938 Davies ha trasmesso in un dispaccio a Washington le proprie impressioni sul processo contro Bucharin ed altri. Il telegramma e' del seguente tenore (estratto): "Malgrado le mie prevenzioni..., dopo aver osservato giorno per giorno i testimoni ed il loro atteggiamento, in forza dell’evidenza che automaticamente me ne derivava, mi sono formato la convinzione, con riguardo agli imputati politici, che un numero sufficiente dei reati contro le leggi sovietiche elencati negli atti di accusa risultasse provato e sottratto ad ogni dubbio ragionevole, si' da giustificare la pronuncia di colpevolezza per alto tradimento e la condanna alle sanzioni previste dalla legge penale sovietica. L’opinione di tutti i diplomatici che hanno presenziato con maggiore regolarita' alle udienze e' stata in generale che il processo abbia posto allo scoperto il dato di un’accanita opposizione politica e di un complotto estremamente serio, e tutto cio' a permesso ai diplomatici di intendere molti dei fatti, sino ad allora incomprensibili, svoltisi in Unione Sovietica nei passati mesi"
Davies gia' nel 1937 aveva seguito il processo contro Radek e altri, e ne aveva fatto rapporto, il 17 febbraio 1937, al segretario di Stato americano. In questa relazione egli tra l’altro scrisse:
."Una considerazione oggettiva... (tuttavia) mi ha costretto, per quanto riluttante, a concludere che lo Stato aveva effettivamente provato la propria accusa (almeno per quanto riguardava l’esistenza tra i dirigenti politici di un esteso complotto e di intrighi occulti contro il governo sovietico ogni possibile dubbio e' stato eliminato, come pure circa il fatto che i reati indicati in base alle leggi vigenti nell’atto d’accusa erano stati commessi e pertanto risultavano punibili). Ho parlato con molti, anzi con quasi tutti, i membri del corpo diplomatico locale e, salvo forse una sola eccezione, tutti sono stati del parere che le udienze avevano dimostrato inconfutabilmente l’esistenza di un piano politico segreto e di un complotto mirante all’eliminazione del governo"
.L’11 marzo 1937 Davies ebbe ad iscrivere, come nota di diario, il seguente episodio emblematico; "Un altro diplomatico ieri ha formulato in mia presenza una considerazione assai illuminante. Parlavamo del processo ed egli si e' espresso nel senso di non nutrire alcun dubbio circa la colpevolezza degli accusati: e che tutti noi che presenziavamo alle udienze ne fossimo convinti… che il mondo esterno invece sembrasse ritenere, in base ai resoconti del processo, che questo fosse una semplice messa in scena (egli ha parlato di "operazione di facciata")…, che egli da un lato sapeva che tutto cio' non fosse vero, ma che dall’altro era forse un bene che il mondo esterno la pensasse in quel modo"
.] con Berlino o Tōkyō. Un giorno il mondo avrebbe compreso che queste azioni erano state necessarie per proteggere il governo dall’incombente tradimento. Anzi, l’Unione Sovietica in verita' stava rendendo un servizio a tutto il mondo, dato che, proteggendo se stessa dalla minaccia del dominio mondiale dei nazisti e di Hitler, essa si sarebbe posta come un potente baluardo contro la minaccia nazionalsocialista. Un giorno il mondo avrebbe capito quale uomo di imponente grandezza fosse Stalin"Davies riferisce anche dei numerosi arresti e di aver parlato delle "purghe", il 4 luglio 1937, con il Ministro degli esteri Litvinov. Egli scrive circa le considerazioni di quest’ultimo: "Litvinov... ha spiegato che queste purghe erano necessarie per conseguire la certezza di aver eliminato ogni possibile tradimento connesso all’eventualita' di una collaborazione [dei nemici interni:
Molto istruttiva e' anche la descrizione che Davies fece del suo colloquio con Stalin in una lettera del 9 giugno 1938 alla figlia. Egli era restato molto colpito dalla personalita' di Stalin, e infatti scrisse:" se ti riuscira' di raffigurarti una personalita' che in tutto e' l’esatto contrario di cio' che il nemico piu' accanito di Stalin sarebbe capace di inventarsi, allora avrai un’immagine di quest’uomo.
.Le condizioni, che io so qui prevalenti, e questa personalita' sono divaricate al punto da formare due poli opposti. La spiegazione naturalmente sta nel fatto che gli uomini sono pronti a fare per la loro religione o per una ‘causa’ cio' che al di fuori di essa non farebbero mai"
Nel 1941, dopo l’aggressione dei fascisti all’Unione Sovietica, Davies riassume le proprie osservazioni nell’affermazione che i processi per alto tradimento " l’avevano fatta finita con la quinta colonna di Hitler in Russia"[8].
