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Nome: nico ----- Data e ora: 09/01/2010 - 22.02.01 ----- Titolo: Perché l’Unione Sovietica sconfisse il nazismo Perché l’Unione Sovietica sconfisse il nazismo
La strategia politico-militare
Il controverso patto di non aggressione (non un’alleanza, come spesso surrettiziamente si dice) tra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, stipulato il 23 agosto 1939, che sorprese ed indubbiamente disoriento' i partiti comunisti e i movimenti antifascisti in tutto il mondo (e che viene stigmatizzato dai nemici dell’URSS e dai trotzkisti come un tipico esempio del cinismo di Stalin e come un puntello fornito dalla patria del socialismo al nemico principale del proletariato e dei popoli liberi), era in realta' la sola alternativa rimasta aperta per il governo sovietico contro il rischio che, nell’isolamento dalle altre potenze imperialiste e, sostanzialmente con il loro avallo, l’Unione Sovietica si trovasse ad affrontare de sola l’offensiva nazista.
Il patto fu la prima mossa di una strategia volta a rimandare per un certo lasso di tempo l’attuazione di una invasione considerata inevitabile ed a creare una cintura di Stati cuscinetto che ne evitasse l’impatto diretto. Le mosse successive della politica estera dell’URSS furono le seguenti:
1. Apertura di trattative con la Romania, dalla quale ottenne vantaggi territoriali di grande importanza strategica; conclusione di patti di mutua assistenza con la Lituania, l’Estonia e la Lettonia (le quali, per decisone dei loro popoli, nell’agosto del 1940, entrarono a far parte dell’Unione delle Repubbliche Sovietiche).
2. Vista l’inutilita' di ogni tentativo di trattativa con il governo finlandese (fortemente compromesso con il nazismo) al fine di ottenere la concessione in affitto dell’isola di Hangö, punto strategico che avrebbe permesso l’attacco immediato a Leningrado, in cambio dell’offerta di territori molto piu' estesi, l’URSS dichiaro' guerra alla Finlandia e la costrinse a cedere l’isola. Questo atto di guerra contro un piccolo Stato attiro' contro l’URSS accuse di imperialismo, senza tener conto dell’appoggio politico e in armamenti dato da Francia ed Inghilterra al governo della Finlandia perché non addivenisse ad un accordo, pacifico e vantaggioso, con l’URSS.
Questi comportamenti da parte delle potenze imperialiste risalivano a molti anni addietro, fino dal fallimento della Conferenza di Ginevra sul disarmo (febbraio 1932 - ottobre 1933) - che si chiuse con il ritiro della Germania dalla Societa' delle Nazioni - ed avevano un’unica radice: quella di considerare il primo Stato socialista come il nemico principale che, con il pericolo del “contagio” bolscevico, minacciava gli interessi capitalisti largamente rappresentati anche in Germania.
Infatti, dal novembre 1924 all’agosto 1931 la Germania aveva ricevuto dalle banche americane e da vari paesi europei, a cominciare dall’Inghilterra, prestiti a lungo e breve termine per 25 miliardi e mezzo di marchi. Di essi il 7% a lungo termine erano statunitensi. La rinascita del potenziale economico-militare della Germania alimento' le aspirazioni tedesche alla revanche, favori' l’ascesa del nazismo e la sua politica di militarizzazione dell’industria. Allo sviluppo dell’industria bellica tedesca contribuirono la Standard Oil, la Dupont de Nemour e la Chase National Bank, che avevano rapporti strettissimi con le banche e con i consorzi dell’industria pesante (Krupp) e del settore bellico della Germania.
Invano il governo dell’Unione Sovietica aveva, fino dalla nascita e dall’espandersi dei regimi fascisti e nazisti in Europa, insistito sulla politica della “sicurezza collettiva”(1). A partire dalla conferenza di Monaco (28 - 30 settembre 1938), a cui parteciparono Francia, Inghilterra ed i due regimi fascisti, Germania e Italia, con l’esclusione della Cecoslovacchia, che era parte in causa, nonché dell’URSS, risulto' chiaro che le potenze imperialiste, dando il loro consenso alla Germania per l’occupazione del territorio dei Sudeti erano disposte a venire a patti con i fascismi europei, purché questi volgessero le loro mire espansionistiche verso oriente e si preservassero i loro interessi. Gli appetiti di Hitler non si limitarono alla proclamazione di uno Stato slovacco satellite della Germania, ma la Wehrmacht marcio' su Praga il 15 marzo 1939 (2).
Nel marzo del 1939 i governi dell’Inghilterra e della Francia apersero trattative con il governo sovietico per la conclusione di un patto tripartito di mutua assistenza, ma ponendo condizioni inaccettabili. Il governo sovietico fu costretto a respingere queste condizioni e propose che si cominciassero ad esaminare i provvedimenti concreti di lotta contro le possibili aggressioni. Nell’estate del 1939 giunsero a Mosca una missione militare inglese ed una francese. Si poté ben presto constatare che esse erano formate da rappresentanti di secondo piano e che non avevano alcuna facolta' di concludere trattati ed accordi. Al fallimento dei negoziati contribui' notevolmente il governo della Polonia, dominato da gruppi di militari accanitamente antisovietici, che rifiuto' l’aiuto militare dell’URSS. Durante questi inconcludenti colloqui, il governo di Londra trattava segretamente con la Germania hitleriana, arrivando a proporre un vero e proprio accordo sulla spartizione del mondo.
Fu in questo quadro che maturo' il patto sovietico-tedesco dell’agosto 1939, di cui abbiamo parlato all’inizio.
L’invasione della Polonia, il 1° settembre dello stesso anno, provoco' l’entrata in guerra dell’Inghilterra e della Francia e dette inizio al secondo conflitto mondiale. Tuttavia né Francia, né Inghilterra portarono alcun aiuto al loro alleato. Il governo ed il Comando supremo della Polonia fuggirono all’estero con la riserva aurea nazionale. Malgrado isolati episodi di eroismo, l’esercito nazionale si dissolse e, quando divenne evidente il pericolo che, con l’occupazione dell’Ucraina e della Bielorussia, le armate naziste si sarebbero attestate ai confini dell’URSS, le truppe sovietiche, nel settembre del 1939, entrarono in Polonia occupando, senza incontrare resistenza alcuna, ma anzi con il consenso della popolazione che non voleva finire sotto il tallone di Hitler, queste due regioni che avevano appartenuto alla Russia e che le erano state strappate con la forza nel 1920(3).
Come e' noto, il 10 maggio 1940 comincio' l’offensiva sul fronte occidentale delle truppe naziste, che penetrarono nel Belgio, nell’Olanda e nel Lussemburgo ed entrarono in Francia. Il 10 giugno cadde Parigi. Dopo la capitolazione della Francia, tutta l’Europa, ad eccezione delle isole britanniche si trovo' sotto il potere di Hitler.
Fu allora che lo Stato Maggiore nazista dette il via all’ “operazione Barbarossa”. Ai confini dell’URSS furono spiegate 190 divisioni tedesche, dotate dei piu' moderni mezzi tecnici e che contavano sull’appoggio di 3900 aerei. Il 22 giugno 1941, senza alcun ultimatum, né dichiarazione di guerra, le truppe naziste lanciarono contro l’URSS tutta la potenzialita' bellica di cui disponevano.
Se, come abbiamo visto, la strategia del governo sovietico in politica estera aveva impedito l’isolamento dell’URSS e che si ripetesse la coalizione di tutti gli Stati imperialisti verificatasi nel primo dopoguerra, se con il patto di non aggressione con i nazisti si era guadagnata una pausa di respiro considerevole, non altrettanto adeguata fu la preparazione militare di difesa, rispetto alle strategie militari ed ai mezzi impiegati. L’errore di ritenere che Hitler non avrebbe violato, senza alcun pretesto, il patto e di sottovalutare gli evidenti preparativi delle armate naziste che premevano alle frontiere colse impreparata l’Armata Rossa ed aumento' in maniera esponenziale le perdite nel primo periodo dell’attacco e dell’invasione nemica. Innumerevoli furono gli episodi di eroismo che, fino dai primi giorni, contrastarono il passo al nemico e permisero all’esercito sovietico di riorganizzarsi, ma i sovietici dovettero subire pesanti sconfitte per tutto il primo e secondo anno di guerra. L’accerchiamento di Leningrado (che costo' 600 mila morti per fame e freddo), la caduta di Kiev, l’assedio di Mosca furono episodi tragici che fecero temere a tutti i popoli che gemevano sotto il nuovo “ordine nazista” e che vedevano nell’URSS l’ultimo bastione sicuro contro il nazi-fascismo, che anch’esso sarebbe caduto. La riscossa comincio' con la storica e vittoriosa resistenza di Stalingrado, con la disfatta dell’armata nazista assediante e con la ripresa dell’iniziativa sovietica su tutti i fronti. Le sorti della guerra si invertirono a sfavore dei nazisti nella battaglia di Kursk, nella quale i sovietici riuscirono a fermare l’ultima grande offensiva lanciata da Hitler nella primavera del 1943, molto prima che le potenze alleate si decidessero ad aprire il fronte occidentale con lo sbarco in Normandia (6 giugno 1944). Furono le truppe dell’Armata Rossa a liberare i prigionieri sopravvissuti nei campi di annientamento dell’Europa Orientale ed il 2 maggio la bandiera rossa con falce, martello e stella a cinque punte sventolo' sul Reichstag a Berlino.
Fin qui le ragioni politico- militari della vittoria sovietica sul nazismo.
Ma nessuna strategia militare avrebbe potuto conseguirla pagando un prezzo tanto alto (4) senza le ragioni politiche e sociali che animarono l’intero popolo sovietico a lottare nelle file dell’Armata Rossa e nelle formazioni partigiane per la vita e l’esistenza di una patria (la guerra fu chiamata Grande Guerra Patriottica) che riconosceva come una societa' propria, conquistata e diretta – pur tra le innumerevoli contraddizioni – da una classe operaia che aveva preso nelle sue mani il proprio destino, da una popolazione contadina che aveva visto per la prima volta appagata la sua fame di terra e che, attraverso le convulsioni della lotta di classe nelle diverse fasi (della NEP, della lotta contro i kulak), affrontava e sperimentava la grande rivoluzione del passaggio dalla proprieta' individuale alla proprieta' collettiva e alla meccanizzazione delle colture agricole.
La conquiste economiche e sociali della Rivoluzione d’Ottobre.
Nell’industria
La produzione industriale dell’URSS ebbe, nel giro di 26 anni, una crescita piu' rapida di quella degli altri paesi industrializzati, crescita che aumento' dal 3,7 % nel 1929, all’11,5 % nel 1938, a circail 12% nel 1939. Con questi risultati l’URSS si piazzo' al 3° posto dei grandi paesi industrializzati, dopo gli Stati Uniti e la Germania, superando la Gran Bretagna e la Francia.
Nel corso dei due primi piani quinquennali si costruirono piu' di 2500 fabbriche ed imprese, molte di esse, tra cui la fabbrica di trattori di Stalingrado ed il complesso siderurgico di Magnitogorsk si potevano definire “giganti industriali”.
Con lo sviluppo dell’industria, l’URSS divenne quasi completamente indipendente dall’estero. Le importazioni di materie prime (carbone, zinco, alluminio, ecc.) e di macchinari cessarono completamente o diminuirono drasticamente. Di alcuni prodotti si comincio' non solo la produzione, ma anche l’esportazione.
Uno dei risultati piu' importanti dell’economia pianificata socialista dell’URSS fu il trasferimento del centro di gravita' industriale verso est. Prima della guerra del 1914 i 2/3 delle industrie russe erano concentrate tra San Pietroburgo, Mosca e l’Ucraina; la Siberia, l’Asia Centrale e il Kasakstan, e cioe' il 76% del territorio russo non possedeva che il 6% dell’industria. Le regioni di produzione delle materie prime erano a grandi distanze dalle industrie di lavorazione, comportando altissimi costi di produzione dei prodotti finiti. Ricerche geologiche sulle ricchezze naturali del paese scoprirono o permisero di esplorare a fondo vasti giacimenti di materie prime, rendendo possibile lo sfruttamento, in zone per il passato inesplorate, di grandi giacimenti di carbone, di minerali di ferro, di riserve di petrolio, di rame, di zinco e di piombo. Si sviluppo' cosi', per portare un esempio, la seconda base carbonifera dell’URSS, il bacino di Kuznietsk. Questa decentralizzazione comportava necessariamente lo sviluppo dei trasporti, altro obiettivo fondamentale che si era posto il primo piano quinquennale.
Un altro risultato fondamentale della politica di industrializzazione consistette nel rinnovamento completo dell’apparato produttivo mediante lo sviluppo dell’ elettrificazione, il cui utilizzo si quadruplico' nel corso dei due primi piani quinquennali, e della meccanizzazione della produzione. Per fare un esempio, la meccanizzazione della produzione del carbone raggiunse il 90%. Lo sviluppo della produzione di macchine utensili, e nella fattispecie delle macchine tessili, porto' con sé quello dell’industria del cotone. L’industria leggera veniva cosi' incontro alla domanda digeneri di consumo per la popolazione, il cui livello di vita era migliorato. Infatti, dopo gli anni del “comunismo di guerra”, i salari degli operai erano aumentati e la durata della giornata lavorativa era stata ridotta a 7 ore giornaliere e a 6 per i lavori piu' pesanti.
Gli enormi investimenti per lo sviluppo dell’intero apparato produttivo, non potendo basarsi sui prestiti esteri delle banche internazionali, contavano invece, oltre che sulle imposte sui redditi delle imprese statali ed in misura minore sulle imposte sui redditi privati (molto basse per gli operai ed impiegati di Stato, piu' alte per gli artigiani ed i liberi professionisti), su un’alta produttivita' e sull’abbassamento dei costi di produzione. I lavoratori furono i veri protagonisti dello sviluppo industriale appena descritto. Prima il movimento di emulazione socialista, poi quello stakanovista (5) e delle brigate d’assalto. Nella societa' borghese (dove vige la schiavitu' del lavoro salariato per molti e il privilegio del non lavoro per pochi) il record di Stakanov viene dileggiato (dagli utopisti del “diritto all’ozio”) e presentato come l’alienazione o la costrizione a cui erano sottoposte le masse operaie sovietiche. In realta' i record di produttivita' conseguiti dai lavoratori di avanguardia sovietici (soprattutto giovani) erano l’effetto dell’entusiasmo di sperimentare per la prima volta nella storia i cambiamenti dei rapporti di produzione basati sull’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e su una diversa concezione del lavoro. Gli stakanovisti erano tutt’altro che animali da soma costretti a sopportare le piu' inumane fatiche, al contrario erano i pionieri del passaggio dalla priorita' della tecnica alla priorita' dei quadri tecnici, gli “uomini nuovi” provenienti dalla classe operaia, che venivano formati nei complessi scolastici per studi medi e superiori di ingegneria, chimica, scienze minerarie, ecc. Come diceva Stalin: “... Erano prevalentemente operai ed operaie, giovani o di media eta', colti e tecnicamente preparati (la sottolineatura e' nostra)... Essi sono immuni dal conservatorismo e dal tradizionalismo di alcuni ingegneri, tecnici e dirigenti di aziende... Il movimento stakanovista rappresenta l’avvenire della nostra industria, reca in sé il germe del futuro slancio culturale e tecnico della classe operaia e ci apre la sola strada per la quale possiamo raggiungere quegli alti indici produttivi indispensabili per passare dal socialismo al comunismo ed eliminare il contrasto tra lavoro intellettuale e lavoro manuale” (6).
A conclusione del secondo piano quinquennale, alla fine del 1937, l’industria dell’URSS raggiungeva il 428% rispetto al livello produttivo del 1929 ed in confronto all’anteguerra era piu' che quintuplicata.
Nell’agricoltura
Il passaggio dalla Nuova Politica Economica (NEP) alla collettivizzazione ed alla lotta contro i kulak e per l’abolizione del mercato capitalista che, nell’ambito della NEP aveva preso piede, fu una lotta estremamente dura nella societa' ed all’interno del Partito comunista.
Nel 1927 persisteva la parcellizzazione delle grandi aziende capitaliste espropriate ed assegnate nel 1918 alle unita' familiari di ex braccianti e contadini poveri. Le aziende contadine piccole e piccolissime, specialmente dell’area cerealicola, praticavano un’economia arretrata ed erano in grado di fornire alle citta' solo poco piu' di 1/3 dei cereali che l’agricoltura poteva vendere nel mercato dell’anteguerra. Questa crisi era accompagnata da quella dell’allevamento del bestiame.
La soluzione in un’economia socialista non poteva essere che la meccanizzazione e quindi la collettivizzazione dell’agricoltura, cioe' il raggruppamento graduale delle piccole e piccolissime aziende nella coltivazione in comune della terra per mezzo di cooperative, avvalendosi di macchine agricole e dei procedimenti scientifici delle colture intensive.
Nel 1929, l’anno che Stalin chiamo' della grande svolta , si verifico' l’ingresso nei kolchoz non piu' di gruppi isolati di contadini, ma di villaggi e, a volte, di interi circondari. Questo significava l’adesione dei contadini medi alle cooperative agricole di produzione. Fu l’effetto del grande impulso alla produzione agricola realizzato nei sovchoz (aziende agricole di Stato) e dello sviluppo delle Stazioni di macchine agricole e di trattori che offrivano soluzioni fino ad allora impensate per lo sfruttamento delle terre incolte, per le seminagioni e per i raccolti meccanizzati di vaste aree, in particolare delle colture cerealicole. Gli anni successivi, dal 1930 al 1934, videro il passaggio dalle limitazioni imposte ai kulak alla loro eliminazione “in quanto classe”. Bisogna ricordare che i kulak avevano contrastato in ogni modo il crescente movimento contadino che si volgeva in favore della collettivizzazione, mediante sabotaggi, incendi ed assassinii, macellando il proprio bestiame ed incitando i contadini a fare altrettanto e ad entrare nudi nei kolchoz. L’ostilita' dei kulak era favorita, da un lato, dalle correnti di destra all’interno del Partito che li sostenevano e, dall’altro lato, da tutta una serie di errori e forzature di sinistra, commessi da parte di zelanti funzionari, i quali sostituirono il libero consenso con la costrizione, affrettarono arbitrariamente i tempi scaglionati di collettivizzazione che erano stati assegnati alle regioni e imposero la socializzazione integrale dei beni degli aderenti alle cooperative. Questi gravi errori determinarono arretramenti nella produzione e nella consegna dei prodotti allo Stato. Furono corretti con l’adozione, nel febbraio del 1935, dello statuto dell’artel agricolo (cooperativa nella quale erano collettivizzati soltanto i principali mezzi di produzione) e con la conferma della concessione ai kolchoz di tutte le terre da essi coltivate in godimento perpetuo.
Con il passaggio di tutta le terre del villaggio ai kolchoz, comprese quelle di proprieta' dei kulak, i contadini iniziarono ad espropriarli e a cacciarli dalle terre. Fu una lotta di classe dal basso, appoggiata dall’alto da leggi drastiche che abolivano i diritti di proprieta' e di sfruttamento di mano d’opera da parte dei kulak.
Verso la fine del 1934 i kolchoz raggruppavano circa i ¾ delle aziende contadine dell’URSS e circa il 90% di tutta la superficie seminata. L’agricoltura impiegava 281.000 trattori e 32.000 mietitrebbia. Il piano della consegna del grano fu adempiuto tre mesi prima che nel 1932.
Alla fine del secondo piano quinquennale, realizzato prima del termine prestabilito, si verifico' un’ascesa senza precedenti in tutti i settori della produzione agricola. I kolchoz da soli (senza tener conto dei sovchoz) diedero al paese piu' di 1.700 milioni di pud di grano mercantile, ossia almeno 400 milioni di pud in piu' di quanto avessero messo sul mercato nel 1913 i grandi proprietari terrieri, i kulak ed i contadini nel loro complesso.
Nell’istruzione
Con l’introduzione dell’istruzione generale obbligatoria e con la costruzione di nuove scuole, non solo fu sconfitto l’analfabetismo, ma il livello di cultura in tutta l’URSS si elevo' straordinariamente.
Il numero degli allievi delle scuole elementari passo' da 8 milioni nel 1914 a 28 milioni nell’anno scolastico 1936-1937. Quello degli studenti degli istituti d’istruzione superiore, da 112.000 nel 1914, a 542.000 nell’anno scolastico 1936- 1937.
Impressionanti anche i risultati nella formazione delle varie categorie professionali degli intellettuali. I quadri intellettuali nel 1937 avevano raggiunto la cifra complessiva di 9,6 milioni di persone. Diamo alcune cifre riguardanti diverse categorie professionali nel 1937: 969.000 maestri (213.000 nel 1914); 132.000 medici (19.785 nel 1913); 250.000 ingegneri; 80.000 tra scienziati e professori; 150.000 artisti, ecc. Il dato caratteristico era la loro composizione sociale. A differenza delle societa' capitaliste, la maggioranza della nuova classe intellettuale sovietica proveniva dalle file della classe operaia e, per completare il quadro dello sforzo compiuto nel campo culturale e dare solo un cenno delle conquiste delle donne in ogni campo politico e sociale, argomento su cui speriamo di ritornare, ricordiamo soltanto che in Unione Sovietica (sempre facendo riferimento al 1937) circa un uomo su dieci ed una donna su dodici avevano frequentato una scuola secondaria o una scuola secondaria superiore.
La politica delle nazionalita'
I fondamenti del patto costitutivo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (7) garantivano: la libera adesione ed uguaglianza delle nazioni; il diritto ad un’esistenza statale indipendente; l’uguaglianza giuridica dei membri dell’Unione; il diritto ad uscire dall’Unione per decisione unilaterale.
Nel capitolo della Costituzione del 1936, riguardante gli organi del potere di Stato dell’URSS, veniva stabilito che il Soviet Supremo dell’URSS (potere legislativo) si componesse di due Camere: il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalita' e che le due Camere avessero uguali diritti (8).
Siamo anche qui costretti, per ragioni di spazio, ad omettere la questione importantissima della lotta ideologica che Stalin condusse contro due tendenze opposte, ugualmente errate, presenti nel Partito: quella dello sciovinismo grande-russo e quella dello sciovinismo nazionalista. Vi facciamo solo cenno per far presente che sarebbe importantissimo studiare a fondo queste tendenze per interpretare tutti i tentativi attuali – provenienti dall’esterno e dall’interno – di frantumazione della Federazione Russa.
Le Repubbliche federate, le Repubbliche autonome e le regioni autonome (le tre categorie di appartenenza all’Unione) godettero in pratica della loro piena autonomia che consistette, come spesso giustamente si sottolinea, nel favorire, da parte del governo centrale, lo sviluppo delle culture nazionali, ivi comprese le lingue locali, ma soprattutto nei grandi avanzamenti economici (investimenti industriali, comunicazioni), culturali (scuole, universita', biblioteche, ecc.) e sociali.
Il successo di questa politica fu dimostrato - con la verita' inoppugnabile dei fatti - dal fallimento del tentativo, da parte dell’invasore nazista, di puntare sulle divisioni etniche. Diversamente a quanto si verifico' in vari Stati “democratici” europei, nell’URSS non ci furono governi collaborazionisti alla Quisling o Pétain, né diserzioni di massa. Al contrario, i popoli di tutte le nazionalita' e le etnie, nella stragrande maggioranza, lottarono uniti contro le forze armate nemiche, portatrici della teoria delle “razze inferiori”, consapevoli che la vittoria del nazismo avrebbe significato non solo la perdita dell’autonomia, ma la loro riduzione in schiavitu'.
Per concludere, non possiamo non paragonare questa unita' sostanziale, sia pure raggiunta attraverso contraddizioni ed errori, con l’attuale disegno eterodiretto dei nazional-separatisti, che ha il suo culmine nella guerra in Cecenia, prova generale della totale balcanizzazione della Federazione Russa. Questo disegno e' parte della strategia, gia' attuata con successo nei Balcani, in Afghanistan e che si prospetta per l’Irak, che si inserisce nel quadro di una nuova spartizione del mondo ad opera delle potenze imperialiste e degli USA in prima fila.
Infine, a proposito della Nato, e' istruttivo paragonare la strategia dell’Unione Sovietica alle soglie della seconda guerra mondiale, che consegui' il fine di precostituire una cintura di Stati amici e neutrali, per ammortizzare il primo impatto dell’assalto nazista, con l’acquiescenza dimostrata da Putin al vertice Russia - Nato di Roma (vedi la dichiarazione del CC del Partito Pansovietico dei Bolscevichi, pubblicata in questo stesso foglio). Egli evidentemente preferisce correre il pericolo costituito dall’accerchiamento di Stati membri della Nato, zelanti neofiti ed aspiranti tali, che preme ai confini della Russia, foriero di ogni ricatto e al limite di atti di guerra, in cambio di un ruolo, che la stessa dichiarazione definisce giustamente “di vassallo”.
Adriana Chiaia
Note:
1) Il 26 giugno 1938 il Commissario agli Affari Esteri, Litinov, denuncio' lo stato di disgregazione della Societa' delle Nazioni: “Alcuni abbandonano la Societa' delle Nazioni, altri vi rimangono formalmente, ma rifiutano arbitrariamente di adempiere agli impegni presi.”
2) Nel presente articolo, per motivi di spazio, non possiamo occuparci dell’estensione del conflitto nell’Estremo Oriente (scatenamento della guerra del Giappone contro la Cina). Anche di fronte dell’aggressione fascista in Oriente, i governi di
Londra e Parigi applicarono la “politica di Monaco”. Per preservare le sue frontiere orientali, l’URSS firmo' un patto di neutralita' con il Giappone.
3) Gli imperialisti polacchi, guidati dal maresciallo Pilsudski, perseguivano la restaurazione dello Stato polacco nelle frontiere del 1772, che inglobavano un numero di abitanti non polacchi maggiore di quello dei polacchi. A questo scopo la Polonia attacco' l’Unione sovietica nel 1920 con il pieno appoggio delle potenze alleate. Malgrado uscisse vittorioso dal conflitto, il governo dell’URSS dovette accettare, nelle ingiuste trattative di pace, la cessione dell’Ucraina e della Bielorussia alla Polonia imperialista.
4) 20 milioni di morti, la meta' dei quali furono civili o prigionieri di guerra, uccisi e torturati dai nazisti nei territori sovietici occupati. I nazisti distrussero 1710 citta', oltre 70 mila villaggi, 32 mila imprese industriali, 98 mila kolchoz, 1876 sovchoz, fecero saltare 65 mila chilometri di linee ferroviarie e portarono via 16 mila locomotive e 428 mila vagoni.
5) movimento che prese il nome da Alessio Stakanov, un perforatore di una miniera nel bacino del Donez, che in un solo turno di lavoro produsse 102 tonnellate di carbone, superando di 14 volte la norma corrente.
6) Stalin, Questioni del leninismo, p. 602 – 3. Edizione italiana
7) Vedi rapporto al X Congresso Panrusso dei Soviet, 26 dicembre 1922.
8) Stalin, Sul progetto di Costituzione dell’URSS, ( che contiene in appendice il testo definitivo approvato), Edizioni Rinascita, Roma, 1951.
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1 Il 26 giugno 1938 il Commissario agli Affari Esteri, Litinov, denuncio' lo stato di disgregazione della Societa' delle Nazioni: “Alcuni abbandonano la Societa' delle Nazioni, altri vi rimangono formalmente, ma rifiutano arbitrariamente di adempiere agli impegni presi.”
2 Nel presente articolo, per motivi di spazio, non possiamo occuparci dell’estensione del conflitto nell’Estremo Oriente (scatenamento della guerra del Giappone contro la Cina). Anche di fronte dell’aggressione fascista in Oriente, i governi di Londra e Parigi applicarono la “politica di Monaco”. Per preservare le sue frontiere orientali, l’URSS firmo' un patto di neutralita' con il Giappone.
3 Gli imperialisti polacchi, guidati dal maresciallo Pilsudski, perseguivano la restaurazione dello Stato polacco nelle frontiere del 1772, che inglobavano un numero di abitanti non polacchi maggiore di quello dei polacchi. A questo scopo la Polonia attacco' l’Unione sovietica nel 1920 con il pieno appoggio delle potenze alleate. Malgrado uscisse vittorioso dal conflitto, il governo dell’URSS dovette accettare, nelle ingiuste trattative di pace, la cessione dell’Ucraina e della Bielorussia alla Polonia imperialista.
4 20 milioni di morti, la meta' dei quali furono civili o prigionieri di guerra, uccisi e torturati dai nazisti nei territori sovietici occupati. I nazisti distrussero 1710 citta', oltre 70 mila villaggi, 32 mila imprese industriali, 98 mila kolchoz, 1876 sovchoz, fecero saltare 65 mila chilometri di linee ferroviarie e portarono via 16 mila locomotive e 428 mila vagoni.
5movimento che prese il nome da Alessio Stakanov, un perforatore di una miniera nel bacino del Donez, che in un solo turno di lavoro produsse 102 tonnellate di carbone, superando di 14 volte la norma corrente.
6 Stalin, Questioni del leninismo, p. 602 – 3. Edizione italiana
7 Vedi rapporto al X Congresso Panrusso dei Soviet, 26 dicembre 1922.
8 Stalin, Sul progetto di Costituzione dell’URSS, ( che contiene in appendice il testo definitivo approvato), Edizioni Rinascita, Roma, 1951.
Nome: Pietro Ancona ----- Data e ora: 30/08/2010 - 22.30.25 ----- Titolo: e se i guai sono rappresentati dalla Confindustria
E se il problema dell'Italia, delle sue difficolta' che la fanno annaspare non fossero le resistenze frapposte dalla Fiom all'editto Marchionne, ma la Confindustria e la sua incapacita' ad indicare una linea di sviluppo e di produzione di profitti che non sia quella dell'assistenzialismo e dei bassi salari?
La Confindustria tedesca credo che abbia molto da insegnare ai sempre piu' lividi portavoce degli industriali italiani. L'industria tedesca regge con salari quasi doppi di quelli italiani. L'economia generale del Paese e' armoniosa ed i negozi non sono deserti come avviene da noi dove la gente non
ha piu' soldi da spendere oltre quelli necessari alla mera sopravvivenza,.
I sindacati tedeschi assolvono ad un ruolo di responsabilita' con la pratica della codecisione.
Ma i loro lavoratori non sono disperati e ridotti alla fame come quelli iscritti ai sindacati italiani di Bonanni, Angeletti ed Epifani che dal 1993 ad oggi tengono i salari fermi e cedono consistenti quote di diritti e di welfare ogni volta che si incontrano con Governo ed Imprenditori. La codecisione tedesca in Italia si traduce in una mera presa d'atto delle decisioni unilaterali delle imprese.
Mettete in fila le dichiarazioni della Marcegaglia ed i documenti di Confindustria degli ultimi venti anni. Un piagnucolio senza fine per chiedere soldi, soldi, soldi (di quelli buoni diceva la Marcegaglia). La Marcegaglia che oramai sfiora la volgarita' con la brutalita' e le bassezze delle sue accuse verso i lavoratori con accenti sempre piu' queruli ed isterici chiede favori fiscali per le imprese, sempre meno welfare e sopratutto la riduzione al silenzio dei sindacati di lavoratori che ancora si ostinano a essere tali.
Tutto quello che ha ottenuto non basta mai. Vuole ancora di piu', sempre di piu'. L'ideale e' portare il lavoratore italiano allo stesso livello di quello polacco o, meglio, di quello tunisimo. Azzerare quasi il costo della manodopera anche se questo incide sempre di meno sui costi di produzione anche nella industria manifatturiera. Azzerare la spesa sociale dello Stato. La scuola italiana sta per essere ridotta in maceria dalla drastica cura dimagrante della Gelmini. Una scuola al livello della peggiore scuola pubblica delle periferie americane con programmi sempre piu' dequalificati.
Ora l'abbattimento dei salari gia' ultimi tra i paesi OCSE non basta piu'. Tremonti propone anche di evitare i costi per la sicurezza del lavoro. La difettosa ed insufficiente legge italiana gli sembra "un lusso" e pensa di mettere le mani sull'Inail e sull'INPS magari per sfasciarli privatizzandoli. Sembra attirato dalla buona salute finanziaria di cui godono due istituzioni importanti del welfare italiano.
Marchionne si e' unito ai pellegrini che ogni anno si recano a Rimini al "famoso" meeting di Comunione e Liberazione una organizzazione che in Italia svolge il ruolo di certe associazioni fondamentaliste della destra statunitense che gli italiani conoscono per le sue intolleranti convinzioni neocon e non per quella che e': un enorme parassita che ha creato un impero economico con appalti si servizi e forniture dalla pubblica amministrazione, con la cosidetta sussidiarieta', i bassissimi salari che corrisponde alle persone che lavorano alle sue dipendenze. Ogni anno l'appuntamento al meeting di CL, come la relazione del governatore della banca d'Utalia, come il Convegno di Cernobbio, scandisce il calendario politico. Gli Oligarchi della politica italiana smaniano per un invito che viene accordato soltanto a coloro che si distinguono nella lotta contro la classe lavoratrice e la sinistra.
Sarebbe opportuna un approfondimento di CL un esame dei bilanci della Compagnia delle Opere,e magari scopriremmo quanto e' bello, quanto e' redditizio e facile, gridare contro lo statalismo e profittare a piene mani delle sue risorse.
L'idea di usare la globalizzazione per ridurre l'Italia al livello dell'Egitto o della Polonia di oggi rottamando i diritti delle persone, distruggendo la scuola e la sanita', svendendo il patrimonio dello Stato ai privati ha fatto in Italia troppo strada. L'idea di considerare la lotta di classe un reperto del passato e' autolesionistica. Ill conflitto sociale e' l'unico regolatore bilaterale o multilaterale dei rapporti interni alla societa'. La dialettica del conflitto sociale produce progresso. Stimola le imprese verso le innovazioni. Quando le imprese risolvono i problemi riducendo i salari o i diritti invecchiano e vengono superate e diventano presto fuori mercato. La fiat, scaricando da sempre sui salari e sullo Stato le sue difficolta', produce auto poco competitive e meno buone e solide di quelle della concorrenza. Perde quota e deve produrre in Serbia per competere con coloro che producono auto in Germania o in Francia pagando alti salari e rispettando contratti e leggi sociali che Marchionne vorrebbe stracciare.
Nome: Enza ----- Data e ora: 17/08/2010 - 19.17.40 ----- Titolo: W COMPAGNI COMPLIMENTI PER IL SITO! AVANTI FINO ALLA VITTORIA FINALE!
Nome: NICO ----- Data e ora: 14/06/2010 - 22.59.17 ----- Titolo: STALIN E LE NAZIONALIZZAZIONI Stalin e le nazionalizzazioni come difesa dall'aggressione imperialista e dalla controrivoluzione internaCondividi. Oggi alle 22.49
L'uscita dalla guerra e il breve periodo di tregua conquistato dalla Repubblica sovietica al duro prezzo di una "pace disgraziata", come Lenin defini' il trattato firmato a Brest-Litovsk, fu decisivo per il governo, la classe operaia e i contadini rivoluzionari della Russia per avviare e sviluppare tutte le iniziative e le attivita' necessarie a consolidare la dittatura del proletariato, il grande processo di trasformazione socialista del paese, la sua capacita' di difesa sia politica sia militare dall'aggressione controrivoluzionaria che di li' a poco la borghesia russa e l'imperialismo mondiale avrebbero scatenato per annientare il primo Stato socialista.
Possiamo brevemente sintetizzare queste iniziative e queste attivita' che hanno permesso il consolidamento del potere sovietico in Russia e la riorganizzazione del sistema sociale ed economico su base socialista e che hanno avuto il loro massimo impulso proprio nel periodo successivo alla conclusione della pace con la Germania. Il controllo e la nazionalizzazione della Banca di Stato e delle banche private introdotti dai decreti del Consiglio dei Commissari del popolo sull'annullamento dei prestiti interni ed esteri contratti dal governo zarista e dal governo provvisorio, sulla trasformazione dell'organizzazione bancaria in monopolio di Stato con la confluenza delle banche private in quella statale e la creazione della Banca popolare unificata della Repubblica russa.
L'avvio del programma di nazionalizzazione dell'industria, a partire dalle grandi fabbriche e dagli stabilimenti minerari, metallurgici, tessili, ecc., fino a coprire la totalita' dei settori produttivi.
Il complesso e difficile avvio del lavoro nelle aziende nazionalizzate e l'incremento della produttivita' sulla base dell'organizzazione del lavoro socialista, del rafforzamento della nuova disciplina, della preparazione di quadri operai in grado di dirigere le fabbriche, i settori produttivi e l'economia.
Tutto cio' assieme alla definizione del programma di sviluppo dell'industria pesante, per garantire la vittoria del settore socialista su tutti gli altri settori dell'economia del paese. Il controllo sulle principali branche del commercio. La creazione presso il Consiglio superiore dell'economia nazionale di una speciale commissione per lo studio delle fonti d'energia della Russia e l'avvio del processo d'elettrificazione con la costruzione delle prime grandi centrali elettriche del paese.
Sul piano della sicurezza interna lo smantellamento del vecchio apparato e la formazione dei nuovi organismi della "dittatura del proletariato" porto' alla creazione della "milizia operaia", la nuova polizia, alle dirette dipendenze dei Soviet. Il 7 dicembre 1917 il governo istitui' la "Commissione straordinaria" (Ceka') in funzione della prevenzione e della lotta contro il sabotaggio e i tentativi controrivoluzionari e dell'arresto e della consegna dei responsabili di questi atti ai "tribunali rivoluzionari".
Infine il nuovo sistema giudiziario, introdotto con il "Decreto n. 1 sui tribunali" del 22 novembre 1917. Il nuovo ordinamento, i cui organi emanati e controllati dai Soviet, erano elettivi, istitui' i "Tribunali del Popolo" per il giudizio sui reati comuni e i "Tribunali Rivoluzionari" per quello riguardante la lotta alla controrivoluzione.
Nome: nico ----- Data e ora: 29/05/2010 - 19.29.52 ----- Titolo: Dichiarazioni del Network Antimperialista Dichiarazioni del
Network Antimperialista
riunito all’Assemblea Preparatoria del Social Forum Europeo
a Istanbul, il 22 maggio 2010
Il Network Antimperialista del Social Forum Europeo in occasione della riunione tenuta a Istanbul il 22 maggio 2010 per organizzare i lavori del Social Forum, che si terra' a Istanbul dal 1 al 4 luglio, ha prodotto le dichiarazioni seguenti:
Come affermato durante l’Assemblea Preparatoria Europea del Social Forum ad Istanbul, la crisi del capitalismo si trasforma in una vera e propria guerra contro le masse popolari. Di fronte a questi ultimi sviluppi, che a partire dalla Grecia si stanno estendendo in tutta Europa, il Network Antimperialista dichiara che limitarsi a pensare a un altro mondo possibile appartiene al passato. Il presente richiede qualcosa di nuovo. Dobbiamo comprendere che quest’altro mondo possibile e' il socialismo, e dobbiamo lottare per realizzarlo. La via d’uscita dalla crisi capitalistica e' il socialismo.
Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' alla lotta delle masse popolari in Grecia e in tutti gli altri paesi d’Europa e del mondo che lottano per difendersi contro la guerra che la borghesia imperialista scatena contro di loro. Dichiara la propria solidarieta' a tutti i lavoratori e le lavoratrici che in tutto il mondo lottano come avanguardia delle masse popolari, e in particolare agli operai turchi della Tekel, la cui resistenza dura da mesi, e che il 1° maggio sono stati protagonisti della riconquista a Istanbul di Piazza Taksim, che il regime aveva proibito alle dimostrazione operaie per piu' di un decennio.
Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' al movimento comunista e rivoluzionario del Nepal, che avanza con successo nella lotta per la democrazia e la sovranita' nazionale, per abbattere il feudalesimo, contro l’oppressione, e contro le mire espansioniste dello Stato indiano.
Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' alla resistenza delle popolazioni indigene e al loro movimento comunista che resiste alla guerra che lo Stato indiano ha dichiarato contro di loro, la guerra chiamata Operazione Green Hunt, che prevede massacri, espropriazioni di terre e devastazioni ambientali di proporzioni gigantesche. Il Network dichiara inoltre la propria solidarieta' alla scrittrice e attivista dei diritti umani Arundathi Roy, perseguitata perché denuncia la barbarie dello Stato indiano.
Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' ai popoli in lotta contro l’aggressione imperialista, in Afghanistan, in Iraq, e altrove.
Il Network Antimperialista dichiara la propria solidarieta' ai popoli in lotta per la liberazione nazionale, ai palestinesi, ai curdi, ai baschi, agli irlandesi. Dichiara la propria solidarieta' ai prigionieri politici irlandesi in lotta contro le infami condizioni in cui sono costretti nel carcere di Bahagonny.
Il Network Antimperialista si impegna a fare si' che il Social Forum Europeo sia uno strumento per fare vincere le lotte dei lavoratori e delle masse popolari in Europa e in tutto il mondo. Invitiamo tutti a partecipare a questo nostro impegno e a partecipare al Social Forum Europeo di Istanbul tra il 1 e il 4 luglio 2010.
Costruiamo un’altra Europa!
The Anti-Imperialist network of the European Social Forum from Istanbul support Indian people's resistance.
Statements by Anti-imperialist Network from Istanbul, 22nd May
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Oggi alle 17.38
The Anti-Imperialist Network of the European Social Forum, on occasion of the meeting held in Istanbul on 22 May 2010 in Istanbul for organizing the works of Social Forum, made the following statements.
As it has been told in the European Preparatory Assembly of the Social Forum in Istanbul, the crisis of capitalism is becoming a real war against the popular masses. Facing the latest developments that, starting from Greece are wide spreading all over Europe, the Anti-Imperialist Network states that only thinking to another possible world belongs to the past. Present times need something new. We need to understand that this other possible world is socialism, and we have to struggle for building it. The way out from the capitalist crisis is socialism.
The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to popular masses’ struggles in Greece and in the other countries of the world, who struggles to defend themselves against the war the bourgeoisie is waging against them. It declares its solidarity to all the workers all around the world struggling as a vanguard of the popular masses, and in particular to the Turkey workers of Tekel, whose resistance is going on for months, and who were in the forefront in Istanbul in the conquest of Taksim square, which the regime had forbidden to workers’ demonstration for more than a decade.
The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the communist and revolutionary movement of Nepal, which is advancing successfully in the struggle for democracy and national sovereignty, for overthrowing feudalism, against oppression and Indian State expansionism.
The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the resistance of indigenous people and of its communist movement resisting to the war the Indian state declared against them, the war called Operation Green Hunt, that plans appaling slaughters, expropriations of lands and environmental devastation. Besides, the Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the writer and human right defender Arundathi Roy, persecuted because she denounces Indian State barbarity.
The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to peoples struggling against imperialist aggressions in Afghanistan, Iraq, and everywhere.
The Anti-Imperialist Network declares its solidarity to the people struggling for national liberation, to Palestinian, Kurdish, Basque, Irish people. It declares its solidarity to Irish political prisoners struggling against the awful condition they have to endure in Bahagonny prison.
The Anti-Imperialist Network is committed to get the European Social Forum to be a means for making workers and peoples’ struggles win in Europe and all over the world. We invite every one of you to join our work and to participate in the European Social Forum of Istanbul on 1-4 July 2010.
Let’ s build another Europe!
Let’s build new socialist countries!
Costruiamo nuovi paesi socialisti!
Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 05/11/2010 - 20.50.07 ----- Titolo: Lavoro in affitto Il lavoro in affitto,il cosiddetto,"lavoro in somministrazione",che in questi ultimi anni,grazie alla famigerata"LEGGE BIAGI,ha preso sempre piu' piede e' diventato un fatto istituzionale.Praticamente,con la somministrazione di lavoro,si instaura un tipo di contratto che coinvolge tre entita':il somministratore(agenzia interinale),l'utilizzatore(l'azienda)e l'operaio,o impiegato chessia,il quale svolge la mansione a termine richiesta.Il lavoratore viene assunto dall'agenzia interinale,e viene inviato nel luogo dove si trova l'utilizzatore.Facendo divenire cosi' il lavoratore ,una sorta di merce di scambio,equiparato ad una transazione commerciale,un oggetto che viene venduto ed acquistato,a beneficio non del lavoratore,che viene umiliato e sottomesso,ma bensi' del compratore(l'azienda),e del venditore (agenzia).Quello che i piu' non sanno,oppure hanno dimenticato,questa sorta di perverso marchingegno,usato per togliere qualsivoglia diritto alle masse operaie,e attualmente anche alle classi medie,era largamente usato alla fine degli anni '70 sotto il nome di "cooperative di servizi",che altro non erano che una forma primordiale delle attuali agenzie interinali.Queste cooperative,avevano il compito di reclutare lavoratori in affitto,prettamente immigrati del sud Italia,(non c'erano ancora gli extracomunitari)senza una lira e affamati,per canalizzarli in aziende compiacenti.Questi malcapitati avevano mansioni esclusivamente di fatica, venivano affiancati ai dipendenti veri e propri dell'azienda,i quali non volevano fare certi lavori pesanti.Una sorta di caporalato in piena regola,degna non di un paese avanzato come la nostra Italia,ma del piu' misero e bieco dei paesi del terzo mondo,ove vige la legge del piu' forte e del piu' furbo,dove non esiste democrazia. Si evince da cio' che il lavoro precario,non e' storia recente, esisteva gia quarant'anni fa, si e' solo evoluto col passare del tempo ,si e' raffinato,adesso non interessa solo i nostri connazionali di classe operaia venuti da terre di mafia e di camorra,ma interessa anche e soprattutto i nostri giovani,e le classi sociali piu' elevate. http://maroneonis.blogspot.com/
Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 05/03/2010 - 20.22.30 ----- Titolo: chi mi ha messo le catene passa la vita in vacanza http://maroneonis.blogspot.com/2010/05/chi-mi-ha-messo-le-catene-passa-la-vita.html
Nome: Ciro Crescentini ----- Data e ora: 05/02/2010 - 21.41.55 ----- Titolo: primo maggio triste , c'e' poco da festaggiare Un primo maggio triste e precario per i lavoratori campani: 800 mila disoccupati, 50 mila lavoratori in nero o in grigio, 13 mila precari “a progetto”, millecinquecento “affittati” dalle agenzie interinali. In Campania, negli ultimi anni, la giunta Bassolino ha speso 9 miliardi di euro provenienti dalle casse comunitarie senza creare lavoro o sviluppo. Nelle fabbriche, nei cantieri e negli uffici si lavora come cento anni fa. Le organizzazioni sindacali confederali si trasformano in promoter dei fondi pensionistici e dei collocamenti privati, in grandi sportelli di servizi parapubblici allontanandosi sempre di piu' dai luoghi di lavoro. Il lavoro precario non ha avuto inizio con la legge Biagi. La precarieta' e' stata legittimata con la legge Treu e con i contratti di collaborazione. Domani non sara' un giorno di festa per migliaia di lavoratori e lavoratrici napoletani. In molti sono preoccupati del proprio futuro, i giovani, in particolare. “La banca non vuole riconoscermi il mutuo per acquistare la casa – dice Roberta Vittosi un’operatrice call center – Non mi ritiene affidabile perché ho stipulato un contratto a progetto”. Il lavoro diventa sempre piu' precario. “La precarieta' fa aumentare lo stress, la depressione ed e' la causa degli infortuni sul lavoro. Almeno il 90% dei lavoratori che si ammalano o si infortunano sono lavoratori preoccupati per il proprio futuro. Ai limiti della poverta' si trovano migliaia di famiglie campane di operai morti sul lavoro. Migliaia di madri e vedove, non solo distrutte dal dolore per la perdita affettiva ma totalmente incapaci di far fronte alla perdita economica del capofamiglia. Famiglie al completo sbaraglio, bambini lasciati al proprio destino, donne incapaci di assicurare nemmeno i beni di prima necessita' a questi orfani. "Se in ogni procura, specialmente in quelle medio-grandi, vi fossero pool di magistrati impegnati sulla sicurezza, pure gli organi di vigilanza sul territorio (ispettori del lavoro, di Asl e Arpa) avrebbero un altro atteggiamento rispetto ai controlli e alla prevenzione degli incidenti sul lavoro,finché l’intervento giudiziario sara' frammentato, non si otterra' il risultato di renderlo sistematico, uniforme e incisivo, oltre che professionale, su tutto il territorio nazionale” – dice Raffaele Guariniello Procuratore aggiunto di Torino. Nei call center, laboratori e cantieri di restauro artistico sono diffusi i “finti” contratti a progetto utilizzati per non riconoscere come subordinati o dipendenti gli addetti impegnati dieci e dodici ore al giorno. Tanti soldi, tante risorse evase che potrebbero essere utilizzate per migliorare le condizioni di lavoro e la qualita' delle strutture pubbliche e sociali (scuole, ospedali, reti ferroviarie, asilo nido). Il primo maggio? Tanta la precarieta'. Non c’e' niente da festeggiare
Nome: COMUNISTI NAPOLETANI ----- Data e ora: 05/01/2010 - 20.58.27 ----- Titolo: insurrezione armata 1945 ....... oggi come ieri INSURREZIONE ARMATA 1945....UN UTILE INSEGNAMENTO PER LA RIVOLUZIONE PROLETARIA SOCIALISTA!!!!
Agli operai/e , ai lavoratori/lavoratrici dipendenti di tutti i settori,ai disoccupati/e,ai precari/e,ai pensionati/e,alle casalinghe,ricordiamo L'INSURREZIONE ARMATA che nel 25/04/45 libero' l'Italia dal nazifascismo.
Di che natura fu' l'insurrezione armata del 45 ??? Essa fu' un azione armata di popolo che si fuse e venne guidata da formazioni politico-militari ( quasi esclusivamente dalle brigate partigiane comuniste) che misero fine ad un regime oppressivo per via militare rivoluzionaria.L'insurrezione assume una straordinaria attualita' oggi,sia perche' il nemico battuto 65 anni fa' sta risorgendo ( vedasi natura fascista,razzista del governo berlusconi) perche' la crisi capitalistica spinge i padroni ad accentuare sempre piu' il carattere reazionario di stato borghese,affamando,reprimendo,militarizzando i rapporti interni e internazionali,sia perche' se le masse popolari non vogliono pagare questo prezzo,il regime economico e politico capitalistico deve essere superato da una rivoluzione proletaria,la quale nella sua fase finale assumera' probabilmente la forma di insurrezione armata,questa volta non contro un regime politico particolare della borghesia (nazifascismo),ma contro tutto il sistema capitalistico.
Al regime oppressivo capitalistico fondato sull profitto individuale e sull'oppressione politica , si sostituira' un potere proletario che eliminando la classe dei capitalisti,socializzi la ricchezza sociale prodotta ed assicuri dominio politico e liberta' a tutta l'umanita'.
per questi motivi,tutti i proletari,i comunisti,tutti coloro che sono sinceramente legati alla giustizia sociale ,devono rafforzare il campo comunista rivoluzionario,devono produrre iniziative,propagandare,chiarire,studiare ed applicare gli insegnamenti dell'insurrezione armanta del 25 Aprile 1945.
Mentre i borghesi festeggieranno il 25 Aprile per l'ottenimento della costituzione democratica,ilproletariato ricordera',studiera' e applichera' quegli insegnamenti per lo sbocco della lotta di classe.
in questi anni in cui una infima minoranza si e' arricchita,costituendo due blocchi socio-politici ( uno pseudodemocratico,guerrafondaio di destra polo pdl-lega-estrema destra,l'altro pseudodemocratico di sinistra pd-prc-ecc. che servono la borghesia rendendo lo tato borghese piu' autoritario,guerrafondaio,antipopolare,che immiserisce le masse popolari.
Tutto cio' dimostra che questo sistema socio-politico-capitalistico va' abbattuto dallo sviluppo della coscienza autonoma proletaria,unitamente alla costituzione del partito comunista rivoluzionario,per un processo rivoluzionario verso il socialismo.Viva il 25 Aprile,
Viva la lotta proletaria e comunista nazionale e internazionale.Comunisti Napoletani,
Nome: rosario marotta ----- Data e ora: 29/04/2010 - 21.20.53 ----- Titolo: Il sud delle meraviglie Secondo alcuni rapporti,sono piu' di settecentomila,negli ultimi anni che hanno fatto le valigie per trasferirsi dal sud al nord Italia.Questo esercito di giovani e non piu' giovani,hanno in comune tutti lo stesso sogno:lavorare.L'unica certezza di un passo cosi' difficile,quello di lasciare la propria terra,e' quella forse di trovare un lavoro precario,cosa praticamente impossibile al sud.Un sud,quello italiano, in cui mancano del tutto le politiche giovanili,un sud ancora dominato dalle mafie,un sud dove ti sembra di essere ancora in una sorta di ambito medievale,in piu' imbruttito da degrado e abbandono.Partono,questa volta con gli zaini firmati e il telefonino di ultima generazione,consci che la loro destinazione ha ben poco da offrire in ambito lavorativo e umano.Partono silenziosamente verso le citta' del nord Italia,ma anche del nord Europa,cercando magari all'estero quello che non hanno avuto nel loro paese,cioe' un'affermazione del merito e diritto che i governi italiani non hanno saputo dare,che invece di puntare sull'istruzione e sulla formazione,tagliano proprio in questi settori.Ma i problemi piu' gravi li devono affrontare quelli che restano al sud Italia,perche' perdono ogni speranza di trovare un occupazione,arrivando anche a non cercare piu' e a non iscriversi nei registri dei disoccupati,uscendo dal mercato del lavoro senza provare piu' a rientrarci.Il problema piu' grande di questo disastro e' che il governo oltre a non far nulla per arginare questo fenomeno,sottrae sempre piu' soldi al mezzogiorno,con la scusa di vari interventi urgenti.L'effetto lega e' sempre piu' evidente. http://maroneonis.blogspot.com/?spref=fb
Nome: nico ----- Data e ora: 18/01/2010 - 21.49.14 ----- Titolo: Partiti Comunisti e Operai del Mediterraneo Meridi Incontro straordinario dei Partiti Comunisti e Operai del Mediterraneo Meridionale e Orientale, della Regione del Golfo e del Mar Rosso
Atene, 19-20 Agosto 2006 http://www.solidnet.org
22 Agosto 2006 Dichiarazione alla stampa
Un incontro straordinario dei Partiti Comunisti e Operai del Mediterraneo Meridionale e Orientale, della Regione del Golfo e del Mar Rosso si e' tenuto ad Atene il 19 e 20 Agosto, ospitato dal Partito Comunista di Grecia con la partecipazione della Tribuna Democratica Progressista di Bahrain, del Partito Tudeh dell’Iran, del Partito Comunista di Israele, del Partito Comunista Giordano, del Partito Comunista Libanese, del Partito del Popolo Palestinese, del Partito Comunista Sudanese, del Partito Comunista Siriano. All’incontro erano presenti anche il Partito Comunista di Cuba, AKEL di Cipro, il Partito Comunista Unificato della Georgia, il Partito Comunista Portoghese, il Partito Comunista della Federazione Russa e il Partito Comunista di Turchia, mentre alcuni altri partiti che non hanno potuto presenziare hanno espresso il loro sostegno inviando messaggi.
I partecipanti hanno condannato la politica degli USA e delle altre potenze imperialiste basata sullo sfruttamento e la violazione dei fondamentali diritti democratici e civili. Tale politica e' la causa reale dei conflitti e dell’instabilita' nella regione. I comunisti e le altre forze antimperialiste si oppongono fermamente a cio', lottando contro la guerra imperialista, per i diritti del popolo lavoratore, per la pace, la democrazia e il socialismo.
L’incontro e' scaturito dall’esigenza di esaminare la situazione, di scambiare opinioni e di assumere iniziative di solidarieta' con i popoli del Libano, della Palestina e di altri paesi della regione che stanno lottando contro le ingiuste e aggressive operazioni militari di Israele e contro il tentativo di realizzare i piani USA-NATO per il “grande Medio Oriente”. I partecipanti hanno evidenziato e condannato l’aggressione israeliana al Libano del 19 Agosto e le violazioni dello spazio aereo libanese, fatti che provano come la risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU incoraggi l’aggressivita' israeliana.
I rappresentanti dei partiti hanno salutato l’eroica resistenza e lotta del popolo libanese e l’eroico comportamento del PC di Israele e delle altre forze progressiste del paese favorevoli alla pace; essi hanno reso omaggio alla resistenza del Partito Comunista Libanese e ai suoi sacrifici nell’ambito della Resistenza Nazionale Libanese. I rappresentanti dei partiti hanno anche salutato la lotta del popolo palestinese e il contributo apportatovi dal Partito del Popolo Palestinese.
I rappresentanti dei partiti presenti hanno anche salutato il massiccio movimento mondiale di solidarieta' e di protesta e valorizzato il significato internazionale della dichiarazione congiunta del 20 luglio 2006 di 71 Partiti Comunisti e Operai in solidarieta' con i popoli sofferenti di Palestina e Libano. I partecipanti hanno messo in rilievo le responsabilita' degli USA e delle altre potenze imperialiste che con il loro comportamento hanno incoraggiato le azioni omicide dell’esercito israeliano. Il fatto che il governo di Israele e i suoi alleati non siano stati in grado di realizzare i loro obiettivi in questa guerra dimostra le enormi potenzialita' del movimento di resistenza dei popoli, malgrado il difficile rapporto di forze in campo militare.
I rappresentanti dei partiti hanno denunciato il comportamento di quelle forze che in nome dell’ “imparzialita'” in realta' hanno aiutato l’aggressione. I partecipanti hanno ben accolto la posizione antimperialista della Siria. Essi hanno sottolineato le responsabilita' di quei governi che non hanno condannato quanto e' avvenuto e che non hanno assunto misure efficaci per far cessare gli attacchi, secondo quanto era richiesto dai trattati e dal diritto internazionale. Essi hanno rilevato che gli USA e le altre principali potenze imperialiste stanno usando gli attuali rapporti di forza negativi nell’ONU per legittimare i loro interventi, per imporre il diritto della forza e per promuovere i loro piani e interessi a spese dei popoli.
I partecipanti, come del resto tutti i popoli progressisti, hanno rifiutato l’argomento degli invasori secondo cui l’attacco sarebbe stato attuato nell’esercizio di un presunto diritto all’ “autodifesa”. E’ stato rilevato che in tale frangente la maggioranza delle vittime e' risultata essere di civili, che sono stati colpiti ospedali e case e che sono stati effettuati migliaia di arresti illegali di prigionieri politici, tra i quali si trovano ministri e rappresentanti eletti del popolo palestinese. Questo attacco, insieme all’ingiusta guerra contro il popolo dell’Iraq e alle minacce degli USA e dei loro alleati contro altri popoli della regione, come quelli dell’Iran e della Siria, e' indirizzato a stroncare ogni resistenza popolare che sta lottando giustamente contro le invasioni straniere e le forze di occupazione e per l’inalienabile diritto di un popolo ad essere padrone del proprio destino, a difendere la liberta', l’indipendenza e l’integrita' territoriale del proprio paese, a ricercare cambiamenti sociali e politici in direzione del socialismo. E’ stato notato che per promuovere efficacemente la direzione antimperialista delle lotte, le forze politiche popolari, progressiste e popolari devono essere in grado di conquistare una posizione egemone. L’incontro ha riconosciuto anche la necessita' di rafforzare i Partiti Comunisti e Operai, affinché possano mettersi alla testa del piu' ampio fronte di resistenza contro l’imperialismo, lo sfruttamento di classe e l’oppressione. Solo cosi' la lotta popolare potra' avere successo a livello nazionale, regionale e internazionale.
I partecipanti all’incontro condannano tutti gli sforzi che sono stati fatti per ritardare l’emissione di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Essi hanno espresso il loro disaccordo rispetto alle clausole della risoluzione 1701/2006 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dal momento che essa e' l’espressione dello sforzo degli USA teso a concedere ad Israele cio' che non e' riuscito ad ottenere con il suo attacco. E’ stato anche rilevato che la risoluzione da' ad Israele il diritto di rivendicare il fatto di agire per “autodifesa”. Allo stesso tempo, Israele continua ad intervenire negli affari interni del Libano in merito alla questione del disarmo, nonostante il fatto che il popolo libanese, le forze politiche e il governo del Libano ritengano che tale questione riguardi il dialogo nazionale interno. I partecipanti hanno anche rifiutato le enunciazioni riguardanti lo spiegamento della forza internazionale e il suo mandato, in particolare perché si da' il diritto di realizzare gli obiettivi stabiliti da Israele. I partecipanti fanno appello ai paesi perché si astengano dal partecipare con truppe che ricevano tale mandato.
I rappresentanti dei partiti rilevano il fatto che il lungo processo che ha portato a questa risoluzione mostra con sufficiente chiarezza l’acutezza della competizione tra le maggiori potenze imperialiste per le sfere di influenza e dominio. I partecipanti hanno sottolineato la necessita' di lavorare attivamente per la creazione di un fronte unito politico e sociale nella regione con il sostegno internazionale di altri partiti, movimenti e organizzazioni, contro il piano imperialista per il “grande Medio Oriente” e la sua presunta democratizzazione. I comunisti si pongono all’avanguardia della lotta per la democrazia e per la promozione degli interessi popolari, fronteggiando i tentativi di forze politiche che potrebbero cercare di sfruttare la situazione, descrivendo sé stesse come tutrici e “protettrici” dei popoli, pur essendo in realta' motivate dai propri interessi e dalla loro competizione con gli USA.
I partecipanti, alla luce dei piu' recenti sviluppi, hanno espresso il loro disappunto in merito ad un’ulteriore scalata dell’aggressivita' israeliana contro i palestinesi e gli altri popoli della regione.
Nell’affrontare questa situazione, i partecipanti hanno ritenuto che il movimento internazionale di solidarieta' con i popoli di Libano e Palestina e dell’intera regione debba essere ulteriormente rafforzato, insieme al sostegno alla lotta delle forze progressiste e democratiche della regione per la democrazia, la liberta' e la giustizia sociale.
Essi hanno evidenziato la necessita' di intensificare la lotta per difendere l’indipendenza nazionale e l’integrita' territoriale di tutti i paesi contro ogni intervento imperialista, con qualsiasi pretesto avvenga.
I partecipanti richiedono:
- L’immediata cessazione del fuoco e l’immediato ritiro delle truppe israeliane dai territori libanesi, comprese le fattorie di Sebaa e l’immediato rilascio dei prigionieri libanesi. Essi inoltre condannano la violazione dello spazio aereo e terrestre e delle frontiere del Libano e richiedono la rimozione del blocco aereo, terrestre e marittimo del Libano da parte di Israele.
- Il ritiro dell’esercito israeliano da tutti i territori palestinesi, libanesi e siriani occupati dal 1967, il completo smantellamento degli insediamenti, la demolizione del muro israeliano e la creazione di uno Stato palestinese con capitale Gerusalemme Est, accanto ad Israele.
- L’immediato rilascio di tutti i prigionieri politici libanesi, palestinesi e altri arabi, e l’immediata rimozione dell’assedio e del blocco dei territori palestinesi.
- L’immediato rilascio dello speaker del Parlamento palestinese e di tutti parlamentari e ministri che sono stati presi in ostaggio da Israele.
- Un Medio Oriente senza armi nucleari.
L’incontro ha approvato una serie di iniziative e azioni congiunte che comprendono:
- Una delegazione congiunta di rappresentanti dei Partiti Comunisti e Operai in Libano, Palestina e Israele.
- L’azione congiunta dei nostri partiti nel Parlamento Europeo e nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. L’invito a prendere parte alle sessioni del Parlamento Europeo esteso ai rappresentanti dei Partiti Comunisti e Operai della regione, in particolare a quelli di Libano, Palestina e Israele.
- L’organizzazione di azioni congiunte e di mobilitazioni dei partiti intorno alla meta' di settembre. L’utilizzo di eventi di massa, festival, ecc. per esprimere solidarieta'.
- La pressione su ogni governo che non condanni l’aggressione israeliana.
- La richiesta di riparazione a Israele e la condanna dei responsabili di crimini di guerra, con ogni metodo legale o utilizzabile.
- L’intensificazione della solidarieta' e delle azioni congiunte anche in occasione dell’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai che sara' ospitato dal PC Portoghese a Lisbona il 10-12 Novembre 2006.
- L’incoraggiamento della cooperazione tra le organizzazioni giovanili dei nostri partiti per la condanna degli interventi e delle guerre imperialisti mediante manifestazioni comuni, attivita' specifiche, ecc. L’organizzazione di un campo internazionale nel Sud Libano e la partecipazione allo sforzo di ricostruzione.
- Il sostegno agli sforzi per incrementare l’aiuto umanitario, in cooperazione e coordinamento con il Partito Comunista Libanese.
- La continuazione delle dimostrazioni, delle mobilitazioni e delle manifestazioni di solidarieta'.
- Il sostegno alle iniziative di solidarieta' delle organizzazioni di massa, dei movimenti, dei sindacati, delle organizzazioni giovanili, contro la guerra imperialista in Libano, Palestina e Israele.
- Il sostegno alle piu' significative azioni e iniziative internazionali dei movimenti di massa e delle organizzazioni internazionali come WPC, WFDY, WFTU, WIFD, ecc.
Atene, 20 Agosto 2006
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Partiti partecipanti
Tribuna Progressista Democratica (PDT) Bahrain
Partito Comunista di Cuba
AKEL – Cipro
Partito Comunista Unificato della Georgia
Partito Comunista di Grecia
Partito Tudeh dell’Iran
Partito Comunista di Israele
Partito Comunista Giordano
Partito Comunista Libanese
Partito del Popolo Palestinese
Partito Comunista Portoghese
Partito Comunista della Federazione Russa
Partito Comunista Sudanese
Partito Comunista Siriano
Partito Comunista di Turchia
Contributi scritti e messaggi inviati da
Partito Comunista di Egitto
Partito Comunista di Macedonia
Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese
Partito Comunista di Palestina
Partito Comunista dei Popoli di Spagna
Partito Comunista Siriano
Partito Comunista Operaio di Russia – Partito dei Comunisti di Russia
Partito Comunista dell’Unione Sovietica
Partito Comunista di Ucraina
Unione dei Comunisti di Ucraina
Nome: mario ----- Data e ora: 17/01/2010 - 14.00.16 ----- Titolo: fronte del porto MOVIMENTO FRONTE DEL POPOLO.
LA PRESENZA DEL FRONTE DEL POPOLO AL NO MAFIA DAY DI ROSARNO.
Di Ivan Maellace.
L’appuntamento e' fissato per il 23 gennaio 2010 alle ore 11.00 davanti alla stazione ferroviaria di Rosarno. Due giorni dopo il NO MAFIA DAY di Reggio Calabria i giovani calabresi che hanno organizzato la fiaccolata per la legalita' hanno deciso di rivendicare la sovranita' popolare nella citta' vittima delle cosche della piana di Gioia Tauro. Una delle organizzatrici,Anna Leonardi,ha precisato “Volevamo farla il prima possibile,vogliamo far vedere subito che Rosarno,la provincia di Reggio Calabria e tutta la Calabria sono contro la mafia e sono solidali con chi si ribella”.Fronte del Popolo sara' presente per rivendicare la necessita' di lotta allo sfruttamento e all’imprenditoria criminale che ha dissanguato il territorio e ridotto in schiavitu' i lavoratori stagionali della piana di Gioia Tauro.
La manifestazione dei lavoratori stagionali agricoli di Rosarno e' stata una ribellione alla criminalita' organizzata che gestisce il mercato del lavoro nella piana e soprattutto e' stata un ribellione al predominio culturale dell’omerta' e all’ignoranza del razzismo.
Non siamo piu' disposti ad aspettare che le situazioni raggiungano il limite perché le istituzioni si occupino degli sfruttati e non siamo piu' disposti a sentirci dire che “erano stati stanziati dei fondi” oppure ascoltare la puntuale rassegna della Guardia di Finanza per l’incredibile lavoro svolto contro il lavoro nero.Questi numeri,peraltro scarni rispetto alla realta' che viviamo,non giustificano 2 mila persone ed oltre che vivono in stato di schiavitu' sotto agli occhi di tutti. Se la risposta della regione vuol dire mitigare gli effetti del predominio criminale nella zona non vogliamo neanche ascoltarla e non vogliamo ascoltare quei Rosarnesi che hanno detto di essersi comportati sempre in maniera umana,di aver anche fatto della carita'. Chi lavora per dodici ore al giorno ed oltre non deve avere nessun bisogno di carita' perché questo stato e' una repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce al lavoratore una vita dignitosa e una paga adeguata al lavoro svolto.
I cinque mandati di cattura emessi per schiavismo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina non ci soddisfano perché sono arrivati tardi,dopo ben tre manifestazioni consecutive anno dopo anno, e perché non possiamo tollerare oltre che quelle aziende agricole che riscuotono puntualmente i fondi pubblici non rispettino la legge del nostro stato .La nostra e' una guerra alle mafie .Una guerra alle mafie violente della piana e una guerra alla mafia dei colletti bianchi sempre piu' intoccabili a causa della carenza di organico delle Prefetture calabresi e a causa delle scandalose manovre che si ripetono all’interno di queste prefetture che rendono impossibile il lavoro ai PM come Bruni.
Siamo stanchi di ascoltare le notizia relative ai proscioglimenti dalle accuse rivolte da De magistris.
Siamo stanchi di non ascoltare le notizie relative ai morti di cancro che aumentano esponenzialmente nella nostra regione.
Siamo stanchi del bollettino di guerra della malasanita' calabrese.
Siamo stanchi del nostro pesce disprezzato perche' i nostri mari sono stati avvelenati.
La nostra guerra vuole attaccare principalmente il grigiore della politica assuefatta alle condizioni odierne e rassegnata a mediare il danno. Non dimenticheremo quello che e' successo a Rosarno perché tutta la regione e' sfruttata dagli stessi oppressori e i soldi dei finanziamenti pubblici,i soldi rubati ai lavoratori stagionali non fanno altro che accrescere il predominio della criminalita' nella zona .Ora pretendiamo che sia creata un alternativa alla realta' quotidiano di violenza e sfruttamento,una alternativa alla cultura mafiosa predominante ad iniziare dal risarcimento delle vittime. Gli immigrati regolari e gli italiani,qualunque sia il colore della loro pelle,non hanno nessuna colpa in questo abominio e lo stato ha il dovere di risarcire le vittime.
Lo stato ha il dovere di premiare il lavoro e punire il furto perché non possiamo piu' tollerare il contrario e perché questo stabilisce la nostra legge e perché questa e' la lezione migliore da dare a chi e' rassegnato al predominio della mafia a casa nostra .Dobbiamo creare una realta' stabile di contrasto alla criminalita' che sia propositiva ed intransigente nei confronti della mafia di qualunque forma e di qualsiasi accento. Vogliamo delle risposte concrete dalle istituzioni alle nostre domande e non ci limiteremo alla consueta sfilata di buoni intenti perche' in questa terra e in questo paese siamo tutti degli sfruttati e non aspetteremo di diventare schiavi. Nell’immobilita' della politica regionale,l’unica via di uscita e' la partecipazione attiva di qualunque calabrese e di chiunque si trovi per lavoro nella nostra regione . Chiunque abbia a cuore le sorti di questa regione,oggi come mai ha il dovere di vigilare attentamente sulle gestione delle risorse e del territorio e pretendere l’immediato dipiano delle situazioni ambigue attraverso l’applicazione della legge perché la giustizia e soprattutto la mancanza di giustizia e' un problema che riguarda tutti noi.Il regime oggi si manifesta in tutto il suo potere nelle aule di giustizia di tutta Italia permettendo situazioni al limite ed oltre il limite della legge. Questo non possiamo piu' permetterlo perché oggi come mai sono i lavoratori e le fsce piu' deboli della popolazione a farne le spese. I nodi che legano la criminalita' alla politica si intrecciano nelle regioni del sud ma solo perché in una regione ormai dissanguata dimostrano tutta la loro debolezza.La criminalita' organizzata non e' solo un problema del sud e non dobbiamo farci convincere di questo perché la forza della mafia risiede nella vigliaccheria dell’anonimato e dell’intimidazione. Dobbiamo creare in collaborazione con tutti coloro che sono stanchi di non essere padroni sul territorio nazionale una dimensione onesta nella quale si possano sentire sicuri e ben accetti tutti coloro che vogliono tradire o semplicemente si voglio ribellare a una situazione ormai insostenibile.La condizione degli stagionali di Rosarno ha raggiunto un eccesso indicibile ma nel resto della regione e nel resto d’Italia la situazione non e' poi cosi' diversa.La presenza di Fronte del Popolo e' importante perché solo la democrazia partecipativa puo' vincere la complicita' della stasi politica e culturale nel paese.L’informazione e il movimento antimafia devono oltrepassare il limite della rete per dimostrare ai rassegnati che insieme e' possibile vincere la mafia e con essa la paura e lo sfruttamento.
Nome: nico ----- Data e ora: 17/01/2010 - 13.56.19 ----- Titolo: REGIONALI: LAZIIO BONINO E' REGALO PD A FINI 'Mi sembra che la candidatura di Emma Bonino nel Lazio sia un regalo del Pd a Fini'. Cosi' Paolo Ferrero, segretario del Prc, commenta l'appoggio dato da Bersani alla candidatura dell'esponente radicale nel Lazio.
'Bonino - spiega Ferrero parlando con i cronisti a Montecitorio - crea problemi a una parte del mondo cattolico, ma ne crea anche a noi sul piano sociale, anche perche' Polverini e' una sindacalista. Se andiamo a confrontarci su certi temi sociali, non so chi sia piu' a destra tra Polverini e Bonino'.
FERRERO COME AL SOLITO PER RAGIONI DI OPPORTUNITA' POLITICA HA CAMBIATO IDEA E APPOGGIA LA BONINO CONTRO LA POLVERINI.QUESTO E' QUELLO CHE RIMANE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA O COME SI CHIAMA
Nome: Luca ----- Data e ora: 01/12/2010 - 16.26.10 ----- Titolo: Nuovo Blog Buongiorno, se vi capita andate a vedere il mio blog personale.
http://luca-78.blogspot.com
Tieniamoci in collegamento per partecipare a future iniziative, manifestazioni, sondaggi e (se vi va) lasciate qualche commento.
Non abbassiamo mai la guardia !!!
A presto!
Luca
Nome: nico ----- Data e ora: 01/11/2010 - 22.08.25 ----- Titolo: PROTESTA OPERAIA ALLA MAFLOW MILANO-Alcuni operai della Maflow, multinazionale che produce tubi per il condizionamento delle vetture, in particolare per la Bmw, sono saliti all'alba di lunedi' sul tetto della sede centrale dell'azienda a Trezzano sul Naviglio, in via Boccaccio 1, nel Milanese, mentre altri loro colleghi hanno presidiato l'azienda passando la notte all'interno e picchettando gli ingressi. L'obiettivo della protesta, spiega il sindacato di base Cub, e' contestare la decisione della casa automobilistica tedesca di sospendere gli ordini a partire dallo scorso mese di dicembre. La societa', gia' in amministrazione straordinaria in tutto il gruppo da maggio scorso, ha avviato la procedura per la vendita. «Bisogna innanzitutto che la Bmw ripristini gli ordini - ha detto Walter Montagnoli della Cub - e che il Ministero per lo Sviluppo economico emani le necessarie autorizzazioni per permettere la vendita dell'azienda»
La Maflow e' leader in Europa nella produzione di componenti per gli impianti di condizionamento delle principali case automobilistiche. Gia' di proprieta' del fondo Ilp Italian lifestyle (Hirsch & co.), il gruppo ha tre siti principali: a Trezzano sul Naviglio, Ascoli Piceno e in Polonia. Lo stabilimento milanese lavora su commesse che per l'80% arrivano dalla tedesca Bmw. Il sindacato milanese dei metalmeccanici spiega che «nonostante la crisi del settore dell'auto, per il 2009 ci sono ancora ordini per 300 milioni, ma i debiti accumulati presso le banche (in particolare Intesa Sanpaolo e Banca Popolare) portano il fondo proprietario a decidere di mettere in liquidazione l'azienda che, il 30 luglio scorso, entra in amministrazione straordinaria». La Fiom ha precisato all'inizio delle agitazioni, in novembre, che «a detta dei commissari ci sarebbero quattro soggetti interessati all'acquisizione del gruppo, ma la presenza in Polonia di un grande stabilimento simile a quello di Trezzano e il fatto che l'area su cui sorge e' gia' stata alienata e che l'immobile sia stato venduto ad una societa' del gruppo Unicredit sono delle pesanti ipoteche sul futuro del sito milanese». A tutto cio' si aggiunge che «Bmw ha recentemente deciso di spostare in Germania le commesse, che comunque sono sempre state evase puntualmente, nonostante la cassa integrazione straordinaria».
Sul posto si e' recato il vicesindaco Oliviero Camisani con l'assessore alle attivita' economiche, Sandro Napoletano e altri componenti della Giunta per confermare il sostegno dell'Amministrazione. Nei giorni scorsi, il sindaco Liana Scundi ha anche scritto ai suoi colleghi primi cittadini dei Comuni dove risiedono i dipendenti della multinazionale per chiedere loro di mettere in atto interventi di aiuto ai lavoratori. Si attende a giorni una nuova convocazione del tavolo istituzionale, costituito al ministro dello Sviluppo economico poco prima di Natale, al quale prendera' nuovamente parte anche il sindaco di Trezzano....
Nome: antonio d'angelo ----- Data e ora: 01/10/2010 - 21.36.33 ----- Titolo: Patria, socialismo o morte! Patria, socialismo o morte! Incontro e dibattito sulla Rivoluzione bolivariana e sul nuovo vincente socialismo del Venezuela
Patria Socialista organizza:
Incontro e dibattito sulla Rivoluzione bolivariana e sul nuovo vincente socialismo del Venezuela di Chavez
Sabato 23 gennaio 2010, ore 17,00
Magazzini Popolari Casalbertone, via B. Orero 61, Roma
Quasi due secoli fa il generale venezuelano Simon Bolivar combatté per emancipare l’America latina dal giogo colonialista. Sotto il vessillo nero della pirateria, un teschio con le tibie incrociate e la scritta, rossa “Liberta' o Morte”, che il Libertador portava con se nelle sue numerose campagne di Liberazione, si radunarono a migliaia gli oppressi e i popoli del Venezuela, del Peru', della Colombia, dell’Ecuador, di Panama. OGGI, i colori rossoneri tornano a sventolare, vincenti, nel Nicaragua sandinista, in Uruguay, nel Salvador mentre la Rivoluzione bolivariana riaccende le speranze di riscatto di tutti i popoli latinoamericani, fornendo nel contempo all’umanita' intera un esempio di dignita' e Resistenza al pensiero unico, allo sfruttamento capitalista, all’imperialismo.
Studiando il caso del Venezuela del colonnello Hugo Chavez, avanguardia insieme al suo popolo nella lotta per il socialismo, analizzeremo la storia, i contenuti e le aspettative del processo rivoluzionario del XXI secolo.
Interverranno :
Jose Luis Berroteran Acosta - ambasciatore venezuelano in Italia
Fabio Nobile – segretario PdCI Roma
PROMUOVE: Patria Socialista - www.patriasocialista.it
Il Circolo Bolivariano “José Carlos Mariategui” – Napoli - avendo gia' in passato, tenuto innumerevoli iniziative in appoggio alla esperienza della RIVOLUZIONE BOLIVARIANA E DI SOLIDARIETA' ALLA RESISTENZA ANTIMPERIALISTA DEI POPOLI DELL'A.L.B.A accoglie favorevolmente l'iniziativa eda' il proprio sostegno all' evento organizzato dai compagni di Patria Socialista, ritenedola un significatico momento di rottura del cordone "sanitario" che mezzi della disinformazione dei media al servizio dell'imperilaismo usamericano, hanno steso intorno alle nazioni ribelli del sudamerica, in special' modo
in torno alla REPUBBLICA BOLIVARIA DEL VENEZUELA E DEL SUO SOCIALISMO, punta avanzata della cosruzione del socialismo del XXI secolo.
Oltre ad essere presente all'incotro, invita anche i compagni di Napoli a fare pervenire la disponibilta' per una massiccia partecipazione all' incontro,partecipazione che e' ha il fattivo patrocinio del consolato di Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Compagni,non possiamo mancare ....diamoci una mossa ..
Carissimi e ancor piu' care,
i compagni di Patria Socialista hanno avuto l'intelligenza di organizzare questo importante incontro a Roma il 23 gennaio, sarebbe interessate essere presenti da Napoli con una nutrita delegazione, magari organizzandoci collettivamente. Ne abbiamo la possibilita' e sicuramente l'interesse. Credo che sia importante anche per conoscere e socializzare con questa organizzazione di compagni che hanno altresi', avuto l'intelligenza e la sensibilita' di recuperare il patrimono storico di una pagina della realta' italiana, quella dell'arditismo popolare. Gli arditi del popolo, infatti, sono stati gli unici a tenere insieme, soprattutto militarmente, comunisti, anarchici e socialisti - in un epoca in cui i partiti ufficiali del movimento operaio erano schiavi del loro ottuso settarismo e/o elitismo sterile [anche se mai uguale, la storia si ripete...] - in quella necessaria unita' antifascista dell'epoca, arruolando nelle loro fila, i soldati, contadini ed operai, di ritorno dal fronte del massacro che e' stata la Grande Guerra.
Ricordando la figura di spicco del compagno Argo Secondari tra i principali ispiratori dell'organizzazzione militare e politica in opposizione al crescente paramilitarismo padronale delle squadre fasciste:
« ...Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le Case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d'Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi »
(Dichiarazione di Argo Secondari all'assemblea degli Arditi del Popolo del 27 giugno 1921, riportata da "Umanita' Nova", Roma, 29 giugno 1921)
"Contro il patriottardo pescecanismo... la nostra patria e' ovunque siano popoli oppressi!"
(dalla sintesi di un documento della questura di Roma del 1921 fornito dalla spia infiltrata)
Gli arditi, dopo la prima guerra mondiale, si impegnarono militarmente a fermare l'infezione e l'infiltrazione fascista - che hanno sequestrato e rubato ai movimenti popolari, parole, atteggiamenti, posture, stili, financo simbologie - nel movimento operaio e di massa, e cosi' come ai partigiani dopo la seconda guerra modiale, non possiamo che rendere loro onore!
Arditi e Partigiani, SEMPRE!
(VIDEO) Marcia commemorativa partigiani
http://www.youtube.com/watch?v=nZH12yux9-I
(VIDEO) Marcia Commemorativa - Onore e gloria eterna ai caduti partigiani
http://www.youtube.com/watch?v=GT-bPrb6HJ0
http://www.patriasocialista.it/patriasocialista/wordpress/?p=379
Nome: antonio d'angelo ----- Data e ora: 01/10/2010 - 21.35.00 ----- Titolo: Comunicato politico - informativo n°1 Comunicato politico - informativo n°1
Comitato promotore per la costruzione del Fronte popolare di Liberazione Nazionale
Cari amici, compagni, fratelli, inquilini, coinquilini casiliani,
da innumerevoli discussioni e dall'esigenza di parecchi compagni presenti su questo social network e' scaturita la proposta di un incontro" informale", ma al di la' del "simil mondo" virtuale in cui il sistema capitalista ci ha rinchiuso, tanto per farci sfogare e per non farci dare fastidio ai tanti manovratori, ai sub-dominanti italici e peggio ai dominanti d'oltre oceano. Quello che si propone e' un momento d'incontro che e', e deve essere, un primo passo di reciproca conoscenza e di reciproca fiducia tra i tanti che sono stufi di sfogarsi “virtualmente” e la conseguente di recriminazione sulla sorte cinica e bara che ci riserva l'attuale fase storica.
Come ben tutti sapete, la situazione politica e sociale, nel nostro paese e' arrivata alla fase della "cancrena", per i tanti sfiduciati non sembra esserci una via d'uscita (o per lo meno cosi ci fanno credere i mezzi della disinformazione italiaca e globale).
Viviamo in un momento di estrema confusione. Il gattopardismo, il machiavellismo, l'asservimento, il tradimento, le giravolte ideologiche," l'idiotsimo parlamentaristico" di certuni (i confusionari che scambiano Lenin per Machiavelli ), che hanno pervaso e depravato i tanti reduci delle varie "rifognazioni di un comunismo da coop"; questi personaggi portatori di virus letali con le loro fasulle organizzazioni partitiche, ormai alla canna del gas, sono privi di un' analisi della faseche stiamo attraversando e delle conseguenti tattiche e strategie per affrontare un momento storico gravido di sconvolgimenti epocali. Non riteniamo che queste organizzazioni possano rappresentarci, non ne sono in grado (quando mai lo sono state IN VERITA'), né tanto meno possono essere tra coloro che potranno tirarci fuori dal pantano,pantano in cui loro stesse ci hanno infilato (gli esempi pratici a cui riferirsi sono migliaia, ma non e' questo il momento per dibatterne...); il loro unico obbiettivo e' quello del tirare a campare e di continuare ad essere la giustificazione al sistema democratico- borghese (come da 60 anni a questa parte e' stato ) e se ci fate caso anche in questo, i codesti presunti "comunisti”, assomigliano sempre piu' ai loro avversari (he prima chiamavano" nemici" ), li avete mai sentiti proferire da un po’ di tempo a questa parte le parole "socialismo" o "antimperialismo"?
o richiedere "sovranita' nazionale" o l'uscita dell’ Italia dalla Nato?
Beh, certo che no, dato che costoro sono stati tra quelli che hanno votato i crediti di guerra, le avventure in Libano e Afghanistan, l’ampliamento delle basi Nato, la costituzione dei GOM ,e dei CTP, sono coloro che bollavano col termine "Populisti" il comandante Chavez e Evo Morales, che non hanno speso che timide sillabe e balbettii sulla tragedia ’Honduregna e potremmo continuare all’infinito...
Allora come porsi in antitesi a questa palude? Come uscirne? Quali sono i nostri riferimenti? D i quali i strumenti pensiamo di dotarci?
Cari amici, l’antitesi a questa palude e' dotarsi di un' organizzazione, una struttura che faccia rincominciare a scavare la vecchia "talpa comunista", capace di chiamare a raccolta i tanti che non hanno smesso di credere che lo stato di cose presenti si possa abbattere, che ne hanno le palle piene dei chiacchiericci dei “funzionari del comunismo”, delle pseudo organizzazioni partitiche sempre piu’ assomiglianti a corporazioni caritatevoli, portatrici di "pannucci caldi" la cui unica attivita' politica dispiegata sul territorio e' lo sfilatino di pane ad un euro…. tanto mica si mette in discussione il modo di produzione capitalista… giammai ..si richiederebbe troppo!
L’Organizzazione che abbiamo in mente e' un Fronte Popolare di Liberazione Nazionale, che non sia solo un contenitore di individualita' e soggettivita', ma anche un punto di aggregazione di organizzazioni che si riconoscono nella comune lotta antimperialista, anticapitalista e nella solidarieta' internazionalista, che abbiamo come punto centrale comune le radici marxiste e leniniste nonché quelle libertarie e anarcocomuniste.
Per noi e' essenziale che chi si riconosce in questa struttura tenga ben presenti gli aspetti fondamentali della fase storica che stiamo attraversando e da cui e' possibile prendere spunti e riferimenti per superarla, infatti se e' cambiato il modo di produzione capitalista sono cambiate le categorie ed i soggetti di riferimento del conseguente conflitto che ne scaturisce, lavoro - capitale.
La lotta di classe e' diventata principalmente lotta di liberazione nazionale, cioe' e' divenuta lotta antimperialista - anticapitalista a livello globale, dove sono i popoli del mondo che incarnano e perseguono “la lotta di classe”, popoli interi in marcia verso un nuovo socialismo, come ad esempio i popoli del continente ribelle sudamericano, che non vogliono piu' sottostare al comando unico dell'impero...
Ripartire da Marx per dare al marxismo una nuova linfa, nuovo impulso, che non sia l’eterno dogma cristallizzato, da messale della santa chiesa di Treviri o da citazione dotta inconcludente per mentecatti da salotto; per noi il marxismo, e conseguentemente il leninismo, sono la chiave, il grimaldello e motore per capire come si muove il capitalismo SENZA SCENDERE NEL FIDEISMO ASSOLUTO E CAPENDONE IL GRANDE VALORE SCIENTIFICO E DI ANALISI; che sia ben chiaro il Capitale che non e' piu' quello del periodo fordista di espansione illimitata, ma e' in fase di ristrutturazione, una ristrutturazione violenta e sanguinaria che usa mezzi subdoli e criminali, metodi da genocidio planetario e i capitalisti si sono trasformati in oligarchi della grande finanza , “i funzionari del capitale” ....
Essendo centrale sempre il conflitto lavoro/capitale, oggi questo passa attraverso una maggiore articolazione delle stesse modalita' con cui avviene lo sfruttamento e le politiche di rapina del lavoro e delle risorse naturali dei vari paesi.
Potremmo ipotizzare l'equazione: flotta di classe = resistenze antimperialiste = sovranita' nazionale Facendo tuttavia attenzione a non confondere il concetto di "sovranita' nazionale" con quello di "nazionalismo"... non siamo infatti solo antimperialisti ( lo sono anche organizzazioni parafasciste), ma anticapitalisti e con l'intento ben chiaro di non per sostituire la dittatura del capitale con le corporazioni (certa ideologia fascista anche oggi si vanta di essere anticapitalista), bensi' con la dittatura del proletariato, transizione ancora necessaria verso la societa' socialista; transizione che prevede la socializzazione dei mezzi di produzione e della riproduzione sociale per rispondere alla idea finale, ovvero "a ciascuno secondo i propri bisogni da ciascuno secondo le proprie possibilita'".... per approdare alla fase ultima del comunismo: l'anarchia. Per noi essere anarchici e comunisti e' essenziale per distinguerci con le altre forme che vorrebbero ridurre il comunismo a una chiesa e mummificare il metodo scientifico marxiano, ingessandolo e quindi mortificandolo rispetto al mutamento delle societa'.... del resto anche la rivoluzione bolivariana, pur ispirandosi ed essendo fortemente legata alla tradizione marxista e leninista, e' un contributo alla pratica di rielaborazione del marxismo, contribuito dato con le peculiarita' di quelle societa'; basta infatti ascoltare o leggere il meraviglioso discorso di Chavez e Morales a Copenaghen per rendersi conto della vivacita' che oggi come oggi esiste solo in quella parte del mondo per quanto riguarda il fronte comunista rivoluzionario reale ....!
Come giustamente ci dice il comandante Fidel sulla crisi e la situazione drammatica del fronte antimperialista in Europa – “GIUSTAMENTE - in occidente la sinistra, tutta !- ha accettato dopo la fine dell'Urss il compromesso con la borghesia e quindi si accontenta oggi di gestire il capitalismo, inserendosi nel processo riformista senza piu' la prospettiva del superamento del capitalismo... mentre solo in America latina e in alcuni singoli paesi europei, come la Grecia e il Portogallo, i comunisti sono ancora fedeli al marxismo e quindi antagonisti al capitale....
Per concludere, la “destra” in tutti questi anni ha potuto vince perché la “sinistra" (tenendo ben presente che "destra –sinistra" sono facce della stessa medaglia, il parco buoi in cui la borghesia rinchiude i suoi referenti istituzionali), dicevamo che la "sinistra" oggi ha smarrito l'analisi marxista come metodo per capire e comprendere il mondo e la societa' e questo ha fatto si' che non si e' stati piu' capaci di individuare il vero nemico di classe, quali sono le organizzazioni del comando imperialista (il gruppo Bilderbeg, la Trilaterale e CFR ,USAID –NED –FREDOM HOUSE implementatori di pseudo rivoluzioni “democratiche", ma in realta' demolitori di stati nazionali e rapinatori di risorse energetiche per nome e per conto della grande finanza angloamericana, vera cupola criminale dell’impero ).
E quindi si e' andati dietro ai vari "pifferai di regime" (i Grillo, i Travaglio, i Santoro) che a parole si mostrano con la faccia dell'anti sistema e nei fatti pero' agiscono come dei fabbricatori di indignazione e denuncia, dimostrando di avere la sola funzione di sgonfiare e neutralizzare la pressione derivante dal disagio sociale, canalizzando quindi rabbia e malcontento verso falsi obbiettivi, facendo sfogare in ridicole e sterili marce, giornate di indignazione (di orwelliana memoria) sotto bandiere dei vari colori dell’iride, senza costrutto strategico, manifestazioni che, una volta concluse, avevano il merito di far rientrare il popolo bue nelle stalle, tenendolo pero' sempre tenerli pronto per il prossimo falso obiettivo... Seguendo la strategia che una volta prevedeva le stragi e oggi invece si serve della potenza mediatica delle tv e del web, facendo dimenticare che questi strumenti di oppressione e di distrazione di massa sono concentrati nelle mani di pochi che in maniera molto sottile ci fanno ragionare come vogliono loro sulle cose e decidono loro come, di cosa e quando si debba parlarne.... per cui marce indignazione per i colorati in Iran e oscuramento per la Palestina o l'Honduras...dirette televisive per i morti in Afghanistan e notizie ai margini dei tg per le morti sul lavoro o le lotte sociali.....
Bene, ora tocca a chi legge, OLTRE A SOTTOSCRIVERE IL PROGRAMMA D’AZIONE DEL FRONTE che viene riportato di seguito, controfirmare ed approvate la nota; ma, sia ben chiaro, non tolleriamo la codardia o il "doppiogiochismo" e o si sta con noi condividendone le scelte e i presupposti sovrascritti o e' meglio che continuate a segarvi …non abbiamo tempo da perdere :)
IL COMITATO PROMOTORE DEL FRONTE POPOLARE DI LIBERAZIONE NAZIONALE
Nome: chavez ----- Data e ora: 01/07/2010 - 20.33.12 ----- Titolo: appello per la Quinta Internazionale Chavez lancia un appello per la Quinta Internazionale
Scritto da Alan Woods, dal congresso del PSUV
Sabato 21 novembre, il primo congresso straordinario del PSUV ha iniziato le proprie sessioni con la presenza di 772 delegati che indossavano una camicia rossa. La maggioranza erano lavoratori, contadini e studenti, eletti da circa 2,5 milioni di votanti (sulla carta i membri totali del partito risultano essere 7 milioni!). L’ atmosfera era carica di entusiasmo e di aspettative.
dal sito In defence of Marxism
Dopo una sessione inaugurale di canzoni rivoluzionarie ed un paio di discorsi di apertura tenuti da diplomatici dal Nicaragua e da El Salvador, Hugo Chavez ha dato inizio ai lavori congressuali con un intervento di cinque ore terminato poco dopo la mezzanotte.
L’enfasi maggiore della prima parte del suo discorso e' stata il bisogno di formare una nuova internazionale rivoluzionaria, alla quale si e' riferito come la Quinta Internazionale. Chavez ha messo in evidenza come Marx avesse fondato la Prima Internazionale, Engels partecipato alla fondazione della Seconda Internazionale, Lenin fondato la Terza Internazionale e Leon Trotzky la Quarta, ma che per ragioni diverse nessuna di queste internazionali esiste oggi.
Chavez ha sottolineato che tutte queste Internazionali avevano originariamente base in Europa, riflettendo cosi' le lotte di classe in questo continente, ma che oggi l’epicentro della rivoluzione mondiale e' in America Latina, in particolar modo in Venezuela. Ha rimarcato la presenza al congresso di 55 partiti di sinistra da 39 Paesi, e alla firma di un documento che ha chiamato l’Accordo di Caracas, basato sull’idea di una battaglia mondiale contro il capitalismo e l’imperialismo e a favore del socialismo.
Ha ripetutamente sottolineato questa idea nel corso del suo intervento, che conteneva anche molte idee radicali, attacchi contro il capitalismo, che ha definito “una minaccia per il futuro della razza umana”. Riferendosi alla crisi del capitalismo mondiale, ha condannato i tentativi dei governi occidentali di salvare il sistema con ripetuti salvataggi da parte dello Stato. Il nostro compito – ha detto – non e' salvare il capitalismo ma distruggerlo.
Riferendosi alla situazione interna, ha affermato come in Venezuela non si sia ancora riusciti ad eliminare il capitalismo ma che comunque si stia andando in questa direzione. L’annuncio che stavano per essere espropriate sette banche e' stato accolto con un applauso pieno di entusiasmo. Ha denunciato come l’oligarchia venezuelana sia una Quinta Colonna, vendutasi all’ imperialismo.
Chavez ha messo in rilievo che lo stato venezuelano rimane uno stato capitalista e che questo e' un problema cruciale per la rivoluzione. Agitando una copia di Stato e Rivoluzione di Lenin (che ha consigliato di leggere a tutti i delegati), ha detto di accettare il punto di vista di Lenin secondo cui e' necessario distruggere lo Stato borghese sostituendolo con uno stato rivoluzionario, e che questo compito deve ancora essere portato a termine.
Passando al problema della burocrazia ha informato di essere al corrente che alcuni dei delegati presenti erano stati eletti con mezzi irregolari, e che alcune persone erano interessate soltanto ad essere elette in Parlamento o come sindaci o governatori, il che secondo Chavez e' inaccettabile.
Riferendosi al recente conflitto con la Colombia, ha ripetuto la propria richiesta di costruire una milizia popolare, e che ogni lavoratore, contadino, studente, uomo o donna, dovrebbe ricevere una formazione militare di base, e di come questo non debba rimanere scritto sulla carta ma essere messo in pratica.