Gia' nel 1936 si era celebrato il processo contro Zinov’ev ed altri. Aveva avuto occasione di seguirlo da vicino il noto avvocato della Corona britannica D.N. Pritt. Delle proprie impressioni egli riferi' nel suo libro di ricordi "From Right to Left", pubblicato a Londra nel 1965:
."Ho avuto l’impressione... che in generale il processo fosse tenuto in modo corretto e che gli accusati fossero colpevoli... L’impressione di tutti i giornalisti, con i quali ho potuto parlare, e' stata anch’essa che il processo fosse corretto e gli accusati colpevoli; e certamente ogni osservatore straniero, e ce ne erano molti e in maggioranza diplomatici, pensavano la stessa cosa… Da uno di essi ho sentito dire: È chiaro che sono colpevoli, ma noi, per ragioni di propaganda, lo dobbiamo negare”
Da tutto cio' scaturisce evidente che, secondo il competente giudizio di esperti di diritto borghesi del calibro di Davies e Pritt, gli imputati dei processi di Mosca degli anni 1936, 1937 e 1938 erano stati condannati a giusto titolo, dal momento che risultavano provati i reati di cui essi erano stati accusati.
A questo proposito vogliamo ancora ricordare le riflessioni che all’epoca espresse su quei tormentosi processi Bertolt Brecht. Riguardo alle idee degli accusati egli scrisse: “Le idee sbagliate li hanno ridotti all’estremo isolamento e indotti al reato comune. Tutta la marmaglia dell’interno e dell’estero, tutti i parassiti, i delinquenti professionali e tutte le spie si sono annidati presso di loro. Con tutta questa canaglia essi avevano in comune gli obbiettivi. Sono convinto che questa e' la verita' e sono convinto che questa verita' dovra' per forza risuonare plausibile, persino in Europa occidentale, a lettori non amichevoli… Il politico, che puo' giungere al potere solo attraverso la sconfitta, parteggia per la sconfitta. Colui che vuol essere ‘il salvatore’, provoca la situazione nella quale egli possa riuscire a salvare: dunque, una situazione negativa… Inizialmente Trotckij aveva considerato la caduta dello Stato degli operai in seguito ad una guerra come un pericolo, ma poi la guerra sempre piu' si era fatta per lui il presupposto della propria azione pratica. Se vi sara' la guerra, la affrettata costruzione [del socialismo: n.d.r.] crollera', l’apparato si isolera' dalle masse, verso l’esterno si dovranno cedere l’Ucraina, la Siberia orientale e cosi' via, all’interno si dovranno fare concessioni, tornare a forme capitalistiche e si dovranno rafforzare o lasciar rafforzare i kulaki: ma tutto cio' sara' ad un tempo il presupposto di una nuova azione, del ritorno di Trotckij.
.I centri antistalinisti smascherati non hanno la forza morale di appellarsi al proletariato, piu' ancora che per la vigliaccheria di questa gente, perché essa non possiede alcuna base organizzativa tra le masse, non ha nulla da offrire e non fornisce prospettive per le forze produttive del paese. Di questa gente si puo' altrettanto bene credere che confessi troppe cose o invece troppo poche”
Se assumiamo come ipotesi che Davies e Pritt (e Brecht) avessero ragione nei loro giudizi sui processi di Mosca, allora scaturisce di necessita' la domanda: coloro che, come Chruščёv e Gorbačëv , hanno in epoche successive dichiarato che i condannati dei processi erano state delle vittime innocenti, non l’hanno per caso fatto in quanto simpatizzavano con essi o addirittura erano stati [nel caso di Chruščёv: n.d.r.] segreti complici loro e perché intendevano portare a compimento la loro opera in precedenza fallita?
E se poi, attraverso un esame piu' approfondito della loro (di Chruščёv, Gorbačëv e simili) attivita' politica, arrivassimo a costatare che quanto avevano confessato gli imputati dei processi di Mosca in relazione ai propri progetti e obiettivi e ai metodi impiegati per raggiungerli fosse da intendersi come il copione per la loro (di Chruščёv e soprattutto di Gorbačëv ) azione, cio' porterebbe di conseguenza ad una duplice conclusione: primo: che i processi di Mosca possono fornire la chiave per la chiarificazione e la spiegazione di cio' che fin dal XX Congresso del PCUS ha spinto l’Unione Sovietica e gli altri paesi socialisti, nonché il movimento comunista, a deviare dalla retta via; secondo: che l’azione dei Chruščёv e dei Gorbačëv e il risultato di tale azione portano a concludere che con i processi di Mosca non si e' trattato per nulla della messa in scena di processi spettacolo, ma che per mezzo di essi sono stati smascherati e sventati complotti dello stesso genere di quelli che in definitiva Gorbačëv ha potuto condurre all’esito sin da quell’epoca pianificato: con la differenza che oramai nessun processo di Mosca lo ha piu' fermato.