“Ritengo questo congresso molto importante” ha detto Chavez “ed e' mia intenzione prendere parte attivamente ai suoi lavori”. Ha ribadito che il congresso non deve finire domani (domenica 22 novembre), ma dovrebbe proseguire riunendosi periodicamente per i prossimi mesi, in modo da discutere tutti questi argomenti approfonditamente. Ha ripetuto che il dibattito deve essere democratico, prendendo in considerazione opinioni diverse, e che i delegati devono fare dei rapporti ai militanti di base del partito e discutere insieme a loro tutte le varie proposte e documenti.
Il Presidente ha enfatizzato che il prossimo anno sara' un anno difficile. L’opposizione fara' tutto il possibile per vincere le elezioni per l’Assemblea Nazionale (il parlamento, ndt) nel settembre 2010. “Dopo quelle elezioni, mi verranno a cercare” ha detto. A questo punto un delegato ha gridato “Verranno a cercarci tutti!”.
Tutto cio' mette in luce il problema principale. Dopo 11 anni ci sono segnali che le masse stanno diventando impazienti e frustrate per il ritmo lento della rivoluzione. La crisi del capitalismo sta generando i suoi effetti negativi, e molti sono disgustati dalla burocrazia e dalla corruzione che vedono dappertutto, compreso lo stesso Movimento Bolivariano.
Questa frustrazione a volte trova espressione negli scioperi. Il Presidente si e' detto frustrato per alcuni di questi scioperi, nonostante abbia fatto appello al dialogo con i lavoratori. Ma dietro questo il sentimento piu' diffuso e' di ritenere che quelli che sono alla testa della rivoluzione non siano in contatto con le masse e non ascoltino ne' capiscano i loro problemi.
Durante questo intervento, Chavez ha anche sottolineato la necessita' di recuperare le tradizioni del sindacalismo rivoluzionario, perche' la classe lavoratrice sta giocando un ruolo chiave nella rivoluzione. “La coscienza della classe lavoratrice e' la chiave per la costruzione del socialismo”, ha detto, aggiungendo che ci deve essere un legame stretto fra i lavoratori ed il partito.
È chiaro che Chavez sta cercando di usare il congresso per rivitalizzare la rivoluzione. Speriamo che questo sia l’inizio di un nuovo passo avanti della Rivoluzione bolivariana, che puo' a avere successo solo passando all’offensiva, rompendo col capitalismo in maniera radicale, sferrando colpi decisivi contro l’oligarchia reazionaria e dando viva ad un autentico stato operaio come condizione necessaria per far avanzare il socialismo e lanciare un’ ondata rivoluzionaria nelle Americhe e su scala mondiale.
Caracas, 21 novembre 2009.
Nome: immacolata ----- Data e ora: 01/07/2010 - 20.32.10 ----- Titolo: l’incontro internazionale dei Partiti di Sinistra Venezuela: Il Congresso del Psuv e l’incontro internazionale dei Partiti di Sinistra
Scritto da Jacopo Renda (invitato al Congresso del Psuv)
martedi' 01 dicembre 2009
Il 19 e il 20 Novembre si e' svolto a Caracas un incontro internazionale dei partiti di sinistra. Hanno partecipato 55 partiti, tra cui Rifondazione Comunista, provenienti da 39 paesi dell’America Latina, dell’Europa e di tutti gli altri continenti. Questo incontro preparava l’apertura del Primo Congresso straordinario del Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv).
Sabato mattina le strade di Caracas si sono colorate di rosso, migliaia di studenti hanno invaso le strade attorno al teatro Teresa Carreno dove si svolgeva il congresso dando vita a una manifestazione studentesca nella quale tra l’altro protestavano contro l’installazione in Colombia di 7 basi militari americane che trasformano lo stato di polizia governato dal presidente filoimperialista Uribe in una vera e propria piattaforma logistica per l’imperialismo di Usa. Una minaccia chiara non solo contro la rivoluzione in Venezuela ma contro tutto il continente latinomericano ormai in aperta ribellione contro l'imperialismo.
Il Psuv puo' vantare 7milioni e mezzo di iscritti dei quali due milioni e mezzo avevano diritto di votare al congresso. Tra questi oltre un milione hanno partecipato votando al congresso .
La fase politica
A 10 anni dall’inizio della rivoluzione venezuelana le questioni fondamentali per le masse non sono ancora risolte. È chiaro che in questi anni la mobilitazione popolare e della classe operaia ha ottenuto importanti conquiste come le Missioni sociali e la nazionalizzazione di importanti industrie come l’ acciaieria Sidor, la seconda di tutta l’America Latina con 15000 operai, e un miglioramento delle condizioni di vita tuttavia malgrado la mobilitazione popolare lo stato e i settori fondamentali dell’ economia restano le mani dei capitalisti.
Anche nella fabbriche nazionalizzate grazie alla lotta operaia come in Sidor spesso a dirigere l'impresa sono gli stessi che c’erano quando era privata. In un simile contesto la battaglia per controllo operaio resta un punto chiave per il futuro della rivoluzione come sanno bene i lavoratori di Sidor.
Il continuo sabotaggio economico da parte della borghesia, come dimostra il crollo degli investimenti privati, e' uno dei motivi attraverso cui si puo' spiegare come per la prima volta da anni attualmente l’economia del paese cresca solo dello 0,3 %. L'analisi che la Banca Centrale del Venezuela fa della situazione economica della regione piu' industrializzata del paese e' abbastanza chiara quando dice " Il Pil del settore metalmeccanico, che e' il settore trainante in Guyana, con 50mila lavoratori e' diminuito del 41% rispetto al 2008, sono scese del 17% le esportazioni non tradizionali e del 20% i minerali non metallici"' . Gli effetti sul movimento operaio rischiano di essere molto pesanti. Dopo una crescita economica del 18,3% nel 2004, del 10,3% nel 2005 e 2006 e dell' 8,3% nel 2007 le cifre attuali segnano una contrazione enorme dell' PIL. È chiaro che finché l’economia venezuelana e' una economia capitalista soffre la crisi mondiale che attraversa il pianeta.
Molte della conquiste degli ultimi anni sono state possibili per l’intreccio tra la mobilitazione delle masse e una congiuntura economica favorevole nella quale il prezzo del petrolio ha giocato un ruolo importante. L’attuale crisi economica mondiale e gli effetti che inizia ad avere in Venezuela stanno generando una forte preoccupazione non solo tra un settore dell’avanguardia operaia e giovanile ma anche nello stesso Chavez. Un settore sempre piu' ampio e' alla ricerca di una via d'uscita che solo un programma marxista puo' dare. Come ha sottolineato Chavez nel discorso di apertura del congresso e' chiaro che il Venezuela non e’ancora un paese socialista. Senza un salto qualitativo c’e' il serio rischio che l’oligarchia borghese possa tornare all’attacco, armata come sempre di un profondo odio di classe contro i lavoratrori e contro Hugo Chavez.
La formazione del PSUV
La formazione del Psuv e' stata vista da una parte importante degli attivisti come un passo avanti ed effettivamente lo e'. Tuttavia l’entusiasmo generato attorno alla sua fondazione sta cedendo il passo ad una certa preoccupazione. Infatti all’interno del Psuv si manifestano le stesse tendenze burocratiche presenti nel Movimento Quinta Repubblica. Non e' un caso che abbia partecipato al congresso solo 1 su 7 degli iscritti. La battaglia contro la burocrazia e' uno degli elementi dove i militanti del Psuv vedono come non ci sua stato alcun passaggio qualitativo. È anche vero che grazie alla pressione dal basso che viene dalle cellule di base la burocrazia non ha potuto chiudere il congresso in tempi brevi come avrebbe voluto e il Presidente Chavez , rispondendo alle richieste della base, ha risposto allungando i tempi del dibattito fino a Aprile.
Il discorso di Chavez
Nellla giornata di apertura del Congresso Hugo Chavez ha parlato ai 772 delegati e agli invitati internazionali per oltre 5 ore. Un discorso diretto sulla crisi del capitalismo mondiale soffermandosi sulla crisi ecologica che mette a rischio il futuro dell’umanita'.
Chavez ha ricordato le importanti conquiste della rivoluzione come il miglioramento tra l'altro delle condizioni di studio. Gli iscritti all’universita' sono passati da 668mila di 10 anni fa agli attuali 2 milioni 260mila. Il presidente ha inoltre denunciato il crollo degli investimenti privati come parte del sabotaggio della borghesia .
Malgrado questi avanzamenti tutto il discorso e' stato improntato su come approfondire la rivoluzione visto che "in Venezuela lo stato resta borghese e non c'e' ancora il socialismo". Citando stato e rivoluzione di Lenin ha aggiunto che "bisogna farla finita con lo stato borghese parassita e costruire uno stato operaio".
Sulla costruzione del partito il Presidente ha sottolineato che "mancano quadri di partito capaci di completare il processo iniziato 10 anni fa il congresso ha questo compiuto e che anche nel partito va lanciata una battaglia contro la burocrazia e contro chi si dice bolivariano ma e' al servizio dei capitalisti". Questa parte del discorso ha diviso la platea riflettendo le due anime del partito: quella rivoluzionaria e quella riformista che approfitta della rivoluzione per ottenere piccoli e grandi privilegi.
Chavez e' apparso preoccupato e alla ricerca di una via d'uscita dall'attuale situazione complessa e difficile. Tra crisi economica, sabotaggio della burocrazia chavista e dei capitalisti e nuove minacce di aggressione come quella che viene dalla Colombia sotto la dettatura di Washington. Una ricerca onesta davanti alla fase delicata del processo rivoluzionario che lo ha portato a formulare la proposta della quinta internazionale
Il dibattito sul socialismo del XXI secolo
È chiaro che in questo momento l' America Latina ed in particolare il Venezuela sono il punto piu' avanzato dello scontro tra le classi a livello mondiale. La discussione attorno al socialismo del XXI secolo non fa parte solo del dibattito all’interno dei partiti comunisti e di sinistra in Europa ma e' un argomento chiave anche nel continente del Che e di Bolivar.
Anche in Venezuela questo dibattito anima il movimento operaio e popolare. Un settore della burocrazia riformista del Psuv usa il cosiddetto ”socialismo del XII secolo” per continuare a difendere le vecchie idee riformiste che si basano sull'idea di un' economia mista, da costruire in modo flessibile a seconda delle specificita' nazionali il che in pratica vuol dire limitarsi a parlare del socialismo lasciando i padroni liberi di continuare a sfruttare le masse.
Ma se la burocrazia propone questa idea riformista i settori piu' avanzati tra i lavori del mastodontico settore petrolifero e gli operai della Sidor organizzati nel Frente de los Trabajadores Revolucionarios hanno chiaro che il socialismo del XXI secolo non puo' che essere antimperialista, anticapitalista e socialista. Una idea del socialismo che vada fino in fondo nel processo rivoluzionario iniziato nel 1999 da Hugo Chavez, nazionalizzando sotto il controllo operaio le banche , la terra e le industrie fondamentali. I lavoratori venezuelano hanno tutta la forza per gestire la societa' come hanno dimostrato molte volte in particolare duramente la serrata padronale del settore petrolifero nel 2003.
L’ incontro internazionale dei partiti di sinistra e “l’Impegno di Caracas”
L' incontro internazionale dei partiti di sinistra ha prodotto un documento finale cui e' stato il dato il nome di Impegno di Caracas. Un documento che sicuramente contiene alcune proposta interessanti come una campagna internazionale contro l'installazione delle 7 basi Usa in Colombia, contro il Golpe in Honduras e in appoggio ai lavoratori dell'Industria dell'energia messicana in lotta contro la privatizzazione. Questi punti sono sicuramente utili ad iniziare un lavoro comune ma e' chiaro un documento nel quale non si siano risposte adeguate rispetto alla peggiore crisi economica degli ultimi 80 anni che riguarda la vita quotidiana di milioni di lavoratori nel mondo e nel quale la parola socialismo non quasi nominata e soprattutto non e' legata ad un piano di lotta e ad un programma concreto non puo' essere uno strumento di azione ma restera' semplicemente una astratta dichiarazione di principi.
La proposta della Quinta internazionale
La proposta di Chavez e' certamente interessante e ha generato un certo entusiasmo non solo in Venezuela ma tra gli attivisti piu' avanzati del movimento operaio e giovanile in America latina. La lotta di classe e' internazionale o non e', e questo e' chiaro. Allo stesso tempo abbiamo bisogno di una internazionale rivoluzionaria. In questo senso e' positivo che il Prc abbia dichiarato il suo sostegno alla proposta lanciata da Chavez. È necessario tuttavia aprire una discussione profonda sugli obbiettivi dell' internazionale. La nuova internazionale puo' essere solo un strumento per le diplomazie delle burocrazie dei partiti per incontrarsi una volta all'anno e produrre qualche risoluzione che rimarra' sulla carta oppure armata di un progamma realmente marxista puo' trasformarsi un meraviglioso strumento per combattere il capitalismo e dare un futuro di vita a milioni di oppressi. Anche nell' internazionale lanciata da Chavez la lotta tra riformismo e rivoluzione sara' l'elemento chiave.
Nome: Voglio un sindacato DI CLASSE ----- Data e ora: 01/06/2010 - 8.37.34 ----- Titolo: Voglio un sindacato rivendicativo Voglio un sindacato rivendicativo. Che non indietreggi sui diritti acquisiti. Che la smetta di guardare alle compatibilita' economiche. Che smetta di essere il primo cuscinetto ammortizzatore per le teorie confindustriali. Che si indigni e metta in campo tutte le azioni quando viene colpito anche una sola lavoratrice o un solo lavoratore. Che faccia della democrazia partecipativa la sua bandiera. Che sia contro tutte le guerre. Che si batta realmente cotro le morti sul lavoro e non fccia solo proclami e la conta delle vittime. Che riprenda il contatto con la base e che la ascolti, invertendo la propria teoria che e' il vertice che detta la linea. Voglio un sindacato che ritenga gli iscritti parte integrante di un progetto di cambiamento della societa' e che mi faccia sentire orgoglioso di farne parte
Nome: nico ----- Data e ora: 01/03/2010 - 16.43.19 ----- Titolo: App.lo contro la Ditt. Bancaria e Tecnofinanziaria La questione della Sovranita' Monetaria non e' questione economica. Riguarda tutti gli aspetti della nostra vita. La Banca Centrale Europea, proprieta' delle Banche Nazionali Europee, come Bankitalia, emette le banconote di Euro. Per questa stampa pretende un controvalore al 100% del valore nominale della banconota (100 euro per la banconota da 100 Euro), appropriandosi del poter d’acquisto del denaro che crea a costo zero e senza garantirlo minimamente. E’ un’incredibile regalia truffaldina ai danni della popolazione intera. Gli Stati pagano questa cifra con titoli di Stato, quindi indebitandosi. Su questo debito inestinguibile, pagheranno (pagheremo) gli interessi passivi per sempre. Con le tasse dei cittadini, o vendendo a privati beni primari, come le fonti d’acqua. Per contenere il debito pubblico, che e' generato soprattutto dal costo dell’emissione del danaro che lo Stato paga alla BCE, ogni governo e' costretto ad aumentare una pressione contributiva diretta ed indiretta sempre piu' alta nel tempo, che per alcuni soggetti, i piu' deboli, corrisponde ad un prelievo forzoso di oltre il 60% del proprio guadagno.
Questo enorme profitto e' incamerato ingiustamente, illegittimamente ed anticostituzionalmente dalla BCE, ovvero dai suoi soci, le Banche Nazionali, a loro volta controllate da soggetti privati. Queste Banche sono di proprieta' privata, e, soprattutto, di gestione privata, anche se ingannevolmente vengono fatte passare per “pubbliche”. Gli utili che traggono dalla emissione monetaria vengono occultati attraverso bilanci ingannevoli, in cui si fa un’arbitraria compensazione dei guadagni da Signoraggio con inesistenti uscite patrimoniali. Dopo 60 anni di Signoraggio (il guadagno sull’emissione) esercitato da Bankitalia e BCE, l’Italia ha un enorme debito pubblico generato esclusivamente dai costi per l’emissione del danaro pagati alle Banche Centrali.
Se l’emissione del danaro fosse stata affidata allo Stato, senza creare debito, oggi non avremmo un solo euro di debito pubblico e le tasse da reddito potrebbero non esistere od incidere minimamente sui redditi da lavoro. Tutti i costi sociali (pubblico impiego, opere, scuole, ospedali) si sarebbero potuti coprire con i proventi da IVA (imposta sul valore aggiunto) magari maggiorata al 30% per i prodotti di lusso e non popolari, e da tasse su transazioni soggette a pubblica registrazione.
Senza usura contro lo Stato da parte delle Banche Centrali, che ha costretto lo Stato a vessare i propri cittadini con tasse spropositate (ricordate il prelievo sul conto corrente voluto dal banchiere Ciampi, travestito da uomo politico?), non bisognerebbe lavorare 30 anni per comprare una piccola casa, pagando tassi da usura. Non esisterebbe il degrado sociale, la poverta', il precariato, la delinquenza come mezzo di sopravvivenza di massa. Senza il Signoraggio delle Banche Centrali gli Stati non avrebbero piu' debiti e non sarebbero piu' costretti a tassare e tartassare i propri cittadini, a sottoporli a forme di controllo poliziesco per la determinazione dei redditi. I guadagni da lavoro dipendente ed autonomo sarebbero tutti legittimi, provati e dichiarabili senza timore, senza evasione, senza elusione, e l’unica tassa da riscuotere sarebbe quella sull’acquisto di beni e servizi, favorendo quelli per la sussistenza con aliquote piu' basse ed alzando le aliquote per i prodotti voluttuari e di lusso.
Ritornando la sovranita' monetaria nelle mani degli Stati sovrani si eliminerebbe il debito degli stessi e di conseguenza di larga parte della popolazione. L’esistenza di noi tutti, condizionata e vincolata fin dalla nascita dal principio usurocratico del debito sarebbe sollevata dall’angoscia da rata, da scoperto di conto corrente, da pignoramento, da sfratto, da banca dati della puntualita' dei pagamenti. Le nostre vite sarebbero liberate dall’assillo dal lavoro, del doppio lavoro, del bisogno di guadagnare tanto, per poi pagare il 60% del proprio guadagno allo Stato, perché lo Stato e' sotto l’usura dei Banchieri.
Merita trattazione a parte l’analisi delle influenze sulla nostra vita dell’assillo economico. Influenze negative di carattere psichico, culturale, sociale. Con i drammi della poverta', dell’emigrazione, del doppio lavoro familiare, del lavoro precario, del lavoro insicuro, delle pensioni minime, che, senza la voracita' da usura delle Banche Centrali, si sarebbero potuti evitare. Sottoponiamo l’appello a deputati, senatori, giornalisti, intellettuali, contestatori,
anticonformisti, per promuovere la proposta di legge che faccia tornare l’emissione monetaria in mano statale, ovvero politica e popolare. Diffondiamo la verita' negata: viviamo in una dittatura bancaria che impone a tutti l’angoscia esistenziale della vita basata sui debiti. Azzeriamo il debito degli Stati
Eliminiamo la schiavitu' degli indebitati per sopravvivere
Riprendiamoci la nostra vita e la nostra liberta'.
Nome: nico ----- Data e ora: 25/12/2009 - 16.44.52 ----- Titolo: lotta rivoluzionaria per il comunismo Contro lo sfruttamento, il lavoro nero, la disoccupazione, la violenza di stato, la repressione poliziesca, le carceri e i manicomi.
Contro l’emarginazione sociale, i ghetti militarizzati, la miseria cronica.
Contro entrambi gli schieramenti politici e i loro cani servili, contro i revisionisti che li appoggiano, contro i fascisti assassini.
Per l’unita' dei lavoratori, degli studenti, delle donne e degli emarginati, nella lotta rivoluzionaria per il comunismo.
Per il salario garantito a tutti, per lavorare meno ma tutti.
Per i servizi sociali autogestiti, per una nuova qualita' della vita.
Nome: nico ----- Data e ora: 25/12/2009 - 12.41.21 ----- Titolo: la concezione materialistica della storia « Nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volonta', in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della societa', ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non e' la coscienza degli uomini che determina il loro essere ma e', al contrario, il loro essere sociale a determinare la loro coscienza [...]. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della societa' entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioe' con i rapporti di proprieta' (il che e' l'equivalente giuridico di tale espressione) entro i quali queste forze fino ad allora si erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono nelle loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge piu' o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. »
« Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui puo' dare corso; i nuovi superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia societa' le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l'umanita' non si propone se non quei problemi che puo' risolvere, perché, a considerare le cose da vicino, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono gia' o almeno sono in formazione [...]. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese, possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della societa'. I rapporti di produzione borghesi sono l'ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; antagonistica non nel senso di un antagonismo individuale, ma di un antagonismo che sorga dalle condizioni di vita sociali degli individui. Ma le forze produttive che si sviluppano nel seno della societa' borghese creano in pari tempo le condizioni materiali per la soluzione di questo antagonismo. Con questa formazione sociale si chiude dunque la preistoria della societa' umana. »
Nome: Kolpola ----- Data e ora: 15/12/2009 - 15.39.49 ----- Titolo: Blog BandiereRosse Salve a tutti compagni sono kolpola utente di youtube e blogger napoletano.
Sono qui per promuovere e pubblicizzare il mio blog
http://bandiererosse.blogspot.com/
Visitate e commentate tutti!! ;)
Nome: nico ----- Data e ora: 12/12/2009 - 15.38.31 ----- Titolo: MANIFESTAZIONE REGIONALE TOSCANA ANTIFASCISTA 12 DICEMBRE 2009 MANIFESTAZIONE REGIONALE ORE 15.30 Piazza San Marco - Firenze
TOSCANA ANTIFASCISTA
Gia' moltissime e significative le adesioni da tutta la Toscana ed in continuo aggiornamento. Strutture politiche e sindacali, centri sociali, collettivi studenteschi, circoli ANPI, associazioni e coordinamenti antirazzisti. Una giornata densa di significati, per ricordare la strage impunita di Piazza Fontana, che segno' la strategia della tensione in Italia e l'uso di teoremi giudiziari e manovalanza neofascista, e per manifestare in modo unito e collettivo di fronte alle recenti inchieste in Toscana e per chiedere la liberazione di tutti i compagni arrestati, a rappresentare come davanti alle stragi, al neofascismo di ritorno, alla repressione, al razzismo istituzionale la Toscana antifascista ed antirazzista riesce a rispondere collettivamente.La manifestazione sara' aperta dagli striscioni che ricordano la strage di Piazza Fontana, i recenti arresti ed inchieste in toscana ed il dramma continuo delle morti sul lavoro. Il corteo tocchera' Prefettura, Regione, Tribunale e Piazza della Signoria per manifestare la vergogna per le recenti inchieste ed interessare comune e regione per quanto sta accadendo in Toscana.
Di seguito adesoni ad oggi ed appello di convocazione del corteo.
12 DICEMBRE 2009 MANIFESTAZIONE REGIONALE ORE 15.30 Piazza San Marco - Firenze
TOSCANA ANTIFASCISTA
Per adesioni: corteo12.12firenze@hotmail.it
PARTITO D'AZIONE COMUNISTA
Centro Popolare Autogestito fi-sud
Cantiere Sociale Camillo Cienfuegos
Collettivo Politico di Scienze Politiche
Assemblea delle scuole in Lotta
Voci dalla Macchia
Assemblea Popolare Antifascista di Rignano
Comitato cassintegrati GKN
Unione degli Studenti – Firenze
Assemblea permanente Campi Bisenzio Antifascista
Movimento di Lotta per la Casa
Cirocolo 26 luglio Italia-Cuba
Rete Antifascista Pistoiese
Rete dei Comunisti - Pisa
Circolo Agora' - Pisa
Comitato per lo smantellamento di Camp Darby
Circolo Italia-Cuba Cienfuegos - Pisa
Centro Politico 1921 - Livorno
Movimento Antagonista Livornese
Coordinamento Studentesco Livornese
Collettivo Anarchico Libertario Livornese
Coordinamento Antifascista Antirazzista Toscano
CAAT Valdera
SLAI Cobas
Cobas ATAF
Cobas del Comune di Firenze
Rifondazione Comunista – Firenze
Circolo Gramsci Campi Bisenzio
Circolo Aziendale Ferrovieri del PRC "Spartaco Lavagnini" - Firenze
ANPI Campi Bisenzio
PerUnAltraCitta'
Partito dei CARC
Partito Comunista dei Lavoratori - Toscana
PCL Firenze
PCL Empoli
Associazione Sinistra Unita e Plurale - Firenze
Rifondazione Comunista - Livorno
Nuova Unita' - Rivista Comunista
Comunita' di base delle Piaggie - Firenze
ASA - Lucca
Centro di Documentazione di Pistoia
Comitato Antifascista San Lorenzo - Pistoia
Comitato Pistoiese per la Palestina
Comunita' in resistenza - Empoli
Confederazione Cobas Toscana
CSA Intifada - Empoli
CSA nEXt Emerson - Firenze
CUB Pistoia
Dada Viruz Project -Viareggio
Precari Autorganizzati - Pisa
Progetto Prendo Casa - Pisa
Spazio Liberato Ex-Breda est - Pistoia
Spazio Antagonista Newroz - Pisa
ANPI giovani Massa
RdB Cub Federazione Toscana
Collettivo Bujanov - Cavriglia (AR)
Associazione Amicizia Italo-Palestinese
Osservatorio sul fascismo - Pisa
Coordinamento Antifascista e Antirazzista pisano
Delegati e delegate, lavoratori e lavoratrici COBAS - Pisa
Collettivo Politico Formiche Rosse
Circolo PRC Peppino Impastato - Firenze
Oseervatorio Repressione PRC
Centro di Solidarieta' Internazionalista Alta Maremma
Nome: salah ----- Data e ora: 20/11/2009 - 19.53.54 ----- Titolo: unito' compagni cari compagni, il mio e' un breve e forse anche ingenuo messaggio da internauta distratto.
ritengo molyo dannoso e dispersivo delle masse comuniste questo estremo frazionamento dei compagni in migliaia di sigle e siglette, che permettetimi, sono francamente poco utili alla causa dei piu' deboli.vorrei rinnovare questo confronto,io sono iscritto al partito della rifondazione comunista, e anche quando leggo e vedo i propositi di questo partito d'azione comunista mi sento a casa,l'unico appello che posso fare e' unita'.
unita' compagni!!
Nome: nico ----- Data e ora: 18/11/2009 - 16.27.22 ----- Titolo: operai Alcoa caricati dalla polizia.BARBARIE Caricati dalla Polizia a Roma gli operai dell’Alcoa.
Clima di grande tensione nella capitale, dove alle 14.30 e' in programma un incontro delle delegazioni sindacali con il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi.
Regna il pessimismo: nelle prossime ore la commissione europea potrebbe di fatto chiudere negativamente la vertenza.
Gli scontri degli operai con la polizia in tenuta anti sommossa sono avvenuta in piazza di Spagna, la polizia e' intervenuta dopo che alcuni manifestanti avevano lanciato degli oggetti contro di loro.
Un agente e' rimasto ferito.
Alle 14.30 e' in programma l’incontro col ministro Ronchi, a cui prende parte il presidente Cappellacci. Da Bruxelles arrivano indiscrezioni estremamente negative per il futuro dell’Alcoa. La commissione Europea avrebbe deciso di sanzionare il regime di tariffe energetiche di favore al colosso dell’Alluminio, erogato negli anni scorsi dallo Stato. Alcoa – seppure con uno sconto – potrebbe esser chiamata a restituire fino a 400 milioni di euro. Se questa fosse la decisione, a rischio tornerebbe anche il futuro della Portovesme SRL.
Nome: saerty ----- Data e ora: 15/11/2009 - 2.49.50 ----- Titolo: A Sanremo Gruppo NaziRock
grandefratello ?? no cari ragazzi ..ma qualcosa del genere nazionalpopolare..qualcosa che potrebbe frantumare il sistema rock in Italia...o forse sempicemente un favore tra "fascisti in doppiopetto e nazirock.."
A Sanremo entrera' un gruppo nazirock ..
questa e' la vera notizia che solo poki addetti ai lavori conoscono
Il nome e' INSEDIA noto gruppo nazionalista che pare adottera' un nuovo nome ma sicuramente andra' al festival dopo accordi con il pdl che intende sdoganare la musica di destra , e contraccambiare alcuni favori , scambio di voti alla destra piu' radicale..promettendo alcuni passaggi musicali con la possibilita' di far sentire la musica fascista aldila' dei ghetti in cui da sempre ha marciato e marcito..
E IL PDL come tutte le cosche mafiose onora i suoi debiti piccoli o grandi che siano..
Nome: LENINISTI ----- Data e ora: 11/06/2009 - 21.57.08 ----- Titolo: 92° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE D'OTTOBRE Ricordiamo la gloriosa rivoluzione d'Ottobre, perche' essa ci ricorda come l'ordine capitalista sia transitorio e prima o poi debba essere superato dal superiore sistema socialista a causa delle sue contaddizioni e dei suoi mali (guerre, sfruttamento, crisi ecc), ke ne sono un elemento strutturale.
Il 25 Ottobre ( 7 novembre del calendario occidentale) del 1917 il partito bolscevico guidato da Lenin porto' la classe lavoratrice al potere abbattendo in Russia il capitalismo con il suo zarismo e il suo governo democratico-bprghese di Kerenskj. Il partito bolscevico era una minoranza nel proletariato russo, ma fu capace di trasformare la guerra imperialistica in rivoluzione proletaria, mettendosi come minoranza cosciente a capo delle masse in movimento a causa della guerra imperialistica risultato supremo delle contraddizioni del capitalismo. La rivoluzione d'Ottobre sarebbe dovuta essere nei piani internazionalisti di Lenin la prima tappa di una rivoluzione in tutta Europa. Cio' non fu possibile a causa della sconfitta dello spartachismo in Germania per la mancanza di un partito bolscevico centralizzato e disciplinato, che nel grande Ottobre si dimostro' indispensabile per la presa del potere. Comunque la rivoluzione d'Ottobre, con alle spalle l'esperienza della Comune di Parigi, porto' la classe lavoratrice al potere con successo istaurando la dittatura proletaria consistente nella democrazia partecipata dei Soviet e iniziando l'edificazione del primo stato socialista della storia.
Per questi motivi la rivoluzione d'Ottobre fu uno dei momenti di maggiore progresso nella storia deell'umanita' ed ancora oggi per tutti i comunisti e' una stella polare a ed un motivo di spinta propulsiva verso nuove rivoluzioni.
Nome: Manuele ----- Data e ora: 11/03/2009 - 13.32.31 ----- Titolo: Sudditi dei nostri schiavisti Sono un ragazzo di 23 anni molto incazzato.
Frequento una facolta' a Roma che lotta per rimanere in vita.
Vedo attorno a me tanta tristezza...non ci sono attorno a me...incazzati come me.
In questo particolare periodo storico, spesso penso a cosa avrebbero fatto i nostri padri del '68...che a teta alta combattevano per la loro e la nostra liberta'.
I giovani oggi sono completamente disamorati non solo della politica, ma della loro stessa vita...molti vivono come un tronco nell'oceano che si lascia portare dalla corrente; ora di qua, ora di la.
Io stesso pero' non so che fare.
L'unica fonte di informazione e' rimasta il web; sui giornali e in tv ci indottrinano verso il razzismo e l'omofobia, e ora ci spaventano e costringono a comprare il vaccino per l'influenza ( almeno lo stato riempie le sue casse miseramente vuote).
Io stesso non so che fare quando mi trovo in quella cabina elettorale...davanti a me simboli che rappresentano la storia del nostro paese ma che ora, sia dalla parte sinistra che destra, hanno perso la loro identita'.
L'ideologia oggi e' considerata utopia, che a sua volta e' barbaricamente uccisa dalla mesta realta'.
Non abbiamo le armi ideologiche per combattere, un leader ha bisogno di guidare; ma se solo, e' leader di chi?
Nome: Lenin ----- Data e ora: 25/10/2009 - 21.47.48 ----- Titolo: estremismo malattia infantile del comunismo Dall’Estremismo, malattia infantile del comunismo di Lenin: “Condurre la guerra per il rovesciamento
della borghesia internazionale, guerra cento volte piu' difficile, piu' lunga e piu' complicata della piu' accanita
delle guerre abituali fra gli Stati, e rinunciare in anticipo a destreggiarsi, a sfruttare gli antagonismi di
interessi (sia pure temporanei) tra i propri nemici, rinunziare agli accordi e ai compromessi con dei
possibili alleati (sia pure temporanei, poco sicuri, esitanti, condizionali), non e' cosa sommamente ridicola?... Visualizza altro
Non e' come se, nell’ardua scalata di un monte ancora inesplorato e inaccessibile, si rinunziasse
preventivamente a fare talora degli zig-zag, a ritornare qualche volta sui propri passi, a lasciare la
direzione presa all’inizio per tentare direzioni diverse
Nome: Giulietta Chiesa ----- Data e ora: 22/10/2009 - 22.02.32 ----- Titolo: Russia i generale della guerra del gas I generali della guerra del gas si preparano alla battaglia piu' dura
di Giulietto Chiesa - 22/10/2009
Improvvisamente, quando il “Nord Stream” si trova ormai sulla soglia del superamento degli ultimi ostacoli burocratici e tecnici, ecco riaffiorare, in Europa e negli Stati Uniti, le polemiche, o meglio espliciti tentativi, di fermarne l'esecuzione.
Il “Nord Stream”, per i non specialisti, e' la grande operazione che Mosca ha intrapreso per aggirare - piazzando i tubi sul fondo del Mar Baltico, da Vyborg a Greifswald - l'ostacolo frapposto dall'Ucraina all'afflusso del suo gas agli utilizzatori occidentali. Che si tratti di un ostacolo Mosca l'ha sperimentato negli inverni scorsi, ultimi due inclusi, con due “guerre del gas” alle quali e' stata costretta dalle mosse del presidente Viktor Jushenko. “Costretta, dice Putin, molto arrabbiato, perché «noi vogliamo solo vendere il nostro gas, ma Kiev ce lo impedisce».
Non si sa quanto sia costato a Gazprom, fino ad ora, tutto questo contenzioso. Il potente CEO di Gazprom, Aleksei Miller, non lo ha rivelato. Ma qualcuno a Mosca ha fatto i conti: il tappo ucraino ha fatto perdere alle casse russe, nei diciotto anni dalla fine dell'URSS, qualche cosa come 50 miliardi di dollari tra gas trafugato lungo il tragitto, gas non pagato, gas ottenuto a prezzi di gran lunga al di sotto di quelli di mercato.Il tutto va preso, come si suol dire, con le pinze, perché l'Ucraina fornisce dati del tutto diversi. Ma resta il fatto che Mosca non aveva alternative: i gasdotti e gli oleodotti costruiti durante l'era sovietica passavano su territorio sovietico, e su quello dei paesi amici del Patto di Varsavia. Una volta crollato il sistema chi ricevette in dono dal destino la rendita di posizione costituita da quelle tubature ha potuto giocare le sue carte: o paghi di piu' o non passi. Ovvero: o mi dai una parte del prodotto a prezzo ridotto o non passi. In ogni caso mi prendo qualche cosa dai tubi. E se protesti io chiudo i rubinetti e ti accuso, di fronte all'Europa, di volerci ricattare per ragioni politiche, di volerci mettere tutti a secco, al freddo e in crisi industriale, di voler imporre la tua sfera d'influenza perduta con la sconfitta nella guerra fredda.
Finché si trattava di paesi amici, controllati o controllabili, Mosca ha abbozzato, improvvisando accordi che reggevano malamente, ma reggevano. Comunque passando di crisi in crisi: circa un centinaio in quindici anni, di varia entita' e gravita', variamente ridipinte dalle parti con colori politici, ma con un unico denominatore comune: pagare meno.
Con la Bielorussia di Lukashenko, per esempio , salvo qualche momento difficile, ha funzionato. Anche perche' Lukashenko ha avuto pessimi rapporti con l'Occidente e all'orizzonte resta l'ipotesi di una riunificazione Russia-Bielorussia..Ma con l'Ucraina di Jushenko (la Julia Timoshenko ha cambiato alleanze e ora pare che stia con Mosca) il discorso e' divenuto insostenibile. La “rivoluzione arancione” ha messo Kiev sotto la protezione di Washington e di Bruxelles e in rotta di adesione all'Unione Europea e di ingresso nella Nato. Cioe' in rotta di collisione con Mosca. Che senso avrebbe avuto, per Mosca, continuare a fare regali per accattivarsene un'amicizia ormai impossibile?
E anche in Europa non tutti erano e sono disposti a subire il ricatto ucraino. Troppo esplicito e anche pericoloso. Perché Mosca non intende essere perdente. Quindi, se il gas non passa attraverso l'Ucraina , allora i rubinetti li chiude la Russia alla fonte. Con il risultato che non solo Kiev non riceve niente e rimane sola con il suo ricatto, ma anche l'Europa non riceve niente. La Russia ci perde, in termini di minori introiti, ma l'Europa intera rimane senza un quarto dell'energia che le serve. E domani sara' ancora peggio, secondo tutte le previsioni.
Con la prospettiva molto realistica che Mosca trovi – anzi l'ha gia' trovato – un compratore assetato di energia, e in grado di assorbire tutto il flusso che adesso va a ovest. Si tratta della Cina. E gia' altri tubi si spingono a est. Ci vorra' qualche anno, ma a questo si giungera' inesorabilmente. La sete cinese e' immensa.
Cosi' Putin ha trovato orecchie e tasche sensibili, visto che il “Nord Stream” costa oltre 10 miliardi di euro. In Germania prima di tutto. L'ex cancelliere Gerhard Schroeder in testa, divenuto il CEO del progetto. Ma anche la Merkel ha abbozzato, con dietro le industrie tedesche. E adesso Sarkozy si accoda veloce.
Se poi ci metti il “South Stream”, in alternativa al “Nabucco”, per portare il gas, sotto il Mar Nero, in Bulgaria, nei Balcani, in Grecia, in Italia (e qui Putin ha trovato l'entusiastico appoggio di Berlusconi, cioe' dell'Eni, e di nuovo, di Sarkozy, ecco che si delinea una situazione in cui Mosca puo' fornire il suo gas (e quello che contrattera' con le ex repubbliche sorelle dell'Asia Centrale) agli Europei, senza sottostare ad alcun filtro.
Ovvio che questo significhera' una vera e propria rivoluzione nei rapporti tra Russia e Europa.
Ma questo non piace a Washington. Ecco perché si e' alzata la voce del vecchio Zbignew Brzezinski, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Jimmy Carter: attenzione che Mosca vuole «isolare l'Europa dell'est dall'Europa Occidentale». Segue il coro delle proteste di tutti gli “sventurati” che restano a bocca asciutta.Urmas Paet, ministro degli esteri estone, lamenta che i paesi baltici saranno “ignorati”. In aprile 23 ex capi di stato e di governo, capeggiati da Vaclav Havel e Lech Walesa, denunciano il tentativo di Mosca di voler ««ristabilire sfere d'influenza». La tesi e' una sola: l'operazione e' una minaccia rivolta contro l'Europa orientale, che diventerebbe “ricattabile” e resterebbe priva di energia.Ma e' poi vero che Bruxelles non potrebbe redistribuire, secondo criteri di mercato, il gas che comunque arrivera' in abbondanza da Mosca? Non si vede come la Russia potrebbe condizionare la distribuzione europea del suo gas, una volta che esso sia giunto nei terminali del “Nord Stream” e del “South Stream”.Il ministro degli esteri polacco, Radosław Sikorski paragona il “Nord Stream” addirittura al patto Molotov – Ribbentrop.Questi gasdotti non s'hanno da fare. Al loro posto Washington e il coro dei suoi alleati europei preferiscono il “Nabucco”, che ha il vantaggio di bypassare completamente Mosca per andare a trovare i venditori in Turkmenistan, Kazakhstan, passando ovviamente per la Georgia e la Turchia. Operazione perfetta, se non fosse che Putin e Medvedev hanno gia' messo a segno la loro contromossa, e hanno alleati molto potenti, per non dire decisivi, in Europa.Succedera' di sicuro qualche cosa di grosso, nei prossimi mesi. Se Putin, Berlusconi e Gerhard Schröder hanno deciso di vedersi en privé a San Pietroburgo, proprio adesso, e' perché si preparano a sostenere un'offensiva potente.
Nome: juan ----- Data e ora: 22/10/2009 - 21.42.20 ----- Titolo: Gas e non solo. La missione d’affari che inquieta Gas e non solo. La missione d’affari che inquieta gli Usa
"Putin sta eguendo gli esempi di Stalin e di Krusciov. Chiunque conosca un po' la Russia se ne rende conto. Eccetto Silvio Berlusconi". Questa e' l'ennesima affermazione del consigliere per la politica estera di Obama, Brzezinski, famoso per la propria russofobia; costui ha sempre perseguito, in linea con gran parte della teoria geopolitica USA, l'accerchiamento della Russia e la sua frammentazione, per poter meglio conseguire il principale obiettivo della politica estera statunitense: il controllo del continente europeo ed asiatico.
Ora che l'Italia ha rapporti diretti con la Russia, e attraverso l'Eni sta costruendo gasdotti insieme alla russa Gazprom, gli Usa attaccano il governo Italiano.
Questo e' il motivo del contendere: gli abitanti d'Italia e d'Europa devono scegliere adesso da che parte stare, o con gli USA lontani migliaia di chilometri desiderosi di imporre la loro egemonia ovunque, o con i governi sovrani del continente, che attraverso la cooperazione cercano di migliorare la situazione e la vivibilita' dell'eurasia.
Nome: nico ----- Data e ora: 16/10/2009 - 21.12.19 ----- Titolo: MARXISMO : LA SCIENZA DELLA SOVVERSIONE SOCIALE NELLA PRODUZIONE SOCIALE DELLA LORO ESISTENZA,GLI UOMINI ENTRANO IN RAPPORTI DETERMINATI,NECESSARI,INDIPENDENTI DALLA LORO VOLONTA',IN RAPPORTI DI PRODUZIONE CHE CORRISPONDONO A UN DETERMINATO GRADO DI SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE MATERIALI.
L'INSIEME DI QUESTI RAPPORTI DI PRODUZIONE COSTITUISCE LA STRUTTURA ECONOMICA DELLA SOCIETA', OSSIA LA BASE REALE SULLA QUALE SI ELEVA UNA SOVRASTRUTTURA GIURIDICA E POLITICA E ALLA QUALE CORRISPONDANO FORME DETERMINATE DELLA COSCIENZA SOCIALE.
IL MODO DI PRODUZIONE DELLA VITA MATERIALE CONDIZIONA,IN GENERALE,IL PROCESSO SOCIALE,POLITICO E SPIRITUALE DELLA VITA.
NON E' LA COSCIENZA DEGLI UOMINI CHE DETERMINA IL LORO ESSERE,MA E', AL CONTRARIO,IL LORO ESSERE SOCIALE CHE DETERMINA LA LORO COSCIENZA
Nome: nico ----- Data e ora: 10/11/2009 - 15.20.51 ----- Titolo: INTERVISTA al COMPAGNO ABU AHMED INTERVISTA al COMPAGNO ABU AHMED FOUADCondividi
INTERVISTA al COMPAGNO ABU AHMED FOUAD
membro dell’ufficio politico del
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
A margine della CONFERENZA DEL CAIRO – FORUM PER LA LIBERAZIONE, contro l’occupazione USA e sionista, che si e' svolta al Cairo (Egitto) dal 27 al 30 marzo 2008 (vedi http://www.laltralombardia.it/public/docs/cairoconference.html), esponenti dell’associazione L’altra Lombardia – SU LA TESTA, che ha partecipato ai lavori, hanno intervistato il compagno Abu Ahmad Fouad, membro dell’ufficio politico del Fronte Popolare di Liberazione per la Palestina.
Il compagno Fouad ha espresso la sua valutazione sullo svolgimento della Conferenza. Ha proseguito poi illustrando le attivita' del Fronte ed il suo ruolo per recuperare una situazione di unita' nelle forze della resistenza palestinese.
L’altro giorno si e' conclusa la Sesta Conferenza del Cairo. Il Fronte e' stato uno dei fondatori della Conferenza. Ci vuoi dare una tua valutazione sul suo svolgimento e dirci se si e' delineata una nuova prospettiva politica per la resistenza in Medio Oriente?
Quando abbiamo fondato la Conferenza del Cairo si era pensato fin da subito che si doveva lavorare con tutte le forze pan-arabe e quelle internazionaliste per costruire una nuova prospettiva unitaria per la resistenza in Medio Oriente.
Abbiamo da subito pensato che la Conferenza del Cairo avrebbe dovuto perseguire un lavoro politico con l’obiettivo di opporsi ai piani imperialisti degli Stati Uniti.
In particolare avrebbe dovuto evidenziare i crimini che si consumano in Palestina da parte del nemico sionista contro il popolo palestinese, ma anche contro il popolo arabo della regione medio orientale.
Un altro impegno della conferenza e' quello di far conoscere al mondo i crimini USA che oggi si consumano contro il popolo iracheno.
Noi pensiamo che queste siano attualmente le funzioni principali della Conferenza.
Noi cerchiamo di costruire un’opposizione internazionalista all’imperialismo statunitense. Noi non siamo come le altre organizzazioni, pensiamo che il pericolo imperialista minacci tutto il mondo, e non solo la zona araba. Con queste Conferenze vogliamo anche evidenziare al popolo e al mondo intero il livello di collaborazione dei regimi arabi moderati e il ruolo complice di questi con il disegno imperialista.
Il Fronte Popolare vuole far conoscere ed esplicitare a tutte le componenti internazionaliste che partecipano a questa Conferenza le sue posizioni sulle questioni interne ed internazionali.
Pensiamo che questa Conferenza abbia assunto delle decisioni molto positive e abbia registrato una presenza internazionale importante.
Si pensava di avere una maggiore partecipazione dei paesi dell’America Latina, dell’America del Nord e del Regno Unito.
Per cui dovremo lavorare per superare questa lacuna nell’organizzare la prossima conferenza.
Comunque noi diamo un giudizio positivo su questa iniziativa anche se ci riserviamo di verificare quanto si riuscira' a tradurre in pratica rispetto alle decisioni prese.
Per il futuro il Fronte si impegnera' affinché sia garantita una maggiore presenza delle forze democratiche di sinistra e rivoluzionarie.
In Italia quando si affronta la questione palestinese in genere si parla quasi prevalentemente del ruolo che svolgono Fatah e Hamas. Ci puoi spiegare in sintesi qual e' stato e qual e' il ruolo del Fronte Popolare nella resistenza, spiegando magari anche i vari passaggi tattici che il Fronte ha vissuto dagli anni ’70 fino ad oggi?
Il Fronte e' storicamente la seconda organizzazione all’interno dell’OLP come peso politico e come presenza in Palestina.
Noi abbiamo una cinquantina di membri nel Consiglio Nazionale Palestinese.
Storicamente la prima organizzazione e' Al Fatah, la seconda e' il Fronte Popolare. Da quando e' stato fondato Hamas il Fronte e' diventata la terza organizzazione.
Il Fronte ha sempre dovuto contrastare i tentativi di isolarlo sia per le sue posizioni politiche che ideologiche.
Tieni conto che non c’e' neanche uno Stato arabo che appoggia il Fronte.
Devi pensare anche che a livello mondiale non c’e' nessuno stato al mondo che sostiene il Fronte.
Al contrario Fatah, Hamas e la Jihad islamica sono sostenuti in vari modi da alcuni Stati della regione araba e non solo.
Stiamo parlando di sostegni per centinaia di milioni di dollari e anche di piu'. Il Fronte, invece, vive per la solidarieta' e i contributi della gente normale e dei propri militanti.
Queste forme di sostegno sono insufficienti per un’organizzazione grande come il Fronte. Pensa solamente ai prigionieri: noi abbiamo 900 prigionieri politici nelle carceri del regime, oltre a 4000 famiglie dei martiri a cui dobbiamo pensare e abbiamo una decina di migliaia di membri del Fronte in Palestina e nel mondo.
Abbiamo delle strutture sociali umanitarie di diversa natura all’interno della Palestina e fuori dalla Palestina.
Basta vedere come i servizi segreti israeliani e lo stato israeliano abbiano tentato a piu' riprese di annientare il Fronte.
Analizziamo solo gli ultimi passaggi: prima e' stato ucciso il segretario del Fronte a Ramallah, poi e' stato arrestato Sa’adat il nuovo segretario, succeduto ad Ali Mustafa. Ma nonostante tutto questo il Fronte non e' stato ridimensionato e resiste con le sue strutture basate su principi democratici.
Noi abbiamo conservato tutte le nostre attivita' dal punto di vista militare e dal punto di vista popolare, anche se le risorse sono poche e questo ha inciso sulle iniziative. Diciamo pero' che abbiamo mantenuto le nostre strutture e le nostre attivita'.
Devi tener conto che i media occidentali, ma anche quelli arabi vogliono indicare che ci sono solo due poli nell’area palestinese.
Una parte islamica e una parte accodata alle politiche USA.
Questo in realta' non risponde al vero. Ci sono tre poli in Palestina: c’e' Fatah e il polo che rappresenta, c’e' il polo islamico e c’e' il polo di sinistra democratico palestinese.
La sinistra palestinese e' guidata dal Fronte Popolare; ci sono altre forze come il Fronte Democratico e il Partito del Popolo, ex Partito comunista, che sono presenti nella nostra terra. Possiamo dire che queste tre forze sono rappresentative della sinistra palestinese.
Dopo la rottura tra Hamas e Fatah la resistenza palestinese si e' indebolita. Il Fronte Popolare che ruolo intende svolgere per recuperare una situazione di unita' nelle forze della resistenza?
In realta' quel che e' successo in Palestina, e nelle modalita' in cui e' successo, costituisce per noi una catastrofe.
In 40 anni della moderna rivoluzione palestinese non e' mai accaduto uno scontro interno di questa dimensione e a questi livelli.
Penso che questo sia uno dei prodotti degli accordi di Oslo e della Road Map, questi accordi noi in realta' li consideriamo umilianti.
E’ stata creata questa forma di autorita' anche per innescare tanti motivi di discordia e di divisione nel contesto palestinese.
In realta' non e' un’autorita' reale, l’occupazione c’e' e c’e' in tutta la Palestina..Gli israeliani occupano non solo la terra, ma anche tutte le risorse. Israele puo' ancora decidere su tutto. Basta vedere l’embargo e l’assedio di Gaza.
Devi pensare che anche il presidente dell’Autorita' palestinese non puo' muoversi senza il benestare di Israele e la sua autorizzazione. Stiamo assistendo ad una sistematica mistificazione mediatica per cui Israele finge di concedere qualche briciola facendo intravedere la possibilita' di qualche trattativa, ma in realta' c’e' la costruzione del Muro, ci sono le colonie in Palestina che si stanno estendendo, quindi il piano colonialista, il piano di occupazione va avanti come se nulla fosse. Anche ieri (ndr 31 marzo 2008) c’era un incontro tra Condoleeza Rice e i palestinesi e mentre la Rice era a Gerusalemme gli Israeliani decidono di fare nuove colonie e Olmert dice “stiamo eseguendo semplicemente la promessa di Bush”.
Nel dramma che stanno vivendo i palestinesi c’e' una responsabilita' fondamentale del governo USA. Non c’e' piu' terra per fare uno stato palestinese. Purtroppo c’e' una complicita', un silenzio mondiale su quello che sta succedendo.
Sono sotto gli occhi di tutti i crimini contro i bambini nella striscia di Gaza.
In base alle statistiche sembra che siano 5mila i soldati USA che hanno disertato dopo aver assistito o compiuto crimini contro la popolazione civile. E’ notizia recente quella di una soldatessa degli Stati Uniti che era in Iraq ed ha chiesto asilo politico al Canada.
Quindi gli americani stessi, il mondo intero, non possono sopportare di vedere una bambina di 20 giorni che viene uccisa dai missili israeliani.
Questo e' un esempio, ma ci sono ogni giorno migliaia e migliaia di esempi di crimini che si possono citare.
La divisione interna tra Hamas e Fatah ha indubbiamente incoraggiato la politica aggressiva del nemico che ha continuato nella costruzione del Muro nonostante la sentenza del tribunale dell’Aja che lo dichiarava illegale ed illegittimo. Ma anche questa risoluzione non e' stata applicata cosi' come le altre decine.
Cito, ad esempio, la risoluzione 194 dell’ONU che autorizza i palestinesi al diritto al ritorno nelle loro case. Sono passati 60 anni e non e' mai stata attuata. Ci sono decine e decine di risoluzioni che da 40 anni sono li' nel cassetto e che non sono mai state applicate. E fra queste ci sono anche delle risoluzioni che indicano precisamente che Israele deve immediatamente abbandonare il territorio occupato nel 1967. Pero' non abbiamo visto l’applicazione. Noi pensiamo che il motivo principale di tutto cio' sia la posizione degli Stati Uniti ed il suo sostegno alle politiche israeliane.
Tieni conto che il sostegno degli Stati Uniti e' principalmente militare, quindi sostenendo militarmente Israele si incentivano gli abusi e le violenze contro il nostro popolo.
Tanti scrittori e intellettuali statunitensi si domandano, a volte, del perché gli arabi li odiano.
Io penso che gli Stati Uniti siano odiati anche dai popoli europei. Abbiamo visto partiti che sostengono la politica Usa che nelle ultime elezioni hanno perso e pensiamo che uno dei motivi e' il loro sostegno incondizionato alla politica degli Stati Uniti.
Questi popoli hanno subi'to nel passato l’aggressione e l’oppressione nazista. Oggi la funzione che ebbe il nazismo e' esercitata dall’amministrazione USA.
Il governo statunitense e' oggettivamente nemico della maggior parte dei popoli del mondo. I governanti americani sono volgari anche nel loro linguaggio, come quando hanno attaccato l’Europa sostenendo che il vecchio continente non conta piu' nello scenario mondiale.
Per questi ed altri motivi noi siamo molto preoccupati per la divisione politica delle principali forze palestinesi e questo problema ci occupa molto tempo.
Noi tentiamo di trovare un minimo comun denominatore per favorire il dialogo fra queste formazioni.
Noi pensiamo che di fronte ad una situazione oggettiva cosi' grave non ci siano giustificazioni per continuare a mantenere questa divisione che indebolisce tutta la Resistenza.
Abbiamo tutto il rispetto per Hamas quando combatte contro il nemico. Pero' non possiamo accettare che si usino le armi contro i militanti di Fatah, oppure viceversa da parte di Fatah contro i militanti palestinesi. L’unica strada che abbiamo e' quella di imboccare la via del dialogo non solo fra Hamas e Fatah, ma fra tutte le forze vive nel panorama politico palestinese.
Dobbiamo discutere delle divergenze, dobbiamo trovare delle soluzioni. Occorre lavorare ad un programma politico condiviso da tutti.
Noi pensiamo che come riferimento si possa avere tranquillamente l’OLP.
L’OLP puo' funzionare solo quando saranno ricostruite le sue basi, una base democratica e quando tutte le strutture dell’OLP adotteranno il sistema delle elezioni per eleggere il gruppo dirigente.
Per quanto ci riguarda il parlamento palestinese e' il consiglio nazionale palestinese. Purtroppo il consiglio nazionale e' congelato da anni. Veniva formato nominando le persone e non eleggendole.
Noi vogliamo che il consiglio nazionale venga eletto con una legittima rappresentanza non solo in Palestina, ma nei campi profughi e in tutto il mondo, e con il diritto di tutti di partecipare alle elezioni, di candidarsi e di eleggere i candidati.
Solo a questo punto noi avremo una OLP condivisa da tutto il popolo palestinese, con un sistema di elezioni in grado di rappresentare tutti.
La scelta piu' giusta e' la continuita' della resistenza contro il nemico
Noi non otterremo i nostri diritti senza continuare la resistenza.
Il nostro e' un nemico criminale, e' un nemico che non ha rispetto di nessuna regola e dobbiamo continuare la nostra resistenza anche se gli USA la considerano un atto di terrorismo. Il mondo dovrebbe riconoscere che abbiamo il diritto e il dovere di resistere per liberarci dall’occupante.
Noi del Fronte continuiamo la nostra resistenza Quando hanno ucciso il nostro segretario abbiamo risposto con l’uccisione del ministro razzista Ze’evi e da quel momento ci hanno inserito nella lista del terrorismo. Noi abbiamo semplicemente risposto ad un crimine che e' stato attuato contro di noi.
Purtroppo non solo gli USA attuano questa logica, ma anche l’Unione Europea si accoda agli Stati Uniti contro di noi.
Noi consideriamo grave la posizione ufficiale dei singoli stati europei, di fatto subordinata agli interessi e alla volonta' politica di USA ed Israele. Noi pensiamo che i i governi europei difenderebbero meglio i loro interessi se fossero piu' rispettosi della nostra causa.
Non siamo stati noi i responsabili dell’olocausto degli ebrei. Anzi Hitler ci aveva classificato come un popolo, insieme agli africani, da sterminare subito dopo gli ebrei.
Per cui gli europei sbagliano se cercano di scaricare il loro senso di colpa scaricando questo peso storico sui palestinesi. Noi oggi siamo vittime all’interno del nostro territorio.
Quello che abbiamo subi'to e continuiamo a subire e' un’ingiustizia e pensiamo che non ci siano analogie nella storia. Dovrebbero riflettere gli Israeliani su quello che stanno facendo.
In Palestina c’e' un’occupazione che dura da 60 anni, ed e' l’unico paese del Medio Oriente ad essere occupato da cosi' tanto tempo.
L’imperialismo USA ha aggredito 5 anni fa anche l’Iraq, un altro paese arabo, ed anche questa occupazione rischia di durare molti anni con forme differenti.
Non e' da escludere che il disegno criminale dell’imperialismo USA abbia come ulteriori obiettivi l’aggressione della Siria e dell’Iran.
I tanti popoli che in passato hanno subi'to il colonialismo sono riusciti ad organizzare movimenti di liberazione che li hanno condotti all’autodeterminazione e all’indipendenza.
Anche i popoli che sono stati deportati, o che hanno dovuto emigrare a causa delle politiche colonialiste, sono riusciti dopo anni di resistenza a rientrare e a ristabilirsi nei loro territori. I palestinesi ancora no.
Per questo noi pensiamo che questa ingiustizia non possa durare, non debba durare.
Hong Kong e' rimasta in mano agli inglesi per 100 anni, poi alla fine la Cina l’ha ripresa.
Ci sono tanti esempi simili.
Per questo riteniamo che questa entita' sionista, che si e' installata nella nostra terra, non potra' durare ancora a lungo.
Israele é un corpo estraneo nella regione, noi vogliamo costruire una Palestina in cui tutti possano esercitare i loro diritti. Vogliamo che ritornino nelle loro terre 5 milioni e mezzo di palestinesi profughi; vogliamo realizzare uno stato democratico ed unitario in cui si rispettino tutte le religioni e tutte le minoranze.
Noi, senza dubbio, abbiamo bisogno di avere il sostegno dei media per spiegare la nostra posizione ed evidenziare quello che succede in Palestina a tutto il mondo. Abbiamo bisogno del sostegno anche politico dei partiti di sinistra in Europa. Tutto questo puo' contribuire a sostenere la lotta del nostro popolo.
I Palestinesi sanno che le masse italiane storicamente sostengono la lotta per i diritti e la giustizia del nostro popolo e dei popoli oppressi in generale.
Noi siamo grati al popolo italiano per il suo impegno di solidarieta' con il nostro popolo.
Le delegazioni italiane che vanno in Palestina ricevono sempre un’ottima accoglienza e speriamo che questi rapporti si sviluppino ancora di piu'. Invitiamo anche a far venire gente in Palestina in modo che possano vedere con i loro occhi che cosa significa l’occupazione israeliana.
L’organizzazione per la Liberazione della Palestina, il suo ruolo e la sua funzione e anche la possibilita' di una sua estensione alle forze che attualmente non ne fanno parte, da una parte, e dall’altra parte il diritto al ritorno per coloro i quali sono al di fuori dei territori palestinesi possono costituire due punti su cui costruire l’unita' delle forze di resistenza e delle forze che attualmente sono divise nel governo palestinese?
Penso che questi due aspetti possano costituire un elemento di unita' per i Palestinesi.
C’é una concordanza fra i palestinesi sia per realizzare il diritto al ritorno dei profughi sia per costruire uno stato palestinese con Gerusalemme capitale.
Nome: nico ----- Data e ora: 27/09/2009 - 21.52.06 ----- Titolo: Comunicato stampa del Partito Comunista del Bangla 10/04/2009
April 17th, 2009 Il Presidente del Partito Comunista del Bangladesh Manzurul Ahsan Khan e il Segretario Generale Mujahidul Islam Selim, in una dichiarazione ai media del 10 aprile 2009, hanno espresso la dura condanna contro la montante propaganda imperialista ai danni della Repubblica Popolare Democratica di Corea (DPRK) relativa al lancio dei satelliti. Il CPB nella sua dichiarazione ha affermato che gli scienziati nord coreani hanno effettuato con successo il lancio finalizzato alla messa in orbita del satellite sperimentale per le telecomunicazioni ‘Kwangmyongsong-2′, nell’ambito del programma pacifico di ricerca e sviluppo spaziale. Anziché congratularsi per il successo asiatico, l’imperialismo statunitense e alleato cerca di screditare l’intero progetto. L’accusa che il lancio sia parte del programma di sviluppo nucleare missilistico e' funzionale alle forze imperialiste per raggiungere il loro obiettivo strategico militare nella penisola coreana. Ignorando lo spirito dei negoziati a sei [che coinvolgono le due Coree, Usa, Russia, Cina e Giappone) e la forte opposizione di Russia e Cina, l’imperialismo USA sollecita il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a imporre misure sanzionatorie contro la Repubblica nord coreana. Usando strumentalmente la questione dei missili l’amministrazione degl Stati Uniti promuove un conflitto che mette a rischio la pace e la sicurezza nazionale della regione. Il CPB condanna senza appello queste odiose manovre imperialiste che acuiscono il rischio di guerra. Congratulandosi per il successo degli scienziati coreani e esprimendo la solidarieta' con il popolo e il governo coreano, il CPB ha sottolineato che la DPRK ha pieno diritto a continuare la ricerca scientifica nel quadro degli attuali Trattati e delle leggi internazionali.
Nome: nico ----- Data e ora: 23/09/2009 - 22.36.05 ----- Titolo: Oggetto: morti bianche mese agosto 31 08 2009- Gianni Petrelli, operaio di 46 anni, e' morto investito da un’automobile mentre lavorava in un cantiere sull’A14 bis all’altezza dell’autogrill Sant’Eufemia, nel tratto tra Fornace Zarattini e Bagnacavallo in direzione di Imola
29 08 2009 - Maurizio Biancalani, 48 anni, co-titolare di una ditta che produce materiale plastico, ha perso la vita schiacciato da un carico a Quarrata
29 08 2009
Antonino Di Diego, operaio di 34 anni, mentre stava facendo una saldatura presso una azienda di carpenteria di Vignole Borbera, e' morto travolto da una pesante struttura di ferro.
28 08 2009
Cezar Ungurianu, rumeno di 30 anni, e' morto a Genzano di Lucania (Potenza) dopo essersi ribaltato con il trattore. Il rumeno era domiciliato proprio presso l’azienda agricola in localita' Monteserico.
27 08 2009- A Bardineto Gheorge Wladut Asavei, romeno di 28 anni, e' morto per schiacciamento della cassa toracica forse investito da un mezzo agricolo mentre era impegnato nei campi
26 08 2009 - Paolo Marchesi, 28 anni, operaio, e' morto mentre lavorava alla manutenzione di un elevatore per auto in un condominio di Gorgonzola.
25 08 200- Antonio Macchia, agricoltore di 78 anni, e' morto cadendo al suolo ai piedi di un albero, a Leverano.
22 08 2009 -Il medico Fabrizio Spaziani, 46 anni, il pilota Dario De Felip, 49, Marco Zago, 42, assistente pilota e membro del soccorso alpino, e il tecnico del soccorso alpino, Stefano Da Forno, 40. sono morti precipitando con l’elicottero di soccorso mentre sorvolavano in servizio una frana vicino a Cortina d’Ampezzo. L’ipotesi piu' probabile e' che l’elicottero abbia toccato la linea di media tensione che passa nella zona
20 08 2009
Victor Pintican, operaio romeno di 21 anni, e' morto schiacciato sotto un muletto in un’azienda agricola di Sasso Morelli.
18 08 2009
E’ deceduto all’ospedale “CTO” di Torino l’operaio edile Domenico Cannizzaro, 46 anni, rimasto gravemente ustionato in un cantiere per la ristrutturazione di una villetta ad Asti.
17 08 2009
Dopo quasi un mese dall’infortunio sul lavoro e' morto all’ospedale di Lecco Vincenzo Facchinetti, muratore di 62 anni: l’uomo era caduto da un’impalcatura a tre metri di altezza in un cantiere nella periferia di Primaluna, in Alta Valsassina.
15 08 2009
Un operaio di 53 anni di origine peruviana, German Gerardo Carrasco Huanan, ha perso la vita precipitando dal tetto dell´Oleificio Rocchi di Sant´Alessio (Lucca): stava sostituendo il tetto in eternit della fabbrica quando e' precipitato da un´altezza di sette metri.
14 08 2009
Nicola Pavone, 48 anni, e' morto a Villanova di Cepagatti: l’operaio stava lavorando sul tetto di un capannone su una lastra di plexiglass quando questa si sarebbe rotta causando la caduta a terra dell’uomo dopo un volo di nove metri.
14 08 2009
Gabriele Caprino , 17 anni, e' morto in una villa di Gaggi mentre lavorava assieme al padre a seguito di una scarica elettrica
13 08 2009
Un giovane di 28 anni, addetto commerciale di una impresa edile di Fiumicino, e' morto dopo essere caduto dal tetto di una struttura del cantiere dove era salito per effettuare alcune fotografie di verifica ai lavori di ristrutturazione.
L’impiegato, probabilmente, ha perso l’equilibrio ed ha messo un piede in fallo.
12 08 2009
Davide Achilli di 39 anni, vigile del fuoco, e' morto in localita' La Crotta, nei pressi di Romagnese vicino a Pavia: mentre stava spegnendo un incendio di un casolare ed e' rimasto sotto le macerie.
9 08 2009
Marco Taglienti, 35 anni, e' morto precipitando dalla cima di un capannone, da un’altezza di circa 10 metri, mentre in uno stabilimento metalmeccanico di S.Nicola la Strada, stava eseguendo opere di rimozione di amianto.
7 08 2009
Antonio Fachile, 37 anni, e' morto mentre stava lavorando nella ditta del padre. Fachile stava spostando una lastra di marmo a bordo di un muletto quando il mezzo meccanico si sarebbe impennato su un fianco. Fachile e’ stato sbalzato fuori dalla cabina e sbattuto per terra, mentre il pesantissimo carico di marmo e lo stesso muletto gli sono finti addosso.
6 08 2009
Un operaio di 45 anni, Francesco Lanciano, e' morto schiacciato da una frana di terra, mentre con il nipote era intento a togliere i pannelli di legno usati per la posa di un muro in cemento armato.
6 08 2009
Giuliano Gallo, 48 anni, e' precipitato sul ponte di coperta di uno yacht a vela ormeggiato in porto a Molo Guardiano, a Savona, durante l´allestimento della barca.
5 08 2009
Un agricoltore 53enne di Campoli Appennino e' morto sotto il trattore mentre era in procinto di arare il suo campo in localita' “Vicenda” a Campoli Appennino.
4 08 2009
Devis Dalla Costa, 36 anni, e' morto schiacciato fra due rulli di un macchinario per l’imballaggio a Lugo, all’interno di un capannone di una multinazionale canadese specializzata negli imballaggi.
4 08 2009
Un pensionato e' morto schiacciato in seguito al ribaltamento del trattore di cui era alla guida mentre trasportava materiale ferroso in un fondo agricolo di sua proprieta': la vittima e' Alessandro Giamattei, 78 anni di di San Lorenzello, in provincia di Benevento.
3 08 2009
Un operaio bosniaco di 58 anni, Rasid Basic, e' morto dopo essere stato investito da un mezzo pesante nel cortile della fabbrica dove lavorava, a Lovere
Nome: NICO ----- Data e ora: 22/09/2009 - 21.57.18 ----- Titolo: soldati morti a Kabul:non sono mica degli eroi Ma quali eroi?? 1400operai morti nel 2008 in italia, 650.000 civili in iraq da inizio guerra, centinaia di migranti lasciati alla deriva delle coste mediterranee.... ma chi sono questi 6??? vanno volontari a fare la guerra del capitale profumatamente retribuiti e 90su cento vogliosi di sdraiare qualche ''sporco negro'' e vogliono riconoscenza???
Nome: nico ----- Data e ora: 09/11/2009 - 21.12.44 ----- Titolo: ANCORA SU PALAZZINARI E PRC ANCORA SU PALAZZINARI E PRC ....
Anche dopo un articolo dell’Espresso sui soldi dei palazzinari al PRC, Ferrero continua a tacere.
Sia pure a Ferragosto, la vicenda dei finanziamenti dei palazzinari romani al PRC e' arrivata anche sulla carta stampata.
E’ stato il settimanale “L’Espresso” a pubblicare un breve articolo, titolato “Quei conti sono da rifondare”, dal quale si ha la conferma del coinvolgimento dell’associazione Bristol nel giro di euro donati dai costruttori romani (e da altri soggetti) al partito gestito all’epoca da Ma$$imiliano $meriglio, successivamente transitato nella nuova formazione guidata da Nichi Vendola, Sinistra e Liberta'.
L’articolo comunica che il nuovo segretario del PRC romano, Giuseppe Carroccia (dimessosi con quasi tutta la segreteria nel luglio scorso), ha denunciato alla Procura “una presunta truffa sui fondi delle sponsorizzazioni per la Festa di Liberazione nel 2007. (…) parte di questi soldi sono stati versati alla Bristol onlus, un’associazione che non sembra avre nulla a che fare con il partito. Soldi versti anche da molti costruttori capitolini. In tutto si tratta di 27.500 euro; di cui 10 mila provenienti dalla Aran Hotels degli Armellini, 5 mila dalla Visconti Cesi, 2.500 dagli Asili Matarazzo, 5 mila dalla Fondazione Romeuropa e 5 mila dalla Edilnord. A fronte di tali versamenti in favore della Bristol, Rifondazione ha ricevuto da quest’ultima 9 mila euro”.
L’articolo si chiude con l’elenco degli altri 130.000 euro provenienti dai palazzinari “regolarmente incassati dalla federazione romana nel 2008”.
Leggendo l’articolo, quindi, sembra di capire che il problema posto da Carroccia non sia l’evidente immoralita' dell’iscrizione di un partito comunista sul libro paga del peggior padronato, ma il fatto che quei soldi sporchi di cemento e del sangue di tanti “incidenti sul lavoro” non siano arrivati tutti a destinazione.
Del resto, nella riunione conclusasi con le dimissioni sue e della segreteria romana, lo stesso Carroccia aveva detto che i soldi o arrivano dai padroni, oppure bisogna tornare credibili con i proletari e farseli dare da loro, il che non dovrebbe essere precisamente la stessa cosa, ma cosi' e', per certa gente.
La premiata azienda Armellini a Roma e' conosciutissima e non ha bisogno di presentazioni, cosi' come la Edilnord, la societa' fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi. Quanto agli “Asili Matarazzo”, sbaglia chi pensa si tratti di poca cosa: stiamo parlando del Gruppo Matarazzo, definito dall’Enciclopedia Britannica “tra i primi 6 gruppi industriali piu' importanti al mondo”, di cui gli asili romani – privati, ma ovviamente finanziati dal Comune – sono un’articolazione. Nota curiosa: quando era presidente del Municipio XI, $meriglio si guadagno' un po’ di notorieta' e simpatia promuovendo il boicottaggio della Coca Cola; ora, una bizzarra nemesi vuole che il primo importatore ed imbottigliatore della Coca Cola in Italia sia stato, nel lontano 1918, Ermellino Matarazzo, uno dei fondatori della dinastia imprenditoriale.
Continua, nel frattempo, il silenzio di Berlusconi… pardon, di Ferrero sulle 10 domande rivoltegli pubblicamente all’inizio di questa storia, cosi' come continuano a tacere gli altri dirigenti di Rifondazione (Grassi, Giannini, Pegolo, Bellotti, ecc.) e quelli di Sinistra e Liberta', da $meriglio allo stesso Vendola, a sua volta nei guai per l’inchiesta barese sugli appalti della sanita'. Di fronte a questo silenzio, non si possono non riproporre le 10 domande, sperando che qualcuno, prima o poi, risponda.
10 DOMANDE A PAOLO FERRERO
1. Quando, lo scorso febbraio, il nuovo tesoriere romano ha scoperto i finanziamenti dei palazzinari al tuo partito, sei stato informato immediatamente?
2. Trovi normale che un partito comunista riceva finanziamenti dai palazzinari e dalle loro associazioni?
3. Non pensi che vi sia un rapporto fra i finanziamenti dei palazzinari romani al PRC e il voto favorevole del PRC in Consiglio comunale al piano regolatore da 70 milioni di metri cubi di cemento?
4. Quando hai saputo della vicenda, hai parlato con la nuova segreteria romana?
5. E’ vero che tu e tutta la segreteria nazionale del PRC avete deciso di tenere nascosta la vicenda?
6. E’ vero che tu e tutta la segreteria nazionale del PRC avete dato indicazione alla segreteria romana di liberarsi di chi vuole fare chiarezza sulla vicenda dei palazzinari?
7. Parteciperesti, oggi, ad una manifestazione contro le speculazioni edilizie e la cementificazione della citta' di Roma?
8. Pensi che si possano fare accordi per le prossime elezioni regionali del Lazio anche con personaggi come Massimiliano Smeriglio?
9. Se la risposta alle domande 5 e 6 e' “si”, non pensi sia meglio dimetterti con tutta la segreteria nazionale?
10. Se la risposta alle domande 5 e 6 e' “no”, perché non hai sollecitato le dimissioni della segreteria romana e non hai chiarito definitivamente la vicenda?
Nome: nico ----- Data e ora: 09/06/2009 - 15.09.48 ----- Titolo: Afghanistan: Kunduz, nuovo bilancio 125 morti Almeno 125 morti, tra cui 20 civili: e' questa la prima stima di una commissione d'inchiesta Nato sull'attacco aereo a Kunduz del 4 settembre. Lo scrive il sito del Washington Post. Per il quotidiano il bombardamento Nato delle due autocisterne sequestrate dai talebani fu deciso dal comando tedesco sulla base delle riprese di un caccia Usa che mostravano le tracce termiche di centinaia di persone intorno ai camion e di un informatore che assicuro' la presenza di soli talebani vicino alle cisterne.
Nome: antoniobolscevico ----- Data e ora: 09/05/2009 - 0.37.41 ----- Titolo: in venezuela e' proibito lo sfratto coatto
Cuarto en el mundo: Alcalde de Valencia firma decreto en contra de Desalojos Arbitrarios
Por: Prensa Red de Inquilinos
Fecha de publicación: 03/09/09
Edgardo Parra, Alcalde del municipio Valencia
3 de septiembre de 2009.-En la Ciudad de Valencia a través de la Alcaldía Bolivariana de Valencia y a solicitud de la Red de Inquilinos de Valencia firmó el cuarto decreto en el mundo en contra de desalojos violentos y arbitrarios, siendo al primera Roma (Italia), Bogbiny (Francia) Caracas (Venezuela) y ahora Valencia (Venezuela) .
Repuntando a la República Bolivariana de Venezuela como el único país en el mundo en tener dos ciudades que cuenten con este tipo de instrumento de protección en materia de Derechos Humanos.
El artículo 2º del Pacto Internacional de Derechos Económicos, Sociales y Culturales de la Organización de las Naciones Unidas, debidamente suscrito y Ratificado por la República, impone a los Estados Partes la obligación general de adoptar medidas adecuadas, de carácter positivo, en particular, la adopción de medidas legislativas dirigidas a garantizar a todas las personas el derecho humano de una vivienda adecuada; en este sentido el Gobierno Bolivariano y la organización popular esta dando grandes avances en la materia, mientras que en el resto del mundo el capitalismo devora a los más débiles, en Venezuela se realizan avances para garantizar los Derechos Humanos .
Nome: antoniobolscevico ----- Data e ora: 09/04/2009 - 21.54.41 ----- Titolo: in venezuela e' proibito lo sfratto coatto
Cuarto en el mundo: Alcalde de Valencia firma decreto en contra de Desalojos Arbitrarios
Por: Prensa Red de Inquilinos
Fecha de publicación: 03/09/09
Edgardo Parra, Alcalde del municipio Valencia
3 de septiembre de 2009.-En la Ciudad de Valencia a través de la Alcaldía Bolivariana de Valencia y a solicitud de la Red de Inquilinos de Valencia firmó el cuarto decreto en el mundo en contra de desalojos violentos y arbitrarios, siendo al primera Roma (Italia), Bogbiny (Francia) Caracas (Venezuela) y ahora Valencia (Venezuela) .
Repuntando a la República Bolivariana de Venezuela como el único país en el mundo en tener dos ciudades que cuenten con este tipo de instrumento de protección en materia de Derechos Humanos.
El artículo 2º del Pacto Internacional de Derechos Económicos, Sociales y Culturales de la Organización de las Naciones Unidas, debidamente suscrito y Ratificado por la República, impone a los Estados Partes la obligación general de adoptar medidas adecuadas, de carácter positivo, en particular, la adopción de medidas legislativas dirigidas a garantizar a todas las personas el derecho humano de una vivienda adecuada; en este sentido el Gobierno Bolivariano y la organización popular esta dando grandes avances en la materia, mientras que en el resto del mundo el capitalismo devora a los más débiles, en Venezuela se realizan avances para garantizar los Derechos Humanos .
Nome: nico ----- Data e ora: 16/07/2009 - 13.52.32 ----- Titolo: SVIMEZ RAPPORTO OFFRE UN QUADRO DESOLANTE SVIMEZ, RAPPORTO OFFRE QUADRO AGGHIACCIANTE. FEDERALISMO FISCALE PEGGIORERA’ SITUAZIONE MA PD E IDV HANNO PENSATO BENE ...
Il rapporto Svimez 2009 presentato oggi offre un quadro terribile e agghiacciante di quella che purtroppo e' una piaga storica del nostro Paese, la questione meridionale e il mancato sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, che oggi vede contabilizzare dalla Svimez non solo la “fuga dei cervelli” ma una vera e propria piaga sociale, quella dell’emigrazione dei giovani meridionali che fuggono al Nord alla ricerca del lavoro.
Questo quadro desolante ha pero' responsabilita' chiare e precise:
quelle di una classe politica che non ha mai saputo rapportarsi al Mezzogiorno se non in termini di politica clientelare e parassitaria e di una classe imprenditoriale che del Mezzogiorno ha sempre sfruttato le principali risorse lasciando sul campo pochissimo, in termini di sviluppo dell’occupazione, e di una societa' civile strozzata, che non e' mai stata messa in condizione di sapere sviluppare al meglio tutto il proprio potenziale, ma che e' stata repressa e intimidita.
Di certo non ha fatto e non sta facendo nulla, per il Mezzogiorno, il governo Berlusconi, che ha ulteriormente aggravato la situazione, disinteressandosi dello sviluppo del Sud, lasciandolo languire, evitando accuratamente di combattere con convinzione la criminalita' organizzata e le varie e potentissime mafie che allignano nel Sud, e infine perseguendo e facendo approvare il federalismo fiscale, legge-obbrobrio che non fara' altro che peggiorare il tessuto economico, sociale e civile del Mezzogiorno, visto che sperequa profondamente tra regioni del Nord e del Sud e smantella di fatto ogni idea e possibilita' di rafforzare uno stato sociale e una societa' civile forte e autonoma.
Ma non va neanche dimenticato che il federalismo fiscale e' stato votato, in Parlamento, non solo dalla maggioranza di destra (Lega Nord xenofoba e razzista in testa) in modo compatto, ma che ha ricevuto i voti favorevoli dell’Idv di Di Pietro e l’astensione benigna del Pd, e cioe' un atteggiamento di fatto accondiscendente e accomodante da parte delle principali opposizioni parlamentari, esclusa la sola Udc.
Per risollevare le sorti del Mezzogiorno bisogna invece puntare a rafforzare e implementare stanziamenti e politiche serie ed efficaci dal punto di vista occupazionale e sociale, non certo a ridurle, e indurre il governo a rilanciare con forza non inutili e costose Grandi Opere ma invece una rinnovata e moderna politica di sviluppo economico e industriale rispettosa dell’ambiente, del territorio e delle persone.
Napoli 16 luglio 2009
Nome: AL SALAM ----- Data e ora: 07/05/2009 - 21.46.24 ----- Titolo: POESIE AFRICANE “ANTI-APARTHEID” Ai membri di ""(contro le guerre,contro il razzismo,per i diritti dell’infanzia)
Al Salam
Oggi alle 20.10
RispondiI- POESIE DELLA REPUBBLICA POPOLARE DEL CONGO:
“DOLCE ED OPPRESSA”
Ascolta con me la notte farsi muta
come un lutto sul cielo piatto.
L’aria non ha neanche piu' quella dolcezza
da noi cosi' spesso sognata;
la sua carezza somiglia ad incorporee catene
cui nostri corpi sono allacciati.
Ti guardo come tu mi guardi
quando mi ami;
e nei tuoi occhi che guardano il mondo
vedo raccogliersi l’ombra delle minacce,
vedo cercar rifugio le anime braccate.
La notte resta cosi' silenziosa!
Senz’altro si compiace di contemplare
i tuoi occhi da cui sgorgano
tutte le parole che le nostre labbra non hanno piu'
diritto di pronunciare, e neanche di cantare.
(Henri Boukoulou)
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II- POESIE DELLA COSTA D’AVORIO
“VISIONE”
Ho vestito il mio corpo con gonne di rafia;
il mio cognome, il mio nome: l’umiliata
ho indossato l’abito della rivolta
per meglio danzare oggi
il mio stato si chiama la rivoltosa
l’alba si e' levata
la mia lotta del giorno e della notte
soffoca in questo farsi giorno
i primi raggi del sole
sfiorano la superficie del mare
gli alberi di cocco, loro stessi rattristati
piegano dolcemente i loro tronchi verso l’oceano.
Oh, sogno, ebbra di disperazione
la notte cade sempre scura sulla mia lotta
ebbra di speranza
scorgo, si' scorgo all’orizzonte
levarsi un giorno radioso
levarsi il giorno radioso
il giorno sulla punta delle mie dita
sogno, ebbra di disperazione
ma anche, ebbra di speranza
un giorno radioso per il mio popolo.
(Perpetue Kassy)
Nome: IAR NOTICIAS ----- Data e ora: 20/06/2009 - 11.10.07 ----- Titolo: record mondiale nelle spese militiari LE POTENZE SI PREPARANO ALLA GUERRA: RECORD MONDIALE NELLE SPESE MILITARI
Postato il Venerdi', 19 giugno @ 19:00:00 CDT di marcoc
A CURA DI IAR NOTICIAS
I 1464 miliardi di dollari di spese militari nel pianeta e l’espansione geometrica dei guadagni dei consorzi di armi di Europa e Stati Uniti, sono la prova piu' inconfutabile della relazione simbiotica di sopravvivenza stabilita dal sistema capitalista con i conflitti armati e le occupazioni militari. L'uno si retroalimenta dall’altro e entrambi i termini dell'equazione formano la pietra angolare dell’esistenza stessa del sistema che oggi controlla il mondo. In un solo decennio le spese militari sono aumentate del 50% e di fronte alla crescente “militarizzazione” del pianeta una domanda perseguita gli esperti: per quale guerra si preparano le potenze?”
Finita l’Unione Sovietica e i processi della rivoluzione armata degli anni 70, oggi il sistema capitalista non ha nemici strategici che si domandino la possibilita' di uno scontro militare aperto come durante l’epoca della Guerra Fredda.
Cionostante una spesa mondiale che sale ormai alla cifra incredibile di 1464 miliardi di dollari (oltre ai miliardari affari per le industrie delle armi) marca uno scenario di crescente escalation militare delle potenze e dei paesi in tutti i continenti.
Le potenze si preparano per una nuova guerra intercapitalista? (Si veda anche l'articolo: Sappiate che siete seduti sulla terza guerra mondiale.)
La spesa militare globale e' cresciuta del 4% nel 2008 ed ha raggiunto la cifra record di $1464 miliardi, il 50% in piu' rispetto al 1999, in base ad uno studio dell’Istituto di Investigazione per la Pace Internazionale di Stoccolma (SIPRI) divulgato nella capitale svedese.
“La crisi finanziaria globale ancora non ha avuto ripercussioni negli introiti e benefici delle grandi imprese delle armi”, segnala il SIPRI.
Questa cifra equivale al 2,4 % del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale e a 217 dollari per ogni abitante del pianeta, secondo l’organismo svedese.
Il piu' grande incremento spetta agli Stati Uniti (58%), le rispettive assegnazioni di Washington sono aumentate di 219000 milioni di dollari dal 1999. Si sono quasi triplicate le spese militari in Cina e in Russia, fino a $ 42000 milioni e $ 24.000 milioni rispettivamente.
Un notevole incremento delle spese militari e' stato registrato in India, Arabia Saudita, Iran, Israele, Brasile, Corea del Sud, Algeria e Gran Bretagna, secondo il SIPRI.
Le guerre di Obama
Di questa cifra, l’attuale preventivo della Difesa degli Usa supera il 50% del totale della spesa in armi nel mondo.
Finalmente il “sogno americano” di Obama si materializza in numeri: il preventivo destinato all’area della Difesa (il Pentagono) che include le guerre militari e le politiche occupazionali si aggira sui 730000 milioni di dollari per l’esercizio fiscale 2009.
Allo stesso tempo, le occupazioni militari degli Usa in Iraq e in Afghanistan “hanno generato una spesa supplementare di 903000 milioni di dollari solo per gli Stati Uniti” nel periodo 1999-2008, ha aggiunto Sam Perlo- Freeman, direttore del progetto del SIPRI sulla spesa militare.
La prima potenza imperiale e', senza sorpresa, il paese con le piu' grandi spesa in armi nel mondo, per il SIPRI.
Per il SIPRI le spese degli Stati Uniti gia' rappresentano quasi un 42% di tutto il totale, piu' che gli altri 14 paesi riuniti, nel lascito della politica dell’ex presidente George W.Bush,.
Dal 1999, le spese della difesa statunitense e' aumentata di un 67% (a valuta costante), per situarsi in 607000 milioni di dollari l’anno scorso e arrivare a 730000 milioni nella finanziaria fiscale del 2009.
Le spese militari globali hanno raggiunto, nel 2007, 1200 miliardi di dollari essendo aumentati i costi della “guerra al terrorismo” e delle operazioni dell’occupazione statunitense in Iraq e in Afghanistan.
“L’idea della 'guerra contro il terrorismo' ha stimolato molti paesi a vedere i propri problemi attraverso una lente altamente militarizzata, usando questo argomento per giustificare le loro alte spese militari”, spiega Sam Perlo-Freeman, investigatore dell’istituto svedese.
In questo modo si verifica la relazione diretta della “guerra al terrorismo” con i guadagni e l’espansione dei consorzi di armi degli Usa, che risultano essere, insieme alle industrie petrolifere e alle aziende di servizi (che includono le compagnie di assicurazioni private), i principali beneficiari delle invasioni e delle occupazioni militari, sia in Iraq come in Afghanistan come nei conflitti attuali e potenziali nel M.O e in tutto il pianeta, tra i quali sono gia' pianificate azioni militari contro l’Iran e la Siria.
L’ America Latina si militarizza
In un dossier di giugno del 2008, il SIPRI affermava che i 12 paesi del Sud America, dopo il summit dei Presidenti dell’UNASUR, realizzato a Brasilia, progettano di costruire un Consiglio di Difesa regionale, hanno aumentato le loro spese in armi durante il 2007 di un 25%.
Si tratta di un record per i paesi di questa regione, che viene iscritto in una tendenza mondiale all’aumento della spesa in armi capeggiata dagli Usa.
In base ai dati del SIPRI, la spesa nella difesa dei paesi del Sud America ha raggiunto i 50000 milioni di dollari nel 2008 contro i 39961 nel 2007.
Secondo questa organizzazione con sede a Stoccolma (che con l’ IISS di Londra e' una delle due entita' piu' riconosciute a livello mondiale per le stime sul spese, equipaggiamento e bilancio militare), la crescita della spesa militare corrisponde ad una tendenza generale dei paesi sud americani.
Per quanto riguarda la cifra globale della spesa del Sud America, il 55% (piu' della meta') con 27.40 milioni di dollari spetta al Brasile, che per popolazione, territorio e PIL rappresenta la meta' dei 12 paesi della regione.
Nella lista delle piu' alte spese segue la Colomba con 6746 milioni di dollari, cifra che viene destinata al Piano Colombia ed alla guerra contro la Farc, al terzo posto si trova il Cile con 5395 milioni di dollari e quarto e' il Venezuela con 3321 milioni di dollari, paese che da' alla sezione militare priorita' politica.
La Russia e la Cina si blindano
La Cina, come la Russia, ha triplicato negli ultimi dieci anni la sua spesa in armi, e nel 2008 si e' convertita per la prima volta nel secondo paese della lista dopo gli Stati Uniti.
Pechino e Mosca hanno triplicato il loro bilancio militare in questo periodo, e la Russia “mantiene i suoi piani di spendere ulteriormente nonostante i suoi severi problemi economici”, indica lo studio realizzato dal SIPRI.
Il SIPRI calcola che la Cina ha comprato armi per un totale di 84900 milioni di dollari, che rappresenta un 6% della spesa militare nel mondo, davanti alla Francia (4,5) e Gran Bretagna ( 4,5).
“ In Cina, l’aumento (della spesa in armi) segue da vicino la crescita economica ed e' vincolato alle sue aspirazioni di incrementare il suo potere” nello scenario internazionale, dice il SIPRI.
La Russia, allo stesso modo che la Cina, ha approfittato dell’euforia economica degli anni precedenti alla crisi internazionale per riaffermare le sue ambizioni di superpotenza, salendo fino al quinto posto nella lista del SIPRI.
Armi nel Medio Oriente
La spesa militare nel M.O si e' ridotta leggermente nel 2008, ma il SIPRI vede questa discesa come qualcosa di temporaneo dovuto al fatto che “molti paesi della regione (stanno) pianificando grandi acquisti di armi”.
I paesi dell’Asia e del M.O aumenteranno la loro spesa militare durante i prossimi 20 anni per affrontare le tensioni che aumentano in queste regioni, ha detto questa settimana un alto rappresentate del gigante aerospaziale Boeing citato dalla agenzia EFE.
“Crediamo che questi mercati siano quelli che avranno piu' espansione”, ha dichiarato il presidente della Boeing Intergrated Defence Systems, Jim Albagh, alla stampa di Singapore.
Ha spiegato che a molti governi dell’Asia e del M.O preoccupa molto l’aumento di focolai di tensione regionali e approfitteranno della spinta delle loro economie per investire piu' risorse nella protezione delle loro frontiere e delle rotte commerciali.
Gli Stati Uniti e il capitalismo militare
Il concetto di “capitalismo transazionale” significa, nell’era informatica, la presenza di un “capitalismo senza frontiere” poggiato su due pilastri fondamentali: la speculazione finanziaria informatizzata (con sede territoriale a Wall Street) e la tecnologia militare- industriale di ultima generazione (la cui massima espressione di sviluppo si concentra nel Complesso Militare Industriale degli Stati Uniti)
Come si e' gia' verificato nella pratica, dopo che i carri armati e gli aerei nordamericani convertono in rifiuti infrastrutture, strade ed edifici dei paesi invasi militarmente, arriva l’esercito delle aziende transazionali a prendere al balzo la favolosa palla capitalista della “ricostruzione”.
La combinazione del superpotere militare Usa con il superpotere economico-finanziario di Wall Street, ha dato come risultato l’Impero Unico, il cui raggio d’influenza e dominio comprende piu' di 180 paesi nei quali gli Stati Uniti hanno una presenza diretta o un'influenza militare in questo momento.
In base ad un dossier della Comission on Reviw of Overseas Military Facility Structure of the Usa, gli Stati Uniti dispongono di piu' di 450000 militari effettivi nel mondo, quasi la meta' in “situazione di combattimento”, contano su una rete di 825 installazioni militari in diversi luoghi del pianeta (15 grandi, 19 medie e 826 di grandezza minore), 5 comandi funzionali aerei, terrestri e navali (tra di loro il Comando Sud e la IV flotta) e 5 comandi geografici, ai quali si e' aggiunta la recente creazione dell'AFRICOM.
L’attuale preventivo destinato alla Difesa e' 15 volte superiore a quello destinato al Dipartimento di Stato, ed il Pentagono dispone di 200 volte il personale destinato all’area della politica estera.
Per avere un’idea approssimativa della cifra totale destinata alla Difesa Usa nel 2009, la stessa equivale a piu' del doppio del PIL (produzione annuale) di un paese petrolifero come il Venezuela e a piu' del triplo del PIL del Cile, e a quasi 20 volte quello della Bolivia.
Ma c’e' un paragone ancora piu' da incubo: quello che richiede l’ONU per “combattere la fame” nel mondo (700 milioni di dollari) equivale a solo l’1 % della finanziaria per la Difesa Usa.
Il Pentagono fara' la parte del leone nella finanziaria del 2009 con 730000 milioni di dollari destinati a sostenere la gigantesca struttura militare della prima potenza imperiale su scala globale.
Inoltre, la siderale finanziaria della Difesa ingrassa l’espansione geometrica dei guadagni dei consorzi di armi del Complesso Militare Industriale statunitense, ed e' la prova piu' irrefutabile della relazione simbiotica di sopravvivenza stabilita tra il sistema capitalista sionista con i conflitti armati e le occupazioni militari.
In questo scenario- come si puo' apprezzare dalla grandezza della finanziaria per la Difesa- i primi passi del “sogno americano” di Obama sono gia' cominciati.
Titolo originale: "El factor bélico: Escalada armamentista con record mundial de gastos militares"
Fonte: http://www.iarnoticias.com
Link
10.06.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VANESA
Nome: filipporadice ----- Data e ora: 06/10/2009 - 21.04.55 ----- Titolo: Nonostante la lega la RAI trasmette il reportage Nonostante la lega che si e' battuta per farlo cancellare dal palinsensto la RAI trasmette il reportage "la valigia con lo spago" con contenuti antistatunitensi e antisionisti http://www.lavaligiaconlospago.tv
Nome: nico ----- Data e ora: 29/05/2009 - 21.56.04 ----- Titolo: MANIFESTAZIONE NAZIONALE contro gli F35 mar.2 giug MARTEDÌ 02 GIUGNO 2009 A NOVARA
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONTRO GLI F-35
L’iter parlamentare per l’approvazione dell’insediamento, a Cameri (NO), della fabbrica della morte per l’assemblaggio degli F-35 e' ormai definito. A partire dal 2010 iniziera' la costruzione del capannone da cui usciranno delle macchine che verranno consegnate a diversi stati che li utilizzeranno per bombardare ed uccidere.
Tale impresa industriale-militare viene condotta, con ampio dispendio di denaro pubblico, dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin in associazione all'italiana Alenia Aeronautica (del gruppo Finmeccanica) e coinvolgera' una serie numerosa di fabbriche di armi e di morte collocate qua e la' sul nostro territorio. Insomma, il riarmo come via d’uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni ‘30 e con la Grande Depressione di fine ‘800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo, l’impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni “di pace” produrra' distruzione, morte e sofferenza.
Di sicuro gli F-35 sono i perfetti strumenti operativi di una sorta di gendarmeria mondiale in via di perfezionamento: una volta costruiti non faranno certo la ruggine in qualche hangar italiano o olandese, bensi' saranno presto adoperati per uccidere e distruggere in svariate guerre, sia attuali sia future.
Gli F-35 ci costeranno un sacco di soldi: circa 600 milioni di euro per costruire e attivare la fabbrica di Cameri, circa 13 miliardi di euro (a rate, fino al 2026) per l'acquisto dei 131 aerei che l'Italia vuole possedere. Del resto e' stato gia' speso o impegnato quasi un miliardo di euro. E cio' risulta ancor piu' impressionante se si considera la grave crisi economica in corso. Nessuno puo' ignorare che, con una spesa di questa entita', si potrebbero senza alcun dubbio creare ben piu' dei miseri 600 posti di lavoro promessi all'interno dello stabilimento di Cameri. Si potrebbe altresi' intervenire in vario modo per migliorare le condizioni di vita di tutti: per esempio ampliando e migliorando la qualita' della spesa sociale, tutelando davvero territori e citta' (basti pensare agli effetti del terremoto abruzzese), investendo in fonti energetiche rinnovabili e ridistribuendo reddito.
E poi vogliono costruire gli F-35 proprio ai confini del parco naturale del Ticino, che dovrebbe quindi sopportare l'impatto dei collaudi di centinaia e centinaia di aerei rumorosissimi e certamente inquinanti, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualita' della vita degli abitanti della zona, mentre si potrebbe riconvertire il sito militare ad uso civile.