ha per obiettivi il disarmo teorico ed ideologico del movimento comunista e di tutti i socialisti. La maggior parte delle munizioni di questo tipo proviene dall’arsenale del trotzkismo. Per sostenere quest’affermazione portero' solo alcuni esempi:Se aver dipinto Stalin come un despota sanguinario ed il “suo” regime alla stregua di un inferno sulla terra e' servito a paralizzare la resistenza nei confronti della controrivoluzione di Chruščёv e di Gorbačëv ,
1.La questione della vittoria del socialismo in un solo paese
Il crollo dei paesi socialisti europei e soprattutto dell’Unione Sovietica viene sbandierato come la “prova” della giustezza della tesi di Trotckij sull’impossibilita' della costruzione del socialismo in un solo paese. In proposito, pero', di solito si tace che e' stato proprio Lenin il primo a formulare, nel 1915, la tesi della possibilita' del socialismo in un solo paese. Come e' noto, in un articolo intitolato “Gli Stati uniti d’Europa[11], Lenin asseri': “L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico e' una legge assoluta del capitalismo. Da cio' consegue che la vittoria del socialismo e' possibile inizialmente in pochi paesi o addirittura in un singolo paese”. Trotckij, gia' da anni uno degli antagonisti piu' accaniti di Lenin, immediatamente lo contraddisse, sostenendo che era illusorio credere “che, ad esempio, una Russia rivoluzionaria potesse affermarsi di fronte ad un’Europa conservatrice”[12].
“Che cosa significa la possibilita' di una vittoria del socialismo in un solo paese? Significa la possibilita' di superare le contraddizioni tra proletariato e contadini sulla base delle forze interne del nostro paese, la possibilita' che il proletariato prenda il potere e si serva di questo potere per conseguire nel nostro paese la compiuta societa' socialista, appoggiandosi sulla simpatia e sul sostegno dei proletari degli altri paesi, ma senza una precedente vittoria della rivoluzione proletaria in altri paesi.Stalin, che secondo quanto affermano gli odierni Trotzkisti sarebbe stato l’inventore della tesi della possibilita' di costruire il socialismo in un solo paese, in realta' ha difeso quella tesi di Lenin contro Trotckij:
. del socialismo in un solo paese senza la vittoria della rivoluzione in altri paesi? Significa l’impossibilita' di una piena garanzia contro l’intervento e di conseguenza anche contro la restaurazione dell’ordine borghese, qualora la rivoluzione non abbia vinto in almeno una serie di paesi”Che cosa significa
Ma Stalin non ha solo difeso la tesi di Lenin: con la costruzione del socialismo e l’affermazione del potere sovietico di fronte agli aggressori fascisti, sotto la sua guida, il PCUS ha dato la prova della giustezza della tesi di Lenin.
Trotckij, al contrario, tutte le volte che ha profetizzato il crollo del potere sovietico, e' stato contraddetto dalla storia, e cio' si e' verificato anche a piu' riprese in uno stesso anno. Una delle sue ultime profezie di questo tenore, resa pubblica il 23 giugno 1939, suonava cosi': “Il regime politico non sopravvivera' ad una guerra”[14]
Con tutta evidenza, e' il desiderio che ha generato questa profezia.
Cio' traspariva cosi' chiaramente da tutte le esternazioni di Trotckij di quegli anni, da indurre lo scrittore borghese tedesco Lion Feuchtwanger a trarre questa conclusione: “Ma in che cosa dunque e' consistito l’obiettivo principale di Trotckij durante tutti gli anni dell’esilio e quale puo' essere ancora oggi? Ritornare nel paese per ritornare al potere, costi quel che costi.” Perfino al prezzo della collaborazione con i fascisti: “
"Se Alcibiade e' passato ai persiani, perché Trotckij non potrebbe passare ai fascisti?”[15]. Anche Feuchtwannger e' stato testimone diretto di uno dei processi di Mosca, e precisamente del secondo, quello contro Radek, Pjatakov e altri, nel gennaio 1937.
2. Stalin e la NEP
“La NEP e' la politica della dittatura del proletariato, la quale mira al superamento degli elementi capitalistici e alla costruzione dell’economia socialista mediante l’utilizzazione del mercato, attraverso il mercato, e non attraverso uno scambio diretto dei prodotti senza mercato, escludendo il mercato. Possono i paesi capitalistici, almeno i piu' sviluppati di essi, fare a meno della NEP nel passaggio dal capitalismo al socialismo? Penso che non lo possano. In maggior o minor grado la Nuova Politica Economica con i suoi rapporti di mercato e' assolutamente indispensabile ad ogni paese capitalistico nel periodo della dittatura del proletariato.Stalin concepiva la NEP esattamente nella stessa maniera e la porto' avanti dopo la morte di Lenin:. ”; asseri' Lenin nel 1922 all’XI Congresso del PCR(R)Se battiamo il capitalismo e instauriamo l’unita' con l’economia contadina, allora saremo una forza assolutamente invincibile con l’economia contadina. “ della classe operaia e del suo Stato con l’ampia classe dei contadini per la via dell’unita' Uno dei rimproveri di Gorbačëv a Stalin e' stato che nei suoi ultimi lavori Lenin avrebbe, attraverso l’elaborazione della “Nuova Politica Economica”, indicato una diversa via per la costruzione della nuova societa' socialista, che invece Stalin avrebbe abbandonato. Questo rimprovero viene utilizzato dagli antistalinisti di ogni risma, i quali affermano che Stalin avrebbe sostituito la concezione leniniana della NEP con un “corso monopolistico di Stato”, portando in tal modo alla rovina il socialismo. Per Lenin il nucleo della Nuova Politica Economica era rappresentato dal rafforzamento dell’unita'
Da noi ci sono compagni che contestano questa tesi. Che significa tuttavia contestare questa tesi?