In definitiva, siamo contro gli F-35 perché ci ostiniamo a pensare che sia possibile vivere in un altro modo: senza aggredire gli altri popoli, senza militarizzare il territorio ed i rapporti sociali, operando perché cessi davvero la terribile guerra permanente che l'occidente dei ricchi conduce contro i poveri del nord e del sud del mondo.
Tutti a Novara, quindi, il 02 giugno 2009 alle ore 15.00, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da li' partiremo per percorrere le strade della citta' e per gridare forte la nostra opposizione all'ennesima impresa di morte.
Contro la militarizzazione dei territori, contro le fabbriche della morte, contro tutte le guerre, per la riconversione dei siti militari ad uso civile, per un diverso modello economico.
Per adesioni: adesione@nof35.org - Per informazioni: info@nof35.org
Nome: n9s ----- Data e ora: 05/07/2009 - 22.26.49 ----- Titolo: europee votare o non votare?
Nome: Riccardo ----- Data e ora: 05/01/2009 - 17.35.36 ----- Titolo: ANDATE TUTTI A DETROIT Andate tutti a Detroit. Cari sindacalisti, amici epifani, bandiere rosse e lotta dura per quel che resta senza paura: se volete davvero festeggiare il lavoro, fatevi un viaggetto laggiu' dalle parti del vostro Obama, che tanto amate (forse perché poco conoscete): scoprirete dov'e' la vera festa del lavoro. E scoprirete come di colpo, oggi, appaiano vecchi i vostri cortei, le vostre marcette, l'inevitabile intervento del compagno segretario che ribadisce la «centralita' dell'occupazione», e avanti popolo naturalmente con «musica e solidarieta'». A Milano, per darsi un piglio da terzo millennio, unamanifestazione e' stata ribattezzata «Euromayday», a Roma annunciano che sul palco arriva la realta' virtuale.
Tutto inutile. La sostanza, oggi, e' evidente: voi siete rimasti al solito concertone. E gli altri, ve le suonano. Il lavoro oggi lo difende Marchionne. Il lavoro lo difende l'amministratore delegato dell'impossibile, l'uomo che ha trasformato Pomigliano d'Arco in un sogno americano e Mirafiori in un film di James Dean. L'America era Atlantide, ora lo e' Cassino, agli eroi di Fort Apache si sostituiscono quelli di Fort Lingotto. Gunga-Din e Ringo, ma soprattutto Sergio d'Abruzzo. C'e' un pezzo d'Italia che salva l'industria mondiale, c'e' un pezzo d'Italia che ha gia' un piede dentro il futuro mentre le nostre piazze s'immergono negli slogan del passato: «Lavoro, legalita',democrazia» (Bologna), «Piu' pace e piu' diritti in Medio Oriente» (Rovereto), «La musica per i diritti civili »(Vibo Valentia), «Per vincere la crisi» e «Per il lavoro senza se e senza ma» (Torino) fino all'immancabile «Rilanciare il Mezzogiorno» (Napoli).
Vasco Rossi a parte, sempre la stessa musica, insomma. Chissa' se qualcuno ha spiegato ai nostri amici che marciano per il Medio Oriente e per i diritti civili, naturalmente senza se e senza ma e rilanciando il Mezzogiorno, quello che sta capitando nel mondo sognante e misterioso di Paperino. Non e' roba da Walt Disney, pero'. Tanto per dire: fra le altre cose i sindacati americani hanno siglato un accordo che impedisce loro di scioperare fino al 2015. E hanno accettato un taglio di salari di 19 dollari l'ora (nota bene: l'ora). Ma voi ve lo immaginate il nostro amico Epifani che per salvare un' azienda rinuncia al diritto di sciopero fino al 2015? Ma voi ve l'immaginate lotta dura senza paura che si astiene dal fermare treni e autobus anche solo per qualche settimana consecutiva?
Piuttosto rinuncia alla suite deluxe, lui che e' abituato a bruciare in due notti in hotel lo stipendio mensile di un operaio... Si badi bene: l'accordo e' stato siglato dall'ala piu' dura del sindacato americano. Di fatto, la Fiom d'Oltreoceano. E questo ci mette di fronte a un paragone imbarazzante: perché se anche da noi c'e' una parte di sindacato ragionevole e collaborativa, l'ala dura e' quella che dice no a tutto. Dice no al nuovo modello contrattuale, dice no all'accordo sul pubblico impiego. Dice no persino a un imprenditore (Della Valle) che vuol mettere 1400 euro in piu' in busta paga ai suoi dipendenti, perché osa stabilire la cifra di testa sua senza concertarla con le rappresentanze confederali.
È il sindacato che mette la propria esistenza davanti alla difesa dei lavoratori, l'ideologia davanti alla soluzione dei problemi. È il sindacato che non fa piu' il sindacato perché ha trovato che rende meglio starsene li', accucciato dietro il palco del concertone, per continuare a fare politica. È il sindacato di Epifani che non firma l'accordo sulla pubblica amministrazione e poi si lamenta per iscritto con Berlusconi perché non viene invitato alle riunioni convocate per applicarlo.
È il sindacato, per dire, che scrive con uno dei suoi massimi rappresentanti che il «lavoratore efficiente e' una nuova forma di sfruttamento» (per non essere sfruttato, dunque, il lavoratore deve essere necessariamente inefficiente?). È il sindacato che a Marghera fa bloccare la cerimonia di consegna di una nuova nave e a Milano vuole bloccare il buono da 1500 euro per 15mila famiglie povere perché, a suo parere, fra i beneficiari non ci sono abbastanza immigrati. È il sindacato del tanto peggio tanto meglio, dell'invidia sociale, del pauperismo ideologico; e' il sindacato che mira a far star tutti peggio, tranne Epifani, s'intende, che lui ha sempre a disposizione la sua suite deluxe nel piu' bello degli hotel.
Striscioni e Vasco, rossi e Rossi: la festa di piazza San Giovanni per fortuna si fa. Noi l'abbiamo difesa quand'era in dubbio. Noi non la vorremmo vedere abolita. Ma vorremmo che oggi in piazza si festeggiasse anche un lavoro diverso. Il lavoro vero. Quello delle piccole imprese, per esempio. Quello dei lavoratori autonomi. Quello delle partite Iva. Quello di chi anche in questi mesi ha continuato a tenere il Paese in piedi mentre Epifani e soci scandivano gli slogan contro la crisi, salvo poi raddoppiare vigliaccamente le tariffe del patronato per chi ha bisogno d'aiuto.
Vorremmo che dopo il 25 aprile cambiasse anche il Primo Maggio. Ma chissa' perché questa volta Franceschini non ha invitato Berlusconi in piazza. Chissa' perché. E cosi' il 25 aprile cambia, il Primo Maggio no. Cambia solo a Detroit. Quello che ci troveremo di fronte oggi in Italia, invece, sara' il solito sindacato, l'ultimo grande partito del Novecento, vero residuo di un mondo che va scomparendo. Il sindacato dei pensionati. Il sindacato delle tessere. Il sindacato dei Caf.
I tre porcellini, comeliha chiamati perfidamente D'Alema. La sola Cgil ha un giro d'affari valutato in un miliardo di euro. E, in barba alla Costituzione (a proposito di sacri principi), questi soldi vengono gestiti come alla bocciofila di Carugate: nessun bilancio consolidato, la trasparenza di una capasanta gratinata. Solo i delegati dei tre sindacati (700mila, sei volte piu' dei carabinieri) costano al Paese un miliardo e 854 milioni di euro l'anno. Sono cifre note, le avremo scritte decine di volte, su queste colonne. Ma continuano ad essere vere. Continuano a non cambiare.
E oggi, guardando a Detroit, ci appaiono ancora piu' vecchie. Ancora piu' stantie. Appena sentito l'annuncio ufficiale dell'accordo Fiat Chrysler, Epifani ha commentato: «L'operazione apre una pagina nuova». Che dire? L'ha capito anche lui. Poi ha aggiunto: «Ora e' necessario un tavolo di confronto». E qui cominciano a venire i brividi. Perché con chi ci si siede al «tavolo di confronto»? Con il sindacato americano che rinuncia allo sciopero fino al 2015 o con quello italiano che blocca i mezzi pubblici un giorno si' e l'altro no? Con il sindacato che rinuncia a 19 dollari l'ora o quello che mostra il cappio quando ad Alitalia vengono regalati sette anni (sette) di cassa integrazione?
Oggi la festa del lavoro si fa a Detroit. E cosi', all'improvviso, nel mondo che cambia, ci appare insopportabilmente obsoleto il caravanserraglio dei nuovi benvenuto che cambiano nome, ma rischiano di restare sempre uguali a se stessi, stanchi sacerdoti di riti ormai svuotati, altoparlanti che ripetono parole inutili e abusate. Oggi e' chiaro a tutti: la festa del lavoro non e' quella della Cgil, e' quella di Marchionne. Voi tenetevi l'intero vostro concertone, per la nuova musica basta un accordo.
Nome: Andrea ----- Data e ora: 04/12/2009 - 21.16.02 ----- Titolo: W STALIN ONORIAMO IL COMPAGNO STALIN
Nome: NICO ----- Data e ora: 04/05/2009 - 22.19.35 ----- Titolo: no alle discriminazioni "No alle discriminazioni! No al Pacchetto Sicurezza! Giovedi' presidio all'Ospedale Fatebenefratelli - Adesioni"
Kante e' una rifugiata politica della Costa D'Avorio. Kante e' una donna che ha scelto di partorire all'Ospedale Fatebenefratelli di Napoli, in un paese, l'Italia, in cui emergono forme di discriminazione sempre piu' gravi e preoccupanti. Kante e' stata denunciata alla polizia con un fax dal Fatebenefratelli e il figlio neonato le e' stato sottratto per quasi dieci giorni!!
In attesa "di una verifica sulla sua identita'"...
Il permesso di soggiorno di Kante infatti e' scaduto, mentre e' in atto il suo ricorso per ottenere l'asilo politico. Ma non e' questo il punto in questione: la denuncia di Kante nasce dalla vergognosa ansia di applicare le norme contenute nel cosiddetto "pacchetto sicurezza", come quella che annulla il divieto di segnalazione per i migranti irregolari che vanno a curarsi o, come nel suo caso, a partorire. Un provvedimento che fa' a pezzi le regole base del giuramento di Ippocrate e della convivenza civile. Un'iniziativa illegale, quella del Un'iniziativa illegale, quella del Fatebenefratelli, perche' il pacchetto sicurezza non e' ancora legge dello Stato e quindi vige sempre il divieto di segnalazione. Ma anche un'iniziativa che dimostra la barbarie che ci aspetta se venisse approvato. In questo caso non solo per gli immigrati irregolari ci sara' il rischio di segnalazione ed espulsione per il solo fatto di ricorrere a cure mediche, ma sara' impossibile anche la registrazione anagrafica del bambino, con un'incredibile condanna preventiva alla clandestinita' amministrativa per le nuove generazioni!
Non e' un caso che questa prima applicazione illegittima del pacchetto sicurezza avvenga proprio sul corpo di una donna, le piu' esposte e ricattabili anche all'interno della gia' difficile condizione dei migranti e dei rifugiati in Italia.
Dobbiamo mobilitarci subito, per pretendere provvedimenti immediati contro i responsabili di quest'assurda iniziativa e per chiedere con forza che il "pacchetto sicurezza" non sia approvato. Diritti e dignita' per tutte e tutti!
Giovedi' 2 aprile ore 16.30 - Presidio sotto l'Ospedale Fatebenefratelli
(via Manzoni 220, a 500 mt dalla fermata della funicolare di Mergellina)
Partecipano al Presidio (adesioni in aggiornamento..):
Rete Antirazzista Napoletana – UNIONE INQUILINI NAPOLI VIA TRIBUNALI 181
Medicina Democratica - Giuristi Democratici - Comitato Immigrati di Napoli - Onda Studentesca Napoletana - Associazione Libera - ASGI (ass. studi giuridici immigrazione) - Rdb - Cgil - Centri Sociali Napoletani - Cantieri Sociali - Coop. Dedalus - Associazione Priscilla - Collettivo Tiresia - Collettivo femminista Sora Rossa - Collettivo femminista Pachamama - Collettivo femminista Degeneri - UDI - Red Link - Movimento Precari Banchi Nuovi - Collettivo NoBorder_Napoli - Confederazione Cobas - Less - Assopace Napoli - ASSNI - Associazione senegalese - Sin. Critica - Ciss - Attac - Ya Basta Napoli
Nome: marche rosse sito senza padron ----- Data e ora: 15/03/2009 - 14.48.57 ----- Titolo: Per la Nazionalizzazione delle Aziende 05/02/09
Per la Nazionalizzazione delle Aziende in crisi e/o che licenziano. Per la nazionalizzazione delle banche. Testo pubblico per una campagna nazionale
La grande crisi economica internazionale si sta abbattendo sulle condizioni di vita dei lavoratori. In tutto il mondo, industriali e banchieri che per vent'anni hanno imposto ai lavoratori sacrifici immensi con la promessa di un futuro benessere, chiedono oggi alle proprie vittime di pagare il costo della propria crisi. E' inaccettabile. In Italia, migliaia di aziende, a partire dalle piu' grandi (Fiat, Telecom, Alitalia…), stanno procedendo alla liquidazione complessiva di un milione di posti di lavoro. E' un processo a valanga che investe tutti i settori produttivi e i servizi. Si allargano a macchia d'olio chiusure aziendali e licenziamenti collettivi, piu' o meno mascherati. 400 mila precari vengono buttati su una strada senza alcuna reale protezione sociale. Le sole domande di cassa integrazione ordinaria conoscono nel dicembre 2008 un aumento del 525%. Eppure le stesse imprese e banche che procedono a licenziamenti, chiusure, dismissioni, e che addirittura annunciano la prospettiva di una propria "inevitabile" scomparsa ( Fiat), continuano a chiedere allo Stato (e a ottenere dallo Stato) una nuova montagna di risorse pubbliche; che si aggiungono alle enormi regalie di cui hanno gia' beneficiato negli ultimi vent'anni. I lavoratori sono cosi' colpiti due volte: come lavoratori e come contribuenti. Con un solo beneficiario: i loro padroni. Che sono, oltretutto, secondo dati OCSE, i principali evasori fiscali in Italia. Basta pensare a Telecom: tre miliardi di evasione accertata ( quasi totalmente condonati). Il caso Alitalia e' stato al riguardo un emblematico apripista: 10000 posti di lavoro cancellati, a partire dai precari; criteri disumani di riassunzioni individuali per i lavoratori sopravvissuti, con la cancellazione dei diritti contrattuali acquisiti; debiti di oltre 4 miliardi scaricati sui contribuenti ( in cambio di un servizio ridotto e piu' costoso). Il tutto per premiare una cordata di industriali e banchieri senza scrupoli, pronti a fare le valigie con il bottino alla prima opportunita'. Un apposito provvedimento del governo rende oggi estendibile questo precedente, per vari aspetti, a tutte le situazioni di crisi:per cui un cambio di proprieta', connesso a crisi aziendali, puo' comportare, oltre alla riduzione dei dipendenti, la cancellazione del loro contratto. L'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL, non a caso, generalizza il principio di deroga al contratto nazionale. Eppure, nonostante l'enormita' dell'attacco subito, continua a mancare, per responsabilita' sindacali, una risposta di lotta generale e unificante. In migliaia di aziende i lavoratori si trovano a difendere il posto di lavoro in ordine sparso, senza un'azione comune, senza un'obiettivo unificante, in un quadro di disgregazione e disperazione, Lungo un piano inclinato di cui non si vede la fine. Cosi' non puo' andare avanti. E' necessaria una svolta. E la svolta dev'essere radicale, come radicale e' l'attacco portato contro i lavoratori. LICENZIARE I LICENZIATORI SENZA INDENIZZO E SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI E' necessario, naturalmente, in primo luogo, respingere l'accordo tra governo-confindustria-CISL-UIL sulle regole contrattuali e definire una piattaforma di rivendicazioni immediate che fronteggi l'emergenza: a partire dal blocco dei licenziamenti, dall'estensione del diritto alla cassa integrazione a tutti i lavoratori con copertura dell'80% del salario (indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda e dal tipo di contratto), dalla definizione di un salario minimo intercategoriale di 1300 euro netti mensili. Una piattaforma di lotta per una vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei disoccupati, che rompa definitivamente con la concertazione. Ma non basta. Occorre uscire dalla difensiva. E mettere in discussione finalmente i privilegi della" proprieta'" di tanti padroni bancarottieri, sempre pronti a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite. Proponiamo a tutto il mondo del lavoro, a tutte le sue espressioni di base, a tutte le organizzazioni dei lavoratori disponibili a battersi per le loro ragioni, una battaglia comune per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e/o che licenziano, senza indennizzo per i grandi azionisti, sotto il controllo dei lavoratori; e per la nazionalizzazione delle banche, vera "associazione a delinquere" (con la difesa del piccolo risparmio). E' una rivendicazione che risponde a un principio elementare: finirla con l'assistenzialismo pubblico verso le imprese e le banche, a danno di chi vi lavora e dell'interesse generale della societa'. Se si spendono risorse pubbliche per salvare un'azienda, pubblica dev'essere la sua proprieta' e il suo controllo. Si nazionalizzino le imprese, non i loro debiti. I padroni che dopo aver sfruttato i lavoratori e intascato soldi pubblici, oggi chiedono altri soldi per distruggere i posti di lavoro – dentro una crisi causata dalla voracita' dei loro profitti- devono andarsene a casa. Chi ha fallito deve lasciare il campo. Non possono essere i lavoratori a pagare la crisi dei capitalisti e del loro sistema. Proponiamo che la nazionalizzazione escluda l'indennizzo per i grandi azionisti: perché questi si sono gia' indennizzati a sufficienza con anni o decenni di superprofitti, lucrati su bassi salari e precariato, e oliati dalle risorse pubbliche.Sarebbe assurdo che la nazionalizzazione fosse a carico dei contribuenti e dei lavoratori. Al contrario: la nazionalizzazione delle aziende in crisi deve significare l'abbattimento degli sprechi scandalosi di soldi pubblici regalati a speculatori e padroni senza scrupoli.Soldi che si libererebbero per i salari, le pensioni, la sanita', la scuola, l'ambiente. Proponiamo che la nazionalizzazione avvenga sotto il controllo dei lavoratori. Non vogliamo carrozzoni burocratici e clientelari, tipo vecchia IRI. Vogliamo che siano i lavoratori ad avere una parola determinante sull'organizzazione del lavoro, sulla trasparenza dei bilanci, su eventuali riconversioni della produzione. Perché siano i lavoratori i garanti della difesa del proprio posto di lavoro e i protagonisti di una nuova organizzazione dell'economia, dettata dalle esigenze della societa', non del profitto. Sappiamo che una battaglia per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e delle banche, aprirebbe uno scontro sociale e politico di grande portata. Perche' metterebbe in discussione la struttura piu' generale della societa': indicherebbe l'esigenza di un piano economico definito dai lavoratori, a partire dal collegamento tra le aziende nazionalizzate, e porrebbe la prospettiva di un governo dei lavoratori e quindi di un cambio di comando alla testa della societa'. Ma se le vecchie classi dominanti hanno fallito non e' colpa del mondo del lavoro. E non e' il mondo del lavoro che deve temere un'alternativa. Di piu': l'esperienza ci insegna che solo battendosi per un'alternativa di fondo, e' possibile, cammin facendo, difendere vecchi diritti, strappare conquiste parziali, ottenere risultati concreti. IL padronato e' disponibile a concedere qualcosa solo quando ha paura di perdere tutto. E viceversa, senza un orizzonte di alternativa, si continuera' solo ad arretrare, sotto la frusta di padroni e governi sempre piu' forti e arroganti. In altri paesi, di fronte alla crisi, settori d'avanguardia del mondo del lavoro hanno avanzato la rivendicazione della nazionalizzazione delle aziende in crisi. Talvolta combinandola con l'occupazione delle aziende e l'esercizio diretto della gestione operaia della produzione( Argentina). Spesso con risultati positivi di difesa dei posti di lavoro. In ogni caso spostando in avanti rapporti di forza e terreno di confronto: sia verso il padronato e i governi, sia all'interno dello stesso movimento operaio e sindacale. Proponiamo che una battaglia in Italia per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e delle banche si colleghi alle esperienze dei lavoratori e di altri paesi: dentro la necessita' di una risposta globale alla crisi globale del capitalismo. Proponiamo per aprile un incontro nazionale tra le realta' di lavoro che concordano con l'esigenza di questa comune battaglia.
Nome: roberto villani ----- Data e ora: 14/03/2009 - 0.16.18 ----- Titolo: per giuseppe catone (studente ladispoli) dai un occhiata a questo sito:
www.studentinlotta.org
il movimento comunista e anticapitalista ha bisogno di giovani volenterosi e non ancora rincoglioniti da media asserviti e stronzate fasciste!
ciao compagno, complimenti e in bocca al lupo
Roberto
Nome: NICO ----- Data e ora: 03/09/2009 - 22.30.22 ----- Titolo: osservatorio sul fascismo - pisa- La polizia a Pisa carica gli studenti e i precari
Prove tecniche di nuovo fascismo. Dopo l'attacco al diritto di sciopero, parte quello alla liberta' di espressione e di manifestazione
(8 marzo 2009)
“Perché dobbiamo dirci cristiani”, titola Pera il libro che ha avuto il suo battesimo il 6 marzo in Sapienza a Pisa, in occasione della presentazione organizzata da “Laboratorio99”, il centro di reclutamento e coordinamento delle destre extraparlamentari e di quelle parlamentari (come risulta dall’inchiesta “Pisa nera” di recente pubblicata da Rebeldi'a).
Con un titolo ispirato a tutt’altro che alla tolleranza, visto che proclama il dovere di essere cristiani, e con uno sponsor come il “Laboratorio99”, c’era proprio da aspettarsi che la cosa andasse a finire in crociata.
Infatti, sprovvisti di croce, ma provvisti di equipaggiamento anti-sommossa e di certo benedetti da un Governo capeggiato da un “unto del Signore” (come ebbe ad auto-dichiararsi i cavalier Berlusconi, oggi sempre piu' in grazia di Vaticano), poliziotti e carabinieri non ci sono andati per il sottile, manganellando, spaccando teste, denunciando i gruppi di studenti andati a contestare tanta arroganza, diciamo accademica, e tanto fondamentalismo religioso, espresso da un laico devoto come Pera, ma non per questo meno arrogante (Giuliano Ferrara docet) di certi credenti oscurantisti.
Dopo l’aggressione poliziesca del 28 febbraio a Bergamo contro mille democratici accorsi a presidiare la citta' dall’invasione delle squadracce di “Forza Nuova”, il Governo ha voluto dare a Pisa democratica e antifascista un’altra dimostrazione della sua determinazione a usare la forza e la violenza contro chi “non ci sta”. Come dire: “O con noi o contro di noi, e … guai ai vinti!”.
Una ragione in piu' per continuare a “non starci” e per essere piu' numerosi a fare opposizione e a resistere.
Osservatorio sul fascismo - Pisa
Nome: Giuseppe Catone ----- Data e ora: 03/09/2009 - 19.43.48 ----- Titolo: Movimenti comunisti Salve a tutti...forse saro' la piu' giovane persona che abbia mai scritto qui' perche' ho 16 anni. Volevo chiedervi se esistevano movimenti comunisti studenteschi tipo lotta comunista, solo che quella e' istaurata principalmente nelle universita', volevo creare/aderire a un movimento studentesco per far coinvolgere anche i ragazzi della mia eta' in questa eterna lotta.
P.S. Ladispoli, la mia citta' e' nera e penso sara' difficile "convertirli" ma se mi impegno qualcosa penso di riuscire a fare
Nome: roberto villani ----- Data e ora: 03/01/2009 - 17.09.55 ----- Titolo: patto di coordinamento comunista-anticapitalista mi chiamo roberto villani e sto' facendo attivita' politica in comunisti uniti lazio.
uno dei progetti che stiamo portando avanti e' la creazione di un patto di coordinamento tra tutte le forze comuniste ed anticapitaliste (simile a quello organizzato dai sindacati di base cobas, cub ed sdl), per dare piu' forza alle comuni iniziative di lotta e per creare una rete di collaborazione e contatti tra di noi. Mi rivolgo quindi a tutti i compagni come giancarlo onofio (post su costituente comunista) desiderosi di riunire le forze che compongono la frastagliata galassia comunista, anticapitalista, antifascista, antimperialista del nostro paese.
Potete contattarmi sul blog di comunisti uniti.
Hasta
Nome: alessandro di marco ----- Data e ora: 24/02/2009 - 12.21.11 ----- Titolo: Lo sfogo Chiedo scusa per la scarsa fluidita' delle mie parole,ma omai la schizofrenia di cui vivo schiavo da anni hanno ridotto le mie facolta' mentali e le mie capacita' di provare emozioni a quelle di un ratto il tutto grazie alla scienza della psichiatria e ai paladini del bene che vanno sotto il nome di cattolici, che continuano ostinatamente in vari modi spesso dolorosissimi di convincermi di far parte di una realta' che non mi appartiene e che rifiuto ostinatamente fatta di sessualita' perversa e buonismo diffuso. Realta' alla quale credo non daro' mai ragione se non a morte avvenuta, dopo la quale sono pressoche' sicuro anche li le mie volonta' verranno spezzate come lo e' stato il mio io da dieci anni a questa parte.
Ora mi chiedo ( Gia' sapendo che probabilmente sapranno anche di questo messaggio di cui paghero' le conseguenze presto o tardi )Perche' questi innominati si fanno portavoce delle sofferenze della povera gente come me stabilendone nome e prezzo e avere poi la faccia tosta di dire di aver fatto del bene, Quando a quelli come me' sarebbe bastato non avere avuto una educazione di M....A per fare una vita migliore di questa.Se poi dovessi dare retta a quelle che sono le mie convinzioni dovute alla mia presunta schizofrenia sento solo una cosa, la pazzia che si fa spazio devastandomi la mente.Ciao a tutti.
Nome: giancarlo onofrio ----- Data e ora: 21/02/2009 - 12.58.12 ----- Titolo: costituente comunista Compagni, vi scrivo con il cuore in mano. Il momento che viviamo, soprattutto in Italia, e' drammatico per la deriva clerico-fascista e il degrado socio-culturale.Mai come ora c'e' bisogno di comunismo ma anche di un forte partito unico che rivendichi il vero marxismo rivoluzionario, come dicono i compagni di Lotta Comunista. Siamo troppo frammentati. In queste settimane ho scritto al PRC, PCL, PdAC,PdCI, Sinistra Critica. Oggi saro' a Roma al Centro Congressi Frentani dove c'e' una due giorni sulla sinistra europea sponsorizzata da PRC e PdCI ma ci saro' non solo per ascoltare le voci dei compagni venezuelani e brasiliani, Margherita Hack, Mario Monicelli e Gianni Mina' ma per inchiodare Diliberto alle sue responsabilita' e dirgli che va bene alle europee fare un cartello con il PRC ma il vero progetto deve essere un unico partito comunista con gli altri compagni che in Italia hanno dato vita ad una diaspora ormai insopportabile e controproducente. Sono tanti i punti che ci uniscono, il marxismo, l'anticapitalismo e il simbolo non puo' che essere uno. Domani vedo i compagni di Lotta Comunista ai quali sottoporro' delle mie perplessita' riguardo al loro astensionismo strategico e diniego della tribuna parlamentare iniziato nel 1968. Ma oggi ha ancora senso? Bisogna uscire allo scoperto e dare vita ad una vera costituente comunista. Per questo faccio appello anche a voi nel contattare le segreterie degli altri partiti comunisti e spero ( ho 45 anni ) di non morire senza vedere la nascita di un solo ed unico partito comunista italiano del ventunesimo secolo. Grazie dell'attenzione.
Nome: da Linea Rossa del P:C: d'Ital ----- Data e ora: 17/02/2009 - 22.24.15 ----- Titolo: La vera storia della falce e martello La falce e martello che fascisti e anticomunisti vorrebbero bandire dall'Europa e' il simbolo glorioso dei rivoluzionari di ogni epoca e di ogni paese: uniti indissolubilmente alla bandiera rossa sono l'emblema della riscossa, dell'aspirazione del proletariato e delle masse sfruttate e oppresse all'emancipazione, all'affrancamento dal sistema di sfruttamento capitalistico e al socialismo. E’ stato il simbolo della prima Repubblica Socialista del mondo, vittoriosa in Russia nell’Ottobre del 1917. Il simbolo che ha animato, incoraggiato e sostenuto milioni di combattenti antifascisti e antinazisti durante il secondo conflitto mondiale la cui vittoria e' simboleggiata dalla bandiera rossa con falce e martello issata sul Reichstag da un soldato dell’Armata Rossa dopo la caduta di Berlino. Nessun paragone e assimilazione puo' esser fatta con la svastica nazista. Quanto questa e' il simbolo della reazione, della dittatura borghese piu' feroce, della guerra imperialista e dello sterminio razzista e xenofobo, tanto la falce e martello e' sempre stata e sara' per l'avvenire il simbolo della liberta' dallo sfruttamento, della giustizia sociale, dell'unita' dei popoli e delle nazioni contro lo sfruttamento capitalistico e l'oppressione imperialista, e la reazione. La rinuncia a questo simbolo ha sempre accompagnato l'abiura dell'ideologia, della storia e della pratica del movimento operaio internazionale e nazionale e l'abbandono della lotta di classe contro il capitalismo per il socialismo.
La sua origine
La falce e martello incrociati sono il simbolo dell'unita' delle masse contadine, rappresentate dalla falce, e della classe operaia e dei lavoratori, rappresentati dal martello. All'inizio, il vessillo che rappresenta le lotte operaie e popolari e' la bandiera rossa che simboleggia il sangue versato dai lavoratori e dal popolo. Un vessillo antichissimo. La leggenda, e nelle leggende c'e' sempre un fondo di verita', tramanda che la prima volta, la bandiera rossa, sia stata usata in Germania nel 1512. Nel 1848 il popolo di Parigi la innalzo' sulle barricate. Lo stesso fecero i comunardi nel 1871. In seguito fu adottata da tutti i partiti socialisti e comunisti. Nel 1917 la adotto' la Russia Sovietica come bandiera nazionale. Piu' recente e' la storia del simbolo della falce e martello. Questi due emblemi del lavoro vengono gia' adottati dai partiti della seconda Internazionale fondata a Parigi nel 1889. Ma appaiono per la prima volta "incrociati" nel 1917 durante la Rivoluzione d'Ottobre. Nel 1918, quando viene varata la prima Costituzione, il simbolo della falce e martello e' al centro dello stemma della Repubblica federativa socialista sovietica russa. Nel 1924, quando entra in vigore la Costituzione dell'URSS, esso campeggia anche nella bandiera rossa accompagnato dalla stella che indica la via del socialismo. Sotto la spinta del Partito comunista e dell'Unione Sovietica prima con Lenin e in seguito con Stalin diviene il simbolo principale dei partiti comunisti e socialisti che aderiscono alla IIIª Internazionale. In Italia il PSI guidato da Filippo Turati adotto' tale simbolo per la prima volta al congresso di Bologna nell'ottobre 1919 nella prospettiva di una possibile entrata, poi non avvenuta, nell'Internazionale comunista. Fu mantenuto per cinquantanove anni, accompagnato da un libro e dal sole nascente (Il Sol dell'avvenire), fino al congresso del 1978 quando divenuto segretario Bettino Craxi, nel quadro del rigetto completo di ogni pur labile riferimento al socialismo di Marx ed Engels e di esaltazione del pensiero liberale di Proudhon, riusci' a far cambiare il vecchio simbolo del suo partito con il garofano. Ricordiamo a tal proposito che Sandro Pertini osteggio con forza questa decisione e che volle al suo funerale, come da sue disposizioni testamentarie, la vera bandiera - come la chiamava il Presidente Partigiano - del Partito Socialista, quella con falce e martello. Il vecchio simbolo in verita', sempre piu' piccolo, continuo' ad apparire ai piedi del garofano ancora per un certo periodo. Fino al 1984, quando al congresso di Verona il simbolo scompare in una scenografia da discoteca, allestita dal craxiano Filippo Panseca, dove predominano gli specchi. Sparira' poi definitivamente il 19 giugno 1985.
Il P.C.I., i revisionisti e i suoi eredi
Analogo percorso seguono opportunisticamente i revisionisti giunti al vertice del Partito Comunista Italiano. La falce e il martello incrociati erano stati adottati fin dalla nascita del Partito Comunista a Livorno nel 1921, ad esso e solo per il simbolo elettorale o per le insegne (distintivo) indossate dai suoi dirigenti e militanti, su richiesta di Palmiro Togliatti, fu aggiunto nel primissimo dopoguerra il tricolore d’Italia con la stella d’Italia a simboleggiare l’unita' della nazione, mentre la bandiera del Partito restava quella tradizionale, rossa con falce, martello e stella, affiancata nelle cerimonie ufficiali e ricorrenze dalla bandiera nazionale. E’ nel gennaio del '91, a Rimini, quando il P.C.I. ormai definitivamente controllato al vertice dai revisionisti, rappresentati dal rinnegato Achille Occhetto che il Partito Comunista fondato a Livorno nel 1921 viene liquidato e sostituito con il PDS, il nuovo partito relega il simbolo storico del PCI, assai ridotto, ai piedi del nuovo simbolo, una specie di albero che vorrebbe essere una Quercia ma in realta' sembra essere un grosso garofano verde (analogo a quello del PSI di Craxi). Resiste fino al '98, quando il “nuovo” segretario Massimo D'Alema scioglie anche il PDS e da' vita ai DS (Democratici di sinistra), i quali alla base della quercia pongono ora la rosa “socialista” con la scritta PSE (Partito socialista europeo). Nel frattempo a Mosca, i revisionisti, eredi di Krusciov, smantellano cio' che resta della grande Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ed anche la gloriosa bandiera rossa con la falce e martello viene ufficialmente ammainata nel 1991 dall'allora presidente Boris Eltsin che al suo posto reintroduce due simboli dell’autocrazia zarista: la bandiera bianca-rosso-blu e l'aquila a due teste dei Romanov che viene cucita sulle divise dei militari.
I falsi comunisti
In Italia, i falsi partiti comunisti, prima il PRC e poi il PdCI, nati a seguito della liquidazione del PCI revisionista, ereditano il suo simbolo quello cioe' con la falce e martello incastonata nel tricolore che, ricordiamo, fu disegnato da Renato Guttuso. Nel simbolo del PRC molto timidamente dove due bande, verde e rossa, fiancheggiano il campo bianco; piu' evidente e' nel simbolo del PdCI dove la bandiera tricolore fa da sfondo alla bandiera rossa con la falce e martello. In questo caso occorre ricordare che il simbolo del PdCI richiama in modo chiaro quello del P.C.I., varia appunto solo nelle dimensioni del tricolore, questo e' da imputare alla contesa che lacero', fin dall’inizio, i rapporti con i vecchi compagni della base, su chi avesse competenza all’utilizzo del simbolo del P.C.I., a questo proposito e' da notare che in prima istanza il PRC adotto' il simbolo originale ma poi dovette recedere dal proposito e opto' per una modifica. Il PRC comunque, in questo senso, gia' vacilla e di fatto sta liquidando la falce e martello. infatti, il simbolo del partito transnazionale "Sinistra europea", di cui il PRC e' fondatore e Bertinotti presidente, e' rappresentato solo da una stella, al cui interno e' evidenziato un cuneo rosso, incastonata nientemeno che nel simbolo dell'Unione europea. Inoltre, i Giovani comunisti, l'organizzazione giovanile del PRC, che evidentemente fa da apripista, sono arrivati a mettere in discussione il simbolo della falce e martello, non solo la falce e martello sono sempre piu' assenti dalla loro scenografia sostituiti dai ritratti del Che e di Marcos e da bandiere della pace e immagini di manifestazioni pacifiste, ma il dibattito principale si e' sviluppato fra i favorevoli e i contrari alla sua eliminazione in nome dell'appartenenza ai movimenti. Le stesse tessere dei Giovani comunisti, come una delle ultime che ricordiamo per un particolare, quella del 2005, riporta il simbolo della falce e martello solo in un tondo microscopico in attesa evidente di sparire del tutto.
Il simbolo del P.C.d’Italia (marxista-leninista)
Il legame del P.C.d’Italia (m-l) con la falce e martello incrociati e' invece indissolubile. La falce e il martello sono divenute parte integrante del suo simbolo e della sua bandiera fin dalla fondazione del Partito a Livorno nell’Ottobre 1966. Si tratta di un simbolo che si rifa' allo storico simbolo apparso nelle prime manifestazioni e scioperi, organizzati dalle leghe contadine e cooperative, certamente ereditato dalla simbologia utilizzata dai primi Soviet. La falce e il martello incrociati, di colore nero, sono incastonati al centro di una stella color oro a cinque punte, questo ad affermare l’indissolubile unita' ideologica dei comunisti marxisti-leninisti. Mentre i partiti revisionisti, riformisti e falsi comunisti, l'hanno gradualmente ridotta e in alcuni casi fatta sparire del tutto, la falce e martello del P.C.d’I (m-l) spicca al centro della stella a cinque punte, a mettere in risalto, l’unita' ideologica, la fedelta' ai principi del socialismo scientifico e del materialismo storico e il carattere di classe del Partito. Il simbolo del P.C.d’I. (m-l) continua dunque ad essere un vero simbolo comunista, difeso e mostrato con orgoglio dalla Linea Rossa, erede e continuatrice del patrimonio storico, politico e culturale del Partito.
Linea Rossa del P.C.d’Italia (marxista-leninista) Genova
INDEX
Nome: scrive il Corriere della Sera ----- Data e ora: 02/08/2009 - 14.58.37 ----- Titolo: OLTRE LA MISURA-CORRIERE E NANO Berlusconi e la sfida sulla Costituzione
Oltre la misura
CORRIERE DELLA SERA
Dopo la giornata nera di uno dei piu' duri scontri istituzionali del dopoguerra repubblicano, avremmo auspicato il momento della ricucitura. Purtroppo il presidente del Consiglio ha scelto la strada opposta, e ha finito per parlare della nostra Costituzione come di un documento in parte ispirato da chi aveva l'Unione Sovietica come «modello». Un giudizio oltre ogni misura.
Le circostanze storiche che hanno dato vita alla Costituzione repubblicana sono note. E la nostra Carta costituzionale e' ovviamente emendabile nelle sue parti che piu' sono esposte all'usura del tempo (come il Corriere ha sempre sostenuto). Ma non si puo' sottacere l'apprezzamento che le e' riconosciuto in modo pressoché unanime. La speranza e' che l'enormita' imprudentemente formulata dal nostro premier non comprometta il tentativo di ricreare un clima meno tempestoso nei rapporti tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Questi sono i giorni in cui ci si deve responsabilmente adoperare per sanare una grave frattura tra le istituzioni. Strapazzare la memoria della Costituzione otterrebbe il risultato contrario.
08 febbraio 2009
Nome: dalla rete ----- Data e ora: 02/06/2009 - 10.54.40 ----- Titolo: i fallimenti del governo Berlusconi IL FISCO A LIVELLO RECORD 43,3….. CALO DEL GETTITO FISCALE DEL 2,2%…. DEBITO PUBBLICO AL 111.2
Piu' preoccupante l’andamento del debito, che nelle nuove previsioni dal 105,9% del 2008, tornera' a salire per rimanere fermo sopra al sopra il 111% del pil nel triennio 2009-2012 (con il picco del 112,5% il prossimo anno) e poi ridursi lievemente al 101,5%& nel 2013: cioe' alla fine del quinquennio considerato il debito sara' quattro punti piu' alto dell’attuale. Il deficit che sale al 3,7% e il debito pubblico che aumenta di quasi cinque punti balzando al 111,2% e una pressione fiscale ai livelli record (43,3%) del 2007 durante il governo Prodi. Sono queste le nuove stime 2009 del governo inserite in una bozza dell’aggiornamento del Programma di stabilita' italiano. Il documento, secondo quanto si e' appreso, sara' portato domani dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti all’esame del Consiglio dei Ministri prima dell’invio alla Commissione Europea di Bruxelles. “La debolezza della fase congiunturale - e' scritto nella bozza della nota informativa che accompagna il nuovo Programma di stabilita' - e' prevista perdurare nei primi tre trimestri del 2009, con un recupero a partire dall’ultimo trimestre dell’anno. Nel complesso, rispetto alla Relazione Previsionale e Programmatica, le prospettive sono riviste al ribasso per il 2008 e per il 2009, rispettivamente di 0,7 punti e di 2,2 punti percentuali: il pil e' atteso registrare una contrazione pari a -0,6% nel 2008 e -1,7% nel 2009. E’ questa una delle nuove stime stilate dal governo, previste dalla bozza del Programma di stabilita'.Nella bozza della nota informativa che accompagna il Programma di stabilita', e' scritto che il 2009 registrera' un calo del gettito fiscale del 2,2%. Nonostante questo, ci sara' un aumento della pressione fiscale che tornera' dal 43% del 2008 al 43,3% del 2009. Come nel 2007, sara' il livello piu' alto, se si esclude il 1997, cioe' l’anno in cui gli italiani pagarono l’Eurotassa nel quale tocco' il 43,7%. La pressione fiscale, cioe' il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornera' a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarra' al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012. Nella nota informativa del Programma di stabilita' si legge che “la crisi economico-finanziaria ha investito tutti i paesi” e che “il governo italiano ha agito tempestivamente, prima di rispondere alle criticita' del sistema bancario nazionale, poi per alleviare l’impatto sfavorevole sull’economia e sui cittadini”.Viene cosi' ribadito che “l’economia italiana e' relativamente meno esposta rispetto agli altri paesi europei ai rischi specifici della crisi globale. Che la correzione del settore immobiliare sembra minore rispetto ad altri paesi industrializzati, il sistema bancario italiano appare comparativamente meno esposto alla crisi, le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto a quelle degli altri Paesi”.Il quadro di finanza pubblica per gli anni 2008-2013, indica che “nonostante l’aggravarsi della crisi economica e il conseguente peggioramento delle condizioni di finanza pubblica, l’indebitamento netto rimane al di sotto del limite del 3% nel 2008, eccede questo limite nel 2009 mentre riprende una tendenza alla diminuzione negli anni successivi”.
Nome: dalla rete ----- Data e ora: 02/06/2009 - 10.43.41 ----- Titolo: solidarieta' ai lavoratori dell'alfa di pomigliano CONTRO IL CAPITALISMO….. SCONTRI TRA OPERAI E FORZE DELL’ORDINE
FIAT ALFA ROMEO POMIGLIANO……… LO SLAI COBAS ESPRIME CONVINTA SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI FERMATI DURANTE LE MOBILITAZIONI DI STAMATTINA INDIPENDENTEMENTE DALLA LORO APPARTENENZA AI SINDACATI CONFEDERALI. CIO’ SENZA TACERE LE GROSSE RESPONSABILITA’ DEGLI STESSI SINDACATI CONFEDERALI CHE – RICOPRENDO TUTTORA IL RUOLO DI MAGGIORI ‘SPONSOR’ DEL COSIDDETTO ‘PIANO MARCHIONNE’ – SONO CONSAPEVOLI COMPLICI DEL PESANTE RIDIMENSIONAMENTO IN ATTO DELLO STABILIMENTO DI POMIGLIANO D’ARCO E DELLE FABBRICHE FIAT……SABATO 7 FEBBRAIO, DURANTE I LAVORI DEL COORDINAMENTO NAZIONALE - CHE SI TERRA’ PRESSO LA SEDE SLAI COBAS DI POMIGLIANO IN PREPARAZIONE DEL CONGRESSO NAZIONALE DI MARZO - SI RIUNIRANNO DELEGAZIONI DI LAVORATORI E RSU DELLE PRINCIPALI FABBRICHE DEL GRUPPO FIAT E DELL’INDOTTO PER CONCORDARE INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE A SOSTEGNO DELLA LOTTA OEPRAIA CONTRO LA RESTAURAZIONE AUTORITARIA IN ATTO DEI DIRITTI SINDACALI E A TUTELA DEI SALARI E DEI LIVELLI OCCUPAZIONALI, NONCHE’ PER CONTRASTARE I LICENZIAMENTI POLITICI E LA RESTAURAZIONE DEI REPARTI-CONFINO COME QUELLO DI NOLA. Slai Cobas Fiat Alfa Romeo Slai Cobas - coordinamento provinciale di Napoli Pomigliano d’Arco, 5/2/2009
Gli agenti stanno impedendo l’ingresso dei lavoratori dello stabilimento di Pomigliano sull’autostrada A1…. NAPOLI… Scontri tra operai Fiat di Pomigliano e polizia: l’intervento degli agenti in assetto sta impedendo l’ingresso dei lavoratori sulla sede autostradale dell’A1 nei pressi dello svincolo di Acerra-Afragola. Di qui la reazione degli operai con momenti di forte tensione e l’intervento della polizia. I lavoratori stanno ora raggiungendo l’autostrada Napoli-Roma dalle campagne circostanti. Circa un migliaio di operai sta occupando l’asse mediano, strada a scorrimento veloce particolarmente trafficata, nei pressi dello svincolo dell’area industriale. I manifestanti, che chiedono garanzie per il futuro occupazionale degli oltre 5.000 lavoratori dello stabilimento, si stanno dirigendo, in corteo, sull’Autostrada A1, dopo aver svolto un’assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento automobilistico. «Non ci sono piani produttivi per noi - affermano - e vogliamo capire cosa ne sara' del nostro futuro. Siamo in cassa integrazione da mesi, e chiediamo ora risposte concrete da parte dell’azienda» Secondo quanto si e' appreso, al momento sarebbero cinque i manifestanti portati via dalla polizia per essere identificati, dopo l’irruzione sulla sede autostradale dell’A1. Tra loro ci sarebbe anche un delegato sindacale della Fiat di Pomigliano d’Arco. Gli operai sono in questo momento nei pressi della sede autostradale dell’A1 dopo l’intervento della polizia che li ha bloccati e respinto sul ciglio della carreggiata. Il traffico autostradale verso nord e' stato deviato sull’asse mediano, ora libero e da dove era partito il corteo dei lavoratori mentre in direzione sud la circolazione e' ripresa regolarmente.
Nome: CRESCENZO ----- Data e ora: 28/01/2009 - 7.40.56 ----- Titolo: POESIE COMUNISTE,poeta Runeda QUESTO PAESE
E’ come l’uva questo paese,
raccolto a chicco a chicco
spremuto del sangue senza
un grido di dolore.
E’ come la vite questo paese,
concimata di sole e di speranza,
dai morti del risorgimento e
dalle bombe dei carnefici.
E’ di nuovo morto questo paese,
ucciso da un assassino invisibile,
sventrato delle sue intimita',
che con vergogna prima la gente
portava coperte quando usciva.
E’ seppellito ormai questo paese,
sotto il fango martoriato
da milioni di piedi che
ancora calpestano e non
sanno cos’e' un paese.
IL FASCISMO NON E’ FINITO
Il fascismo non e' finito
perche' quando parlo della patria
col mio medico,lui s’incazza
e non mi vuole prescrivere le radiografie.
Il fascismo non e' scomparso,
perché quando parlo del paese
al mio avvocato.lui s’incazza
e mi domanda piu' soldi per la parcella.
Il fascismo e' ancora nell’aria,
perché non s’affaccia piu' dai balconi e parla,
perché non mira nessuno in particolare,
ma mira tutto quello che non gli va'.
Il fascismo e' vivo nel mio libro modificato,
nei geni modificati,nelle lettere,
negli articoli,nelle televisioni modificate.
Il fascismo non e' finito,
perché quando si lavora,
il mio capo non e' il mio capo,
il mio capo e' il mio vigilante
come il signore e' il pastore.
Il fascismo non e' finito,e per Biagi
e me,e per milioni di uomini
e' il diavolo come per il prete
che sé dice messa si alza e lo sbrana
o peggio ancora,semplicemente sulla bocca
gli mette lo schoc.
Nome: nico ----- Data e ora: 24/01/2009 - 20.20.13 ----- Titolo: Migranti a Lampedusa.Gridono chiedendo liberta'. I 1.300 migranti del Centro di prima accoglienza sono fuggiti forzando i cancelli. Si sono diretti verso la piazza del Municipio gridando: "Liberta', aiutateci". Chiedono di essere trasferiti e poter raggiungere le famiglie in Francia, Germania e nel Nord Italia.
Nome: Leonardo Masella, ----- Data e ora: 01/06/2009 - 15.14.03 ----- Titolo: I comunisti e la ricostruzione di un sindacato di CLASSE.
Come e' ormai evidente, la crisi economica internazionale del sistema capitalistico sta precipitando su di una situazione del nostro paese che era gia' da tempo drammatica. La speranza di lavoro che nutrivano masse sempre piu' grandi di giovani precari si trasformera' presto in disoccupazione cronica e disperata, cosi' come le ondate di licenziamenti alimenteranno masse di nuovi precari e disoccupati. I salari e le pensioni, che gia' non permettevano di arrivare alla quarta settimana del mese, subiranno un’ulteriore drastica erosione e la poverta' che gia' lambiva il lavoro dipendente si diffondera' a macchia d’olio, colpendo persino le classi medie rovinate dai mutui e dal crollo delle piccole rendite finanziarie. Aumentera' la paura e il ricatto per chi lavora, alimentando il supersfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici, gia' esistente da anni, con ritmi e turni di lavoro ancora piu' deregolati e massacranti, con un aumento dell’orario di lavoro, degli straordinari, degli omicidi sul lavoro, delle malattie professionali. Cresceranno i rischi di guerre fra poveri, di tutti contro tutti, fra garantiti (chi?) e non garantiti, fra disoccupati e precari, autoctoni e immigrati, lavoratori pubblici e privati, eccetera. Questa e' purtroppo la realta', non una fosca previsione.
Ovviamente c’e' sempre, per fortuna, un rovescio della medaglia. Il massacro sociale puo' portare alla radicalizzazione del conflitto sociale, alla ripresa dei comunisti e della sinistra, al rilancio della lotta di classe, unico modo – fra l’altro – per contrastare sia la guerra fra poveri che l’egemonia politica e culturale della destra liberista, fascista e leghista sulla societa'. Il responsabile della crisi, e dunque l’avversario da combattere, non e' all’interno della classe e del blocco sociale potenzialmente antagonista, ma e' il grande padronato, la Confindustria, le banche, il sistema capitalistico e i governi, gli stati e le strutture internazionali (come la Ue, l’Fmi, la Nato) posti al loro servizio. In particolare, c’e' una grande occasione da cogliere: la radicalizzazione dello scontro sociale puo' portare, deve portare alla unificazione delle lotte e del sindacalismo non concertativo, per avviare – se non ora quando? – un processo di ricostruzione di un sindacato che sia contemporaneamente conflittuale e di massa. La profondissima crisi economica sta determinando, per la prima volta, le condizioni affinché questo processo possa passare dalle speranza alla realta', dalle parole ai fatti. Il fatto che il nuovo e grande movimento degli studenti vada intrecciandosi con la ripresa delle lotte dei lavoratori e che lo sciopero generale del 12 dicembre sia stato promosso sia dalla Cgil che dai sindacati di base della Cub, Cobas ed Sdl, sia pure con tantissime polemiche e divisioni che ancora persistono, sono segnali inequivocabili e incoraggianti di una nuova situazione, imparagonabile ad altre simili del passato (come la mobilitazione cofferatiana e antiberlusconiana per l’articolo 18). Certo, c’e' da sconfiggere ed invertire un processo strategico concertativo che ha coinvolto anche la Cgil almeno dagli accordi del luglio ’92-’93 (che, guarda un po’ !, a proposito di salari e precarieta', cancellarono del tutto la scala mobile e introdussero per la prima volta il lavoro in affitto), ma le crisi e le precipitazioni sociali a volte possono di colpo spazzare via processi che appaiono consolidati nel tempo, aprendo nuovi e imprevedibili scenari che i comunisti devono essere pronti a cogliere, se sono dei rivoluzionari.
Questo e' oggi, io credo, il principale obbiettivo unitario, di lotta comune, di tutte le comuniste e i comunisti, a partire dal nostro partito che, dopo Chianciano ha preso nuovo slancio, in qualunque formazione politica e sindacale siano collocati: spalla a spalla nelle lotte, operare per fare avanzare rapidamente, ma con grande pazienza e spirito unitario e costruttivo, questo processo di ricostruzione di un grande sindacato di classe, strumento che e' oggi non solo assolutamente indispensabile per fronteggiare la gravissima crisi economica, ma anche oggettivamente possibile. In particolare, e' necessaria una piu' stretta collaborazione fra i delegati sindacali che fanno riferimento al Prc, al Pdci, ad altre formazioni comuniste e di sinistra alternativa, iscritti alla Cgil, alla Rdb, ai Cobas o ad altre organizzazioni sindacali, per aiutare questo processo unitario e per raggiungere questo importantissimo obiettivo. Ecco la piu' grande utilita' sociale che possono avere oggi i comunisti.
Nome: nico ----- Data e ora: 01/06/2009 - 12.25.11 ----- Titolo: 5 piccoli palestinesi morti in due scuole Bombardamento israeliano, 3 morti nella scuola dell'Onu
Tre palestinesi sono rimasti uccisi durante un bombardamento israeliano che ha colpito una scuola gestita dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi nella citta' di Gaza. A riportarlo sono alcuni medici e ufficiali dell'Onu. Le scuole sono piene di gente che vi cerca rifugio dai bombardamenti e dai violenti scontri armati in corso tra miliziani di Hamas e militari israeliani.
Israele bombarda un'altra scuola Onu: 2 morti e 4 feriti
Due palestinesi sono stati uccisi e quattro altri feriti oggi nel bombardamento israeliano di una scuola gestita dall'Onu nel sud della Striscia, secondo quanto riferisce una fonte medica alla Afp. E' la seconda scuola colpita da un raid aereo. Sale cosi' a 5 il bilancio complessivo delle vittime palestinesi nei due attacchi aerei
Nome: massimo ----- Data e ora: 01/06/2009 - 10.39.35 ----- Titolo: Il Partito Democratico a Napoli:che disastro ve lo ricordate il rinnovamento e il nuovo rinascimento napoletano? Bassolino a furor di popolo spazzava via nel 1991 il vecchio cewto politico dominante che rispondeva ai nomi di Di Lorenzo,De Mita,Gava,Pomicino,Di Donato,Vito Alfredo e di come eravamo entusiasti per l'elezione diretta del sindaco ? finalmente c'e' qualcuno a cui potremo addossare meriti o demeriti dei risultati ottenuti, dicevamo. C'eravamo sbagliati, qui c'e' un sindaco che governa una citta' fino a poco tempo fa sommersa dai rifiuti e che incassa la tassa dei rifiuti, che si e' scelta degli assessori che son finiti in galera per questioni che riguardano appalti comunali e che fa finta che tutto questo politicamente non la riguardi affatto. Ma il PD lo sa che questo atteggiamento (e quello di Bassolino) lo consegnera' alla sconfitta nel napoletano per i prossimi vent'anni ?
Nome: nico ----- Data e ora: 01/02/2009 - 21.34.40 ----- Titolo: lettera di Mustafah Barghouti a Liberazione Leggero' domani, sui vostri giornali, che a Gaza e' finita la tregua.
Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete.
E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti?
I bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano?
Chi muore perché manca l'elettricita' in sala operatoria muore di guerra o di pace?
Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
E leggero' sui vostri giornali, domani, che tutto questo e' solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa.
La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sara' precisato naturalmente, che no, questo non e' un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entita' nemica, e senza piu' il minimo argine etico, il cancro di Israele?
Se l'obiettivo e' sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l'esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.
Non e' il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidita' di ragionare il coraggio di disertare - non e' un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicita' di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno cosi', un giorno i sopravvissuti.
E leggero' sui vostri giornali, domani, che e' impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road Map e' solo l'ennesima arma di distrazione di massa per l'opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprendera' alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, e' un crimine di guerra non una questione di cortesia.
E se Annapolis e' un processo di pace, mentre l'unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non e' processo di pace la proposta saudita? La fine dell'occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione?
Qualcuno, li', per caso ascolta, dall'altro lato del Muro?
Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggero' solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggero' solo, ancora, l'indifferenza.
Ed e' solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove e' finita la sovranita' egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell'aria, come sugheri sull'acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignita' liberta', frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarieta', insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita.
Ma chi e' piu' antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant'anni, fino a sfigurarlo nel paese piu' pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati?
Rileggere Hannah Arendt e' forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, e' antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull'ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non e' antisemitismo, ma l'esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non e' un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l'altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicita' della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggero', domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettivita' non sono che l'ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori.
La benzina di questi aerei e' la vostra neutralita', e' il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni.
Qualcuno si senti' berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?
Nome: nico ----- Data e ora: 29/12/2008 - 21.14.35 ----- Titolo: no all'emendamento ammazza precari Grazie all'emendamento all'art. 37 Ddl 1441-quater, il governo Berlusconi mette sulla strada 300.000 famiglie, quelle dei precari del pubblico impiego. Tra questi i 20.000 precari della ricerca, lavoratori senza raccomandazioni ma ricchi di merito e professionalita'!
Nome: Com. Solidarieta' Palestina ----- Data e ora: 28/12/2008 - 21.53.54 ----- Titolo: Fermiamo il Massacro di Gaza! IL PARTITO D'AZIONE COMUNISTA E' AL FIANCO DELL'EROICO POPOLO PALESTINESE IN GUERRA CONTRO IL GENOCIDIO DEL GOVERNO ISRAELIANO/AMERICANO.
FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA! - LUNEDI PRESIDIO A NAPOLI del Comitato di Solidarieta' con il Popolo Palestinese
E’ partito sabato mattina l’attacco dell’esercito di occupazione israeliano sulla popolazione civile palestinese gia' stremata da un lungo embargo che ha reso insufficienti e privi di strumenti adeguati gli ospedali della Striscia di Gaza. A poche ore dai primi raid aerei israeliani sulla Striscia si contano gia' oltre 200 morti e 270 feriti gravissimi, un bilancio destinato purtroppo a crescere. Tra le vittime, dicono i mezzi d’informazione ufficiale, tante donne e tanti bambini, i cui corpi stanno arrivando a brandelli negli ospedali; secondo le fonti sanitarie di Gaza occorrera' trasferire i feriti piu' gravi in Egitto e non c’e' un sufficiente numero di elicotteri per trasportarli. I morti e i feriti di Gaza sono l’ennesima testimonianza della pulizia etnica che lo Stato israeliano da 60 anni sta portando avanti attraverso una guerra di occupazione, di apartheid, di violenza militare sull’intera popolazione palestinese.Il pretesto dell’attacco “difensivo” dai missili qassam, che il primo ministro Olmert si e' affrettato a propinare questa mattina ai ministri degli esteri di tutto il mondo, vuole distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale dal fatto che a Gaza un milione e mezzo di persone sta rischiando la morte da quasi due anni per l'embargo, che ogni giorno produce vittime. Complici del terrorismo di Stato israeliano, l’appoggio militare statunitense e il consenso dei governi europei, che lasciano che in Medio Oriente prosegua a compiersi indisturbato il tentativo di cancellare la Palestina dalle cartine geografiche, e con essa il suo popolo.
NON C’E’ TEMPO DA PERDERE!!!
Nome: dall'ANSA ----- Data e ora: 27/12/2008 - 21.49.49 ----- Titolo: STRAGE. Israele bombarda Gaza 225 morti. ISRAELE BOMBARDA GAZA: 225 MORTI. HAMAS LANCIA APPELLO PER TERZA INTIFADA
GERUSALEMME - Israele ha lanciato oggi una massiccia offensiva aerea nella striscia di Gaza contro basi e impianti di Hamas e delle milizie armate, da giorni ventilata in reazione ai tiri di razzi sul suo territorio. Stando a un bilancio ufficioso e non definitivo del ministero della sanita' di Gaza, nei raid sono state uccise almeno 140 persone e piu' di 200 sono state ferite.
Tra gli uccisi anche il capo della polizia di Gaza Tawfik Jaber. Intorno alle 11.30 locali (10.30 in Italia) sui cieli di tutta la striscia sono apparse aerei F.16 e elicotteri israeliani che hanno cominciato sistematicamente a colpire basi, arsenali e installazioni di Hamas e delle milizie palestinesi, in gran parte situate nel cuore di aree densamente abitate da civili. Gli scoppi, le colonne di fumo che si sono subito levate in cielo, il crollo degli stabili colpiti, i corpi degli uccisi e dei feriti riversi nelle strade hanno causato grande panico e scene di isteria popolare.
Da Hamas e dalle milizie e' partito l'ordine di usare tutti i mezzi a disposizione contro Israele per vendicarsi dell' attacco israeliano. Un portavoce militare israeliano ha detto che l'operazione potra' essere ampliata e approfondita, secondo necessita', e ha detto che sono stati colpiti comandi, basi, arsenali e campi di addestramento di Hamas e delle diverse milizie. Ha affermato che la responsabilita' dell'operazione, che mira a tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi abitanti, ricade ''sulle organizzazioni terroristiche'' che da tempo hanno costantemente sotto tiro con razzi e mortai la popolazione civile in Israele. Le autorita' israeliane hanno dichiarato uno stato di allerta nel sud del paese in previsione di intense cadute di razzi e hanno chiesto alla popolazione di restare in aree protette.
TERZA INTIFADA
Il leader politico di Hamas, Khaled Meshaal, ha stasera invocato una ''terza Intifada'' contro Israele
HANIYEH, 'NON CEDEREMO MAI A ISRAELE'
GAZA - Il leader del governo islamico di Hamas nella striscia di Gaza afferma in un messaggio inviato oggi ai palestinesi che Gaza non si pieghera' mai a Israele, qualsiasi sia la forza sia usata contro il suo territorio. ''Noi non lasceremo la nostra terra, non alzeremo bandiere bianche e non ci inginocchieremo se non di fronte a Dio'', afferma Ismail Haniyeh in una lettera al popolo palestinese diffusa attraverso un sito web pro Hamas. ''C'e' sangue ovunque, ci sono feriti e martiri in ogni casa e in ogni strada. Gaza oggi e' segnata dal sangue... Ci potranno essere altri martiri e ci potranno essere altri feriti ma Gaza non verra' mai annientata e non si arrendera' mai'', ha aggiunto Haniyeh.
OLMERT, PRONTI A REPLICARE A OGNI AGGRESSIONE
GERUSALEMME - Israele e' pronto a replicare a ogni aggressione anche in un momento in cui e' impegnato a combattere contro Hamas a Gaza. Lo ha affermato il premier israeliano Ehud Olmert con un trasparente riferimento a possibili azioni di sostegno a Hamas da parte di altri attori nella regione, come gli Hezbollah libanesi. ''Io spero - ha detto - che nessun altro elemento nella regione pensi che Israele, in un momento in cui combatte nel sud, non osservi cio' che succede in altre regioni. Noi non esiteremo a replicare a ogni attacco contro di noi''. Il primo canale della Tv israeliana ha intanto riferito che l' esercito e' stato posto in stato di allerta nel nord di Israele in previsione di possibili attacchi di guerriglieri dal Libano.
HAMAS INCITA A VENDETTA
Hamas e altre fazioni integraliste palestinesi hanno ordinato oggi ai loro combattenti di ''vendicare'' l'attacco aereo israeliano contro la striscia di Gaza. ''Tutti i combattenti hanno ricevuto l'ordine di rispondere al massacro perpetrato da Israele'', afferma un comunicato del gruppo della Jihad islamica, che riecheggia dichiarazioni analoghe di Hamas e di altre fazioni armate.
PORTAVOCE ISRAELE, ATTACCO POTRA' ALLARGARSI
Un portavoce militare israeliano ha annunciato stamane l'inizio di un'offensiva militare aerea contro basi e strutture di Hamas nella striscia di Gaza, precisando che l'operazione potra' essere ampliata a approfondita' secondo le necessita'.
''Le forze armate - ha detto - continueranno le operazioni contro il terrorismo sulla base di costanti valutazioni dello stato maggiore. L'operazione continuera', sara' ampliata e approfondita, secondo le necessita. Tutti gli aerei che hanno preso parte all'operazione sono tornati senza danni alle loro basi''. ''Gli attacchi aerei - ha continuato - sono attuati in seguito alla continuazione delle attivita' terroristiche di Hamas dalla striscia di Gaza, il proseguimento dei tiri di razzi contro la popolazione civile nei villaggi e nelle citta' nel sud del paese''. ''Gli obiettivi che sono stati attaccati erano stati individuati dai servizi informazione negli scorsi mesi e comprendono terroristi di Hamas che operavano da basi, comandi, basi di addestramento e arsenali bellici. Il governo di Hamas, i suoi capi e i suoi miliziani attuano il terrorismo, agendo da tempo all' interno della popolazione civile, hanno la sola responsabilita' per la reazione militare israeliana, che e' necessaria per tutelare le esigenze di sicurezza di Israele e dei suoi cittadini''.
Nome: NICO DAL SOLE 24 ORE ----- Data e ora: 27/12/2008 - 21.27.17 ----- Titolo: Wall Street: 2008 anno nero.Bruciati 7.300 miliard BRUCIATI 7.300 MILIARDI DI DOLLARI
dal SOLE 24 ORE
Il 2008 rischia di essere per Wall Street l'anno piu' nero di tutti i tempi.
A tre giorni dalla fine delle contrattazioni di quest'anno l'indice Standard & Poor's e' in calo del 40,6% dalla chiusura del 2007. In pratica gli mancano soltanto una o due giornate negative per superare il -47,1% del 1931, l'anno in cui si e' registrato il peggior andamento borsistico di tutti i tempi.
Secondo l'indice Dow Jones Wilshire 5000, quest'anno i listini statunitensi bruceranno la cifra record di 7.300 miliardi di dollari.
Subprime e non solo. Tutto e' cominciato con la crisi del settore immobiliare Usa e in particolare con quella dei subprime, che ha contagiato il settore finanziario, conducendo prima al credit crunch, la paralisi della liquidita' creditizia, e poi alla recessione. Le borse hanno fatto da catalizzatore di questa tempesta economica e finanziaria, che non ha ancora finito di imperversare e che ha drammaticamente cambiato il panorama di Wall Street. Alcuni dei pilastri su cui si reggeva il grattacielo della finanza Usa non hanno retto. Prima e' toccato a Bear Stearns, poi ad Aig, il gigante delle assicurazioni, che il governo Usa ha dovuto nazionalizzare.
Tra Lehman e Madoff. A seguire, e' arrivato il crollo di Lehman Brothers, dietro al quale, con un impressionante effetto a catena, forse inizialmente sottovalutato dalle autorita' Usa, tutto il mondo dorato delle grandi banche d'affari americane, si e' sbriciolato nell'arco di pochi mesi. Goldman Sachs e Merrill Lynch hanno dovuto rinunciare al loro status di investment bank per trasformarsi in normali holding bancarie e cercare protezione dietro all'ombrello della Fed.
Le banche centrali di tutto il mondo hanno cercato di rimettere in moto il sistema finanziario internazionale, paralizzato dalla crisi, con gigantesche immissioni di liquidita' e tagliando i tassi fin quasi a quota zero. Poi, quando la crisi dal sistema finanziario e' passata all'economia reale, allargandosi dagli Usa a tutto il mondo, prosciugando i consumi e innestando la retromarcia alla crescita produttiva, e' toccato ai governi nazionali mettere in campo colossali piani di aiuti.
Gli Usa hanno avviato il Tarp, un programma di stabilizzazione del sistema finanziario da 700 miliardi di dollari, che ultimamente la Casa Bianca ha accettato, a denti stretti, di allargare anche al comparto dell'auto, per evitare il fallimento di General Motors e Chrysler. Come se non bastasse a peggiorare il quadro e' arrivata nell'i'ultimo spicchio dell'anno la gigantesca truffa finanziaria di Bernard Madoff, l'ex presidente del Nasdaq, che ha bruciato 50 miliardi di dollari con la sua societa' finanziaria.
La ricetta di Obama. Il presidente eletto Barack Obama, che s'insediera' il prossimo 20 gennaio, ha gia' detto che intende varare un altro piano di stimoli all'economia, che molti esperti stimano tra i 700 e gli 850 miliardi di dollari, il cui obiettivo dovra' essere quello di creare almeno 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro.
Intanto anche il Giappone e la Cina hanno messo in campo due piani di aiuti all'economia da oltre 800 miliardi di dollari l'uno, mentre l'Europa sta faticosamente cercando di mettere assieme risorse e la commissione Ue ha predisposto un piano da 200 miliardi di euro, pari all'1,5% del Pil dei 27 Paesi membri, che il Fmi ha gia' definito insufficiente.
Gli osservatori internazionali parlano di una crisi globale di proporzioni mai viste prime, definita la peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione degli anni Trenta.
In queste ultime sessioni che mancano alla fine dell'anno, non si e' visto nessun rally di fine anno, o di 'santa Claus' per i mercati azionari, segno, secondo gli analisti, che si prepara un 2009 ancora piu' nero del 2008 e quindi un nuovo drastico ridimensionamento della capitalizzazione di borsa dei titoli quotati.
La prossima settimana si prevedono scambi leggeri in Borsa e poi, martedi' 30 dicembre, arriveranno i dati del Conference board sulla fiducia dei consumatori Usa a dicembre. Mentre venerdi' 2 gennaio, verranno diffusi i dati Usa dell'indice Ism manifatturiero di dicembre, previsti ancora in calo e ben al di sotto dei 50 punti e cioe' del livello che separa una fase di contrazione da una di espansione dell'economia.
Nome: agenzia multimediale italiana ----- Data e ora: 27/12/2008 - 20.57.03 ----- Titolo: Medio Oriente. Bombe israeliane su Gaza CIRCA 195 MORTI E 200 FERITI.
Circa 20 tra aerei F.16 ed elicotteri israeliani hanno iniziato a colpire obiettivi di Hamas questa mattina a Gaza city. Le prime notizie trapelate, diffuse da un giornalista dell'agenzia "Reuters" sul posto, parlavano inizialmente del bombardamento di installazioni di Hamas e gravi danni materiali. Sistematicamente, l'aeronautica israeliana ha colpito basi, arsenali e installazioni di Hamas e delle milizie palestinesi. Tra gli obiettivi colpiti, anche il porto di Gaza. Hamas ha dato l'annuncio dell'uccisione di un suo leader e capo della polizia di Gaza, Tawfiq Jabber.
Mentre scriviamo, continuano incessanti i bombardamenti su Gaza. Un portavoce militare israeliano, che ha dato l'annuncio questa mattina dell'inizio dell'offensiva, ha sottolineato che l'operazione potra' essere ampliata a approfondita' secondo le necessita'.
Nella tarda mattinata di oggi, dopo l'inizio dell'attacco aereo israeliano iniziato alle 11.30 locali (10.30 in Italia), le notizie sono diventate sempre piu' cupe. Secondo alcune testimonianze raccolte sul campo, il bilancio non era di soli danni materiali, ma di vittime umane. Le prime voci parlano di almeno 50 tra morti e feriti. Un portavoce di Hamas ha parlato alla radio di 40 morti e poi di 120. Fonti mediche palestinesi, citate sul sito del quotidiano israeliano "Haaretz", riferiscono di almeno quattro morti e 70 feriti. L'ultimo bilancio reso pubblico dalle fonti mediche e confermato nelle ultime ore e' pero' di gran lunga superiore alle prime aspettative: nei raid sono state uccise almeno 150 persone e piu' di 200 sono state ferite.
I raid e i boati delle esplosioni hanno seminato panico nella popolazione e i danni nelle strade sono ingenti. Molte delle sedi di Hamas colpite si trovano nel cuore di aree densamente popolate da civili palestinesi e l'attacco e' avvenuto nell'ora in cui bambini escono da scuola. Mentre le colonne di fumo si alzavano in aria, e le sirene delle ambulanze hanno iniziato a suonare, le madri tentavano di trascinare i figli dentro le case per metterli in salvo.
Non si e' fatta attendere la risposta delle brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, che hanno lanciato un appello affinché i propri uomini rispondano all'offensiva. Secondo quanto riferisce la Tv araba "al-Jazeera", i miliziani di Hamas hanno chiesto ai propri uomini di entrare in azione anche utilizzando l'arma degli attentati kamikaze all'interno dello stato ebraico.
Nel primo pomeriggio, le milizie palestinesi presenti nel nord della striscia di Gaza hanno sparato razzi contro il territorio israeliano e per la prima volta contro l'aviazione: la Tv iraniana in lingua araba "al-Alam" ne ha mostrato in diretta il lancio. Secondo i bilanci, i razzi non avrebbero ucciso un colono israeliano, ma non hanno causato ingenti danni materiali.
Intanto l'Autorita' nazionale palestinese ha chiesto alle autorita' israeliana di interrompere subito l'offensiva militare. Nel frattempo e' stato convocato d'urgenza il governo per decidere quale misure adottare in soccorso alla popolazione di Gaza, mentre all'interno della striscia palestinese e' iniziata la raccolta di sangue per aiutare i feriti ricoverati negli ospedali
Le autorita' israeliane hanno negli ultimi minuti aperto il valico di Rafah che divide l'Egitto con la striscia di Gaza, per dare soccorso alle vittime e feriti civili colpiti dal raid. Lo rende noto la prefettura della provincia egiziana del Sinai alla Tv araba "al-Jazeera".
Manifestazioni in sostegno del popolo palestinese sono in corso in questo momento in tutto il mondo arabo. Da Il Cairo ad Amman, i media arabi non fanno che mostrare da ore la rabbia pericolosa dei manifestanti arabi che chiedono che venga fermato quello che viene definito uno sterminio.
Unione europea, Usa e Russia chiedono lo stop dei bombardamenti sulla popolazione civile.
Il weekend di guerra, la crisi umanitaria e la tregua di Hamas
Hamas ha accettato la proposta avanzata dai mediatori egiziani di una tregua della durata di 24 ore per permettere l'ingresso a Gaza di aiuti umanitari. Lo ha annunciato un dirigente del movimento islamico palestinese alla Tv araba "al-Jazeera". La tregua durera' 24 ore ed e' stata accettata anche dagli altri gruppi armati. Nell'arco di questo tempo non verranno lanciati razzi sul territorio israeliano. La situazione umanitaria a Gaza e' diventata molto difficile a causa dell'embargo imposto sulla zona. Il 70 per cento della popolazione e' senza corrente elettrica e ci sono file davanti ai panifici per la scarsita' di pane e alimenti.
La tregua arriva dopo due giornate di guerra hanno scosso sabato e domenica gli insediamenti ebraici a ridosso della Striscia di Gaza (dove vivono complessivamente 200 mila persone), colpiti da una dozzina di razzi palestinesi e da diverse decine di proiettili di mortaio che sono esplosi lungo un tratto di confine di 30 chilometri. Alla preoccupazione per la consistenza degli attacchi, proseguiti per l'intera giornata di sabato, si e' aggiunta la paura dei civili di fronte all'iniziale passivita' di Tzahal (le forze armate israeliane) che hanno reagito in due occasioni, provocando la morte di un miliziano e il ferimento di quattro palestinesi.
«Non c'e' modo di garantire la vita di civili dove esplodono in continuazione colpi di mortaio» ha detto a loro nome un esponente del kibbutz Kfar Aza (limitrofo alla striscia di Gaza), Shay Hermesh. Si tratta di un esponente del partito di governo, Kadima, e la sua frustrazione e' ancora maggiore. Non e' possibile, ha aggiunto (riferendosi ad accuse di immobilismo fatte ai dirigenti di governo), che i suoi compagni siano esposti al fuoco palestinese ancora per due mesi, in attesa dell'esito delle elezioni politiche israeliane.
Nei sei mesi di tregua, affermano gli abitanti del Neghev, i lavori di fortificazione necessari non sono stati fatti, per ritardi burocratici. I fondi necessari, aggiungono, sono stati trovati solo la settimana scorsa.
Domenica mattina si e' aperta con un attacco dell'aviazione israeliana contro un gruppo di armati palestinesi che si accingevano a lanciare razzi Qassam su Israele. Lo hanno riferito fonti locali palestinesi senza precisare se ci sono state vittime. La notizia non ha finora trovato conferma da altre fonti. Sempre nella stessa mattinata di ieri almeno otto razzi Qassam sono caduti in territorio israeliano, ferendo lievemente un lavoratore straniero impiegato in una serra in un campo agricolo nel Negev occidentale e danneggiando una casa a Sderot. La responsabilita' dei tiri di razzi e' stata rivendicata dalla Jihad Islamica a Gaza.
Ieri mattina il premier israeliano Ehud Olmert ha dichiarato a Gerusalemme, aprendo la seduta del governo, che Israele prendera' tutte le misure necessarie per porre fine ai tiri di razzi da Gaza sui centri abitati israeliani. In precedenza una fonte della difesa, citata dalla radio pubblica, aveva dichiarato che Israele e Hamas - il movimento islamico al potere a Gaza - sono su una rotta di collisione e che uno scontro sara' inevitabile. Malgrado il tono duro di queste dichiarazioni, motivate anche dalla collera degli abitanti nelle aree colpite dai razzi.«Un governo responsabile - ha detto Olmert ai ministri - non e' mai ansioso di andare in battaglia ma nemmeno la teme. Noi prenderemo tutte le misure necessarie». «Ho discusso la situazione - ha continuato il premier - col ministro della difesa e col ministro degli esteri: gli scenari sono chiari e il governo sapra' cosa fare e quando».
Il ministro della difesa Ehud Barak ha intanto ordinato ai responsabili militari di preparare un piano d'azione contro Hamas. Malgrado i toni accesi, una vasta operazione militare, come un'invasione di Gaza, appare improbabile, in un momento in cui, a causa delle elezioni, i giorni del governo in carica sono contati. Gli stessi responsabili militari del resto si mostrano finora contrari a una rioccupazione dalla Striscia, sia per le probabili avverse reazioni internazionali al prevedibile alto numero di vittime, sia perche' non si vede come uscire da Gaza una volta entrati.
Hamas mostra contemporaneamente di non lasciarsi impressionare dalle minacce israeliane. L'esponente del movimento islamico Mahmud A-Zahar ha ammonito Israele che pagherebbe una sua eventuale invasione della striscia con un alto prezzo in numero di caduti. Hamas sembra al tempo stesso indicare di essere disposto a una ripresa della tregua, ma alle sue condizioni: la riapertura dei valichi e la fine dell'isolamento di Gaza.
Il clima elettorale sembra contribuire non poco ai toni accessi e al linguaggio dei politici israeliani, che giocano sugli attacchi di sabato e domenica per proclami pre-elezioni. l ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, ministro degli esteri leader del partito di maggioranza relativa Kadima (centro), ha assicurato nel frattempo, sempre ieri mattina, che se verra' eletta premier con le elezioni del prossimo febbraio in Israele «lo stato di Israele ed un governo sotto la mia direzione faranno un obiettivo strategico del rovesciamento del regime di Hamas a Gaza». Livni ha concluso la dichiarazione facendo riferimento, a mezzi a disposizione «militari, economici e diplomatici».
Il diretto rivale della Livni, l'ex premier Binyamin Netanyahu, leader del Likud (centro-destra), al quale i sondaggi danno buone probabilita' di vittoria alle elezioni, ha accusato l'attuale governo di restare passivo davanti alle sofferenze di un quarto di milione di cittadini minacciati dai razzi e ha affermato che «nel lungo periodo la caduta del regime di Hamas e' inevitabile».
Le risposte israeliane di ieri hanno portato al ferimento di diversi civili palestinesi nella zona di Gaza.
La nave di aiuti umanitari che gli attivisti giordani a favore del popolo palestinese intende inviare a Gaza non partira' prima del prossimo anno. Lo hanno annunciato gli stessi attivisti - citati oggi da 'The Jordan Times' - che avevano deciso di far partire la nave carica di di due tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia il 25 dicembre dal porto di Aqaba, sfidando il blocco imposto da Israele.
Intanto, un'imbarcazione carica di aiuti umanitari offerti da militanti filo-palestinesi ha raggiunto questa mattina la Striscia di Gaza, violando per la quinta volta via mare il blocco imposto da Israele. La 'Dignity' aveva lasciato ieri sera il porto cipriota di Larnaca, e le autorita' israeliane non le hanno impedito di raggiungere la costa di Gaza, nonostante un controllo di identita' effettuato in mare. Tra i 17 militanti componenti della spedizione vi sono tre libanesi, due cittadini del Qatar e due israeliani, uno dei quali giornalista - secondo quanto ha constatato sul posto un giornalista della France Presse. L'imbarcazione - ha detto il coordinatore dell'iniziativa, Amjad Alschwa - trasporta in particolare latte per neonati e una tonnellata di medicinali per la popolazione di Gaza.DA Agenzia Multimediale Italiana
(27/12/2008)
Nome: partito comunista di Spagna ma ----- Data e ora: 26/12/2008 - 15.40.00 ----- Titolo: 90 ° anniversario della Rivoluzione del 1917 "Noi vogliamo trasformare il mondo.Vogliamo porre fine alla guerra imperialista mondiale, in cui sono coinvolti centinaia di milioni di uomini [...] e che non possono essere conclusosi con una pace veramente democratica, senza la piu' grandiosa rivoluzione che conosce la storia del genere umano: rivoluzione proletaria. "(VI Lenin, aprile 1917)
La Grande Rivoluzione ottobre suscitato l'entusiasmo e la speranza tra i proletari e dei lavoratori del mondo, e anche un grande odio della classe capitalista, la reazione contro il partito bolscevico e del suo grande leader.
E 'stata una rivoluzione senza precedenti nella storia umana, una rivoluzione che ha scosso il mondo ".
In Russia, la rivoluzione ha avuto luogo non solo la creazione di uno Stato e di diversi governi, ma anche una vera e propria civilta', un modo di vivere di (collettivizzazione e di socializzazione), un'organizzazione nazionale sulla base di uguaglianza e di liberta' di Popoli, e un fiorente culturale e scientifico sconvolto il mondo.
L'URSS e' stato per decenni un fattore decisivo nella storia umana; e' riuscito a consolidare una forte unita' che gli hanno permesso di superare il successo popolare con la dura prova a cui ha dovuto far fronte: la guerra civile, l'intervento imperialista, la collettivizzazione e industrializzazione, la guerra e invasione di sterminio perpetrati da orde di Hitler istigata dal cosiddetto democrazie occidentali, la drammatica ricostruzione del paese dopo la guerra, e cosi' via.
Tra le molte esperienze e le lezioni che ci offre la rivoluzione di ottobre l'attivita' del primo Stato socialista nella storia, e' l'attuazione di internazionalismo proletario, sintetizzato nel famoso slogan e accurate effettuate nel Manifesto del Partito comunista " Lavoratori di tutti i paesi, unitevi! ". Internazionalismo attivo, non solo parole vuote, come i socialdemocratici e altri.Il potere sovietico, come applicato in Russia in modo chiaro e forte, di impero zarista era un 'unione di repubbliche con l'adesione volontaria delle popolazioni di molte nazionalita'.
L'URSS ha ricevuto lo stesso internazionalismo nella loro lotta contro la coalizione imperialista, la coalizione kerenski, nei primi mesi della Rivoluzione ha cercato di asfissia e scatenato una brutale guerra civile.Marinai della flotta francese nel Mar Nero, guidata dal comunista Marty, ha rifiutato di attaccare l'URSS, sono una indicazione che di internazionalismo, che come il nome accanto alla parola proletario, e' quello di governare le relazioni tra le parti fratelli, su un piano di parita', che deve tener conto delle dispari di sviluppo, sia in termini di organizzazione e nella politica. Internazionalismo non e' solo a breve termine le manifestazioni piu' o meno grandiosi, come il Brigate internazionali sono stati nella lotta contro il nazifascismo in Spagna, ma anche le forme organizzative. Questo e' stato capito Marx, Engels, Lenin, Stalin e tutti i grandi rivoluzionari.Dopo la Rivoluzione ottobre, Lenin e la bolscevichi organizzato la III Internazionale, che, tra le altre responsabilita' stabilito la formazione di partiti bolscevichi, marxista-leninista direbbe oggi, in tutti i paesi. Questo e' oggi anche un compito non ancora compiuta. La Conferenza internazionale di parti e Organizzazioni CIPOML marxista-leninista, e' l'espressione di tale necessita', ma ancora ben lungi dall'essere una nuova internazionale. L'internazionalismo proletario con ardore sostenuto che Lenin, Stalin, Dimitrov, e cosi' via., È la solidarieta' internazionale dei proletari del mondo, e come hanno fatto i bolscevichi, deve essere uno dei principi e dei componenti del vero partito marxista-leninista . Allo stesso modo, seguendo l'esempio dei grandi leader di costruire il socialismo in URSS, affermiamo che la violenza e' essenziale per il rivoluzionario rovesciare la borghesia capitalista e le altre forze che agiscono contro il proletariato e dei popoli del mondo.Violenza rivoluzionaria, a partire da una certa fase della lotta di classe, e' insito in essa.Violenza rivoluzionaria, la cui espressione piu' alta e' la dittatura del proletariato ", l'organizzazione del avanguardia degli oppressi in classe a schiacciare gli oppressori", e' uno dei principi fondamentali da annullare i socialdemocratici, i revisionisti e opportunisti altri. Jrushov, nel famoso XX Congresso ha lanciato una serie di attacchi e slanders contro Stalin, contro la violenza e la dittatura rivoluzionaria del proletariato.Stalin, il grande proseguimento dei lavori di Lenin, ha condotto una lotta accanita per l'attuazione di questo principio, che durera' nella mente di tutti i comunisti.Stiamo difendendo il lavoro di Stalin e Lenin a dire: 'marxista e' solo chi estende il riconoscimento della lotta di classe per il riconoscimento della dittatura del proletariato.Ivi si trova la piu' profonda differenza tra un marxista e un piccolo (o grande) borghese ". Nel corso delle grandi conquiste del potere sovietico, i suoi alti e problemi sorti il grande tradimento di Jrushov ei suoi seguaci, che e' stato di minare le basi dello Stato socialista in URSS, ha suscitato l'entusiasmo della borghesia e dei reazionari del mondo, che dovrebbe includere i moderni revisionisti che, anche se con diverse forme e manifestazioni, fanno parte dello stesso blocco opportunistico e antimarxista-leninista.La reazione prevedibile la fine del regime comunista idee, il ruolo cruciale del proletariato, la classe operaia, e quindi l'inutilita' dei partiti comunisti.
Stati parti e le organizzazioni della CIPOML sostengono, affermiamo che il partito comunista e' il motore essenziale, che da' la consapevolezza, organizza e dirige il proletariato, come una forza trainante in alleanza con i poveri contadini, se necessario, e le classi piu' bassi nella loro lotta rivoluzionaria.Lo sviluppo di imperialismo, le conquiste della tecnologia, delle scoperte di tutti i tipi che si svolgono, non hanno spazzato via, né possono fare questo, la lotta di classe. Tutti i risultati della epica ottobre, guidata da Lenin e di Stalin, resta di attualita', la lotta di classe resta il motore della storia, il partito comunista e il principale motore, con carico, effettuare la richiesta di Marx: "Gli uomini non possono liberarsi di loro, piuttosto che con le proprie azioni, non da capricci di un patrono o la volonta' di un dittatore illuminato". La tesi circa l'anello debole, vale a dire, dove il fondamentale contraddizioni sono piu' elevato, in particolare quelle incontrate dal proletariato alla borghesia, e' presente anche e deve essere preso in considerazione tatticamente nella lotta internazionale dei comunisti.Tuttavia, che la catena imperialista e' interrotta da l'anello debole o anelli deboli, e collocare il rovesciamento del capitalismo e l'instaurazione del socialismo, che sara' possibile solo se. Struggle e' diretto da un vero e proprio partito comunista, come evidenziato dalla Rivoluzione del 1917 .La Russia e' stato un anello debole nel sistema capitalistico, ma non e' stato l'unico. E 'stato il partito comunista, certeramente diretto verso la parte anteriore delle masse di lavoratori, contadini e soldati, che hanno fatto saltare in pezzi quel link, che conquisto' il Palazzo d'Inverno e ha tutto il potere ai sovietici, e' un altro importante insegnamenti e le esperienze di tale gesto eroico, che durera' negli annali della rivoluzione e incoraggia e ci guida.
Si puo' dire che senza un marxista-leninista partito, temprato nella lotta e con una forte ideologia, con fermezza e coraggio organizzativa ed esperto leader che puo' prevedere e talvolta di anticipare gli eventi, senza che il partito, le masse saranno in grado di ottenere risultati di ricerca trovati momentaneo, parziali vittorie, ma mai autorizzato a svolgere la rivoluzione nel suo senso piu' profondo, perché "solo un partito guidato da un'avanguardia teoria ho potuto compiere la missione di avanguardia combattente".
Come abbiamo commemorare 90 ° anniversario della Grande Rivoluzione ottobre guidato da Lenin, Stalin e altri grandi dirigenti bolscevichi, la Conferenza internazionale dei partiti e le organizzazioni sottolineato marxista-leninista e sottolinea l'attualita' e la validita' del marxismo-leninismo per la classe operaia e popoli del mondo, di fronte alla miriade di pseudo-marxista teorie, come l'anarchismo, il socialdemocratico, euro, Trotskyism, l'utopico e cosi' via.Molte di queste teorie, jaleadas da parte della borghesia e il suo esercito di intellettuali come 'critici', sono solo le patch di vecchie idee, dissimulata come nuovo, tutti i giorni, tutti i giorni, solo facendo il gioco della reazione, sono questi nuovi filosofi , Per scoprire qualcosa di nuovo, teorico e teorizzare che disprezzano e ignorare la forza delle azioni, pratica, la loro analisi non e' quello di trarre conclusioni, ma teorizzare a spiegare a conclusioni predeterminate.Sono coloro che sostengono che il marxismo e' superato, che si oppone al marxismo leninismo e cosi' via., E sono decollati manica teorie che vanno "al di la' della Capitale." Per noi il marxismo, oltre l'enorme e grande contributi di Lenin (Marxismo-leninismo), non e' solo presente, ma la sua corretta applicazione, dipenderanno dai progressi delle forze proletarie, rivoluzionario, le loro radici tra le masse, lo slancio vitale della lotta per rovesciare il capitalismo e sradicare, per modo per rendere la costruzione del socialismo.
Noi raccogliamo la classica formula: "Il marxismo-leninismo e' la scienza relativa alle leggi della natura e della societa', la rivoluzione delle masse sfruttate. [...] E 'l'ideologia della classe operaia e il suo partito comunista' .La scienza e' uno di vita, lo spostamento, non e' e non sara' mai nelle mani dei comunisti, un catechismo, un dogma, ma una guida per l'azione e l'analisi dialettico.Come Lenin ha sottolineato: "Senza teoria rivoluzionaria, non vi puo' essere alcun movimento rivoluzionario". Infine, vediamo le parole di Lenin: "Il proletariato russo ha trovato il grande onore di iniziare, ma non deve dimenticare che il suo movimento e la sua rivoluzione sono solo una parte del movimento rivoluzionario proletario in tutto il mondo."
VIVA IL MARXISMO-LENINISMO!
VIVA L' INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!
Fonte: Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista)
Nome: nico ----- Data e ora: 26/12/2008 - 15.09.03 ----- Titolo: comunicato stampa conferenza partiti marxistilenin Comunicato stampa
Ai lavoratori ed ai popoli del mondo, alle forze democratiche, progressiste e rivoluzionarie, comunichiamo che in Europa durante il mese di novembre, si e' svolto con successo il XIII Plenum della Conferenza di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti.
In questo evento, realizzato in un’atmosfera di entusiasmo ed alto spirito comunista, e' stata approvata all'unanimita' la relazione presentata dal Comitato di Coordinamento che ha riferito sulle attivita' realizzate dal Plenum precedente, evidenziando quelle relative alla ricorrenza del 90° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre; attivita', che tra gli altri aspetti, si sono manifestate nella pubblicazione in spagnolo, inglese, russo, francese, italiano, turco, portoghese, tedesco, greco, basco, catalano e galiziano della Dichiarazione della Conferenza, cosi' come nell'edizione del numero speciale (n. 15) della rivista “Unita' e Lotta”, pubblicata in varie lingue, oltre alla realizzazione di diversi incontri, conferenze, mobilitazioni di massa, trasmissione di programmi radio e TV, etc.
Il XIII Plenum della Conferenza, ha affrontato anche il tema del Socialismo che e' stato dibattuto in maniera importante, arrivando a stabilire la necessita' di approfondire lo studio ed il dibattito in ogni organizzazione e nel prossimo Plenum, per il quale e' stato raccomandato di elaborare per iscritto, nel modo piu' opportuno, le valutazioni ed i contributi dei partiti, cosi' da inviarli al Comitato di Coordinamento. Al riguardo, si e' insistito che lo studio e le analisi su questo tema devono essere legati alla lotta che portano avanti la classe operaia ed i popoli del mondo, contro la borghesia e l'imperialismo.
Il XIII Plenum ha adottato alcuni risoluzioni, tra le quali: - Sul Pakistan, condannando lo stato di emergenza e la repressione contro il popolo; - Sull’Iran, denunciando i preparativi di aggressione del sionismo e dell'imperialismo contro questo paese; - Sul Kurdistan, rivendicando i diritti del popolo curdo alla sua autodeterminazione; - Contro il Trattato dell'Unione Europea che tende a trasformarsi sempre piu' in una superpotenza; - Denuncia della ripresa del razzismo e della xenofobia in Europa, in solidarieta' con i migranti.
Inoltre, sono state approvate diverse attivita' da realizzarsi entro l'anno 2008, tra le quali:
1. - Commemorare il centenario della nascita dell’insigne ed esemplare comunista Enver Hohxa, nell’ottobre del 2008.
2. - Chiamare a partecipare al Seminario "La costruzione dell'Unione Europea come una nuova superpotenza" organizzato dal partito fratello della Danimarca, nell’ottobre del 2008.
3. - Esortare i lavoratori a partecipare alla Conferenza Sindacale Internazionale prevista per il maggio 2008, in Europa.
4. - Convocare la gioventu' del mondo a partecipare al Campeggio Internazionale della Gioventu' Antifascista ed Antimperialista da realizzarsi in Brasile, a fine di luglio e nei primi giorni di agosto del 2008.
5. - Realizzare diverse attivita' per il 55° anniversario della morte del compagno Stalin.
6. - Effettuare un'intensa attivita' di diffusione della Piattaforma “La situazione internazionale ed i nostri "compiti" e pubblicare i numeri 16 e 17 della rivista “Unita' e Lotta”, organo della CIPOML.
Infine, comunichiamo che il XIII Plenum ha approvato la sede per la prossima riunione, ha fissato il suo ordine dei lavori ed ha concluso eleggendo il nuovo Comitato di Coordinamento.
Dicembre 2007
Nome: nino ----- Data e ora: 26/12/2008 - 15.05.37 ----- Titolo: conferenza internazionale dei partiti marxisti len I PASSI COMPIUTI DALLA CONFERENZA INTERNAZIONALE DI PARTITI ED ORGANIZZAZIONI MARXISTI-LENINISTI
Abbiamo piu' volte scritto su queste colonne che il nostro punto di riferimento a livello internazionale e' la Conferenza Internazionale di Partiti ed Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML).
Questo organismo del movimento comunista internazionale, pur nelle difficolta' dell’attuale periodo storico, ha saputo tenere alta la bandiera del marxismo-leninismo, esprimendo un notevole livello di compattezza ideologica e di analisi politica.
A causa di molteplici motivi (fra questi l’assenza di un autentico partito comunista) la realta' della Conferenza non e' ben conosciuta dai compagni italiani. Percio' abbiamo pensato di ricostruire, sulla base della documentazione in nostro possesso, il percorso compiuto nelle undici riunioni plenarie regolarmente tenute dalla CIPOML, cui hanno partecipato organizzazioni e partiti sudamericani, europei, africani ed asiatici unitisi sulla base degli insegnamenti di Marx, Engels, Lenin, Stalin e dell’internazionalismo proletario.
Attraverso il processo di costruzione della Conferenza Internazionale, le realta' partecipanti si sono poste l’obiettivo di affrontare i problemi vecchi e nuovi della rivoluzione e del socialismo, di combattere senza tregua l’imperialismo, il revisionismo e l’opportunismo, unendo la lotta del proletariato e dei popoli dentro ciascun paese ed a livello internazionale. Oggi queste realta' sono in crescita e costituiscono un importantissimo momento di cooperazione e di orientamento delle forze comuniste e rivoluzionarie.
La sintetica ricostruzione delle undici riunioni plenarie che offriamo non ha ovviamente valore ufficiale, ma serve solo a fornire un’idea precisa dei passi compiuti dalla CIPOML attraverso gli anni, nelle condizioni della feroce offensiva anticomunista e di risveglio della lotta di classe del proletariato.
Nelle pagine seguenti presentiamo inoltre il documento che rappresenta il riferimento ideologico e politico della CIPOML, la “Dichiarazione comunista ai lavoratori e ai popoli del mondo”. La traduzione, a cura della nostra redazione, e' stata condotta sul testo in lingua spagnola pubblicato dalla rivista «Unidad y Lucha», n.1, pp. 7-10.
A questa “Dichiarazione”, approvata dalla Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti svoltasi a Quito (Ecuador) nel 1994, furono invitati ad aderire tutti i partiti e le organizzazioni che la condividono.