Significa, per prima cosa: assumere che noi, immediatamente dopo la presa del potere da parte del proletariato, disporremmo gia' di apparati di distribuzione e approvvigionamento bell’e pronti al cento per cento per realizzare lo scambio tra citta' e campagna, tra industria e piccola produzione, che rendano possibile l’attuazione di uno scambio diretto dei prodotti senza mercato, senza smercio, senza economia monetaria. È sufficiente porre una questione del genere per capire quanto sia assurda una simile ipotesi.
.Cio' significa, in secondo luogo: assumere che la rivoluzione proletaria dopo la presa del potere da parte del proletariato debba incamminarsi sulla via dell’esproprio della media e della piccola borghesia e debba caricarsi del fardello enorme di procurar e lavoro ai milioni di nuovi disoccupati cosi' creati artificialmente e di occuparsi del loro sostentamento. Basta porsi questa domanda per capire quanto sarebbe insensata e folle una tale politica da parte della dittatura del proletariato”
Perché una citazione tanto estesa su un tema cosi' poco attuale?
Primo
Secondo, perché e' necessario ricordare che esiste un enorme patrimonio di cognizione teoriche e di esperienze pratiche relative a una costruzione del socialismo effettuata con successo, che pero' e' stato messo all’indice con la taccia di “stalinismo” dai successori revisionisti di Lenin e Stalin, affinché cadesse nel dimenticatoio.
Infine, terzo, perché nella sinistra anticapitalistica si sta diffondendo un’ideologia pseudo-di-sinistra, il cui promotore piu' noto e' Robert Kurz: secondo costui la radice di tutto il male non e' il capitalismo, bensi' la produzione delle merci, invece di passare al diretto scambio dei prodotti. Di fronte a simili tesi le sopraccitate argomentazioni sono senz’altro di grande attualita'!
Come mai il revisionismo e' riuscito a distruggere i risultati di decenni di costruzione del socialismo?
Ovviamente vi sono molte ragioni. Una di grandissimo peso e', secondo me, la seguente: per molto tempo il revisionismo si e' mimetizzato tenacemente come antirevisionismo, come difesa del leninismo contro la asserita falsificazione di questo da parte di Stalin. Soltanto dopo aver praticamente completato la sua opera di distruzione, Gorbačëv si e' tolto la maschera di comunista, di leninista, confessando pubblicamente di essere un simpatizzante della socialdemocrazia, dunque un anticomunista e un antileninista.
Ma l’antistalinismo fin dal principîo e' stato per sua intrinseca natura antileninismo, antimarxismo e anticomunismo.
Ancora oggi tuttavia molti, perfino nel campo comunista, non riconoscono cio', perché soggiacciono tuttora all’influenza di decenni di propaganda di odio contro Stalin da parte dei Segretari generali anticomunisti del PCUS a partire dal XX Congresso: costoro hanno equiparato Stalin a Hitler, proprio quello Stalin, il quale, come aveva predetto Ernst Thälmann, ha spezzato a Hitler l’osso del collo!
Dobbiamo aver chiaro che, nella lotta contro l’antistalinismo, solo in apparenza si tratta della persona di Stalin, nella sostanza si tratta invece dell’esistenza stessa del movimento comunista: restiamo, come Marx e Engels, Lenin e Stalin, fermamente ancorati alla realta' della lotta alla classe oppure ci spostiamo, al pari degli antistalinisti Chruščёv, Gorbačëv e dei loro simili, sul terreno della riconciliazione con l’imperialismo?
Qui sta la questione, dalla cui risposta dipende il destino del movimento comunista. E poiché il problema puo' trovare una soluzione giusta solo se viene espulso il veleno revisionista in tutte le sue forme e manifestazioni, il movimento comunista deve vincere nelle proprie file anche l’antistalinismo.