La redazione di Teoria & Prassi ha deciso di sottoscriverla spinta dalla convinzione che il rafforzamento dell’unita' politica ed ideologica dei ranghi del movimento comunista internazionale e' un dovere per tutti i sinceri comunisti.
La prima sessione plenaria della CIPOML si realizzo' nel luglio del 1994 a Quito, Ecuador. In quella occasione la Conferenza stabili' una piattaforma ideologica e politica attraverso il “Proclama comunista ai lavoratori ed ai popoli del mondo” ed adotto' un minimo di misure organizzative per rafforzare le basi del movimento marxista-leninista internazionale: l’istituzionalizzazione della Conferenza, la nomina di un comitato di coordinamento e la pubblicazione di una rivista teorica, “Unita' e Lotta”, pubblicata in diverse lingue. Furono anche approvate un certo numero di risoluzioni e lanciate delle campagne concrete. La prima Conferenza non servi' soltanto a riaffermare i fondamenti ideologici, teorici e storici del movimento comunista. Essa fu una manifestazione da parte del movimento marxista-leninista - sottoposto ad una durissima offensiva da parte della borghesia imperialista e dei moderni revisionisti - di radunare le forze, di convertirle in una alternativa politica e sociale, di assumersi precise responsabilita' e continuare con determinazione la lotta per il socialismo proletario. Quito segno' dunque una svolta significativa del nostro movimento.
Il secondo plenum, svoltosi a Parigi nel 1995 - mentre era in corso una grande ondata di lotta che assestava un serio colpo alla demagogica campagna della borghesia imperialista - affronto' in maniera piu' particolareggiata la questione del bilancio delle esperienza del socialismo. Furono sconfitte alcune tendenze, sostenute da una piccola minoranza di partiti, secondo le quali la conferenza doveva essere soltanto un club di discussione senza la capacita' di prendere decisioni. Grazie al lavoro della Conferenza generale, alle riunioni regionali, agli incontri sindacali e della gioventu', intanto andavano riallacciandosi relazioni con organizzazioni e partiti che avevano perso il contratto col movimento marxista-leninista.
La terza riunione generale della CIPOML, tenutasi nel 1996 nella Repubblica Domenicana, approvo' una risoluzione che – sulla base dell’approfondimento e della generalizzazione della crisi del capitalismo e della lotta della classe operaia e dei popoli nei diversi continenti – stabili' i compiti rivoluzionari dei partiti comunisti. Mentre si conquistavano nuove posizioni di lotta e si rafforzava la fiducia reciproca fra i partecipanti furono anche definite un certo numero di norme interne di funzionamento della Conferenza.
Nella quarta sessione plenaria, svoltasi nel novembre 1997 in Germania, la discussione principale fu sviluppata sul lavoro dei partiti comunisti nella classe operaia. A fianco della ricca esperienza acquisita in questo campo, furono evidenziati anche errori e deficienze, al fine di gettare radici piu' profonde nella classe operaia ed avanzare su questo fronte. Particolare attenzione fu dedicata al lavoro nei sindacati. La CIPOML approvo' in quell’occasione risoluzioni sulla lotta dei popoli africani, sull’Algeria, sul Medio Oriente e sugli sviluppi della crisi in America Latina.
Nel 1998 a Caracas in Venezuela si compi' il quinto incontro della CIPOML. L’argomento principale in agenda fu la lotta antimperialista ed i compiti dei partiti comunisti; su tale questione fu approvata una dichiarazione comune. Il centro della discussione riguardo' le responsabilita' degli autentici partiti comunisti al fine di combattere le correnti revisioniste, riformiste, socialdemocratiche e collaborazioniste nelle condizioni di flusso ascendente del movimento operaio. In questa conferenza furono sottolineati alcuni limiti nel funzionamento degli organi del movimento marxista-leninista ed affrontato il problema di ampliare il campo di lavoro rafforzando i fondamenti ideologici, politici ed organizzativi. Tra le altre decisioni prese ci fu quella di migliorare i contenuti e la distribuzione della rivista “Unita' e Lotta”, la continuazione di alcune campagne internazionali (ad es. quella per la liberta' di Francisco Caraballo). Ugualmente venne sottolineata la realizzazione di importanti eventi, come l’Incontro Internazionale Sindacale realizzato in Francia l’edizione commemorativa del 150° Anniversario del Manifesto Comunista, nonché l’organizzazione di incontri su scala regionale.
Il sesto plenum della CIPOML avvenne nell’aprile del 2000 e discusse le esperienza concrete del Partito Comunista dell’Alto Volta e del Partito Comunista Marxista Leninista dell’Ecuador. Questi partiti esposero la direzione del loro lavoro nei processi rivoluzionari dei loro rispettivi paesi. La conferenza discusse anche un documento redatto in comune dall’Organizzazione Comunista “Ottobre” di Spagna e del Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF) sulla guerra in Yugoslavia, nel quale veniva svolta una critica ad alcune posizioni contraddittorie che si erano registrate, al fine di dare risposte comuni su problemi essenziali del movimento operaio e popolare. Oltre alle risoluzioni sul processo rivoluzionario in Burkina Faso, sul sollevamento popolare in Ecuador, sulla costruzione del Partito Comunista dei Lavoratori della Danimarca, di solidarieta' con i compagni Hammami e Caraballo, fu approvato e diffuso un appello ai lavoratori ed ai popoli del mondo per celebrare il I Maggio in modo combattivo.
La settima riunione generale della CIPOML, tenutasi nel 2001 in Messico, si tenne sotto l’eco dell’attentato alle Twin Towers e dell’annuncio della “guerra al terrore” di Bush. Nella risoluzione approvata – che sollecita a opporsi e combattere decisamente i disegni di guerra dell’imperialismo – e' scritto che il principale terrorista che ha sparso sangue e morte nel mondo e' l’imperialismo, particolarmente quello yankee. La Conferenza inizio' un’analisi e un dibattito sulla classe operaia attuale, in quanto classe chiamata a svolgere il ruolo dirigente nella rivoluzione; in particolare venne discusso un testo redatto in comune da “Ottobre” e dal PCOF sui cambiamenti avvenuto nella classe operaia determinati dallo sviluppo della tecnologia, della flessibilita', della precarieta', delle divisioni e della frammentazione. Tra le decisioni prese va citata la riedizione di «Imperialismo, fase suprema del capitalismo” di Lenin, la realizzazione dei Seminari «Problemi della Rivoluzione in America Latina» a Quito, la celebrazione degli Incontri Sindacali e la realizzazione dei Campeggi Internazionali della Gioventu'..
L’ottavo plenum della CIPOML si svolse nel 2002 in Danimarca. Essa analizzo' la situazione internazionale creatasi con l’avvio della nuova guerra di ripartizione lanciata dall’imperialismo USA. Il dibattito riguardo' anche il rapporto fra il movimento m-l ed i vari movimenti sorti in difesa della pace, dei diritti sociali, dei diritti nazionali, ecc. che si stavano sviluppando in tutto il mondo. La conferenza produsse risoluzioni, appelli e denunce diffusi a livello internazionale. Diversi partiti nell’occasione svilupparono una dura polemica con il partito “Bandiera Roja” del Venezuela.
Nella nona sessione plenaria della CIPOML, che ebbe luogo nel 2003 nella Repubblica Domenicana, fu analizzata la situazione politica internazionale, allo scopo di evidenziare gli elementi che contribuiscono a promuovere una tattica utile a vincolare i comunisti alle masse, guadagnare la loro direzione politica e fortificare le prospettive della rivoluzione. Durante i lavori la polemica con “Bandiera Roja” assunse un piu' ampio respiro. Il disaccordo sulla valutazione delle caratteristiche del governo di Chavez si aggiunse ai vecchi dissensi, ora esacerbati, sulla natura della CIPOML. Quest’ultima - oltre a dibattere i temi in agenda, a discutere il lavoro realizzato ed a fissare i compiti per avanzare nel processo rivoluzionario - adotto' norme di funzionamento interne necessariamente piu' stringenti di quelle osservate fino ad allora, al fine di contribuire alla crescita della CIPOML stessa. Fu anche approvata un’importante dichiarazione politica denominata “Un altro mondo e' necessario: si chiama socialismo!”.
Il decimo plenum della CIPOML si tenne nel dicembre del 2004 in Ecuador e fu caratterizzato dalla parola d’ordine “La Conferenza si rafforza combattendo le posizioni anti-leniniste”. Dopo aver fatto il bilancio dei compiti realizzati dai vari partiti, la discussione si focalizzo' sulla situazione venezuelana e sul ruolo opportunista svolto dal partito “Bandiera Roja”, nei cui confronti vennero prese misure organizzative. Al proposito la CIPOML diffuse un documento con il quale fu indicata la necessita' di combattere contro certe posizioni e riaffermata la solidarieta' con il popolo venezuelano. Nell’occasione fu eletto un nuovo comitato di Coordinamento ed adottate risoluzioni su Iraq, Palestina, sulla guerra in Costa d’Avorio, contro la costituzione dell’U.E., contro l’Accordo per Libero Commercio in America, sul Sahara, ecc.
L’undicesima riunione generale della CIPOML si e' svolta nell’ottobre del 2005 in Europa. In quest’ultimo incontro plenario si e', in particolare, analizzata l’importanza della vittoria del No nel referendum francese sulla Costituzione europea e sulla necessita' dell’opposizione alle politiche neoliberali e alla costruzione di un blocco imperialista in questo continente. La CIPOML ha espresso la sua solidarieta' con l’eroica lotta del popolo iracheno e di quello palestinese e denunciato le minacce che il regime di Bush ha proferito contro Iran e Siria. Il plenum ha approvato una Piattaforma Tattica che servira' come guida nella pratica politica dei partiti e delle organizzazioni rivoluzionarie nelle condizioni specifiche, piu' una serie di Risoluzioni, Dichiarazioni e Compiti. Infine ha deciso di ratificare l’esclusione dalle proprie fila del partito “Bandiera Roja” perché questo partito ha persistito nella sua attivita' al servizio dell’imperialismo e dei settori reazionari venezuelani. La CIPOML ha preso impegno di riunirsi di nuovo in un altro luogo del mondo per continuare l’impegno di lotta per l’emancipazione della classe operai e dei popoli.
La dichiarazione politica della XI Conferenza Internazionale di Partiti ed Organizzazioni Marxisti-Leninisti e' stata firmata dalle seguenti forze comuniste: Partito Comunista di Germania (KPD), Partito Comunista Rivoluzionario del Brasile (PCRB), Partito Comunista Rivoluzionario dell’Alto Volta (PCRV), Partito Comunista della Colombia Marxista Leninista (PCdeC (ML)), Partito Comunista dei Lavoratori della Danimarca (APK), Partito Comunista Marxista Leninista dell’Ecuador (PCMLE), Organizzazione Comunista Ottobre di Spagna (OC Octubre), Comitato Statale di Organizzazioni Comuniste della Spagna (CEOC),Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF), Organizzazione per la Ricostruzione del Partito Comunista di Grecia (OAKKE), Partito del Lavoro dell’Iran (Toufan) (PTI-Toufan), Partito Comunista del Messico Marxista Leninista (PCM(ML)), Organizzazione Marxista Leninista “Rivoluzione” della Norvegia, Partito Comunista del Lavoro della Repubblica Domenicana (PCT), Partito Comunista degli Operai della Tunisia (PCOT), Partito Comunista Rivoluzionario della Turchia (TDKP).
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DICHIARAZIONE COMUNISTA AI LAVORATORI E AI POPOLI
DEL MONDO
Fino a quando esisteranno esseri umani che sfruttano altri esseri umani, fino a quando il capitalismo distruggera' la vita umana sulla terra, vi sara' lotta!
Fino a quando gli imperialisti e la borghesia opprimeranno le nazioni deboli e i popoli indifesi, vi sara' lotta!
Fino a quando i lavoratori e i popoli del mondo aspireranno a cambiare l’attuale societa', a trasformarla a loro beneficio, e fino a quando saranno pronti, per questo, a vivere o morire, vi sara' lotta!
«La storia di ogni societa' sinora esistita e' storia di lotte di classi» (Manifesto del Partito Comunista).
Contrariamente alle pretese conciliatrici dei capitalisti, secondo i quali i lavoratori e i padroni hanno gli stessi interessi, noi riaffermiamo con decisione la tesi marxista che la lotta di classe, nelle societa' divise in classi, e' la forza motrice della storia.
La lotta di classe non avra' fine sin quando non saranno stati raggiunti i piu' alti e generali obbiettivi che i lavoratori e i popoli si sono posti: costruire, sulle rovine del capitalismo, il nuovo mondo del socialismo e del comunismo.
Negli ultimi anni il movimento comunista e operaio ha subi'to alcuni duri colpi. Il processo di restaurazione del capitalismo, generalizzatosi a partire dal XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e culminato con gli avvenimenti dell’Europa dell’Est, della ex Urss, e col tradimento dell’Albania, fa parte dell’azione dell’imperialismo, delle forze reazionarie, revisioniste, filocapitaliste. I limiti storici, l’inesperienza, il mancato sviluppo della teoria, la sottovalutazione delle contraddizioni interne della societa' socialista, la burocratizzazione e l’isolamento del partito comunista dalle masse, non hanno permesso ai comunisti, alle classi lavoratrici e ai popoli di difendere le loro conquiste e di evitare la restaurazione del capitalismo. Non siamo riusciti a impedire la nascita di una nuova classe borghese che, mascherandosi come «socialista», si e' impadronita del potere e ha distrutto il socialismo. Ma questi duri colpi, queste sconfitte, non significano la fine della storia.
Dopo l’ultimo e generale assalto dell’imperialismo e del capitalismo (che pretendono di averla fatta finita per sempre col marxismo-leninismo, col socialismo scientifico, con la rivoluzione proletaria e l’antimperialismo), siamo di nuovo presenti in tutti i continenti. Noi comunisti risorgiamo in ogni sciopero operaio, in ogni mobilitazione popolare, in ogni lotta della classe operaia e dei popoli per la liberta' e la democrazia, in ogni rivolta giovanile, in ogni movimento guerrigliero. Ci riorganizziamo, ci uniamo, traiamo lezione da quanto e' accaduto, e continuiamo la nostra marcia in avanti.
Finché non avremo compiuto la nostra missione storica, non verremo meno al nostro impegno.
Siamo milioni di esseri umani in lotta. Noi lavoratori continueremo ad essere i fondamentali produttori di tutta la ricchezza, dovunque e nelle piu' varie condizioni di sviluppo dei mezzi di produzione. Nulla, in definitiva, cambiera' finché altri vivranno del nostro sudore, finché non saremo riusciti a trasformare la societa' esistente in un’altra societa', di tipo superiore.
Quale innovazione, quale rivoluzione tecnico-scientifica, puo' modificare il fatto che siamo l’asse principale dell’attuale societa'? Tutti i progressi scientifici e tecnologici non cambiano assolutamente la natura del proletariato, né il fatto che i mezzi di produzione continuano ad essere nelle mani dei capitalisti. La ricchezza creata dal nostro lavoro e' stata e continua ad essere la base materiale di ogni sviluppo tecnico e scientifico.
La lotta di classe non puo' essere eliminata, e non scomparira' finché esiste la proprieta' privata dei mezzi di produzione. Dobbiamo, tuttavia, tener conto di questi progressi tecnici e scientifici, imparare a dominarli, e utilizzarli a beneficio del popolo e della rivoluzione.
«Il movimento proletario e' il movimento indipendente dell’enorme maggioranza nell’interesse dell’enorme maggioranza. I proletari non hanno nulla di proprio da salvaguardare; essi hanno soltanto da distruggere tutte le sicurezze private e le guarentigie private finora esistite» (Manifesto del Partito Comunista).
Nessun’altra classe o strato sociale attuale puo' assolvere questo compito. Esso e' il compito del proletariato, che e' la classe piu' rivoluzionaria della societa', dotata del piu' elevato spirito pratico, capace di unire e di dirigere, nella lotta contro il capitale, altre classi e altri strati sociali sfruttati.
Siamo presenti e attivi nell’epoca contemporanea. La classe operaia e i popoli non hanno cessato per un solo istante di lottare per i propri obbiettivi. Nulla di essenziale e' cambiato nella nostra epoca, da quando Lenin l’ha definita. Essa continua ad essere l’epoca dell’imperialismo e delle rivoluzioni proletarie. Tutti i fatti accaduti dopo la Rivoluzione d’Ottobre del 1917 - la seconda guerra mondiale, la sconfitta del fascismo, la liberazione dei paesi coloniali, la rivoluzione cinese, la rivoluzione vietnamita, ecc, i progressi realizzati durante la costruzione del socialismo, la recente offensiva imperialista e l’attuale realta' della lotta dei popoli - confermano le tesi leniniste sull’epoca nella quale viviamo. Le contraddizioni fondamentali sono rimaste le stesse!
Imperialisti e borghesi sferrano violenti attacchi contro il marxismo-leninismo e ne proclamano la morte. Noi domandiamo: se questa teoria e' diventata inservibile, perché la attaccano cosi' furiosamente? Perché sanno, in realta', che essa e' viva e attuale. Il marxismo-leninismo si basa sullo sviluppo continuo della conoscenza scientifica, sull’esperienza dello sviluppo sociale e sul pensiero umano progressista. È una teoria rivoluzionaria che rappresenta gli interessi storici del proletariato e di tutta l’umanita'; esso avanza in maniera dialettica, supera ostacoli e genera il nuovo. Noi marxisti-leninisti siamo consapevoli di alcune nostre debolezze per quanto riguarda la comprensione, l’applicazione e lo sviluppo del marxismo-leninismo: sono nostri limiti, che supereremo. L’esperienza storica ha dimostrato la validita', l’attualita', la vitalita' del marxismo-leninismo. Se esistono delle ideologie decrepite e obsolete, delle teorie che appartengono al passato, esse sono quelle della borghesia. Il marxismo-leninismo e' il presente e l’avvenire.
«Ci vuole forse una profonda perspicacia per comprendere che, cambiando le condizioni di vita degli uomini, i loro rapporti sociali, la loro esistenza sociale, cambiano anche le loro concezioni, i loro modi di vedere e le loro idee, in una parola, cambia anche la loro coscienza?
Si parla di idee che rivoluzionano tutta una societa'; con cio' si esprime soltanto il fatto che in seno alla vecchia societa' si sono formati gli elementi di una societa' nuova, che con la dissoluzione dei vecchi rapporti di esistenza procede di pari passo il dissolvimento delle vecchie idee» (Manifesto del Partito Comunista).
In coerenza con i loro interessi di classe, i revisionisti e gli opportunisti di tutte le specie deformano questi enunciati del Manifesto Comunista e ne traggono conclusioni anticomuniste; vogliono conservare le loro posizioni di «grandi dirigenti» e i loro privilegi; vogliono manipolare il movimento operaio e impedire che i lavoratori prendano nelle proprie mani il loro destino: servono, in tal modo, la borghesia e arrecano un grave danno alla classe operaia. Al contrario, noi comunisti lottiamo contro queste deviazioni, respingiamo questi servi della borghesia e aiutiamo la classe operaia a contare sulle proprie forze e ad avanzare.
Il revisionismo rappresenta un pericolo per il processo rivoluzionario, per il Partito Comunista e per la costruzione del socialismo. È assolutamente necessario combattere il revisionismo di ogni specie, e su tutti i terreni. Esso e' un pericolo contro il quale non e' possibile cessare o indebolire la lotta.
Discutere queste questioni, prendere posizione su di esse, stabilire che cosa occorre fare adesso, e' l’inevitabile, necessaria ed urgente lotta ideologica da condurre all’interno del campo rivoluzionario, altrettanto necessaria dell’offensiva ideologica rivoluzionaria per battere l’attacco della reazione. Nessun comunista, nessun partito di avanguardia della rivoluzione puo' temere questi confronti di concezioni e di idee. Dobbiamo aprire il dibattito, dobbiamo mettere a confronto idee, analisi, esperienze, lezioni, ragionamenti, per giungere a delle conclusioni che ci permettano di avanzare. I fatti sono testardi, diceva Lenin, e la testardaggine dei fatti ci obbliga ad essere leninisti.
Abbiamo creato i nostri partiti nel fuoco della lotta contro il revisionismo e l’opportunismo, i quali, con la loro degenerazione e il loro tradimento politico, sono stati i principali responsabili dei danni causati al movimento comunista e operaio internazionale.
I partiti comunisti sono strumenti indispensabili per ORGANIZZARE la rivoluzione in ciascuno dei nostri paesi. Come Conferenza Internazionale dei Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti, rappresentiamo, tutti insieme, la reale alternativa per la classe operaia e per i popoli. La fiamma della rivoluzione proletaria e la speranza dei popoli sono nelle mani dei comunisti.
«I comunisti lottano per raggiungere gli scopi e gli interessi immediati della classe operaia, ma nel movimento presente rappresentano in pari tempo l’avvenire del movimento stesso» (Manifesto del Partito Comunista).
Noi pensiamo che le masse popolari siano e debbano essere sempre e in ogni campo le protagoniste della storia. Solo quando i partiti comunisti si sono burocratizzati, sono degenerati ideologicamente e hanno perduto il loro carattere di avanguardia rivoluzionaria al servizio della classe operaia e dei popoli, le masse hanno voltato loro le spalle. I proletari e i comunisti, i lavoratori e i popoli non debbono mai rompere i legami che li uniscono. Noi comunisti lottiamo insieme alla classe operaia e ai popoli per i loro interessi; con loro dobbiamo e possiamo conquistare il potere; con loro dobbiamo costruire le varie forme di democrazia popolare, la dittatura del proletariato, lo Stato socialista, costruire il socialismo e procedere oltre.
L’imperialismo e' stato, e sempre sara', fonte di guerre di aggressione e di rapina. Negli ultimi tempi, l’Irak, la Somalia, Panama, lo Yemen, il Ruanda, l’ex Jugoslavia, l’ex Unione Sovietica, Haiti, ecc., sono stati teatri di guerre di aggressione, di guerre razziste, reazionarie. Noi denunciamo il vero carattere di queste guerre. È necessario organizzare e sostenere la mobilitazione popolare contro questa politica imperialista di guerra. I lavoratori, i popoli, i comunisti saranno alla testa di questa lotta.
La rivoluzione esige l’unita' e l’azione della classe operaia e dei popoli. Noi comunisti dobbiamo esserne gli artefici. L’unita' e' una concezione e una pratica che deve svilupparsi. Le alleanze sono necessarie. Per crearle dobbiamo, anzitutto, contare sulle nostre forze, unirci con altre forze, praticare la politica delle alleanze con obbiettivi rivoluzionari. Potremo concludere dei compromessi che non comportino concessioni di principio. Questi compromessi non debbono mai farci dimenticare che la lotta di classe continua.
Lottiamo per la rivoluzione. Rivendichiamo la violenza rivoluzionaria dei popoli come la via per la conquista del potere. Per questo e' necessario che noi impariamo ad avvalerci di tutte le forme di lotta.
Riaffermiamo la nostra decisione di mantenere alta la bandiera del marxismo-leninismo, di lottare per la sua applicazione, di trasformare i nostri partiti e organizzazioni in un’alternativa politica, sociale e organizzativa su scala nazionale e internazionale. I nostri partiti e organizzazioni riaffermano la loro decisione di lottare insieme alla classe operaia e ai popoli, insieme ai democratici, ai patrioti e ai progressisti, per contrapporre al dominio capitalistico la lotta per la rivoluzione sociale del proletariato.
Manteniamo vivo lo spirito della Comune di Parigi, della Rivoluzione d’Ottobre, di tutti i processi e le esperienze rivoluzionarie, basandoci sui princîpi elaborati da Marx, Engels, Lenin e Stalin:
«I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Essi dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti che con l’abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente. Tremino pure le classi dominanti davanti a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare».
Proletari e popoli del mondo: la lotta continua. Dinanzi alla nuova ondata di lotte rivoluzionarie che si avvicina, i comunisti, i lavoratori e i popoli debbono esserne i protagonisti. Trasformiamo in fatti la consegna storica di Marx ed Engels:
Proletari di tutti i paesi, unitevi!
Quito (Ecuador), agosto 1994.
Nome: Associazione Italia-Vietnam di ----- Data e ora: 26/12/2008 - 13.15.16 ----- Titolo: solidarieta' al vietnam Provocazione radicale verso la Repubblica Socialista del Vietnam
Esprimiamo piena solidarieta' all'Ambasciata della Repubblica Socialista del Vietnam per l'indegna gazzarra organizzata dal Partito Radicale col pretesto della condizione dei "montagnard". I radicali italiani non sono nuovi a tali provocazioni messe in atto gia' negli anni passati; i cittadini democratici, inoltre, non hanno dimenticato il loro appoggio agli Usa durante la guerra d'aggressione al Vietnam.
Nome: nico ----- Data e ora: 26/12/2008 - 12.09.46 ----- Titolo: comunisti per sempre Per i conformisti, per quelli che hanno solo voglia di polemizzare, per quelli che hanno raggiunto traguardi importanti nella vita, per quelli che hanno solo voglia di rompere i coglioni, per quelli che aborrono gli estremisti, per quelli che stanno bene cosi', per quelli che non amano sorridere, per quelli che cosi' e' se vi pare, per quelli che sono noiosi anche cosi' senza che aggiungano nulla, per quelli che da giovani volevano ed oggi non possono, per quelli che spero di non incontrare.
Saluti comunisti
Nome: agenzia multimediale ----- Data e ora: 25/12/2008 - 21.04.22 ----- Titolo: Scioperi. Aumentano le ore non lavorate, +61,8% La crisi economica sembra solo all'inizio ma forse i suoi effetti sono gia' stati percepiti dal mondo del lavoro nei mesi precedenti. Uno degli indicatori puo' essere individuato dai conflitti sindacali e per i rinnovi contrattuali. Nel periodo gennaio-novembre le ore non lavorate sono state in tutto - rileva l'Istat - 2,5 milioni con una crescita del 61,8% rispetto allo stesso periodo del 2007. Il 74,6% di questa quota e' da imputare proprio ai rinnovi del contratto di lavoro.
L'Istat infatti ha tastato il polso anche alla tensione contrattuale che e' quella che sfocia poi in proteste e scioperi: dai dati di novembre emerge che, relativamente all'intera economia, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo e' pari al 28,8 per cento, in leggera flessione rispetto al mese precedente (29,5 per cento) e in forte calo rispetto a novembre 2007 (50,1 per cento).
I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto a novembre 2008 sono in media 11,3 (11,2 a ottobre), mentre erano 13,1 un anno prima. L'attesa media distribuita sul totale dei dipendenti e' di 3,3 mesi, invariata rispetto a ottobre 2008, ma in marcata diminuzione rispetto a novembre 2007, quando era risultata di 6,6 mesi.
Nome: TRATTO DA LUOGO COMUNE ----- Data e ora: 23/12/2008 - 22.07.09 ----- Titolo: I neo conservatorei americani I "neocons"
La potente squadra dei cosiddetti "neocons", i neoconservatori che hanno conquistato la Casa Bianca con la controversa elezione del 2000 in Florida, viene da molto lontano, e ha legami e radici ideologiche molto particolari, che risalgono addirittura ai primi anni '70.
Tutti seguaci della scuola di pensiero di Leo Strauss, il padre fondatore del neo-conservatorismo, gia' nel 1974 ritroviamo Dick Cheney come capo-gabinetto del governo di Gerry Ford, il quale aveva alla Difesa lo stesso Donald Rumsfeld che ha occupato a lungo quella posizione nell'amministrazione Bush, prima e dopo l'undici settembre. I giovani Richard Pearle e Paul Wolfowitz, che al tempo si occupavano delle relazioni estere della Casa Bianca, avrebbero poi messo a punto la cosiddetta Dottrina Wolfowitz, la cui filosofia si rispecchia in maniera sconcertante nelle recenti invasioni armate di Afghanistan e Iraq.
Questo gruppo di persone, che l'undici settembre del 2001 si trovava alla guida dell'America, aveva da poco messo a punto una dichiarazione programmatica, che predicava un completo riposizionamento strategico degli USA nel mondo, poi divenuta nota come PNAC, o "Project for the New American Century" [progetto per il nuovo secolo americano].
In un particolare rapporto del PNAC intitolato "Rebuilding America's defenses" [ricostruire la difesa americana] veniva descritta in modo dettagliato una strategia di predominio globale basata su un sostanziale riarmo degli Stati Uniti, che approfittasse della momentanea debolezza dell'ex-Unione Sovietica - ancora alle prese con i postumi del crollo del Muro - per "attestarsi permanentemente" in alcuni punti nevralgici dello scacchiere mediorientale, al fine di controllare da vicino le risorse energetiche di quella parte del mondo.
Una delle priorita' elencate dal rapporto del PNAC era "il riposizionamento delle forze armate americane per fronteggiare le realta' strategiche del 21° secolo, spostando su base permanente delle unita' armate nel Sud-Est europeo e asiatico [Turchia e Medio Oriente], e cambiando le modalita' di dispiego della Marina militare in ragione dell'accresciuto coinvolgimento strategico americano nell'Asia Orientale".
Sta sotto gli occhi di tutti, nero su bianco, e porta appunto le firme di personaggi come Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Richard Perle, Donald Rumsfeld.In particolare facevano gola ai neocons - per loro stessa ammissione - il gas naturale di cui e' ricco l'Afghanistan, e il petrolio, che abbonda, come e' noto, in Iraq. Con di mezzo l'Iran, a fare da richiamo fin troppo invitante per non doverne accarezzare almeno in sogno una possibile conquista.
Che si tratti di coincidenze fortuite, o di bieca pianificazione criminale, sta di fatto che all'alba del 2000 questa rinascita militare degli Stati Uniti era tanto auspicata dal gruppo dei neocons, quanto essi ne temevano i tempi comunque lunghi di gestazione. La Russia di Putin si stava rimettendo in piedi molto in fretta, e ormai anche la piu' rosea speranza di far passare in toto la linea di aggressione militare, avrebbe reso i neocons operativi in tempi non piu' utili per agire senza dover tornare a fare i conti con il nemico di sempre.
"A meno che non intervenga - recitava una frase sinistramente profetica di quel documento- un evento catastrofico e catalizzatore come una nuova Pearl Harbour".
La sera del 10 settembre veniva messo sul tavolo di Bush un dettagliato piano di attacco militare all'Afghanistan (v. "10 settembre: qualcuno sapeva"). La mattina seguente, ad un anno esatto dalla pubblicazione del documento PNAC, le Torri Gemelle crollavano in una nuvola di sdegno e orrore, che portava all'auspicato riarmo militare in tempi ancor piu' brevi di quanto gli stessi neocons avessero mai immaginato.
Il resto, per noi contemporanei, e' purtroppo storia nota.
Nome: Piattaforma Comunista ----- Data e ora: 21/12/2008 - 22.12.42 ----- Titolo: DICHIARAZIONE di PRINCIPIO -Piattaforma Comunista Dichiarazione di principio
La redazione della rivista Teoria & Prassi e il Circolo Lenin di Catania, nella riunione tenutasi nel mese di febbraio 2008, hanno deciso di realizzare la loro fusione e di dar vita a Piattaforma Comunista.
Il compito principale di Piattaforma Comunista e' la lotta teorica e politica per la formazione nel nostro paese di un forte partito comunista, quale partito politico rivoluzionario e indipendente della classe operaia. Un partito che dovra' essere il reparto d'avanguardia, combattivo, organizzato e cosciente della classe operaia, capace di conquistarsi tale riconoscimento grazie alla lotta ed al lavoro quotidiano, allo sviluppo di tutti gli aspetti teorici e pratici, alla capacita' effettiva di orientare e guidare le masse alla vittoria nella rivoluzione proletaria ed alla costruzione del socialismo nelle condizioni della dittatura del proletariato, fino alla societa' senza classi, il comunismo.
A tal fine, Piattaforma Comunista si pone l'obiettivo di dare impulso all'unificazione di tutti i sinceri comunisti e degli operai d'avanguardia, e delle organizzazioni, gruppi e circoli che si pongono coerentemente sulle posizioni rivoluzionarie del marxismo-leninismo, per il superamento della frammentazione e del localismo, nel quadro del lavoro di ricostruzione di un forte partito comunista.
Per adempiere a questi compiti e realizzare tali obiettivi, Piattaforma Comunista si basera' fermamente sulla classe operaia, sull'unione del movimento operaio con il movimento comunista, sull'organizzazione degli operai avanzati, dei giovani rivoluzionari, degli intellettuali che sono decisi a rompere con la borghesia e a legarsi al proletariato.
Piattaforma Comunista si pone in continuita' con le migliori tradizioni ideologiche, politiche e di lotta del movimento comunista ed operaio del nostro paese: da Antonio Labriola ad Antonio Gramsci, dalla fondazione del PCd'I a Livorno nel 1921 (che e' stato il partito di avanguardia rivoluzionaria della classe operaia) alla vittoriosa Resistenza contro il nazifascismo, dalla battaglia contro il moderno revisionismo togliattiano alla giusta decisione di costruire il PCd'I (m-l) nel 1966, fino alla lotta di quasi mezzo secolo sostenuta dai marxisti-leninisti per tenere alta la bandiera della rivoluzione, del socialismo e della ricostruzione del partito di fronte al revisionismo ed all'opportunismo dilaganti.
Piattaforma Comunista fa propria e difende l'esperienza pratica, le concezioni e la linea grazie alle quali il movimento comunista ed operaio internazionale ha ottenuto grandi vittorie, dall'Internazionale di Marx alla Comune di Parigi, dal periodo di formazione del movimento comunista nella II Internazionale alla Rivoluzione Socialista d'Ottobre, dalla III Internazionale Comunista all'edificazione del socialismo in URSS, dalla vittoria sul nazifascismo alla costruzione del campo socialista, dal Cominform alla lotta contro il revisionismo moderno (che fu adottato ufficialmente al XX Congresso del PCUS nel 1956) fino all'attuale Movimento Comunista Internazionale ed alla sua espressione piu' avanzata e coerente, la Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (C.I.P.O.M-L.).
Piattaforma Comunista difende e continua queste gloriose tradizioni ed esperienze di lotta, continuando la lotta contro l'imperialismo e la reazione, l'oscurantismo religioso, il revisionismo, l'opportunismo, il riformismo, l'economicismo, lo spontaneismo, l'avventurismo, il militarismo e tutte le altre deviazioni dal marxismo-leninismo.
Piattaforma Comunista alza la bandiera dell'internazionalismo proletario, lottando anzitutto contro il "proprio" imperialismo, adotta la "Dichiarazione di Quito" quale base ideologico-politica per il movimento comunista internazionale, si riconosce nella linea e nell'attivita' della C.I.P.O.M-L e intende sviluppare relazioni fraterne con partiti e organizzazioni comuniste in tutto il mondo.
Piattaforma Comunista assume come guida per la propria azione i principi ed i valori marxisti-leninisti che devono essere applicati nella realta' concreta: fa propria la concezione del mondo del materialismo dialettico e storico, cosi' come definita e sviluppata da Marx, Engels, Lenin e Stalin, per la completa unita' in campo ideologico ed il costante progresso della teoria d'avanguardia.
Sulla base del Progetto di programma generale, del Programma d'azione e del suo lavoro nei diversi fronti della lotta di classe, Piattaforma Comunista contribuira' a chiarire, sviluppare e rendere sempre piu' concreti i prerequisiti ideologici, politici, programmatici e organizzativi del futuro partito comunista, in coerenza con la linea ideologica e politica, le indicazioni strategiche, le posizioni e le analisi esposte dal n. 7 al n. 18 della rivista Teoria & Prassi, negli opuscoli e negli altri documenti adottati nella riunione di costituzione.
Il principio guida organizzativo di Piattaforma Comunista e' il centralismo democratico, contenuto nel suo regolamento. Essa e' un raggruppamento attivo di militanti, capaci di legare strettamente la teoria alla pratica sociale, di sviluppare un'adeguata iniziativa politica comunista, proposte di lotta e di organizzazione, fra le masse ed i loro organismi, partecipando attivamente allo scontro fra le classi sociali al fine di accumulare le forze rivoluzionarie necessarie al conseguimento degli obiettivi strategici: conquista del potere politico da parte del proletariato e dei suoi alleati, per la costruzione della societa' socialista.
Piattaforma Comunista considera fondamentale la preparazione e il continuo miglioramento teorico e politico dei propri militanti. Gli organi di espressione di Piattaforma Comunista sono la rivista teorica Teoria & Prassi, il foglio politico Scintilla e il sito internet (attualmente all'indirizzo www.geocities.com/scintilla_mail ).
Piattaforma Comunista chiama i comunisti e la parte piu' avanzata e combattiva del proletariato ad aderire a Piattaforma Comunista; si rivolge ai sinceri comunisti che ancora militano nei partiti socialdemocratici ed opportunisti della sinistra borghese affinché prendano atto della realta' e agiscano di conseguenza, rompendo nettamente e definitivamente con questi partiti e svolgendo propaganda per questa rottura fra la loro base, per condurre insieme ai marxisti-leninisti la lotta per la ricostruzione del partito comunista e per il socialismo proletario.
Febbraio 2008
Nome: michele ----- Data e ora: 12/10/2008 - 15.59.35 ----- Titolo: L'Italia e' in recessione:lo dice anche l'Istat L'Istat certifica il -6,9%. E' il peggior dato dal dicembre del 1996.
Segno meno anche rispetto ai dieci mesi dell'anno. A picco gli autoveicoli
Netto calo della produzione industriale che ad ottobre ha segnato un crollo del 6,9% rispetto ad ottobre 2007 e dell'1,2% rispetto a settembre 2008. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che l'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato sempre in ottobre una diminuzione tendenziale del 6,9% (i giorni lavorativi sono stati 23 come ad ottobre 2007). Si tratta del sesto calo tendenziale consecutivo.
Pil. In calo anche il Pil che nel terzo trimestre e' calato
dello 0,5% rispetto al secondo trimestre dell'anno: si tratta del peggior dato dall'ultimo trimestre del 1998. Un dato che fa entrare l'Italia in recessione tecnica. Nel terzo trimestre l'economia italiana va peggio della Francia e degli Stati Uniti con un -0,1%. Rispetto allo stesso periodo del 2007, il Pil e' calato dello 0,9%. Vengono pertanto confermate le stime flash di novembre.
L'Istat rileva che in termini congiunturali le importazioni di beni e servizi sono diminuite dello 0,5 per cento, il totale delle risorse (Pil e importazioni di beni e servizi) e' diminuito dello 0,5 per cento. Dal lato della domanda, le esportazioni sono diminuite dell'1,6 per cento, gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dell'1,9 per cento, mentre i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,1 per cento. Nell'ambito dei consumi finali, la spesa delle famiglie residenti e quella delle ap e delle isp sono cresciute entrambe dello 0,1 per cento. La diminuzione degli investimenti e' stata determinata da un calo del 3,5 per cento degli investimenti in macchine, attrezzature e altri prodotti, del 2,2 per cento negli acquisti di mezzi di trasporto e dello 0,6 per cento degli investimenti in costruzioni.
Nome: nico ----- Data e ora: 12/08/2008 - 12.32.21 ----- Titolo: berlusconi nella P2-Parla Licio Gelli Licio Gelli: “Berlusconi venne iniziato alla P2 con il rito della spada”
“Berlusconi e' stato nella P2 cinque anni. Venne iniziato nella nostra sede di 400 metri quadri in via Condotti a Roma, all’ultimo piano del palazzo che ospita il gioielliere Bulgari. La sede era intestata a un nome di copertura perché allora avevamo sei ministri e le cupole dei servizi segreti, della giustizia e della stampa, e non potevamo certo segnalare la Loggia. A Berlusconi facemmo trovare una persona del suo stesso settore. Mi pare fosse Roberto Gervaso, ma non ne sono sicuro. Venne fatta la cerimonia sulla spada”. E’ quanto afferma Licio Gelli
Nome: Margherita Hack ----- Data e ora: 12/08/2008 - 12.29.55 ----- Titolo: Proibito il dissenso come sotto il fascismo” Margherita Hack: “Proibito il dissenso come sotto il fascismo”
“Spesso ci chiediamo se questa e' ancora una democrazia o siamo gia' a un regime che usa la televisione al posto del manganello”. Cosi' Margherita Hack commenta su MicroMega.net la notizia riportata ieri dal ‘Piccolo’ di Trieste secondo cui “un ricercatore precario e sette studenti dell`Universita' di Trieste sono stati denunciati per avere gridato il loro dissenso contro questo governo e la sua politica disastrosa nei confronti della scuola, dell`universita', della ricerca durante il vertice italo-tedesco fra Berlusconi e la cancelliera Merkel del 18 novembre scorso”. “Questo fatto ci da' la risposta. Fra breve - conclude Hack - succedera' come sotto il fascismo: durante le visite di illustri personaggi, i dissidenti, opportunamente schedati dalle Questure, erano ospiti per qualche giorno delle patrie galere”.
Nome: Nico dal Corriere della Sera ----- Data e ora: 12/08/2008 - 10.40.41 ----- Titolo: Disoccupazione in aumento nel 2009 Dal Corriere della Sera
L’ Ocse stima che fra un anno la disoccupazione in Italia ...
L’ Ocse stima che fra un anno la disoccupazione in Italia raggiungera' l’8%, quasi due punti in piu' rispetto all’anno scorso. Questo significa che il numero di persone in cerca di lavoro aumentera' di circa mezzo milione: da 1,7 a 2,2 milioni. Ma quando trovare un posto di lavoro diventa difficile, molti lavoratori, soprattutto donne e giovani, si scoraggiano e smettono di cercare, quindi non risultano disoccupati. Nel 2009 si potrebbero perdere ben piu' di mezzo milione di posti. D’altronde entro la fine di questo mese scadono 305.000 contratti a tempo determinato; da gennaio il numero di contratti in scadenza sara' di circa 200.000 al mese. Poiché la durata media di questi contratti non e' superiore all’anno, entro dicembre 2009 dovranno essere rinnovati quasi tutti, cioe' 2,6 milioni. Se due su cinque non venissero rinnovati — un’ipotesi, temo, ottimistica dato che alle imprese non rinnovare un contratto in scadenza non costa nulla, mentre mettere in cassa integrazione un lavoratore con contratto a tempo indeterminato costa — i posti di lavoro persi sarebbero circa un milione: mezzo milione di disoccupati ufficiali e mezzo milione di scoraggiati che non rientrano nelle statistiche della disoccupazione ma che comunque non lavorano piu'.
La maggior parte di questi lavoratori oggi non ha alcuna rete di protezione. E questo non vale solo per i lavoratori para-subordinati, che sono considerati autonomi dal punto di vista previdenziale e dunque senza diritto alle prestazioni di disoccupazione. Come mostrano Berton, Richiardi e Sacchi su www.lavoce.info , i lavoratori a tempo determinato che non hanno diritto ad alcun sussidio sono la meta' circa, 1,3 milioni. L’articolo 19 del decreto anticrisi approvato il 28 novembre stanzia, per «il potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione» 289 milioni di euro. Se venissero tutti dedicati a lavoratori con contratti «precari» (e non lo sono perché i fondi dell’articolo 19 devono servire anche per estendere l’accesso alla cassa integrazione) si tratterebbe di 24 euro al mese per ciascun lavoratore che perde il posto di lavoro.
Con il decreto del 28 novembre il governo ha messo a disposizione delle famiglie 4,7 miliardi di euro, lo 0,2% del pil. Questa cifra non bastera' per attenuare gli effetti della crisi,tanto meno riuscira' a sostenere i consumi, e quindi gli investimenti delle imprese, che se prevedono di non vendere non investono.
Fra cinque o sei mesi, quando la recessione entrera' nella sua fase piu' acuta, il governo avra' di fronte a sé due vie. Non deflettere dalla linea di rigore indicata oggi e resistere alla pressione sociale, oppure intervenire allora per sostenere il reddito dei disoccupati e i consumi delle famiglie.
Nome: Confederazione Cobas Piemonte ----- Data e ora: 12/06/2008 - 21.51.05 ----- Titolo: Manifestazione NO TAV in Val di Susa venerdi' 5 dicembre 2008
Manifestazione NO TAV in Val di Susa
Al pomeriggio del 6 dicembre, a SUSA, alle ore 14.30
con un corteo da piazza della Stazione
il popolo della Valle e della opposizione a un altro progetto di morte, il TAV,
circondera' Susa ribadendo il secco e incondizionato NO
a tutte le grandi opere del profitto sulla pelle del lavoro, delle popolazioni, del territorio.
Dopo i proclami di Berlusconi e gli annunci del governo di voler procedere con la forza,
dopo l'alleanza trasversale del partito degli affari e delle speculazioni,
e dopo anche alcune ormai impacciate e desolanti defezioni dalla lotta da parte di amministratori locali
si vuole rendere chiaro e visibile a tutti che il NO TAV
e' un progetto politico di difesa e riqualificazione ambientale e sociale del territorio
ampiamente condiviso dal popolo della valle
patrimonio ormai di tutti coloro che si battono contro l'ingiustizia e la sopraffazione.
Un appuntamento quindi molto importante,
decisivo per il rafforzamento e l'allargamento della battaglia.
Anche qui ci saremo e invitiamo ad esserci.
Nome: nico ----- Data e ora: 26/11/2008 - 21.38.15 ----- Titolo: Cina migliaia di lavoratori in piazza Migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del sud della Cina in seguito alla crisi economica internazionale hanno dato vita questa settimana a proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza. Nel tentativo di contenere le conseguenze del crollo delle esportazioni di manufatti, che negli anni passati hanno innescato un boom senza precedenti dell'economia, le autorita' hanno varato all'inizio di novembre un pacchetto di interventi di sostegno alla domanda interna di quasi 600 miliardi di dollari mentre la Banca del Popolo della Cina, la banca centrale, ha abbassato per quattro volte - l'ultima delle quali oggi - i tassi d'interesse sui prestiti e sui depositi. Ieri centinaia di operai hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese. La Kaida Toys Corporation ha annunciato all'inizio della settimana il licenziamento di 328 operai, sugli 8000 che occupa, e ha anticipato altri licenziamenti per le prossime settimane. I lavoratori, hanno riferito testimoni, si sono dati alla violenza bruciando auto e motociclette dei mille poliziotti che si erano schierati a difesa degli uffici della Kaida, che erano stati messi sotto assedio. La polizia ha reagito e almeno cinque operai sono stati feriti. Ai licenziati é stata offerta una liquidazione pari ad un mese di salario, cioé poco piu' di cento euro. In ottobre, un'analoga protesta si era verificata in un'altra fabbrica di giocattoli sempre a Dongguan, che si trova nella provincia del Guangdong.Una clamorosa protesta degli operai licenziati si e' verificata anche nella vicina provincia del Jiangxi, dove 300 operai hanno bloccato la strada davanti ad una fabbrica di compressori a Jingdezhen. Il sindaco Xu Zongcheng di Shenzhen, la nuova citta' industriale sorta a ridosso di Hong Kong, ha dichiarato ricevendo un gruppo di giornalisti che nella citta' hanno perso il lavoro 50mila operai a causa del fallimento di 682 imprese. Xu ha affermato di essere "fiducioso" che Shenzhen possa raggiungere la crescita programmata per il 2008 del 12 per cento ma ha ammesso che l'edilizia sta vivendo una grave crisi, che ha visto una riduzione dei prezzi degli immobili del 25 per cento. Un altro sintomo della gravita' della crisi in Cina e' costituito dalle proteste dei tassisti contro il rialzo dei prezzi del carburante e contro la diffusione di mezzi alternativi e piu' economici di trasporto (come i "tre ruote") che si sono verificati nelle metropoli di Chongqing e Guangzhou. La crescita economica della Cina ha subito un forte rallentamento nel terzo trimestre del 2008, scendendo al 9,9 per cento dall'11,9 del 2007. Le prospettive per il 2009 sono di un ulteriore calo che portera' il tasso al 7,5 per cento, secondo le previsioni della Banca Mondiale. Si tratta di un tasso che rimane alto ma, avvertono gli economisti, anche della prima volta che l'economia cinese mostra un andamento ciclico dalla prima meta' degli anni novanta.La banca centrale della Cina ha annunciato un nuovo ribasso del tasso d' interesse di 1,08 punti percentuali che sara' operativo da domani. Lo afferma in un breve dispaccio l' agenzia Nuova Cina. Si tratta dell' ennesimo tentativo da parte della autorita' di rivitalizzare l' economia cinese, che sta risentendo della recessione nei Paesi occidentali. All' inizio di novembre Pechino ha annunciato un piano di investimenti pubblici di quasi sei miliardi di dollari per stimolare i consumi.