] la conferenza e' stata pubblicata nel n. 259/1994 del „Giornale comunista dei lavoratori“, della „Communistischen Arbeiterzeitung“, München, e nel quaderno 12/1994 della „Neue Volksstimme“ di Vienna.]. Conferenza tenuta il 1° maggio 1994 in un incontro internazionale a Bruxelles, convocato dal Partito del Lavoro del Belgio. Il titolo originario suonava: „L’antistalinismo – l’ostacolo principale contro l’unita' di tutte le forze antimperialiste e del movimento comunista“. Con tale titolo la conferenza e' stata pubblicata in diverse riviste tedesche e estere, ad es. Nei „Weissenseer Blättern“, quaderno 4/1994; nel quaderno 15 della „Collana di scritti“ del KPD/Berlino; in una documentazione „Né antistalinismo né stalinismo“ del giornale di DKP „Unsere Zeit“ (UZ) come appendice ad una critica della mia conferenza da parte di Willi Gerns e Robert Steigerwald, gennaio 1995; nella rivista italiane „L’uguaglianza economica e sociale“ n. 7/8, 1995 e nel n. 13/14, 1995, delle „Editions Democrite“ pubblicate a Parigi. Con il piu' preciso titolo [attuale: [1] [p. 233-245 del Volume. La traduzione di questo capitolo e' di Ingrid Sattel Bernardini:
[2] da: “Archiv der Gegenwart”, 11 luglio 1956.
[3] J.E. Davies, “Ambasciatore degli USA” cit., p. 209.
[4] Ibidem, p. 33 ss.
[5] Ibidem, p. 86.
[6] Ibidem, p. 128
[7] Ibidem, p. 276.
[8] Ibidem, p. 209.
[9] N. Pritt, “From Right to Left”, London, 1965, p. 110 s.
[10] Bertolt Brecht, “Schriften zu Politik und Gesellschaft”, Vol. 1, 1919-1941, Aufbauverlag, Berlin-Weimar, 1968, pp. 172 s..
[11] Lenin, “Werke”, vol. 21, p.345.
[12] Trotckij, “Schiften”, vol. III, parte 1, p. 89 s..
[13] Stalin, “Werke”, vol. 8, p. 58.
[14] Lev Trotckij, “La lutte antibureaucratique en URSS”, Parigi, 1976, p. 257; cit. in: Ludo Martens, “Un autre regard sur Staline”, Version non définitive, Bruxells, 1993, p. 133.
[15] „Mosckau 1937. Ein Reisebericht für meine Freunde“, edizione originale 1937, Querido Verlag, Mexico; ristampa Aufbau-Taschenbuch-Verlag, Berlin, 1993, p. 89.
[16] Lenin, “Werke”, vol. 33, p. 272.
[17] Stalin, “Werke”, vol. 11, p. 128 s..
Nome: lorenzo ----- Data e ora: 06/11/2011 - 21.09.36 ----- Titolo: ma dove siete spariti? Ma dove cavolo siete spariti?
Nome: francesco ----- Data e ora: 19/03/2011 - 21.04.10 ----- Titolo: NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA Contro lo sfruttamento, il lavoro nero, la disoccupazione, la violenza di stato, la repressione poliziesca, le carceri e i manicomi.
Contro l’emarginazione sociale, i ghetti militarizzati, la miseria cronica.
Contro entrambi gli schieramenti politici e i loro cani servili, contro i revisionisti che li appoggiano, contro i fascisti assas...sini.
Per l’unita' dei lavoratori, degli studenti, delle donne e degli emarginati, nella lotta rivoluzionaria per il comunismo.
Per il salario garantito a tutti, per lavorare meno ma tutti.
Per i servizi sociali autogestiti, per una nuova qualita' della vita.
Nome: mimmo ----- Data e ora: 19/03/2011 - 21.00.57 ----- Titolo: FUORI L'IMPERIALISMO DALLA LIBIA - IRAQ - AFGHANIS PARTITO D’AZIONE COMUNISTA
Via Tribunali, 181 – Napoli
Telefax: 081 210810
Sito web: www.partitodazionecomunista.it
info@partitodazionecomunista.it
LA LIBIA - COME L'AFGHANISTAN - L'IRAQ- E' STATA AGGREDITA DALLA FRANCIA,
DALL' INGHILTERRA, DALL'AMERICA, DALL'ITALIA, DAL CANADA.
NO ALLA GUERRA DI RAPINA DELL'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI CONTRO IL POPOLO LIBICO. LA RIVOLUZIONE PROLETARIA CACCERÀ LA CRICCA DI GHEDDAFI DAL POTERE E NON LE MULTINAZIONALI AMERICANE, FRANCESE, INGLESE, ITALIANE, CANADESE INTERESSATE SOLO AD ACCAPARRARSI IL BOTTINO DI GUERRA RICCO DI GIACIMENTI DI PETROLIO E DI GAS. FUORI L'IMPERIALISMO DALL'IRAQ, AFGHANISTAN, LIBIA.
ANCHE QUESTA- COSI’ COME TUTTE LE ALTRE GUERRE PRECEDENTI E CHE SEGUIRANNO- E’ UNA GUERRA NEO COLONIALE SCATENATA DALL'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI PER ACCAPARRARSI IL GAS E IL PETROLIO DEL POPOLO LIBICO. E' UNA GUERRA DI RAPINA E COME HA GIA' SAPUTO DIMOSTRARE NEL CORSO DELLA STORIA IL POPOLO LIBICO SAPRA' REGOLARE I CONTI CON LE BARBARIE IMPERIALISTE COSI' COME FECE CON LA FECCE FASCISTA.
CON IL POPOLO LIBICO - AFGHANO - IRACHENO - IN GUERRA CONTRO L'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI E I SUOI LACCHE’.
ALTRO CHE GUERRA UMANITARIA : LA PROPAGANDA IMPERIALISTA CON I SUOI PENNIVENDOLI DI REGIME E’ MOBILITATA PER FARCI CREDERE CHE SI ATTACCA GHEDDAFI PER LIBERARE L’UMANITA’ DALLA PRESENZA DI UN DITTATURA.
QUESTO DITTATORE FINO A 15 GIORNI FA VENIVA ACCLAMATO E OSENNATO DAI GOVERNI DELL’OCCIDENTE IMPERIALISTA.
L'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI APRE UN NUOVO SCENARIO DI GUERRA NEL NORD AFRICA.
QUESTA E' UNA GUERRA IMPERIALISTA, NEO COLONIALE.DI RAPINA.DI ACCAPARRAMENTO DEL PETROLIO E DEL GAS LIBICO. E' UNA GUERRA VOLUTA, ARMATA E FINANZIATA DALLE MULTINAZIONALI AMERICANE, FRANCESI, INGLESI, ITALIANE, CANADESE CONTRO IL POPOLO LIBICO PER DERUBARLO DELLE SUE RICCHEZZE.
NO ALLA GUERRA NEO COLONIALE DELL'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI E DEL LORO SERVO SCIOCCO ITALIANO CONTRO IL POPOLO LIBICO. GIU' LE MANI DAL PETROLIO E GAS LIBICO. MULTINAZIONALI DEL PETROLIO E DELL'ENERGIA FUORI DALLA LIBIA. NESSUNA GUERRA CONTRO IL POPOLO LIBICO PUO' ESSERE GIUSTIFICATA. CONTRO IL TIRANNO GHEDDAFI SARANNO LE MASSE POPOLARI A RIBELLARSI E NON GLI ESERCITI E LE MULTINAZIONALE DELL'IMPERO DEL MALE DEL COSIDDETTO OCCIDENTE. MANIFESTIAMO A CAPODICHINO PER CHIEDERE L'IMMEDIATA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI.
Napoli 19 Marzo 2011
La Direzione Nazionale
Nome: MIMMO ----- Data e ora: 19/03/2011 - 19.57.48 ----- Titolo: Libia imperialismo delle multinazionali in guerra GUERRA NEO COLONIALE SCATENATA DALL'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI PER ACCAPARRARSI IL GAS E IL PETROLIO DEL POPOLO LIBICO. E' UNA GUERRA DI RAPINA E COME HA GIA' SAPUTO DIMOSTRARE NEL CORSO DELLA STORIA IL POPOLO LIBICO SAPRA' REGOLARE I SUOI CONTI CON LE BARBARIE IMPERIALISTE COSI' COME FECE CON LA FECCE FASCISTA. CON IL POPOLO LIBICO - AFGHANO - IRACHENO - IN GUERRA CONTRO L'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI E
Nome: MIMMO ----- Data e ora: 19/03/2011 - 19.32.12 ----- Titolo: E' IN ATTO UNA GUERRA DI RAPINA CONTRO LA LIBIA LA LIBIA - COME L'AFGHANISTAN-L'IRAQ- E'STATA AGGREDITA DALLA FRANCIA, DALL'INGHILTERRA, DALL'AMERICA, DALL'ITALIA,DAL CANADA.L'IMPERIALISMO DELLE MULTINAZIONALI APRE UN NUOVO SCENARIO DI GUERRA NEL NORD AFRICA.
QUESTA E' UNA GUERRA IMPERIALISTA. DI RAPINA. DI ACCAPARRAMENTO DEL PETROLIO E DEL GAS LIBICO. E' UNA GUERRA VOLUTA, ARMATA E FINANZIATA DALLE MULTINAZIONALI AMERICANE, FRANCESI, INGLESI, ITALIANE, CANADESE CONTRO IL POPOLO LIBICO CHE GIA' NEL PASSATO HA SAPUTO COMBATTERE CONTRO LE INVASIONI BARBARICHE E COLONIALI DEL FASCISMO.
NO ALLA GUERRA NEO COLONIALE DELL'IMPERIALISMO FRANCESE, AMERICANO, INGLESE, CANADESE E DEL LORO SERVO SCIOCCO ITALIANO CONTRO IL POPOLO LIBICO. GIU' LE MANI DAL PETROLIO E GAS LIBICO. MULTINAZIONALI DEL PETROLIO E DELL'ENERGIA FUORI DALLA LIBIA. NESSUNA GUERRA CONTRO IL POPOLO LIBICO PUO' ESSERE GIUSTIFICATA. CONTRO IL TIRANNO GHEDDAFI SARANNO LE MASSE POPOLARI A RIBELLARSI E NON GLI ESERCITI E LE MULTINAZIONALE DELL'IMPERO DEL MALE DEL COSIDDETTO OCCIDENTE. MANIFESTIAMO A CAPODICHINO PER CHIEDERE L'IMMEDIATA CHIUSURA DELLE BASI MILITARI.