Nome: Mattia Laconca ----- Data e ora: 19/11/2008 - 22.14.10 ----- Titolo: PETIZIONE ANTIFASCISTA ...So che non sara' la soluzione del problema, ma credo sarebbe molto positivo un ulteriore segnale, migliaia di persone che sottoscrivono non lo spostamento di "sedi", non denunce a dirigenti ed iscritti/e, ma una vera e propria richiesta DAL BASSO, A SINISTRA, di cancellazione definitiva ed in perpetuo del nuovo partito fascista italiano.
Sperando in una larga collaborazione, porgo cordiali saluti e sinceri auguri di buon lavoro. Al di la' delle divisioni politiche, credo e spero che il tema dell'antifascismo e collegati sia ben condiviso, tenendoci coesi.
Cordiali saluti, Mattia Laconca - Partito della Rifondazione Comunista di Pavia
PS:Segnalatemi Vostre iniziative nella mia zona se possibile. Grazie.
FIRMA LA PETIZIONE ANTIFASCISTA:
www.firmiamo.it/propostascioglimentoforzanuova
Nome: comitato verita' e giustizia ----- Data e ora: 16/11/2008 - 21.57.05 ----- Titolo: BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
COMITATO VERITA' E GIUSTIZIA PER GENOVA
-info@veritagiustizia.it www.veritagiustizia.it
comunicato stampa
A BOLZANETO UNA PAGINA NERISSIMA, L'ITALIA E' ANCORA UNA DEMOCRAZIA?
Un totale di "soli" 24 anni di pene per i maltrattamenti fisici e morali inflitti ai detenuti nella caserma di Bolzaneto e' certamente poco, ma intanto il tribunale ha condannato 15 persone, fra agenti e personale sanitario, confermando che in quella caserma e' stata scritta una delle pagine piu' nere nella storia recente delle nostre forze dell'ordine. Quel che emerge e spaventa e' come il nostro paese considera le violazioni dei diritti fondamentali: un reato lieve e destinato alla prescrizione per i tribunali, niente di rilevante per la politica, incapace in questi anni di approvare una legge sulla tortura e di sospendere dal servizio i funzionari (spesso addirittura promossi!) imputati nei processi seguiti al G8 di Genova. A Bolzaneto furono commessi abusi inaccettabili: i maltrattamenti dei detenuti sono del tutto incompatibili con una democrazia. In questi anni e' stato favorito in modo irresponsabile un clima di impunita'. Alle forze politiche e al parlamento chiediamo: l'Italia e' ancora una democrazia?
Nome: Comitato verita' e giustizia ----- Data e ora: 16/11/2008 - 21.54.29 ----- Titolo: Sentenza processo:Diaz:emergenza democratrica Lo Stato ha perso anche l'ultima occasione per tutelare la credibilita' della polizia e la dignita' delle istituzioni, perdute nella strade, nelle scuole e nelle caserme di Genova nel luglio 2001: la sentenza di ieri al processo Diaz dimostra che siamo di fronte a una gravissima emergenza democratica.
Le 13 condanne confermano cio' che non si poteva negare: la "macelleria messicana", gli arresti arbitrari eseguiti sulla base di prove false. Il 21 luglio 2001 la Costituzione fu sospesa, i diritti umani e le liberta' civili calpestati.
La mancata risposta dello stato a questa gravissima lesione ha reso piu' allarmante il quadro: nessuno ha ripudiato quell'operazione indegna né chiesto scusa ai cittadini umiliati; si e' negata l'istituzione di una commissione d'inchiesta; l'azione della magistratura e' stata ostacolata; gli alti dirigenti imputati, che andavano sospesi, sono stati addirittura promossi; gli stessi dirigenti hanno rifiutato di presentarsi al processo, esercitando un loro diritto di imputati, incompatibile pero' sul piano etico e professionale con le responsabilita' di cosi' alti funzionari dello Stato, che dovrebbero sempre rendere conto del proprio operato e collaborare con la magistratura.
Alla fine il vertice della polizia italiana ha ottenuto tutto cio' che voleva - protezione e legittimazione politica, assoluzione sul piano giudiziario, impunita' per tutti - ma l'onta non e' stata cancellata e la sua credibilita' e' azzerata davanti ai cittadini e agli occhi del mondo. In aggiunta si e' mandato ai lavoratori di polizia un messaggio gravissimo e pericoloso: anche a fronte di comportamenti brutali e illegali, non c'e' nessuno che paga; nel peggiore dei casi, i condannati saranno salvati dalla prescrizione.
Per le istituzioni democratiche e' un prezzo altissimo da pagare. Passati sette anni, finiti i processi, oggi dobbiamo dire che la Costituzione italiana e la tutela dei diritti che vi sono sanciti, non sono in buone mani.
Sabato 15 novembre invitiamo tutti all'incontro pubblico "Genova G8, parola chiave: impunita'", Genova, sala Sant'Agostino, piazza Sarzano 35 r, ore 11.
Intervengono: Vittorio Agnoletto, Giuliano Giuliani, Lorenzo Guadagnucci, Gilberto Pagani, Giuliano Pisapia, Mario Portanova.
Genova, 14 novembre 2008
www.veritagiustizia.it –
Nome: nico ----- Data e ora: 16/11/2008 - 15.14.30 ----- Titolo: Pablo Neruda su Stalin ......Stalingrado, si leva la tua voce d'acciaio,
solaio per solaio la speranza rinasce
come una casa collettiva,
e c'e' un fremito di nuovo che va avanti
insegnando,
cantando
e costruendo.
Si', dal sangue sorge Stalingrado
come un'orchestra d'acqua, di pietra e ferro
e il pane rinasce nelle panetterie,
la primavera nelle scuole;
essa innalza nuove impalcature, nuovi alberi,
mentre palpita il vecchio e ferreo Volga.
Questi libri
in casse ancora fresche di pino e di cedro,
stanno riuniti sopra la tomba
dei mordi carnefici:
questi teatri eretti sulle rovine
coprono resistenza e martirio:
libri chiari come monumenti:
un libro sopra ogni eroe,
sopra ogni millimetro di morte,
sopra ogni petalo di questa gloria immutabile.
Unione Sovietica, se insieme raccogliessimo
tutto il sangue che hai versato nella lotta,
tutto quello che hai dato, come una madre, al mondo
… perché la liberta' agonizzante riavesse vita,
un nuovo oceano noi avremmo,
di tutti il piu' grande,
di tutti il piu' profondo,
come tutti i fiumi palpitante,
attivo come il fuoco dei vulcani araucani.
Affonda in questo mare la tua mano,
uomo di tutte le terre,
e sollevala poi per annegarvi
chi dimentico', chi offese,
chi menti' e calunnio',
chi si uni' ai cento botoli
del letamaio d’Occidente
per insultare il tuo sangue, Madre dei Liberi! ....
(tratto da "Si desti il taglialegna" di Pablo Neruda)
Nome: nico ----- Data e ora: 16/11/2008 - 15.11.51 ----- Titolo: dice Lenin Bisogna pensare unicamente alla distruzione della vecchia macchina statale: e' inutile approfondire gli insegnamenti concreti delle rivoluzioni proletarie passate e analizzare con cosa e come sostituire cio' che si distrugge.Cosi' ragiona l'anarchico, il migliore degli anarchici naturalmente ...... e l'anarchico arriva in tal modo alla tattica delle disperazione,e non al lavoro rivoluzionario risoluto,inesorabile,che pero' al tempo stesso si pone dei compiti concreti e tiene conto delle condizioni pratiche del movimento delle masse ( Lenin Stato e Rivoluzione)
I piccolo borghesi avvolgono il proletariato da ogni parte in un ambiente piccolo borghese,lo penetrano di questo ambiente,lo corrompono con esso,lo sospingono continuamente a ricadere nella mancanza di carattere,nella dispersione,nell'individualismo,nell'alternarsi di entusiasmo e depressione,che sono propri della piccola borghesia ( Lenin l'estremismo malattia infantiel del comunismo)
Ma per il marxista,per valutare una situazione,deve procedere dal reale e non dal possibile ( Lenin , lettere sulla tattica)
... perche' noi abbiamo sempre saputo ed indicato piu' volte che la borghesia rimane al potere non soltanto con la violenza,ma anche in virtu' dell'incoscienza,dell'abitudinarismo,della passivita' e della disorganizzazione delle masse (Lenin , lettere sulla tattica)
" l'idea abituale che l'uomo della strada si fa dei bolscevichi,idea sostenuta dalla stampa che ci calunnia,consiste nel credere che i bolscevichi non addivengano mai,con nessuno,a nessun compromesso......... idea lusinghiera per noi........ Ma bisogna pur dire la verita':quest'idea non corrisponde al vero....... Il compito di un partito veramente rivoluzionario non consiste nel proclamare un'impossibile rinuncia a qualsiasi compromesso,ma nel sapere conservare,attraverso tutti i compromessi inevitabili,la fedelta' ai principi,alla propria classe,al proprio compito rivoluzionario,alla preparazione della rivoluzione e all'educazione delle masse popolari per la vittoria della rivoluzione ( Lenin sui compromessi)
Nome: K.Marx ----- Data e ora: 15/11/2008 - 21.03.01 ----- Titolo: dice Karl Marx Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo.
La religione é l'oppio del popolo.
L'arma della critica non puo' sostituire la critica delle armi, la forza materiale deve essere abbattuta per mezzo della forza materiale, ma la teoria diventa, essa pure, una forza materiale, quando si impadronisce delle masse.
Come non é la religione che crea l'uomo, ma é l'uomo che crea la religione, cosi' non é la costituzione che crea il popolo, ma il popolo la costituzione.
Le armi con cui la borghesia ha annientato il feudalesimo si rivoltano ora contro la borghesia stessa. Ma la borghesia non ha solo forgiato le armi che la uccidono; ha anche prodotto gli uomini che imbracceranno queste armi: i lavoratori moderni, i proletari.
I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta pero' di mutarlo.
Il punto di vista del vecchio materialismo e' la societa' "borghese"; il punto di vista del nuovo materialismo e' la societa' umana, o l'umanita' socializzata.
Cio' che gli individui sono dipende dalle condizioni materiali della loro produzione.
Voi inorridite perché noi vogliamo eliminare la proprieta' privata. Ma nella vostra societa' esistente la proprieta' privata e' abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprieta' che ha per condizione necessaria la mancanza di proprieta' per la stragrande maggioranza della societa'.
Il proletariato deve marciare con il grande esercito democratico alla punta dell'ala sinistra, ma guardandosi bene dal rompere ogni legame con il grosso dell'esercito. Il proletariato non ha il diritto di isolarsi, ma esso deve, per quanto cio' possa sembrare duro, respingere quanto potrebbe separarlo dagli alleati.
Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio.
Il movimento proletario é il movimento autonomo della stragrande maggioranza nell'interesse della stragrande maggioranza.
Il comunismo non toglie a nessuno il potere di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto il potere di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione. E' stato obiettato che, con la soppressione della proprieta' privata, cessera' ogni attivita' e si diffondera' una pigrizia generale. Se cosi' fosse, la societa' borghese sarebbe da parecchio tempo andata in rovina a causa dell'indolenza, dal momento che in essa chi lavora non guadagna e chi guadagna non lavora.
Non e' la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza.
Nome: k.MARX E F. ENGELS ----- Data e ora: 15/11/2008 - 21.00.01 ----- Titolo: chiamiamo comunismo il movimento reale ........... Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo.
Nome: nico ----- Data e ora: 11/12/2008 - 15.47.34 ----- Titolo: L'Istat fotografa lo stato dell'Italia sfiduciata Dall'Annuario Statistico emerge un netto regresso finanziario il 54% ritiene peggiorata la propria situazione economica.La popolazione e' ancora invecchiata: un quinto e' ultrasessantacinquenne
E quasi il 40% e' affetta da patologie croniche, a cominciare da artrosi e ipertensione
Le famiglie italiane sono sempre in maggiori difficolta' economiche.Un paese sempre piu' povero, insoddisfatto, sfiduciato, vecchio.E' quello che emerge dall'Annuario Statistico Italiano, pubblicato oggi dall'Istat. Oltre 800 pagine di cifre, frutto delle rilevazioni statistiche effettuate prevalentemente nel 2007, ma anche in parte nel 2008. Numeri eloquenti, che mostrano una popolazione costituita per un quinto da ultrasessantacinquenni, che cresce solo grazie all'afflusso degli immigrati, notevolmente impoverita e profondamente scoraggiata.Situazione economica peggiorata per il 54,5%. La percentuale di persone di 14 anni e oltre che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte per la propria situazione economica registra un vero e proprio crollo: e' al 43,7 per cento, contro il 51,2 per cento dell'anno scorso e il 64,1 per cento del 2001. In sette anni il grado di soddisfazione economico e' arretrato di oltre 20 punti. Al contrario, la quota di famiglie che giudicano peggiorata la propria situazione economica rispetto all'anno precedente e' del 54,5 per cento, contro il 41 per cento del 2007. Scende al 39,4 per cento dal 51,9 del 2007 la percentuale di chi giudica invariata la propria posizione economica. Per il 16,2 per cento e' "molto peggiorata" (l'anno scorso la percentuale era del 9,2). Solo l'0,8 per cento delle famiglie ritiene che le proprie risorse economiche siano ottime; di contro l'8,1 per cento degli intervistati le giudica insufficienti. Al Sud maggiori difficolta' economiche. L'Annuario conferma, ammesso che ce ne sia bisogno, il perenne e sempre maggiore svantaggio economico del Sud. Infatti al Nord la quota di cittadini che da' un giudidizio positivo sulla propria situazione economica e' del 51,8 per cento, contro il 43,1 per cento del Centro e il 33,4 per cento del Mezzogiorno. Al Nord e' maggiore anche la soddisfazione per il proprio stato di salute: 82,8 per cento contro 77,3 per cento al Sud. E anche per le relazioni familiari, e amicali. Il 18,7 per cento delle famiglie residenti nelle regioni del Mezzogiorno ritiene che nel 2008 la propria situazione economica sia molto peggiorata rispetto all'anno precedente: al Nord tale percentuale scende al 14,9 per cento.Diminuisce la soddisfazione sul lavoro. In generale pero' dall'Annuario 2008 emerge una maggiore soddisfazione degli italiani per tutto quello che riguarda la vita privata: famiglia, amici, tempo libero. E un minore apprezzamento per le ricadute dell'economia. A conferma, anche la soddisfazione lavorativa decresce al 74,6 per cento, dal 76,3 per cento nel 2007, in coincidenza con una ripresa del tasso di disoccupazione, che invece l'anno scorso era sceso al 6,1 per cento, il livello piu' basso dal 1993. Un italiano su 5 e' ultrasessantacinquenne. Alla fine del 2007, come risultava giu' dal bilancio demografico annuale pubblicato a luglio, gli italiani erano gia' 59.619.290, circa 488.000 in piu' rispetto all'anno precedente, esclusivamente grazie al saldo attivo del movimento migratorio (+494.871 unita') che ha ampiamente neutralizzato l'effetto negativo del saldo naturale (-6868 unita'). Gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2008 erano 3.432.651, e rappresentano il 5,8 per cento della popolazione totale. La fecondita' delle donne italiane e' salita nel 2007 a 1,37 figli per donna, il livello piu' alto registrato negli ultimi anni. Ma questo non ferma l'inesorabile processo di invecchiamento della popolazione: ormai un italiano su cinque e' ultrasessantacinquenne.Quasi il 40% e' affetto da patologie croniche. Nonostante nel 2007 il 73,3 per cento della popolazione italiana valuti come buono il proprio stato di salute, c'e' una forte incidenza delle malattie croniche. Dichiara infatti di esserne affetto il 39,2 per cento dei residenti in Italia. Quelle maggiormente diffuse sono l'artrosi/artrite (17,9 per cento), l'ipertensione (15,8 per cento), le malattie allergiche (10,6 per cento) e l'osteoporosi (7,3 per cento). Servizi pubblici difficilmente accessibili. Gli italiani continuano a denunciare, anche nel 2008, la difficile accessibilita' dei servizi di primaria importanza, dagli ospedali alle Poste. Le situazione di maggiore difficolta' si riscontra per il pronto soccorso: lamenta difficolta' d'accesso il 55,7 per cento degli italiani. Seguono le forze dell'ordine (40,6 per cento), gli uffici comunali (35,3 per cento), i supermercati (31,5 per cento) e gli uffici postali (27,9 per cento). I tempi di attesa medi oscillano intorno ai venti minuti.
(12 novembre 2008)
Nome: nico ----- Data e ora: 11/11/2008 - 13.59.56 ----- Titolo: La Mafia SpA guadagna 160.000 euro al minuto La prima azienda italiana si chiama 'Mafia spa' e ha un fatturato annuo complessivo di circa 130 miliardi di euro e di un utile che sfiora i 70 miliardi al netto degli investimenti e degli accantonamenti. È quanto emerge dal rapporto 'Sos impresa' della Confesercenti sulla criminalita', presentato questa mattina a Roma, e in cui si sottolinea che il solo ramo commerciale della criminalita' mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell'impresa ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del PIL nazionale. «Ogni Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l'ora, 160 mila euro al minuto», si legge nel rapporto.
Nome: pasquale ----- Data e ora: 11/10/2008 - 22.27.33 ----- Titolo: Berlusconi:non e' piu' tempo per le buffonate Non c'e' piu' tempo per le buffonate, le battute e le gag.
Ne' per le finte riforme il cui unico scopo e' distogliere l'attenzione da i veri problemi che stanno facendo sprofondare il paese in un baratro.Questi sono dati ufficiali ISTAT non sondaggi.Purtroppo.Come gia' detto il tempo delle gag e degli sketch da intrattenitore da nave da crociera e' finito.Questa e' crisi vera, tradotto: gente a casa, in CIG, consumi dimezzati.
Mutui non pagati. rate non pagate.
Pignoramenti.
Nome: nico ----- Data e ora: 11/10/2008 - 22.23.48 ----- Titolo: Dati Istat: produzione industriale al minimo Dati ISTAT: produzione industriale al minimo dal 1998. Queste sono le cose di cui Berlusconi non parla mai...parliamo di dati reali e concreti.
Cioe' di "quelle strane cose" di cui il governo Berlusconi non parla mai.La produzione industriale italiana e' diminuita a settembre 2008 dello 0,4% rispetto al settembre 2007 e del 2,1% rispetto all'agosto 2008.Lo comunica l'Istat, precisando che l'indice della produzione corretto per giorni lavorativi ha registrato un calo tendenziale del 5,7% (settembre ha avuto 22 giorni lavorativi contro i 20 del settembre 2007).
Il calo congiunturale e' il maggiore dal dicembre 1998.
L'indice della produzione industriale corretto per i giorni lavorativi ha segnato variazioni negative per:
i beni strumentali (-8,2%)
i beni intermedi (-6,4%) e
i beni di consumo (-5,7%, con un -5,6% per i beni non durevoli e un -5,2% per i beni durevoli).
Le diminuzioni tendenziali piu' marcate hanno riguardato i settori:
delle pelli e calzature (-19,3%)
del legno e prodotti in legno (-13,2%)
dei mezzi di trasporto (-12,8%)
degli apparecchi elettrici e di precisione (-9,7%).
Particolarmente critici appaiono i dati inerenti la produzione industriale di autoveicoli:
a settembre ha registrato una flessione del 26,3% rispetto a settembre 2007.
Nome: nico ----- Data e ora: 11/10/2008 - 22.16.58 ----- Titolo: Barcellone:Manifestazione degli operai Nissan Manifestazione degli operai Nissan paralizza il traffico di Barcellona
La Ronda Litoral di Barcellona e' stata oggi presa letteralmente d'assalto dagli operai della Nissan che protestano per i licenziamenti che la casa automobilistica effettuera' nei prossimi mesi per far fronte alla crisi. Tanto stamattina come nel pomeriggio una delle principali vie di accesso alla capitale catalana e' stata quindi completamente bloccata e si sono create code chilometriche. Prima della fine dell'anno si calcola che circa 1300 lavoratori Nissan rimarranno a casa e altri 400 saranno licenziati nel 2009. Il mercato automobilistico in Spagna nei mesi scorsi e' letteralmente crollato, con cali attorno al 30-40%.
lunedi' 10 novembre 2008
Nome: nico ----- Data e ora: 11/04/2008 - 16.03.44 ----- Titolo: Dice Marcello Dell'Utri capo vero di cosa nostra che l'Antifascismo e' obsoleto.Per chi non lo conoscesse questo ex picciotto a nome e per conto dei boss siciliani e' stato il primo uomo a dare i soldi della mafia a Berlusconi su indicazione del banchiere Sindona e Calvi per farlo riciclare i soldi della mafia.
"La verita' non e' mai venuta a galla"
"L'antifascismo e' un concetto obsoleto.
Il concetto ritorna puntualmente in auge perché mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi - spiega Dell'Utri -. Il fascismo non e' mai stato chiarito del tutto e la verita' non e' mai emersa. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti".Questo mafioso vero padrone di Forza Italia prima e del Partito della Liberta' dopo dovrebbe spiegarci tanti segreti e misteri di mafia siciliana e nazionale, di massoneria deviata e di investimenti e denaro di Berlusconi.
Nome: nico ----- Data e ora: 11/02/2008 - 21.30.05 ----- Titolo: fascisti ruota di scorta della reazione Gelli con il suo piano di riniascita nazionale tiene in televisione alla veneranda eta' di novantanni un ciclo di conferenze ed afferma che Silvio Berlusconi e' il suo degno successore e che il progetto di trasformazione della democrazia da partecipativa ad autoritaria sara' portata a compimento dal suo delfino.Alleanza Nazionale e tutto lo squadrismo di destra non fanno altro che sequire le orme e le tracce del loro padrone.Si sono sciolti dentro il partito della liberta' e sanno che possono continuare ad esistere solo se il padrone lo consente:lui nel frattempo e' entrato nel salotto buono dell'alta finanza occupando stabilmente un posto in medio banca e dall'alto del suo potere economico,finanziario e mediatico dette i tempi e le modalita' di cambiamento della forma di democrazia che abbiamo fin qui conosciuto.Decide in materia di giustizia,di scuola,di economia,di finanza,di politica internazionale,di sicurezza scavalcando le mediazioni parlamentari e le deboli opposizioni e imprime alle decisioni assunte una velocita' superesonica. E' il nuovo fascismo che non ha nulla da invidiare a quello passato che si reggeva sugli stessi presupposti:populismo,potere mediatico,violenza e uso della forza e servilismo verso i poteri economici e finanziari dominanti.
Parlare dei fascisti e' formula riduttiva,nessuno e' piu' fascista di Berlusconi.Ci salva la sua eta' avanzata e le sue malattie croniche.
Nome: Luca ----- Data e ora: 11/02/2008 - 12.09.49 ----- Titolo: Vi prego.. ...date un'occhiata a questo blog http://alleanzanazionaleacapranica.blogspot.com e poi ditemi se non c'e' da vergognarsi di essere suoi compatrioti!
Nome: nico ----- Data e ora: 11/01/2008 - 22.36.39 ----- Titolo: capire il presente,progettare il futuro SCRIVE DA ANNI NEI SUOI DOCUMENTI IL PARTITO D'AZIONE COMUNISTA:DALLA DEMOCRAZIA ASSEMBLEARE E PARTECIPATIVA ALLA DEMOCRAZIA AUTORITARIA E PLEBISCITARIA.COSSIGA,GELLI,BERLUSCONI,DELL'UTRI
GIORNO DOPO GIORNO CI DESCRIVONO I PASSAGGI CHE CI PORTANO AL COMPIMENTO DEL DISEGNO DELLA RINASCITA NAZIONALE DI LICIO GELLI P2 E DELLA MASSONERIA. LA CRISI ECONOMICA E SOCIALE CHE SCUOTE L'IMPERIALISMO SU SCALA MONDIALE DETERMINA IL RESTRINGIMENTO DEGLI SPAZI E DELL'AGIBILITA' POLITICA:LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA VIENE CONSIDERATA DAI CIRCOLI IMPERIALISTI UN LUSSO DA NON POTERSI PERMETTERE E VIA VIA CHE LA CRISI SOCIALE ED ECONOMICA INCALZA NECESSARIAMENTE SI DEVE PASSARE AD UNA DEMOCRAZIA AUTORITARIA CHE IMPEDISCE IL DIRITTO DI SCIOPERO,LIMITA LE CONQUISTE SOCIALI ED ECONOMICHE, LE LIBERTA' CIVILE E IL DIRITTO A DISSENTIRE.IL PASSAGGIO DALLA CRISI ECONOMICA ALLA CRISI SOCIALE NON E' UN PASSAGGIO DELICATO E LE CONDIZIONI ALLO STATO ATTUALI NON DESCRIVONO ANCORA COME IMMINENTE LA CATASTROFE PER LA FORMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE CAPITALISTICA.NON SOTTOVALUTIAMO ANCHE LA POSSIBILITA CHE DALLA CRISI SI ESCA CON UNA NUOVA GUERRA CONTRO LE ECONOMIE EMERGENTI SU SCALA MONDIALE E IL PROLETARIATO INTERNAZIONALE A QUESTI NUOVI SCENARI DI BARBARIA SI PUO OPPORRE SOLO CON LA GUERRA RIVOLUZIONARIA. SOLO LA RIVOLUZIONE MONDIALE PUO FERMARE UNA NUOVA GUERRA IMPERIALISTA.MAI TESI DI LENIN RISULTA ESSERE COSI APPROPRIATA PER SPIEGARCI LA DRAMMATICITA DEI MOMENTI STORICI CHE STIAMO VIVENDO IN QUESTA FASE
Nome: Umberto ----- Data e ora: 11/01/2008 - 21.32.56 ----- Titolo: basta chiacchiere E' d tutta evidenza il tentativo di seguire la antica strategia dei blocchi contrapposti. Non c'e' piu tempo per le chiacchiere e a differenza da cio che accadde nella generazione dei nostri nonni non abbiamo una "semplice scelta obbligata" come la montagna, per quanto sembri sempre piu vicina. Viviamo in un epoca diversa, anche se a quanto pare non sembriamo essercene accorti. Oggi abbiamo un solo imperativo, e lo stiamo, nei fatti, trascurando: l'informazione. Cosa stiamo aspettando?
I blog siano soviet, da subito. Confrontiamoci, ragioniamo e organizziamo risposte rapide, impariamo ad apparire dove c'e' bisogno, e sparire subito dopo. Documentiamo tutto, magari senza fare la fine dei compagni della scuola Diaz, visto che le immagini si possono anche trasmettere. Non ci facciamo fregare, o almeno, proviamoci
Nome: nico ----- Data e ora: 31/10/2008 - 22.39.05 ----- Titolo: marxismo:scienza della sovversione sociale ho appena letto la mail mandata dal compagno precedente che si autodefinisce un marxista moderato contro Stalin e Mao.Il marxismo con i suoi strumenti di analisi e di indagine scientifici ci offere la possibilita' non solo di conoscere la realta' esistente,la formazione economica e sociale storicamente determinata che noi definiamo capitalismo allo stato piu' evoluto, ma di operare per la sua trasformazione:Il marxismo ci da la possibilita' non solo di comprendere i meccanismi di funzionamento della societa' capitalistica,di vedere le contraddizioni esistenti nel suo modo di produzione e nei rapporti sociali che esso determina ma la possibilita' di procedere per rotture ad un nuovo ordine statutario.Il marxismo per dirlo con un'espressione e' la scienza della sovversione sociale e della trasformazione radicale,in senso scientifico , della societa' esistente.
Nome: Nicola Ambrosetti ----- Data e ora: 31/10/2008 - 20.45.51 ----- Titolo: PRC ciao compagni
sono un esponente del partito di rifondazione comunista.
approvo il marxismo moderato e rimodernizato
posso accettare il leninismo
ma non posso approvare maoismo e stalinismo, mali assoluti, piaghe nella storia del comunismo!
questo partito e' percaso stalnista?
Nome: da internet ----- Data e ora: 30/10/2008 - 15.58.07 ----- Titolo: dice kossiga:li dobbiamo picchiare a sangue Bisogna picchiarli a sangue
L'onorevolissimo senatore a vita Francesco Cossiga aveva detto: "A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta' e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano."
Ieri, come un segno del destino, estremisti di destra hanno caricato gli studenti in Piazza Navona. Fascisti del Blocco Studentesco con casco e spranghe hanno assalito gli studenti che manifestavano. I fermati sono 17, di cui 14 di destra e 3 vicini ai collettivi di sinistra della Sapienza. Le forze di polizia? A guardare. Inizialmente hanno ignorato i violenti. I fascisti sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni e si sono stabiliti in testa al corteo, senza nessun impedimento. Poi gli studenti reagiscono e volano sedie e tavolini di un bar. La polizia arriva solo dopo 5 minuti. Come se li avessero lasciati fare il loro compito.
Un'ultima cosa: Cossiga deve dimettersi.
"Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Si', ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giu' le visiere!". Calano le visiere e aspettano." (Curzio Maltese a La Repubblica)
giovedi', 30 ottobre 2008
Nome: Confederazione Cobas Piemonte ----- Data e ora: 24/10/2008 - 15.54.40 ----- Titolo: NUOVO ATTACCO ALLE PENSIONI DEI LAVORATORI DIPEND. venerdi' 24 ottobre 2008
suona ancora l'allarme per le pensioni dei lavoratori dipendenti che hanno o avranno al 31/12/2009, i requisiti anagrafici e contributivi richiesti dalla normativa vigente. Ad alimentare tale preoccupazione e' la proposta di legge a firma di Giuliano Cazzola (ex sindacalista della CGIL, ora deputato del PDL) presentata il 16 giugno 2008, avente lo scopo di applicare, per determinare l’ammontare della pensione, il sistema di calcolo contributivo anche nei confronti di quanti hanno gia' maturato il diritto al sistema di calcolo retributivo, potendo far valere un’anzianita' retributiva al 31 dicembre 1995 pari o superiore a 18 anni.
L’estensione del sistema contributivo a tutti dal 2009, naturalmente, e' penalizzante per ciascun lavoratore dipendente del privato e della pubblica amministrazione, in quanto comporta una riduzione dell'ammontare dell'assegno pensionistico.
Confederazione Cobas Piemonte
Nome: rosario ----- Data e ora: 23/10/2008 - 15.50.20 ----- Titolo: aiutateci http:/autogestionelinguaglossa.blogspot.com
sono un ragazzo del liceo scientifico di linguaglossa in provincia di catania.stiamo cercando qualcuno che porti la sua esperienza nella nostra scuola qualcuno che venga a esporre la sua testimonianza contro questo decreto che ci riporta al tempo del fascismo.contattatemi entro lunedi 27 otttobre.grazie
Nome: Nico ----- Data e ora: 23/10/2008 - 13.50.48 ----- Titolo: kossiga :«Voglio sentire il suono delle ambulanze» GLI ILLUMINATI CONSIGLI DI COSSIGA A MARONI, sul Quotidiano nazionale di oggi.
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pieta' e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'».
Nome: NICO ----- Data e ora: 22/10/2008 - 21.47.26 ----- Titolo: ondate di lotte in tutta l'Italia CONTRO LA DEMOCRAZIA AUTORITARIA E PLEBISCITARIA DELLA DESTRA FASCISTA E REAZIONARIA AL GOVERNO DEL PAESE.
Nessuno si senta escluso... dalla lotta. Sessantamila a Firenze, ventimila a Palermo, cinquemila a Napoli, un po' di meno a Roma. Ovunque cortei e assemblee Lezioni all'aperto e blocchi Atenei molto pre-occupati
Nome: dal blog dell'espresso ----- Data e ora: 22/10/2008 - 21.43.09 ----- Titolo: Il razzismo mitridatizzato
A piccole dosi, giorno dopo giorno: per abituarci e poi accettare tutto.
Un mattino si decide che la clandestinita' e' un reato penale. Il mattino dopo che si fa la multa a chi raccoglie l’immondizia. E gia' che ci siamo pure a chi chiede l’elemosina.
Poi qualcuno da' fuoco a un campo Rom. Poi a un altro, e a un altro ancora.
Poi a Milano ammazzano un ragazzo di colore perché ha rubato una merendina. E qualche chilometro piu' in la' un sindaco invita alla delazione di strada sugli immigrati che hanno una brutta faccia.
Il giorno dopo riempiono di scritte naziste le Fosse Ardeatine. Poi una banda di teste rasate mena due gay a San Giovanni. Poi in Emilia un gruppo di vigili si sente in diritto di picchiare un nero in caserma. E poi in una borgata di Roma fanno un agguato a un cinese, perché e' un cinese.
Poi passa alla Camera l’apartheid tra i bambini italiani e i figli degli extracomunitari.
Ecco, ieri e' stata la volta del comma che toglie l’assistenza medica e il pronto soccorso agli irregolari, che muoiano per strada, quei bingo bongo.
A piccole dosi, giorno dopo giorno: per abituarci e poi accettare tutto.
Nome: da ansa ----- Data e ora: 22/10/2008 - 21.39.47 ----- Titolo: STATO DI POLIZIA: BERLUSCONI MINACCIA GLI STUDENTI E LA STAMPA MANDERO' LA POLIZIA.
"La realta' che conosciamo in questi giorni e in queste ore - spiega Berlusconi difendendo a spada tratta la riforma Gelmini - e' una realta' di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare. Poi ci sono questi manifestanti, organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso dai centri sociali come succede a Milano. Quindi non consentiro' l’occupazione di universita' e di scuole, perché non e' dimostrazione e un’applicazione di liberta', non e' un fatto di democrazia ma e' pura violenza nei confronti degli altri studenti, delle famiglie, delle istituzioni e nei confronti dello Stato".
"A quando la polizia nei giornali?". Affermazioni contro la stampa, quest'ultime, che hanno fatto scattare la preoccupata replica del parlamentare del Pd Piero Martino. "Il tono minaccioso con cui il presidente del Consiglio segnalava ai direttori dei giornali e dei telegiornali la propria preoccupazione ma soprattutto la propria indignazione - si e' chiesto il deputato democratico - sara' forse all'ordine del giorno dell'incontro che avra' con il ministro dell'Interno Maroni?". "Oltre a prendere le contromisure adatte a bloccare le manifestazioni degli studenti, degli insegnanti e del corpo non docente della scuola - ha proseguito - Berlusconi inviera' le forze dell'ordine anche nelle redazioni per verificare che il suo verbo venga amplificato come lui gradisce?".
Universita', non e' ancora finita. Deciso a non fare marcia indietro anche il ministro Gelmini, che ha annunciato di voler anzi intervenire in maniera ancora piu' decisa sulle universita'. "Bisognera' voltare pagina e fare autocritica", dice, senza "difendere lo status quo". "Siamo disposti a confrontarci e dialogare - prosegue - ma la situazione attuale porterebbe al collasso" percio' "bisogna cambiare"."Voglio fare un avviso ai naviganti: non permettero' occupazioni delle scuole e delle universita'", perché questa e' una "violenza". Silvio Berlusconi annuncia la linea dura contro l’occupazione di scuole e universita' in una conferenza stampa a palazzo Chigi: "Oggi convochero' Maroni per dargli indicazioni dettagliate al fine di evitare attraverso l’intervento delle forze dell’ordine per evitare occupazioni".
da ANSA
Nome: da Crocco ----- Data e ora: 22/10/2008 - 21.34.30 ----- Titolo: l'incalzare della crisi economica che si trasforma in crisi sociale determina la nascita dello Stato autoritario trasformandosi in uno Stato repressivo.
Berlusconi ha accompagnato la Gelmini in conferenza stampa, come fosse il curatore di una ministra interdetta ed in perfetto stile dispotico, riferendosi all'occupazione di scuole ed universita', ha fatto il suo annuncio:
"convochero' oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine ... L'ordine deve essere garantito ... Al ministro Gelmini dico: andiamo avanti".
Mancava da dire solo qualcosa del tipo "Nessuno puo' fermarla. Nessuno la fermera'" e "Vincere e viceremo", che la simmetria con un certo passato sarebbe stata nitida.
Lo stato da ordine e polizia si va sempre piu' delineando. Dopo il primo consiglio dei ministri a Napoli, con la minaccia di uso della forza per garantire le decisioni dell'autorita'; ora gli avvertimenti repressivi sono indirizzati verso studenti, professori, ricercatori, genitori che si oppongono alla riforma della scuola e delle universita' targata Gelmini. I primi segnali sono stati gia' dati ieri a Milano, dove i manganelli e gli scarponi della polizia hanno cominciato a fare sentire il loro peso.
Rimane una constatazione: questo movimento fa paura. Questo autunno appena iniziato comincia a fare sentire il suo calore. Comincia a bruciare le chiappe ad un governo che vuole imporre decisioni con la forza. Questo movimento, nato quasi spontaneamente e sviluppatosi molto rapidamente, potrebbe strappare le carte dove il governo sta appuntando le sue sciagurate ipotesi di stato sociale, di sistema economico, di apparato politico.
Se questo movimento durera' abbastanza per fermare la virata autoritaria, nessuno credo lo possa dire, in questo momento. Ma credo sia necessario legare questo movimento, a tutti gli altri movimenti in lotta per il lavoro e per la difesa del territorio. Altrimenti questo governo potrebbe avere gioco facile nella repressione del dissenso, tipico di regimi anche piu' recenti di quello fascista. Si notano gia' importanti similitudini con l'affermazione di diverse forme di governo autoritarie: la smania di decisionismo; l'uso sistematico della forza; la situazione di grave crisi economica.
Nome: Bertolt Brecht ----- Data e ora: 19/10/2008 - 22.15.06 ----- Titolo: compagni scusatemi ma vado di nuovo da Brecht Bertolt Brecht (Germania, 1898-1956)
Generale, il tuo carro armato e' una macchina potente
Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere e' potente.
Vola piu' rapido d’una tempesta e porta piu' di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Puo' volare e puo' uccidere.
Ma ha un difetto:
puo' pensare.
Nome: B. Brecht ----- Data e ora: 19/10/2008 - 22.05.40 ----- Titolo: sempre dalla parte del torto e degli ultimi Ci sedemmo dalla parte del torto, perché da quella della ragione non c’era piu' posto
(B. Brecht)
Nome: antipolitico ----- Data e ora: 18/10/2008 - 15.05.49 ----- Titolo: La politica vista da un comunista qualunque Democrazia o regime ?In pericolo lo sciopero e la democrazia.
Non passa giorno ormai che questo governo non stringa intorno alla democrazia il suo lento nodo scorsoio e non si vede via d'uscita diversa dallo scendere in piazza ma non per una giornata di scioperoma bensi' per una vera e propria protesta ad oltranza, una rivoluzione. Se non si agira' in questo modo lentamente ai lavoratori verra' tolto ogni strumento di protesta. Basta leggere oggi le proposte del ministro Sacconi per limitare il diritto allo sciopero, uno strumento di protesta gia' fortemente limitato negli anni 80 con l'obbligo della comunicazione preventiva e della garanzia dei servizi essenziali. Le proposte del ministro sono ora allucinanti e fuori da ogni logica democratica. Il governo pretende di conoscere preventivamente quale sara' l'adesione ad uno sciopero indetto da un'organizzazione sindacale. Prima quindi di in dire uno sciopero ci vorra' un esperto, come nel campo delle metereologia, che faccia sapere al governo la previsione sull'adesione allo sciopero stesso. Ancora prima dello sciopero le organizzazioni sindacali dovranno indire e tenere un referendum fra i lavoratori, una specie di consultazione preventiva che autorizzi lo sciopero da parte dei lavoratori. Poi divieto di qualsiasi manifestazione che blocchi ferrovie, strade e areoporti, come dire .. i lavoratori che fanno sciopero dovranno starsene a casa tranquilli e nessuna manifestazione dato che queste manifestazioni per forza bloccheranno le strade lungo le quali si tiene la manifestazione stessa. Se passeranno queste norme per indire uno sciopero ci vorranno almeno sei mesi per tenere referendum, per fare le previsioni sull'adesione e per capire come si dovra' svolgere lo sciopero stesso. Il problema e' che mentre la Cgil ha naturalmente respinto al mittente questo genere di proposte che di fatto renderebbero impraticabile uno sciopero, la Cisl dal canto suo si dice pronta al dialogo e a trattare ? Ma trattare che cosa ? La pelle dei lavoratori ? o i loro sacrosanti diritti conquistati con anni di lotta ? ...
Nome: michele ----- Data e ora: 10/11/2008 - 21.16.41 ----- Titolo: chiamiamo comunismo ..............CHIAMIAMO COMUNISMO IL MOVIMENTO REALE CHE ABOLISCE LO STATO PRESENTE DELLE COSE.
CHIAMIAMO COMUNISMO QUELLA FORMAZIONE ECONOMICA E SOCIALE CHE PRODUCE BENI E RICCHEZZE MATERIALI CHE SERVONO A SODDISFARE I BISOGNI MATERIALI DELLE MASSE,CHE PERMETTE A TUTTI DI LAVORARE SOLO PER IL TEMPO DI LAVORO CHE SERVE PER LA RIPRODUZIONE MATERIALE DELL'UOMO,CHE NON CONSENTE LO SFRUTTAMENTO DELL'UOMO SULL'UOMO,CHE ELIMINA IL PROFITTO E LA RENDITA,CHE CONSENTE ALL'UOMO E ALLA NATURA DI VIVERE NON IN ANTITESI TRA DI LORO MA IN ARMONIA.CHIAMIAMO COMUNISMO IL MOVIMENTO REALE CHE ABOLISCE LA PROPRIETA PRIVATA DEI MEZZI DI PRODUZIONE E DISTRIBUISCA A TUTTI IN BASE AI LORO BISOGNI.
Nome: gaetano ----- Data e ora: 10/11/2008 - 21.11.49 ----- Titolo: la crisi finanziaria internazionale l'attualita' del comunismo e la validita' dell'analisi e critica dell'economia capitalista fatta da K.Marx,questo ci insegna le varie e cicliche crisi economiche e finanziarie che scuotono la formazione economica e sociale capitalista.La crisi attuale del modo di produzione capitalista e' data da una sovra accumulazione assoluta di merci, capitali e forza lavoro disponibile non assorbibile dal mercato mondiale che invece di allargarsi si restringe sempre di piu' facendo aumentare la concorrenza tra i singoli capitali, tra le multinazionali e gli stati. La crisi che stiamo attraversando e' crisi generale e storica del modo di produzione capitalista e non se ne esce se non con gravi distruzioni o con rotture rivoluzionarie.Solo la RIVOLUZIONE COMUNISTA puo' arrestare la guerra imperialista e la fine della civilta' umana.
Nome: gennaro ----- Data e ora: 10/11/2008 - 20.45.12 ----- Titolo: LEGALITA TRASPARENZA GIUSTIZIA SOCIALE In una realta' difficilissima come quella napoletana dove potere affari e camorra agiscono uno accando all'altro,penetrandosi e condizionandosi a vicenda stare dalla parte della legalita',della trasparenza,significa stare dalla parte di chi vuole giustizia,uguaglianza economica e sociale.I fatti accaduti sull'emergenza rifiuti con il rinvio a giudizio di un'intera classe dirigente politica cresciuta intorno al sistenma di potere di Bassolino,la crisi in cui versa la sanita' e scuola pubblica,la presenza della camorra dentro il Consiglio Comunale di Napoli e di alcune grandi municipalita' danno il quadro certo e chiaro di quali e quanti interessi economici e sociali rappresentano i vari clan camorristici.Il Sindaco di Napoli si trova con un dissesto e bancarotta alla porte,con assessori arrestati,con municipalita' zeppe di affiliati alla camorra e non ha il coraggio ne di dimettersi e ne sciogliere le municipalita'.Bassolino pur di non dimettersi scioglie l'alleanza con Mastella e De Mita e si allea direttamente con Berlusconi e tramite Ronghi con Lombardo del Movimento per l'Autonomia.Non c'e' niente da fare stare dalla parte del progresso significa stare dalla parte della legalita':il malaffare toglie spazio di agibilita' politica e si oppone a qualsiasi ipotesi di cambiamento e trasformazione della societa'.Legalita' e giustizia sociale ed economica non sono in contrasto tra di loro,il progresso civile ed economico,l'emancipazione del proletariato intero non puo' che passare sulla sconfitta dell'economia illegale e in nero,con il superamento dei rapporti sociali ed umani che essi impongono e il riscatto dei giovani proletari che danno la vita e la liberta' per fare costruire imperi economici e finanziari gestiti dai capi dei clan
Nome: ASSUNTA ----- Data e ora: 10/10/2008 - 22.37.29 ----- Titolo: il superamento della crisi economica e finanziaria da sinistra si pensa che i nodi che attanagliano il capitalismo e le sue crisi economiche e finanziarie siano ormai giunte al suo punto massimo.La crisi che stiamo vivendo non e' solo crisi della finanza mondiale e delle speculazioni che sono dietro.In crisi e' l'intera formazione economica e sociale del capitalismo giunta alla fase del suo massimo sviluppo:e' crisi finanziaria,economica e produttiva ma non ancora crisi sociale.I margini di un'ulteriore sviluppo della base produttiva non sussistono e inevitabilmente aumenteranno le crisi su tutto lo scacchiere mondiale.Dalle crisi economiche e finanziarie il capitalismo ne e' sempre uscito con le guerre e il proletariato con le rivoluzioni mondiali.Ancora una volta contro le crisi della formazione economica e sociale dell'imperialismo non se ne puo' uscire se non con un cambiamento radicale della societa' e del suo modo di produrre e consumare ricchezza.Alle barbarie dell'imperialismo possiamo opporre solo il socialismo e la liberta' dalla schiuvita' del profitto.
Nome: CARMINE ----- Data e ora: 10/10/2008 - 22.18.17 ----- Titolo: contro la cultura di classe del ministro Gelmini Studenti in piazza contro la Gelmini
La protesta contro la riforma Gelmini ha portato oggi in piazza decine di migliaia di studenti. 300mila, secondo l'Unione degli studenti che snocciola questi dati: a Roma in 40.000 hanno preso parte alla manifestazione, 30mila a Milano, 40mila a Napoli e altrettanti a Torino, 15mila a Salerno, Firenze e Genova, 10mila a Bologna, Bari e Trieste, 2mila a Brindisi, 3mila a Bergamo.
Ritorna con forza il movimento degli studenti e il PARTITO D'AZIONE COMUNISTA NON PUO' NON ESSERE AL LORO FIANCO.
Nome: CARMINE ----- Data e ora: 10/10/2008 - 22.14.46 ----- Titolo: Panico nei mercati dell’Asia dopo il tonfo di Wall PANICO SUI MERCATI FINANZIARI DI TUTTO IL MONDO. L'ALTERNATIVA ALLA BARBARIA DELL'IMPERIALISMO E' IL SOCIALISMO.
Tokyo a meno 10%; Hong Kong, Seoul, Singapore, Bangkok oltre meno 7%; Shanghai meno 3,9. Jakarta chiude a tempo indefinito, dopo aver perso il 21%. In tarda mattinata tutti i mercati asiatici registrano perdite pesanti, dopo che Wall Street ha raggiunto il suo livello piu' basso negli ultimi 5 anni, perdendo fino al 7%.
L’indice Nikkei di Tokyo e' sceso del 10%; tutti gli altri mercati –Sydney, Seoul, Hong Kong, Singapore, Bangkok – scendono oltre il 7%; Shanghai e' scesa del 3,9 in apertura di seduta.
Il tuffo profondo avviene nonostante un’azione concertata dei governi mondiali stia cercando di salvare il mercato finanziario. Gli Usa hanno approntato un piano di emergenza con 700 miliardi di dollari; oggi la Banca centrale di Tokyo ha immesso nel mercato 5500 miliardi di yen (circa 4i miliardi di euro); la Banca centrale europea ha iniettato 100 miliardi di euro. Tali operazioni servono a riparare le brece nel sistema bancario e riaprire i canali di credito.
Oggi a Washington i 7 Paesi piu' ricchi (G7) si incontrano per discutere la crisi, ma gli investitori sono scettici sulle possibilita' di trovare soluzioni; il presidente Usa George W Bush parlera' alla nazione per rassicurare dal panico.
Mentre l’indice di Tokyo raggiunge il punto piu' basso dal 1987, la compagnia di assicurazione Yamato Life dichiara bancarotta: e' la prima vittima della crisi in Giappone.
In Indonesia dall’8 ottobre il mercato e' chiuso a tempo indefinito: nei giorni scorsi aveva perso oltre il 21%.
Intanto il valore dell’oro continua a salire, mentre il prezzo del petrolio scende al livello piu' basso da 12 mesi, raggiungendo gli 83 dollari al barile.
Nome: massimo ----- Data e ora: 10/04/2008 - 21.19.56 ----- Titolo: a proposito dell'attualita' del comunismo Se dai un pezzo di pane ad un povero ti dicono che sei un buon uomo, che sei un santo, ma se ti chiedi perché il povero non ha un pezzo di pane ti dicono che sei un pericoloso rivoluzionario
(Helder Camara)
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