Nome: mimmo ----- Data e ora: 03/05/2011 - 22.28.40 ----- Titolo: Estratto dal testamento politico Stalin IL TESTAMENTO POLITICO E FILOSOFICO DI STALIN
Intervento presentato al convegno da Hans Heinz Holz
"E’ necessario pervenire a una crescita cultrurale della societa' capace di assicurare uno sviluppo multilaterale delle sue capacitia' fisiche e mentali; crescita mediante cui i membri della societa' abbiano la possibilita' di ottenere una formazione in grado di trasformarli in attivi coattori dello sviluppo sociale [...] Si potrebbe pensare che non e' possibile raggiungere una simile crescita culturale dei membri della societa' senza seri cambiamenti nell’attuale condizione del lavoro. A questo scopo e' infatti prima di tutto necessario ridurre la giornata lavorativa fino a sei ore e, in seguito, fino a cinque. Cio' e' necessario per dare a ogni membro della societa' sufficiente tempo libero per costruirsi una cultura multilaterale. Per questo scopo e' infine necessario introdurre, come obbligatoria, una educazione universale politecnica, in maniera che ogni membro della societa' abbia effettivamente la possibilita' di scegliersi liberamente il lavoro e che neppure un attimo della sua vita sia dedicato a un lavoro pur che sia. Inoltre, a cio' e' necessario, anche, migliorare profondamente il regime degli alloggi e aumentare almeno del doppio, se non di piu', i salari di lavoratori e impiegati: lo scopo e' accrescere la capacita' d’acquisto di beni necessari alle masse anche attraverso una diminuzione dei prezzi. Queste sono le condizioni fondamentali per operare il passaggio al comunismo" (25).
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Nome: MIMMO ----- Data e ora: 27/02/2011 - 13.53.42 ----- Titolo: la crisi del capitalismo e il bisogno di comunismo La crisi del capitalismo e il bisogno di comunismo
Per raccontare la crisi i mezzi di disinformazione di massa hanno divulgato notizie false e distorte come l'idea che la fase critica abbia esaurito gli effetti piu' duri e sia in corso una ripresa dell'economia. All'inizio qualcuno ha avuto interesse a seminare il panico perché grazie alla psicosi sociale ha realizzato altre operazioni speculative. Oggi si soffia nella direzione opposta, accreditando l'idea che la bufera sia cessata. Secondo una leggenda metropolitana la recessione si colloca nell'orbita delle speculazioni dell'alta finanza internazionale. E' indubbio che una parte di responsabilita' sia ascrivibile al cinismo degli speculatori, tuttavia la sostanza della crisi e' riconducibile alle contraddizioni insite nella natura stessa dell'economia mercantile. Infatti, un'economia di mercato senza mercato e' una contraddizione in termini, per cui se la crisi non si risolve il sistema rischia la bancarotta. Non a caso si assiste al crollo verticale degli investimenti, dei salari, dei prezzi e del saggio di profitto, che approfondisce la crisi.
La principale causa delle crisi che investono il capitalismo e' da individuare nel crollo del saggio di profitto. Il processo di accumulazione e concentrazione del capitale accelera la caduta tendenziale del tasso di profitto: tendenziale nel senso di una tendenza che contrasta con altre tendenze connaturate al sistema stesso. Tuttavia, non sono da escludere altre cause. La ragione ultima risiede nel crescente impoverimento dei lavoratori e nel crollo dei consumi che contrasta con la necessita' di accrescere il bacino dei consumatori. In parole semplici, quando i salari si riducono troppo, calano anche i consumi delle masse lavoratrici e cio' incide sui profitti, che precipitano in caduta libera causando effetti di proletarizzazione della piccola e media borghesia imprenditoriale.
Dunque, quella in corso e' una crisi di sovrapproduzione e sottoconsumo. Cio' significa che negli ultimi anni si e' compiuto un ciclo di accumulazione smisurata di profitti dovuti ad un eccessivo sfruttamento dei lavoratori. I quali, a dispetto dei ritmi e degli standard di rendimento produttivo indubbiamente elevati, sono sempre piu' poveri. Cio' e' accaduto in tutto il mondo a causa di un processo di globalizzazione imperialista che ha creato condizioni di miseria e sottosviluppo, imponendo livelli sempre piu' bassi del costo del lavoro su scala mondiale, benché gli operai abbiano fatto e facciano piu' del loro dovere.
Se e' vero che i capitalisti sono i maggiori responsabili della crisi, e' altresi' vero che neanche i politici, servi e funzionari del capitale, sono innocenti. La demagogia, l'inettitudine e l'improvvisazione dei ceti politici, la disinformazione dei media ufficiali, sono la conferma dell'inganno insito nella natura stessa dell'economia capitalista. Un personale politico formato da inetti e presuntuosi, affaristi senza scrupoli, e' responsabile delle scelte che hanno accelerato il collasso dell'economia internazionale.
Questa recessione e' il prodromo di una depressione senza precedenti, per la cui soluzione non valgono rimedi e misure demagogiche quali l'autoriduzione dei megastipendi dei manager. La crisi ha rivelato l'inconsistenza della classe politica internazionale, incapace di fronteggiare le sue conseguenze in termini di conflitti sociali. Per esorcizzare la paura ancestrale della "bestia", il terrore suscitato dallo spettro di rivolte popolari che si riaffacciano sullo scenario storico, le classi dirigenti potranno ricorrere ad una repressione piu' dura invocando svolte autoritarie e liberticide.
In passato, per scongiurare altre crisi economiche il sistema capitalistico ha escogitato soluzioni all'interno dell'orizzonte capitalistico con il ricorso all'interventismo statale e all'ampliamento della spesa pubblica. Si pensi a scelte di ispirazione keynesiana, o a risposte neoimperialiste per difendere l'ordine padronale. Le politiche neocoloniali non sono servite solo alla ricerca di uno sbocco per le merci dei paesi capitalistici piu' sviluppati o di un luogo dove reperire materie prime a buon mercato e manodopera a basso costo, ma sono state anche un modo per conquistare aree in cui espandere il capitale senza affrontare la concorrenza di settore. La corsa al riarmo fu la strada scelta dalle classi dominanti per uscire dalla depressione del 1929 che ha condotto alla seconda guerra mondiale. Il nazifascismo fu un altro tipo di reazione delle classi dirigenti alla crisi del primo dopoguerra e contribui' ad acuire i conflitti tra le potenze imperialistiche.
Oggi l'ipotesi piu' accreditata negli ambienti "progressisti" non sarebbe l'abolizione del capitalismo, ma una soluzione "keynesiana" gia' sperimentata in passato con esiti solo transitoriamente positivi. La storia insegna che l'intervento dello Stato e' invocato dai capitalisti e dai loro servi solo in tempi di depressione per "socializzare le perdite" e salvare gli interessi delle imprese capitalistiche, per soccorrere il sistema quando rischia di collassare, facendo pagare gli effetti della crisi ai lavoratori, mentre in tempi di "vacche grasse" si pretende di rilanciare la "liberta' del mercato", cioe' la liberta' dei profitti e degli affari senza alcuna ingerenza dello Stato, tornando a privatizzare gli utili e violando ogni regola e ogni diritto. E' chiaro che si tratta di una soluzione comoda solo per i soliti sciacalli e speculatori che restano impuniti per i loro delitti contro la societa'.
Nel caso odierno la fuoriuscita dalla crisi e' possibile solo attraverso la fuoriuscita dal capitalismo. Ovviamente tale prospettiva spaventa i capitalisti e i loro servi. Per arginare l'esplosione di rivolte sociali come quelle nel Maghreb, i capitalisti invocheranno soluzioni di stampo fascista (in versione aggiornata) che potranno condurre ad una corsa al riarmo e ad uno sbocco bellico, cioe' un lungo ciclo di guerre internazionali. Pertanto, l'unica alternativa per scongiurare la catastrofe e' quella di una fuoriuscita dal capitalismo. Cio' significa restituire al lavoro collettivo il valore che gli spetta, recuperare il primato del lavoro sociale in un assetto di autogestione delle aziende da parte dei lavoratori. E' evidente che non basta appropriarsi dei mezzi di produzione, ma bisogna trasformare radicalmente il modo di organizzare e gestire la produzione stessa. Infatti, le imprese capitalistiche sono state create per ottenere ingenti profitti e non per soddisfare le esigenze vitali delle persone. E' la loro struttura intrinseca ad essere viziata. Occorre riconvertire le aziende verso la produzione di beni primari in modo che il valore d'uso riacquisti il suo antico primato sul valore di scambio e che l'autoconsumo delle unita' produttive locali prevalga sui bisogni consumistici indotti dal mercato, eliminando la subordinazione delle istanze sociali alle leggi del profitto.
Non credo all'ineluttabilita' del crollo del capitalismo. Semmai accetto l'idea di una necessita' intesa come tendenza insita nello sviluppo storico. Penso alla necessita' di una rottura legata alla volonta', alla possibilita' e alla capacita' di un'azione politicamente rivoluzionaria. Non penso che il crollo del capitalismo sia inevitabile, ma sono convinto che tale compito rivoluzionario sia un atto volontaristico che spetta alle classi lavoratrici, se e quando queste sapranno organizzarsi per la conquista e l'autogestione del potere e della proprieta' economica. Allo stato attuale tale risultato e' ancora lontano dalla sua realizzazione. Il proletariato internazionale sta rispondendo alla crisi, ma le rivolte sociali sono oscurate dai mass-media ufficiali che temono l'estensione delle lotte di classe. Concludo ricordando che siamo solo all'inizio della crisi, nella fase embrionale delle contraddizioni di classe tra la borghesia capitalista e il proletariato internazionale.
Lucio Garofalo
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